|
|
 |
GODS '09 - Voti, video e commenti sulla grande kermesse !
|
 |
 |
|
|
Troppo spesso negli ultimi tempi si è perso il concetto di “Heavy Metal Classico” nel puro senso della parola. Tale mio pensiero è stato prontamente suffragato allorquando tre mocciosetti alle mie spalle con tanto di maglietta degli inascoltabili Skilpnot (che con il metal vero non hanno nulla a che fare) si divertivano a ironizzare sugli Epica, definendoli addirittura “Happy Metal”, come se il suono dei pagliacci mascherati citati prima rappresentassero, usando gli stessi parametri di giudizio, il metal quello serio. Ed invece il concerto degli olandesi ha fatto tutt’altro che ridere, anzi, è stato il primo show di spessore attraverso il quale il Gods si è introdotto nella fase più nobile ed autentica del suo svolgimento, per lo meno se vogliamo ancora intendere l’heavy metal come era una volta (pare che molti gruppi odierni si vergognino o trovano limitativo nel definirsi tali), ma per non apparire retrogradi, se rapportiamo questo "autentico" stile di musica (senza troppe insulse contaminazioni) ai giorni nostri, non possiamo che rilevare come un gruppo come gli Epica, meglio di tanti altri, traendo insegnamento dal passato, riescano a coniugare benissimo tradizione a rinnovazione, elementi, quest'ultimi accomunati da un unico filo conduttore capaci di legarsi tra di loro e che hanno il merito di fondere le diverse decadi di storia musicale attraverso le quali soprattutto noi non giovincelli ci vantiamo di essere cresciuti e di crescer ancora (non si smette mai d’imparare e di assimilare stili di musica ma questo non vuol dire accettare tutto in nome di una falsa modernità che nel rock non ha ragione di esistere, non ci prendiamo per i fondelli.)
Finalmente una cantante che sa cantare, dei musicisti che sanno suonare e soprattutto un genio creativo che risponde al nome di Mark Jansen (altro che musica da trivella) che meglio di chiunque altro, nel desolante panorama di mediocri musicisti fatti passare per “maestri di musica” riesce a fondere alla perfezione l’intensità della musica classica alla potenza dell’heavy metal.
Un concerto "very hot" e bellissimo che il pubblico, quello "no happy", ha apprezzato tantissimo, l’happy metal, quello vero e scanzonato, l’avremmo ascoltato il giorno dopo, se magari fossi restato, anche se rimane il dispiacere di non aver potuto assistere alla prova di due o tre gruppi, almeno per me, inseriti nella giornata sbagliata, ma non si può aver tutto, va bene lo stesso.
Grazie di esistere, Epica.
Marcello Dubla (Foto dello stesso)
|
 |
|
EPICA - Ariën Van Weesenbeek, Nillo Metal & Mark Jansen al Gods
|
|
IL VIDEO DI VEROROCK ! Epica
|
|
|
|
 |
|
Stupefacente prova degli olandesi Epica, tra i migliori gruppi esibitosi al Gods Of Metal edizione 2009!
Un riconoscimento dovuto per una band che ha provato a scardinare la pigrizia di un pubblico e di parte di addetti ai lavori abituati a celebrare i soliti nomi. Era ora che qualcuno tornasse a suonare del sano e puro heavy metal !!! (Md)
|
 |
|
Confesso che uno dei motivi principali che mi ha spinto a questa edizione del Gods è stata la presenza dei Tesla, grandissimo gruppo un tantino sottovalutato ma premiato comunque dagli organizzatori del festival che li hanno collocati giustamente solo prima degli Heaven and Hell e dei Motley Crue.
Non erano tanto i Tesla ad avere bisogno del Gods quanto il Gods a necessitare di quest’ultimi, finalmente una NUOVA band di grande spessore per la prima volta al festival metal per eccellenza (ed addirittura in Italia se non erro), e scusate l’azzardo, mai come in questa occasione si è respirata nuova aria nonostante le origini dei TESLA siano saldamente ancorate al grande rock degli anni ’80, tutto questo se pensiamo alle prove di routine a cui abbiamo assistito negli ultimi anni da parte dei soliti anche se amatissimi (non dal sottoscritto) gruppi come Maiden o Motley, quest’ultimi ormai una parodia di se stessi con lo stesso copione mal recitato da anni più per stanchezza che per mancanza di quel talento che nessuno osa disconoscerli, d’altronde sono ancora amatissimi dal pubblico, giovane e meno giovane, almeno a giudicare dalle acconciature e dalle magliette indossate dai fans, ma se stessimo dietro ai dati di vendita o di notorietà per stilare delle classifiche di merito non potremmo mai controbattere a chi giudica Marco Carta, Vasco Rossi, Ligabue o Giusy Ferrero le migliori espressioni della musica italiana ecco perchè la prova dei Tesla supera di gran lunga anche le esibizioni di chi li ha succeduti sul palco.
Ogni canzone è equivalsa ad un classico, nessun brano debole o riempitivo, due chitarristi mostruosi che hanno riportato in auge l’importanza delle chitarre soliste in mezzo a tanti berci ed a gruppi che hanno ormai perso il gusto di proporsi in chiave strumentale come un tempo (ora esalta più l’urlo selvaggio ma è heavy metal questo? Ne parleremo in altra sede), un plauso al nuovo e giovane chitarrista Dave Rude con il suo accattivante look anni ’70 (stile Tommy Bolin e visibile nella foto del riquadro) ed agli altri membri del gruppo ovviamente, a cominciare dal cantante Jeff Keith, non dotato di una voce acutissima ma padrone di un timbro rock’n’roll quanto basta per donare un’impronta personalissima al sound della band, per non parlare dell’altro chitarrista solista Frank Hannon, un mito per chi scrive e vero leader del gruppo, non tralasciando le percussioni del veterano Troy Lukketta, mai banale e scontato o dello storico bassista Brian Wheat, puntualissimo e preciso nel supportare la band.
Non è bastata una fastidiosa pioggia a bagnare l’entusiasmo dei tanti fans (di tutte l’età) accorsi sotto il palco per assistere, emozionati come bambini al primo giorno di scuola, allo show dei Tesla, e se tanti fan dei Motley erano vistosamente riconoscibili per il loro abbigliamento (e non erano pochi) altrettanto potremmo dire per gli adoratori del quintetto di Seattle, jeans e maglietta senza troppi orpelli, questo è (anche e soprattutto) rock’n’roll, il resto, se si eccede, risulta essere spesso inutile contorno o vanesia esibizione.
Marcello Dubla (Foto dello stesso)
|
 |
|
IL VIDEO DI VEROROCK ! Tesla
|
|
|
|
 |
|
Nemmeno una fastidiosissima pioggia è riuscita a placare la voglia del pubblico di assistere allo show di una delle più grandi band hard rock che abbia mai messo piede in Italia. Era ora di respirare aria nuova al Gods. Non è stato facile girare queste immagini, stretto tra il pigia pigia di una folla in estasi ed ombrelli poco metallari, ma il ricordo di questo concerto rimarra' per sempre scolpito nelle nostri menti malate ... di vero rock ! (Md)
|
 |
|
Seconda partecipazione al Gods Of Metal da parte degli americani Queensryche dopo quella dell’edizione 2003 in quel di Milano e convocati in concomitanza con l’uscita del loro nuovo album “American Soldier”. Dopo l’uscita dal quintetto statunitense del chitarrista Mike Stone i Queensryche si presentano sul palco accompagnati da due nuovi arrivati, Parker Lundgren alla chitarra e Jason Ames alle tastiere, Backing vocals e chitarra reclutati per dare corposità al loro sofisticato sound. Nel momento in cui è iniziata la loro esibizione alcune nuvole minacciose si sono prima presentate sullo stadio Brianteo per poi scaricare un blanda pioggerella che però non ha disturbato più di tanto quelli che come me avrebbero sfidato anche l’ennesima tromba d’aria pur di non perdere i grandi Ryche.
Ebbene, ne valeva davvero la pena prendere qualche goccia d’acqua perché risentire alcune canzoni tratte dal lontano capolavoro, come ordine d’uscita naturalmente, “Rage For Order” come “Neue Regel”, “Walk In Shadows”,“The Whisper” e la splendida “Screaming In Digital” è stato come tornare indietro nel tempo, un tempo in cui i Queesryche erano davvero ispirati, una sorte di eredi naturali di un certo Re Mida che tramutava in oro tutto ciò che toccava. Dopo “Rage For Order” è stato omaggiato un altro classico, “Empire” con la title track sistemata nel finale dello show più “The Thin Line”, “Jet City Woman” ed una “Best I Can” che ha subito un piccolo intoppo nella parte iniziale sottolineato dal tastierista Jason Ames con un italiano colorito “E che cazzo”!! Nel mezzo ci sono state anche estratti da “American Soldier” vale a dire “The Killer”, “Man Down” “A Dead Man’s Words” e “Sliver ” ma soprattutto, perché i Queensryche hanno terminato il loro show 15 minuti prima del loro tempo a disposizione? Non ho ancora trovato risposta alla mia domanda, l’unica cosa cha mi è stata chiara è non avere ascoltato almeno altre due o tre canzoni, magari qualche perla da “Operation Mindcrime ad esempio, da incastonare nel tempo messo a loro disposizione per completare il godimento di un concerto all’altezza della loro immensa bravura.
Welcome back!!
Roberto Norello (Foto dello stesso)
|
 |
|
HEAVEN AND HELL - Voto: 8
|
Per la prima volta posso dire con certezza che ho visto Dio, quindi esiste!!! Naturalmente parlo del Dio cantante, Ronnie James per la precisione , una sorta di monumento vivente della musica Hard’n’Heavy, un cantante ancora in forma nonostante i suoi 67anni suonati ehm pardon cantati. Avevo già visto diverse volte i Black Sabbath (anche se qui si devono chiamare Heaven And Hell) ma tutte le volte c’era Tony Martin come singer di turno, tanto di cappello perché Tony ha realizzato sei album di notevole spessore che hanno lasciato un impronta indelebile, ma vedere, finalmente, il grande Ronnie James Dio dal vivo è stata una cosa spettacolare.
In seconda posizione nel cartellone del Gods Of Metal per far spazio immeritatamente ai prezzemolini Motley Crue i quattro cavalieri neri hanno condito la serata con la loro bravura, contornati dalla scenografia spettrale che ha fatto da cornice alla loro esibizione. Nonostante una partenza incerta, Ronnie Dio interpreta i grandi classici del passato con la solita bravura e un incredibile potenza circondato dai riff spaccaossa di Tony Iommi dal basso martellante di Geezer Butler e da un Vinnie Appice che forma una base ritmica tellurica che scuote la platea dello stadio Brianteo quasi a dire siamo noi i veri headliner. Non solo “Mob Rules”, “Neon knight”, “Children Of The Sea”e “Heaven And Hell” ma anche “Bible Black”, “Follow The Tears” e “Fear” estratte direttamente dal nuovo album “The Devil You Know” e alcune hit dall’amato/odiato“Dehumanizer” per una serata indimenticabile.
INDISTRUTTIBILI.
Nillo Metal (Foto dello stesso)
|
 |
|
FANS - Aspettando i Motley Crue
|
|
Mi com’è invecchiataaaaaaaaa! Se ci fosse stato Aldo Baglio del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo al Gods Of Metal sono sicuro che si sarebbe espresso in questa maniera.
Battuta a parte la bella signora del metal, all’ombra dei suoi 51 anni, possiede ancora una buona presenza scenica nonostante sia stata fuori dai palcoscenici per un bel po’ di tempo ed anche vero che qualche stecca possa avervi fatto storcere la bocca ma credetemi, risentire molte delle vecchie hit composte dalla bella Lita è stata una bella sensazione.”Kiss Me Deadly”, “Can Catch Me”, “Back To The Cave”, “Fallin’ In And Out Of Love” e la splendida “Close My Eyes Forever” sono passate dolcemente sopra a tutte quelle imperfezioni notate durante il suo show anche grazie alla bravura della band con cui si è presentata on stage e alla supervisione del marito Jim Gillette sistemato al lato del palco a fare i cori.
La cosa più bella è stata però vederla di nuovo sul palco con la sua chitarra a spargere note su una platea che le ha perdonato tutto applaudendola con passione. Una curiosità, chissà che effetto le ha fatto ritrovarsi dietro le quinte del Gods Of Metal con il marito e due dei suoi spasimanti di gioventù Nikki Sixx e Toni Iommi?
Nillo Metal (Foto di Marcello Dubla)
|
 |
|
MARTIN FRIEDMAN - Voto: 4,5
|
Due maroni incredibili, e c’è chi al Gods di qualche anno fa ebbe a lamentarsi di un certo Yngwie Malmsteen, un signore che ha sempre offerto alla platea fior di cantanti (durati quasi tutti poco ma pur sempre transitati nel suo entourage) a supporto di canzoni storiche e stupende come 'You Don't Remember ...', 'Forever One' o Black Star' solo per citarne alcune.
L’amico Martin, al quale comunque non si disconosce una grande tecnica, la bocca invece l’ha aperta solo per presentare i componenti della band e stop, poi 45 minuti di assoluta noia, tanti virtuosismi ma altrettanta freddezza in quanto a feeling nonostante la tremenda canicola che avvolgeva tutti i presenti.
Marcello Dubla (Foto dello stesso)
|
 |
|
Uno strazio per uno spettacolo trito, ritrito e replicato all’eccesso. Non so quanto convenga invitare così spesso al Gods la band californiana, con un Vince Neil ormai allo stremo delle forze ed un Tommy Lee che sinceramente inizia a stancare con i soliti sermoni sul sesso e via discorrendo.
Il pubblico comunque, a prescindere dalla musica, apprezza, almeno a giudicare dalle acconciature e dalle t shirt in loro nome indossate soprattutto da molte fans, ma scusate, a me interessa la musica e non sapere, per l’ennesima volta, quante donne italiane sarebbero disposte a farsi “…….” dall’ex marito di Pamela Andersson, basta per favore !!!
Voto ancora più basso per l'ora scarsa di concerto (ed erano headliner, per quale motivo non si capisce) e per il divieto assoluto imposto ai fotografi muniti di regolare accredito di immortalarli dalla propria area riservata (noi non eravamo tra i fortunati ma visto i soggetti non ci siamo persi granchè sebbene qualche foto l'abbiamo 'rubata' lo stesso mentre andavamo via annoiatissimi, giusto per quel il diritto di cronaca che dovrebbe sempre essere riconosciuto a tutti coloro che si adoperano per la diffusione di ogni tipo di evento, ma tant'è ...).
Marcello Dubla (Foto di Nillo Metal)
|
 |
|
FANS - I veri protagonisti del Gods !
|
|
|
 |
|