25 Settembre 2017
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ANVIL @ Roma, Jailbreak Live Club - Peace, Love & ... Heavy Metal!

22-11-2016 23:40 - CONCERTI
Anvil
Gravestone
Gravestone: Pierluigi Fiore (chitarra)
Gravestone: Maax Salvatori (basso)
Gravestone: Marco Borrani (chitarra)
Gravestone: Alessandro Iacobellis (voce)
Gravestone: David Folchitto (batteria)
Gravestone: Fabrizio Di Carlantonio (tastiere)
Gravestone: Alessandro Iacobellis (voce)
Heavy Star
Heavy Star: Marco K-Ace Capasso (chitarra)
Heavy Star: Albert Fish (voce)
Heavy Star: Mauro Money (batteria)
Heavy Star: Marco K-Ace Capasso (chitarra)
Heavy Star: Danny Slade (chitarra)
Heavy Star: Albert Fish (voce) e Ray Sperlonga (basso)
Heavy Star: Ray Sperlonga (basso) e Danny Slade (chitarra)
Teodasia
Teodasia: Giacomo Voli (voce)
Teodasia: Jacopo Tini (batteria)
Teodasia: Nicola Falsone (basso) e Alberto Melinato (chitarra)
Teodasia: Francesco Gozzo (tastiere)
Teodasia: Alberto Melinato (chitarra)
Teodasia: Giacomo Voli (voce)
Teodasia: Francesco Gozzo (tastiere)
Teodasia: Nicola Falsone (basso)
Rezet
Rezet: Ricky Wagner (voce e chitarra)
Rezet
Rezet: Lucas Grümmert (chitarra)
Rezet: Bjarne Otto (basso)
Rezet: Bastian Santen (batteria)
Rezet
Rezet: Lucas Grümmert (chitarra)
Rezet: Ricky Wagner (voce e chitarra)
Anvil
Anvil: Steve Lips (chitarra e voce)
Anvil: Chris Robertson (basso e cori) & Steve Lips (chitarra e voce)
Anvil: Steve Lips (chitarra e voce)
Anvil: Chris Robertson (basso e cori) & Steve Lips (chitarra e voce)
Anvil: Steve Lips (chitarra e voce)
Anvil: Steve Lips (chitarra e voce)
Anvil: Robb Reiner (batteria)
Anvil: Steve Lips (chitarra e voce)
Anvil: Chris Robertson (basso e cori)
Anvil: Steve Lips (chitarra e voce)
Anvil: Chris Robertson (basso e cori)
Anvil: Steve Lips (chitarra e voce)
Anvil
Lo storico trio canadese torna nella Capitale dopo ben 11 anni, tra i classici "inossidabili" e nuovi brani, all´insegna dell´hard´n´heavy duro e puro old school!

Della serie "a volte ritornano", ecco finalmente avere occasione di poter vedere dal vivo una delle formazioni più importanti per la nascita e lo sviluppo dell´hard´n´heavy ottantiano: stiamo infatti parlando degli Anvil, leggendaria formazione originaria dell´Ontario, precisamente di Toronto, attiva oramai da quasi quaranta anni sulle scene musicali! Il combo, capitanato dal simpatico e ironico Steve Lips Kudlow, membro fondatore, nonché voce e chitarra del gruppo, ritorna dopo più di dieci anni a Roma, in uno dei locali più rinomati e attenti alla programmazione di qualità, ovvero il Jailbreak Live Club, Giovedì 17 Novembre 2016: ad accoglierli, per la seconda di ben cinque date previste per il loro mini tour italiano (il 16 al Cycle di Calenzano, il 18 alla Centrale di Erba, il 19 al Bullet di Padova ed infine il 20 al Dagda Club di Borgo Priolo - n. d. r.), si è presentato un folto pubblico proveniente anche da fuori regione, pronto a gustarsi una serata nel nome del metallo rovente! Anche le quattro band di supporto hanno tutte, nessuna esclusa, dimostrato di essere all´altezza della situazione, regalandoci una serata variegata per sonorità e a dir poco memorabile!

Gravestone
Ad aprire letteralmente le "danze metalliche" ci pensa una band capitolina con quasi venticinque anni di onorata carriera alle spalle: il sestetto, capitanato dall´impavido Alessandro Iacobellis (voce), è dedito ad un death metal assai sperimentale, con tinte che si avvicinano al progressive e alla psichedelia in diversi passaggi, come nella opener "Corpse Embodiment", dal loro storico EP Simphony of Pain del lontano 1994: gli stacchi di tempo, dettati sapientemente dall´accoppiata David Folchitto (batteria, già con gli Stormlord, ex Kaledon - n. d. r.) e Maax Salvatori (basso, ex Rosae Crucis - n. d. r.) sono tra le carte vincenti del loro sound che oscilla tra l´aggressività più cruda e passaggi più ariosi e sinfonici, dipinti abilmente da Fabrizio Di Carlantonio (tastiere). "Flagellation" invece mette in luce tutta l´estrosità delle asce affilate di Pierluigi Fiore (chitarra) e del suo compare Marco Borrani (chitarra), precisi tanto nei riff taglienti che nei soli supersonici, mentre la seguente "Eyes Without Sight" riesce a destare gli animi dei primi presenti, accorsi per questa lunga notte musicale! Dopo diversi applausi di apprezzamento generale, i ragazzi ci salutano e ci ringraziano, lasciandoci alla sinistra "Proud To Be Dead", introdotta da un suono di carillon, per poi trasformarsi in un autentico delirio sonoro, orchestrato alla perfezione da tutti e sei i membri che sul finale ricevono nuovamente applausi più che meritati!

Gravestone setlist:

"Corpse Embodiment"
"Flagellation"
"Eyes Without Sight"
"Proud To Be Dead"


Heavy Star
Si prosegue ora con il secondo live act della serata, uno dei gruppi sicuramente più atteso dai numerosi fan e amici presenti in sala: il gruppo capitolino, nato da poco più di due anni, ma composto da musicisti con alle spalle moltissimi anni di esperienza sui palchi, si avvicina sicuramente di più ai gusti delle nutrite decine di spettatori presenti in sala, proponendo un sound vicino all´hard rock ottantiano di matrice statunitense. Il brano di apertura, "Higher Than The Sun" ne è la prova, un´autentica scarica elettrica, su cui svetta la roca ugola di Albert Fish (voce), bravo a destreggiarsi sia su tonalità più alte sia su altre più basse, ricordando molto in alcuni passaggi la timbrica di Sebastian Bach (storico frontman degli Skid Row - n. d. r.). L´arrembante "Blessed" ci conduce in questo autentico viaggio nel tempo, rigorosamente "a stelle e strisce", soprattutto grazie agli ottimi riff sprigionati dalla Flying V del buon Marco K-Ace Capasso (chitarra), da sempre un grande appassionato e cultore di queste sonorità, attivo sulla scena da più di trent´anni (tra le varie band in cui ha militato i romanissimi Mayhem - n. d. r.). Nonostante alcuni piccoli problemi tencici accorsi, il biondo crinito ci regala una serata goliardica, accompagnata da arrangiamenti di gran classe, ricordandoci di come sia onorato di condividere il palco a distanza di ben trent´un anni col suo amico Ray Sperlonga (basso, con lui nei già citati Mayhem - n. d. r.), ed è la titletrack del loro album di debutto, "Electric Overdrive", a scuotere le teste di tutti gli appassionati, soprattutto tra le prime file, grazie sicuramente al ritornello easy listening, di facile presa! Ma non poteva di certo mancare un piccolo tributo ad una delle band preferite da Marco, i Kiss, con una versione ruspante di "Love Gun", dedicata per l´occasione all´amico Mirko: questa riproposizione, seppur non accostabile per ovvi motivi all´intoccabile originale, ha comunque il merito di farci scatenare in un vortice elettrico e cantare il celeberrimo ritornello a squarciagola! L´ultimo brano del loro breve ma intenso set è la suadente "Love ´n Affection": dopo una intro arpeggiata, si passa ad un arrangia-mento di chitarra, magnificamente suonato da Marco e dal suo collega Danny Slade (chitarra), mentre il drumming di Mauro Money (batteria) è come sempre preciso e devastante! Una prova sicuramente positiva quella del quintetto romano, che, tolte alcune piccole sbavature e problemi tecnici avvenuti, ha meritato ampiamente la giusta dose di applausi da parte dei tanti presenti!

Heavy Star setlist:

"Higher Than The Sun"
"Blessed"
"Electric Overdrive"
"Love Gun" (Kiss cover)
"Love ´n Affection"


Teodasia
E´ da suoni di matrice più ottantiana, si passa ora ad una proposta musicale alquanto eterogenea e sperimentale, dal forte impatto sonoro: sicuramente il combo veneto era tra le band più attese, viste soprattutto le recenti news relative al loro attuale frontman, Giacomo Voli (voce), entrato solo da pochi giorni ufficialmente nei leggendari Rhapsody Of Fire, per sostituire niente di meno che lo storico Fabio Lione! Ma il buon Giacomo, attivo da molti anni nel campo musicale con diversi progetti, ma arrivato alla ribalta nazionale e internazionale come finalista della prima edizione di The Voice Of Italy, nonostante il suo momento speciale, è piacevolmente rimasto una persona molto umile e disponibile con tutti, dimostrandosi felice di essere tornato nella capitale e di poterci regalare nuovamente una serata fantastica: breve intro strumentale condita di effetti di tastiera e si passa al brano di apertura del loro recente Metamorphosis, uscito precisamente un mese fa, lo scorso 10 Ottobre, la monolitica "Stronger Than You": i tappeti sonori, sapientemente architettati dal mastermind Francesco Gozzo (tastiere), sono degnamente sorretti dai riff glaciali di Alberto Melinato (chitarra), mentre sin dalle prime battute Giacomo si rivela all´altezza della situazione, regalandoci alcuni acuti da brividi! Un dolce arpeggio di pianoforte ci introduce nella sognante atmosfera di "Ghosts", un brano dal sapore sinfonico, che a tratti può ricordare anche qualcosa dei primi Sonata Arctica, magistralmente eseguito da tutti I componenti: il difficile compito di rendere al meglio le numerose orchestrazioni è eseguito egregiamente da Francesco, assieme a Giacomo sicuramente tra i più in forma della serata! "Release Yourself", sempre dalla loro ultima fatica, è caratterizzata da un ritornello che entra subito nella mente e non ne esce più, di pregevole fattura, come tutto il resto del pezzo d´altronde, suonato alla perfezione da tutti, ma in particolare dalla sezione ritmica, composta rispettivamente dal nuovo entrato Jacopo Tini (batteria, già con Marco Ligabue, Roberto Vecchioni, ecc. n. d. r.) e da Nicola Falsone (basso). A prescindere dai gusti personali e della maggior parte dei presenti, non si può di certo negare la bravura e la perizia tanto strumentale quanto compositiva di tutti i membri della band, capaci di destreggiarsi su differenti registri stilistici, e forse avrebbero meritato un contesto più idoneo e ricettivo rispetto a quello previsto per la serata, ma che comunque ha dimostrato di apprezzare la bravura e la genuinità della loro proposta! Si passa ad un brano sempre di nuova fattura, "Rise", che ha visto l´esecuzione in studio alla batteria dello stesso Gozzo, mente e anima del gruppo, articolato sempre su arrangiamenti raffinati di chitarra/tastiera, per sfociare in ritornelli dal sapore melodico e sognante! Questo viaggio metafisico continua con la grintosa "Idols", altra perla in questo oceano sinfonico, uno dei brani forse più trascinanti di tutto il loro riuscitissimo set: Giacomo continua a rivelarsi un ottimo interprete, sia vocalmente che per carisma e personalità mostrata! Dopo l´ennesima prova monolitica la band deve purtroppo salutarci, e, dopo un caloroso ringraziamento verso tutti i presenti e sostenitori, ci lasciano all´epicheggiante "Lost Words Of Forgiveness", dal loro debutto Upwards del 2012, che ha visto la partecipazione dello stesso Fabio Lione (Angra, Vision Divine, ex Rhapsody Of Fire) neanche a farlo apposta! Applausi meritatissimi dunque anche per loro che hanno dimostrato grande professionalità e bravura: con la speranza di poterli rivedere presto nella capitale e magari in un contesto più idoneo al loro sound!


Teodasia setlist:

"Intro "
"Stronger Than You"
"Ghosts"
"Release Yourself"
"Rise"
"Idols"
"Lost Words Of Forgiveness"

Rezet
Il locale si va sempre più riempiendo all´inverosimile quando arriviamo alla parte alta e succosa del bill previsto: pochi istanti ed eccoci servito un piatto appetitoso a base di speed/thrash lacerante, capace di spazzare via qualsiasi indugio! Salgono sul palco questi giovani e grintosi tedeschi, pronti a scatenare un vero e proprio inferno sonoro e fisico sin dall´iniziale "Reality Is A Lie", dove il leader Ricky Wagner (voce e chitarra) si dimostra subito all´altezza della situazione, senza fermarsi neanche per un istante: i riff taglienti sprigionati da Ricky e dal suo compagno di scuderia Lucas Grümmert (chitarra) sono il toccasana per qualsiasi metalhead che si rispetti, costringendo il numeroso pubblico ad un headbanging forsennato! "Madmen" ci mostra alla perfezione tutta la "follia metallica" di fronte a cui siamo attivi spettatori: Bastian Santen (batteria) è una macina instancabile, e pesta duro per tutto il brano, mentre gli altri quattro membri sprigionano tutta l´energia possibile! "Toxic Avenger" e la seguente "Breaking The Chains" continuano questa piacevole "tempesta sonora", non concedendoci neppure un istante di tregua: la loro ricetta non è sicuramente originale, e anzi deve molto alle band storiche del periodo (Testament, Exodus, Megadeth, Venomen, ecc. n. d. r.) ma l´intensità e il dinamismo offertoci dal quintetto è veramente inusuale per i tempi che corrono, ed è un piacere constatare come ancora oggi nel 2016 esistano band che propongano questo sound nudo e crudo con tanta grinta e coraggio! E a proposito di ispirazione, si passa ora per l´appunto alla prima cover della serata, "Dead City" dei loro connazionali Violent Force, storico quartetto degli anni ´80: la riproposizione è sicuramente ben riuscita, soprattutto per l´energia espressa, tale da far gioire i tanti ascoltatori presenti in sala! Dal loro secondo album è tratta invece l´oscura "Gargantua", altro brano eccelso, su cui spicca il groove serrato di Bjarne Otto (basso), mentre la voce di Ricky ricorda a tratti quella del celebre Dave Mustaine dei Megadeth. Lo show prosegue liscio e con la giusta dose di adrenalina profuse, quando con "Have Gun, Will Travel", dal loro omonimo album di debutto del 2010, ci propinano un´autentica thrash metal song: riff debordanti, voce distorta, drumming feroce, insomma tutti gli ingredienti giusti ad ammaliare la platea. Ed è ora di una dedica speciale ad una delle band che forse più di altre ha ispirato il loro background musicale, i Motörhead, e in particolare ai due membri recentemente scomparsi ovvero Lemmy Kilmister e Phil Taylor: "No Class" è accolta da un boato del pubblico, letteralmente in delirio, che intona questo anthem metallico dalla prima all´ultima parola! Insomma un set che difficilmente potremo dimenticare per sudore, verve e grinta offertaci, mentre tocca alla veloce "Fight For Your Life" chiudere la loro esilarante esibizione: un ennesimo concentrato di sano e puro hard´n´heavy vecchia scuola, come pochi ce ne sono, al termine del quale sono centinaia di applausi a ripagare questa performance sopra le righe!

Rezet setlist:

"Reality Is A Lie"
"Madmen"
"Toxic Avenger"
"Breaking The Chains"
"Dead City" (Violent Force cover)
"Gargantua"
"Have Gun, Will Travel"
"No Class" (Motörhead cover)
"Fight For Your Life"


Anvil
Ma dopo questa scossa di adrenalina metallica arriviamo adesso al piatto forte della serata: se la band che li ha preceduti è riuscita a mettere a ferro e fuoco il locale, il set del terzetto d´oltre oceano si preannuncia rovente e allettante! L´attesa è dunque salita alle stelle tra le diverse centinaia di spettatori, quando dopo una breve pausa ecco iniziare lo spettacolo tanto bramato: la strumentale "March Of The Crabs" fa da apripista del concerto, ed è subito accolta da un boato generale, mentre Steve Lips (voce/chitarra), leader assoluto della band fa il suo ingresso in scena scendendo subito a ridosso delle prime file. La partenza è a dir poco devastante con la riproposizione di un classico del genere come "666" (dallo storico capolavoro Metal On Metal del 1982 n. d. r.), capace di scatenare il pogo più selvaggio: il combo canadese appare sin dalle prime battute in gran forma, e ne sono la prova le successive "Oooh Baby" (tratta dal loro album di debutto Hard ´n´ Heavy del 1981 n. d. r.), eseguita alla perfezione da tutti e tre i membri, e la recente e sanguigna "Badass Rock ´N´ Roll" (da Hope in Hell del 2013 n. d. r.), un autentico inno di giubilo per tutti i rockers presenti che intonano all´unisono il trascinante ritornello! Si ritorna però ora temporalmente trent´anni indietro, al loro immenso Forged In Fire (1983) con la sinistra "Winged Assassins", puro thrash ottantiano, riproposto con poche sbavature, diretto come un macigno: Steve e il suo storico compagno di avventure Chris Robertson (basso e cori) si dilettano in gag e mimi ironici che riescono a rendere ancora più piacevole e distesa l´atmosfera fantastica che si respira durante il loro show. Dallo stesso disco viene eseguita la malinconica "Free As The Wind", con una dedica speciale al suo amico di avventure Lemmy Kilmister dei Motörhead, aperta da un arpeggio di chitarra, per trasformarsi in un´autentica apoteosi metallica, ancora una volta suonata in modo ineccepibile dai tre metalheads canadesi: l´alternanza di parti più andanti ad altre più lente e cadenzate hanno costituito da sempre la cifra stilistica del trio, come gli assoli da capogiro, profusi incessantemente dal simpatico Lips! "On Fire" (da Juggernaut of Justice del 2011 n. d. r.) è un´autentica mazzata sonora, caratterizzata da cori arrembanti e da riff affilati, mentre si torna di poco indietro, precisamente nel 2007, con la titletrack di apertura del disco "This Is Thirteen", che, come ci ricorda il buon Steve, ha avuto delle vicissitudini relative alla produzione/distribuzione all´epoca (raccontate nel loro stupendo documentario Anvil! The Story of Anvil del 2009 n. d. r.): è piacevole vedere come tutti e tre i musicisti riescano ad immedesimarsi totalmente nei pezzi, e soprattutto ad interpretarli con la giusta dose di goliardia che li ha da sempre contraddistinti. La granitica "Mothra", altra perla storica dal loro secondo lavoro in studio, è come una miccia capace di aizzare gli animi di tutti i fan storici, anche di quelli più assopiti, soprattutto per lo spettacolo che di lì a poco ci regalerà il giocherellone Steve: il riccioluto frontman inizia il suo siparietto stuzzicando la sua chitarra Lips-O-Matic con un vibratore, tra le urla di giubilo di tutti i presenti! Dalla loro ultima fatica discografica è proposta la cadenzata "Daggers And Rum", interpretata come sempre in modo teatrale ed impeccabile, tanto nelle parti chitarristiche che nelle linee perentorie di basso e batteria: l´invito a cantare in coro il facile ritornello è subito accolto con gioia da parte di tutte le schiere di adepti, affamate del metallo più puro! Tocca ora a "Swing Thing", brano strumentale, sul quale possiamo felicemente apprezzare tutta la maestria e la destrezza di Robb Reiner (batteria), un´autentica macina, tra i migliori in assoluto tra i batteristi della sua generazione, che si concede in un lungo solo da applausi; la seguente "Die For A Lie" è invece introdotta da Lips, ricordandoci di come spesso le religioni hanno inciso e tutt´oggi incidono tristemente sui destini dei popoli di tutto il mondo, con ripercussioni verso gli innocenti, e ancora una volta possiamo ammirare lo spessore umano, oltre che musicale, di una persona come Steve Kudlow. Ma siamo giunti ora al culmine della serata, ed ecco finalmente regalatoci il tanto bramato inno metallico che tutto il pubblico attendeva da tempo: stiamo ovviamente parlando di "Metal On Metal", un pezzo che ha fatto la storia del genere, che non ha di certo bisogno di alcuna presentazione, e che anche questa volta, a distanza di più di tre decadi dalla sua uscita, riesce ancora ad entusiasmare dall´inizio alla fine! La band ringrazia ancora una volta tutti i numerosi presenti per il supporto che hanno dimostrato questa sera ma soprattutto in tutti questi anni, e, dopo una breve pausa, ritorna sul palco per concederci ancora due sussulti: "Forged In Fire", altro cavallo di battaglia, viene cantato a squarciagola da tutta l´audience, mai paga, soprattutto nello storico ritornello! L´ultimo brano propostoci è la rilettura di un classico della storia del rock quale è la fiammante "Born To Be Wild", composta in origine dai Mars Bonfire, ma resa celebre dagli americani Steppenwolf: il pubblico è in un autentico delirio e lo è ancor di più quando Lips scende per l´ultima volta sotto il palco per concedersi in una ulteriore performance da capogiro, prima di salutarci con i suoi due compagni al termine del concerto.

Anvil setlist:

"March Of The Crabs"
"666"
"Oooh Baby"
"Badass Rock ´N´ Roll"
"Winged Assassins"
"Free As The Wind"
"On Fire"
"This Is Thirteen"
"Mothra"
"Daggers And Rum"
"Swing Thing"
"Die For A Lie"
"Metal On Metal"

Encore:

"Forged In Fire"
"Born To Be Wild" (Mars Bonfire cover)

Difficilmente potremo dimenticare un´esibizione come quella di questa sera, da parte degli Anvil ma anche di tutte le altre quattro band di supporto: certo, forse in questa occasione potevano essere in numero minore, solo per un fatto logistico, ma d´altra parte anche la varietà musicale proposta è stato uno degli ingredienti che ha reso ancora più magica questa festa metallica! Di certo anche il pubblico capitolino si è fatto sentire con una buona presenza: certo, le poco più di duecento persone presenti non sono poche, considerati anche i tempi che corrono, però potevano sicuramente essere molte di più, vista la carenza di altri eventi degni di nota in concomitanza, ma come sempre la pigrizia, la superficialità e l´invidia a volte possono portare ad atteggiamenti remissivi e di scarso supporto nei fatti. Per chi invece, come me, era presente, la serata si è rivelata un autentico successo, grazie soprattutto ad Altamira Events in collaborazione al Jailbreak Live Club che hanno coronato un altro sogno tanto atteso da tempo nella capitale: ci auguriamo dunque che questo felice connubio possa portare altre nuove e inaspettate sorprese!









Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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