Come hai vissuto l’esperienza da protagonista, nel 2006, della Rock Opera “Tommy” a São Paulo? Pensi che in futuro potresti partecipare nuovamente a qualcosa del genere?
Quella di “Tommy” è stata l’esperienza più forte di tutta la mia carriera. Per la prima volta sono stato parte di un progetto dove ero davanti a tutti nel ruolo principale, con un’orchestra ed un coro. La cosa più interessante è che non sono stato chiamato io da loro, ma un giorno ho sentito alla radio che stavano cercando il protagonista ed altri partecipanti dell’opera. Ho pensato che fosse una cosa buona, anche perché mi piace la musica degli Who, quindi sono andato ai provini. Mi hanno dato la parte da studiare, mi sono preparato e sono andato. C’erano tanti concorrenti e nessuno sapeva che io ero un cantante, nessuno mi conosceva in quest’ambiente accademico della musica classica. Ho fatto il test e mi hanno detto: “Ci sentiamo tra una settimana per comunicare il nome del protagonista!”. Trascorsa la settimana, ho ricevuto la loro chiamata, in cui mi hanno detto che ero stato scelto. Hanno saputo solo in seguito che ero un cantante e fu una sorpresa per tutti. Durante i 3 concerti che abbiamo fatto, era pieno di gente, molti sono venuti perché sapevano chi ero e fu veramente un gran successo. Non è stato ripetuto perché era un progetto a livello accademico, ma spero che in futuro lo sia, perché è stata veramente un’esperienza bellissima. Ho anche dovuto imparare a recitare, guidato da un direttore scenico teatrale, che provava con noi tutti i giorni; fu definitivamente molto interessante.
Che ne pensi della scena metal attuale?
In generale la vedo molto ripetitiva; credo che la gente non cerchi più di essere originale, ma cerchi più di garantirsi il successo. Naturalmente lo può ottenere, ma questo non durerà molto. Non si può pensare così solo per denaro, fama, successo. E’ meglio pensare a fare qualcosa di originale che magari non sarà compreso subito ma durerà nel tempo e avrà il proprio marchio. Molti gruppi però continuano ad essere abbastanza creativi, non come prima però; io credo che negli anni ’70 e ’80 le creazioni erano più originali.
Stai già iniziando a lavorare su una seconda parte del progetto Virgo? So che tu e Sasha Paeth siete sempre super impegnati.
Stavo parlandone con Sasha. Questo è il problema; devo già iniziare a lavorare sul mio nuovo album di Andre Matos solo, Sasha invece sta producendo Edguy, altre cose e pure il mio! Abbiamo idee, temi ed è quasi tutto pronto, ma è questione di tempo e di avere anche una casa discografica interessata a lanciare il disco. Però credo che non sarà così difficile convincere qualche casa discografica, poiché il primo album è stato molto ben concettualizzato.
Che cosa fa Andre Matos quando non è in giro per il mondo o impegnato con i suoi progetti musicali?
Normalmente sto davanti al computer a risolvere problemi burocratici!! (Ride, ndr).
Nel tempo libero è risaputo che pratico volo libero, paragliding, ma ultimamente non ho tempo da dedicare a questa mia passione e ne sono molto triste! Di solito non vado nemmeno ai concerti perché devo lavorare con la musica; però se c’è qualcosa che mi interessa certo che ci vado! Mi piace andare al cinema, mi piace leggere e questa è una cosa posso fare mentre viaggio.
C’è ancora qualcosa di nuovo che vorresti sperimentare?
Qualcosa come l’Opera Rock “Tommy”. Scrivere per un’orchestra sarebbe una cosa molto interessante. E’ un progetto che vorrei attuare in futuro. Magari con l’attuale formazione accompagnata dall’orchestra. Quello che ho sperimentato con “Tommy” è stato veramente importante.
Questa è la seconda volta che sei invitato come ospite al concerto dei Clairvoyants. Da questi ragazzi, che mi hanno detto tante belle cose su di te. Che ci puoi raccontare su di loro?
Veramente? Che bello! Lo posso ricambiare perché tra le band che conosco sono dei ragazzi tra i migliori. Gente dal cuore buono, che fa musica per il solo piacere di farla. Nessuno di loro ha cattive intenzioni con la musica. Mi identifico molto con loro, come amico e come collega perché abbiamo più o meno la stessa filosofia. Lo facciamo per l’amore che abbiamo per le cose, non per altri motivi. Sono persone molto umili e spero che se un giorno diventeranno più importanti rimarranno così come sono ora. Hanno buone opportunità, perché stanno lanciando il loro disco con i propri pezzi, era qualcosa che dovevano fare per togliersi un po’ quell’immagine di tribute band. Hanno la loro maniera di comporre, non sono copie degli Iron Maiden, anche se naturalmente una piccola influenza è presente. Hanno l’occasione di decollare!