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Il decano del giornalismo italiano!
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1) Ciao Gianni, eccoci nuovamente insieme ad affrontare un nuovo capitolo editoriale. Grazie innanzitutto per la tua disponibilità a rilasciare questa nuova intervista. Nell’ultima ci eravamo lasciati con la presentazione del tuo libro ormai diventato leggenda, “ITALIAN METAL LEGION – The Days Of Dream”, adesso è tempo di bilanci; la tiratura del libro è andata completamente esaurita, 500 copie vendute in tre anni mi sembra un lasso di tempo notevole. Credo di non sbagliare, o quanto meno di tirarla poco di fuori dal vaso dicendo che se l’Italia fosse stata un paese più attaccato alle band di casa propria da un lato, e con una voglia di approfondire la storia leggendo, il tuo libro si sarebbe esaurito in pochi mesi. Sei d’accordo?
Si diciamo che puoi avere ragione, però è anche vero che il libro è stato distribuito in modo carbonaro ed ho capito che in giro c’è molta pigrizia. Ho avuto la conferma che non tutti sono disposti, pur per una cosa che gli interessa molto, a fare la fila in posta per spedire un vaglia, volendo il libro si poteva pagare via internet, ma molti non avevano un computer. Ma andando oltre alcune considerazioni pratiche, era un libro che speravo trovasse maggior sostegno da parte dei gruppi citati. Sarò vanitoso, ma se uscisse un libro che parlasse anche di me, ne comprerei ben più di una copia!!
2) Sfogliando il volume fin dalle prime pagine non si può non accorgersi dell’enorme passione che hai confluito nello scrivere il suddetto libro, in particolare mi ha colpito una frase che si trova proprio a pagina 6: “Scrivere queste pagine mette a rischio tutti…l’autore che si espone alla classica sindrome del “una volta erano bei tempi”..e i lettori, probabilmente un pubblico lontano e disperso..”. Personalmente io ritengo che tu non l’abbia scritto con il modus operandi di colui che lo fa solo per rievocare i bei tempi, visto che hai adoperato anche una certa criticità nei confronti dei lavori più approssimativi, ma il pubblico…credi davvero che sia pronto per capire un’opera maestosa come è “ITALIAN METAL LEGION”?
Ti ringrazio per i complimenti, sinceramente senza falsa modestia, pur con gli inevitabili errori ed inesattezze, penso anch’io che sia un volume maestoso, un’opera unica, partita dal nulla, senza nessun riferimento. Scrivere oggi un enciclopedia rock, metal, jazz, pop, non è impresa impossibile, se si conosce abbastanza bene la materia, ci sono mille volumi già esistenti, senza contare il flusso di materiale su internet, mentre “Italian Metal Legion” è nato dal nulla, raccogliendo articoli sparsi, fotocopie, vecchie fanzine e contando molto sulla mia memoria, stanca, ma che ancora tiene botta. Per rispondere alla tua domanda, ti dico che no, in generale credo che in pochi abbiano davvero compreso lo sforzo immane che sta dietro il mio libro. Chi però l’ha capito, come te per esempio, non mi ha mai fatto mancare complimenti e sostegno.
3) La decisione di stampare solo 500 copie è stata una scelta presa personalmente o è il risultato di un qualcosa deciso a priori? Voglio dire, è forse perché ti intendevi rivolgere a un target limitato di appassionati, creare intorno al libro un alone di stampo collezionistico o altro?
Inizialmente ho cercato un editore, ma nessuno si è dimostrato interessato e così quando abbiamo valutato l’autoproduzione come Andromeda Relix, ci siamo resi conto che stampare 1000 copie, avrebbe messo a dura prova le risorse del’amico Massimo Bettinazzi, (il finanziatore della label, God bless you!), senza nessuna certezza di recuperare, anche parzialmente l’investimento. Inevitabilmente 500 copie sono diventate pezzi da collezione, ma forse anche 1000 copie, avrebbero seguito lo stesso destino. Comunque “IML” è un libro di nicchia ed è giusto che subisca questa sorte, di materia quasi elitaria, per collezionisti. I tedeschi di Iron Pages mi hanno chiesto i diritti delle versioni in inglese e tedesco ed anche loro hanno ipotizzato una stampa di non oltre 1000 copie. Ma non credo che la cosa si farà, perché dovrei occuparmi io della traduzione inglese . Impensabile, considerando che la cifra dei diritti è davvero minima.
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Francesco "Running Wild" con Gianni Della Cioppa
Con la pubblicazione del libro ti sei esposto, come tu stesso dici nel libro, coraggiosamente anche, però non sono mancate anche le critiche negative che da più parti ho sentito alzarsi. Per esempio ci sono persone che sono rimaste un po allibite da errori macroscopici come l’errore nel titolo della canzone della Strana Officina, le storpiature di alcuni nomi dei musicisti…sono errori dipesi da una stampa errata o da qualche lapsus improvviso, tenuto conto anche della grande quantità di tempo che hai speso nello scrivere questo libro? Rispondi se vuoi a queste critiche.
Ma certo che rispondo e ci mancherebbe. Partiamo dal fatto che ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione e le critiche sono necessarie per migliorare, infatti se ipotizzassi una nuova versione (che non si farà…), avrebbe sicuramente molte imprecisioni in meno, perché mi sono stati segnalati, spesso dai lettori, vari errori, ma in modo costruttivo, non come critica, ma solo per migliorare un’eventuale nuova versione. Ed anzi vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a questa ricerca delle imperfezioni. Credo che molti errori siano dovuti ad imprecisioni mie di battitura (la fase della correzioni bozze è stata sinceramente gestita male, mea culpa) ed altri a questioni di tipografia e computer (che pure non sono mancate, è sparita – per esempio la scheda dei Witch Hunters e me ne sono accorto solo quando ho avuto il libro in mano!!!), ma l’errore grande è che mi sono lasciato convincere che doveva uscire nella primavera del 2005, mentre il tempo giusto doveva essere l’autunno dello stesso anno. Però aggiungo che cercare solo il negativo è una faccenda tipicamente italiana. Ma scusa qual è la canzone della Strana Officina sbagliata?
Nel libro hai dato risalto anche alle prime riviste che uscivano a quell’epoca, vedi Metal Hammer Italia, H/M ecc.. e alle prime fanzines curate dagli stessi fans. Tu che sei un decano dei giornalisti rock e metal in Italia, come vedi attualmente la situazione della stampa hard’n’heavy? Le stesse fanzines di una volta pensi che fossero state un servizio più passionale, sincero e libero, giacché non avevano legami con case discografiche e quant’altro? Vorrei poi da te un giudizio sul giornale dove tu hai svolto anni di onorato servizio e che ora non è neanche il lontano parente di quella gloriosa rivista in cui una volta facevi parte tu, il grande Beppe Riva, il mitico Giancarlo Trombetti e Bergonzi, e che ora preferisce la pantomima clownesca all’attitudine critica che si confà in ogni rivista seria, sto parlando di Metal Shock.
Voglio essere sincero Francesco. Per anni ci siamo lamentati che l’heavy metal rimaneva confinato ai margini del mercato, pur avendo molti appassionati e poi ci siamo catapultati a criticare tutto, nel momento in cui ha iniziato a raccogliere consensi. Insomma non possiamo pretendere che una musica diventi di successo e mantenga il suo spirito degli esordi, quando cioè era merce per pochi appassionati. Se oggi le edicole traboccano di riviste metal è perché, in qualche modo, c’è un business intorno. E questo comporta – è semplicemente la legge del mercato, niente di meno – degli accordi, dei compromessi, delle esigenze commerciali necessarie. Ti confesso che non vedo grossi disastri in giro, mi sembra che tutte le riviste mantengano una loro dignità ed identità, forse c’è poca attenzione alle copertine, spesso simili e che spingono il big di turno in uscita in quel mese, ma gli articoli interni, sono spesso diversificati e, quando capitano nel pennino di buoni giornalisti (i soliti insomma…), c’è anche la qualità. È chiaro che ogni rivista ha scelto un proprio target, ma dietro c’è un lavoro pieno di passione ed impegno. Ti confesso che Metal Shock lo seguo poco, lo trovo molto confuso e privo di identità, per quanto riguarda i contenuti soffre, come altre riviste, della sindrome adolescenziale, dovuta alla giovane età dei collaboratori. So che ci sono state delle discussioni legate ad alcuni articoli/recensioni, scritte con attacchi alle persone e non alla musica, e questa è sempre una cosa spregevole, che denota una totale mancanza di professionalità. Ma non conosco bene i dettagli della questione e quindi non posso dare un mio giudizio.
Il parco concerti presentato nel libro vanta tra i più rappresentativi raduni nazionali e non della musica heavy metal, ma di uno in particolare ti voglio chiedere un giudizio; come sai io sono toscano e il più grande e vero festival heavy metal italiano, organizzato da Enrico dell’Omo, aka Henry Fast Rocker che per lungo tempo ha collaborato anche qui su Verorock.it, è nato proprio nella mia terra, a Certaldo per l’esattezza. Eri in quella manifestazione in prima persona? Se si che ricordi hai di quell’esperienza?
Mi piacerebbe dirti che ero presente, ma sarebbe una bugia. È un tormento che mi porto dentro dal giorno successivo del festival. Adesso potrei dirti uno e mille motivi del perché non andai al festival, ma non me lo ricordo, probabilmente era il solito che frena mille appassionati, cioè una fidanzata rompiballe. Mi ricordo che all’epoca frequentavo una ragazza molto bella e “calda”, forse trovò le motivazioni giuste per non farmi partire. Ma, intendiamoci, quella mia ASSENZA non me la perdonerò mai, davvero.
Estraniamoci per un momento dal contesto del libro, per affrontare sempre un discorso attinente al metal italiano; da qualche tempo stiamo assistendo a un rinascente interesse verso il metal d’annata e verso quelle band che tra tante difficoltà e approssimazione hanno versato litri di sudore per dare anche all’Italia una scena che però puntualmente è rimasta fine a se stessa. Molte di quelle band dell’epoca hanno deciso di imbracciare gli strumenti nuovamente e gettarsi nuovamente nella mischia. Tu come trovi questa mossa? Un fenomeno che prima o poi sarà destinato a finire in una bolla di sapone o credi che veramente ci siano i presupposti che quelle band possano ottenere quello che in passato è stato loro tolto, anche se purtroppo da un certo punto di vista siamo in un ritardo clamoroso?
Ti confesso che sono convinto che sia solo la passione ed un sano orgoglio – quasi a voler dire alle nuove generazioni “guardate che i primi siamo stati noi… - a far muovere molte reunion, non solo italiane, sempre che non si parli di business altissimo, tipo The Police, Eagles e cose simili. Sono certo che tutti gli ex ragazzi di allora, siano consci che non c’è più uno spazio né fisico né economico per la loro musica, che si rivolgerà inevitabilmente ad una cerchia di appassionati. Come dico sempre, non è un discorso di qualità, ma semplicemente di un mercato che non esiste più, frazionato com’è tra mille generi e sottogeneri. Ma poi è giusto così, bisogna suonare per divertirsi e divertire chi capisce, il resto che viene è tutto di più .
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Sempre rifacendomi alla domanda precedente; in Italia c’è un proliferare di ottime band, i gruppi storici hanno sfornato e sfornano dischi di qualità ben più superiori rispetto al passato, eppure nonostante tutto c’è chi ancora preferisce tenersi il prosciutto sugli occhi e pur di acconsentire a tanta merda proveniente dall’estero continua a dire che musicalmente l’Italia è da terzo mondo. Cosa ti senti di rispondere a questi cronici lamentosi?
È una storia lunga, troppo lunga, forse non vale la pena nemmeno discutere contro certi luoghi comuni. Pregiudizi ridicoli, che nascono anche per una situazione strutturale, culturale e storica dell’Italia, che non è mai stato un paese realmente unito. La sua formazione a stivale non ha mai facilitato l’unione, ma al contrario ha amplificato le differenze e il proliferare di stati e statarelli. L’unione dell’Italia è cosa recente se paragonata ad altre nazioni europee, qui da noi non ci si è mai sentiti una cosa unica, realtà che per esempio è molto sentita invece in Francia, Germania, Inghilterra e Spagna. Culturalmente noi italiani siamo fatti così, abbiamo l’esigenza dello scontro con il vicino, di casa, del paese accanto, della città limitrofa, nord, sud, bianchi, neri, stranieri, extraterrestri etc. Basta vedere la situazione calcistica, l’Italia ha vinto il mondiale e tutti a far festa, ma dal giorno dopo il nemico è tornato ad essere Totti, Del Piero e Materazzi, tanto per fare dei nomi. In Germania si ammazzano per portare al successo una loro band, qui da noi è esattamente il contrario. Se pensi che dei colossi come i Lacuna Coil, amati in America, sono stati presi a bottiglie al Gods Of Metal italiano al grido di “venduti”. È una cosa che mi ha sconvolto. Insomma Francesco non ci sono soluzioni, c’è una parte di pubblico che incarna lo spirito (basso) culturale italiano e non darà mai soddisfazione ai proprio connazionali. È un misto di invidia atavica e arretratezza culturale. È chiaro che ci sono band italiane buone ed altre no, ma bisognerebbe davvero iniziare ad isolare i critici a prescindere, verso la scena metal italiana.
Cosa è migliorato e cosa è rimasto tale e quale agli anni Ottanta in Italia secondo te? Quale può essere la chiave del successo che potrebbe far fare al Belpaese il grande passo? I gruppi ci sono, i locali e la gente preparata per registrare dischi di ottima qualità anche, cosa manca ancora? Io ritengo che ancora non si faccia abbastanza da una parte, ma vorrei capire da un uomo di esperienza come te dove sta il problema di questa arretratezza rispetto al resto del mondo.
Mah… Credo che di fondo la voglia di sognare e – purtroppo - l’ingenuità siano le stesse. Molte cose buone sono state fatte, forse manca davvero un pubblico attento e voglioso di far crescere le band italiane. Ma oggi un gruppo nuovo (diciamo nato negli ultimi 5 anni), non vivrà mai di sola musica, anche se pubblica CD e fa tour, basta vedere a gente come Domine, Thunderstorm, Labyrinth, apprezzati anche all’estero, che però in fondo sono semiprofessionisti. Ma questo succede in tutti i generi, non solo nel metal. Quindi anche gruppi apprezzati, che suonano molto e vendono cifre discrete, non possono permettersi di non avere altre attività. D’altronde la contrazione del mercato (con l’avvento della masterizzazione e della musica scaricata gratis da internet), ha penalizzato solo i gruppi nuovi, che non vendono a sufficienza per vivere, mentre i mostri sacri, hanno rendite a vita, accumulate negli anni. Ed anzi continuano a diventare sempre più ricchi, perché cadiamo c ome allocchi – io per primo – nella rete delle ristampe, le stampe deluxe, le ri-bis-trsistampe con bonus DVD allegato e avanti così.
Può essere che anche questa riscoperta di interesse possa aver contribuito a dare ai fans un’ulteriore spinta propulsiva per avvicinarsi al tuo libro?
Può essere, ma si tratta sempre di una cerchia di appassionati. Bisogna essere realisti, l’heavy metal italiano del passato (e forse anche quello attuale) è cosa di poco conto, se inserito in un contesto più ampio, che abbracci anche solo la scena metal dai suoi esordi (diciamo 1980 per comodità) ad oggi.
Ma questo non vuol dire sminuire un movimento, è solo che va ad inserirsi in un contesto gigantesco, che parte dai primi Judas Priest, Saxon, Samson e Iron Maiden ad oggi e se pensi quanti album sono stati pubblicati da allora – e parliamo solo di heavy metal – capisci che la scena metal italiana degli ’80 è solo un minuscolo ingranaggio.
Che tu sia una persona che ama particolarmente il rischio lo si deduce anche dal fatto che oltre all’essere un giornalista di prestigio, ti sei intercalato ormai da qualche anno anche nei panni di discografico a capo di un’etichetta indipendente, l’Andromeda Relix, che la maggior parte della gente conosce per la sua selettività di produzioni. Come stanno andando le cose in casa Relix?
Come per tutte le altre realtà discografiche, cioè abbastanza male. Ma, almeno per noi, è un problema relativo, perché abbiamo fatto una scelta ben precisa, che sapevamo non avrebbe portato frutti immediati e guadagni. A noi interessava ed interessa la qualità ed avere un’identità ben precisa, marchiata negli anni. Infatti chi segue l’Andromeda Relix sa cosa aspettarsi e resta fedele e soddisfatto nel tempo. A ben vedere, seppur lentamente, abbiamo esaurito molte delle nostre produzioni. Invece in alcuni casi siamo stati molto delusi dall’indifferenza del pubblico, ma ne abbiamo preso atto e pur non condividendo questo tipo di atteggiamento, lo abbiamo rispettato. In ogni caso non ci fermiamo di sicuro e stiamo per uscire con due gruppi di rock al femminile, le CHERRY LIPS di Verona, la prima hard rock band italiana, tutta composta da ragazze, straordinarie vedrete. E poi le CELLULITE STAR di Padova, tutto pepe e rock’n’roll, con un suono street metal, ruvido, ma pop, roba tosta davvero. Entrambi i gruppi sul palco sono davvero coinvolgenti!! E poi stiamo trattando per la stampa di un album inedito di un’altra grande band della scena metal italiana degli ’80, che per ora preferiamo non nominare. Come puoi vedere non ce ne stiamo mai con le mani in mano.
Di recente ci siamo incontrati a Verona in occasione del concerto della Strana Officina, mi hai confidato in privato di essere stato colpito favorevolmente dalla performance della band labronica, ma per te un concerto della Strana Officina, come per una qualsiasi altra band storica italiana, è molto più che godersi un semplice concerto…è qualcosa di più grande e indescrivibile…sbaglio?
L’ho anche scritto da qualche parte “è bello invecchiare con il rock’n’roll”. Vedere che, nonostante il tempo che passa, non sei l’unico che ha mantenuto la fede, la passione per questa musica, ti conforta e ti dà energia. Quando vado a qualche concerto di vecchie glorie, che magari oggi si accontentano di suonare in posti piccoli e davanti a poche centinaia di persone, mi sento come in famiglia. Se poi questo succede con gruppi italiani, che ho visto nascere e crescere e con i quali si è creato un clima di stima e affetto, la cosa inevitabilmente si amplifica. Nel caso specifico della Strana Officina, è stato davvero commovente, li ho trovati straordinari, in forma, generosi e passionali come sempre e poi, se pensi che sul palco c’è il sangue dei Cappanera che ancora scorre, si insomma io ti confesso che quando Bud ha presentato la band ed ha citato, come se fossero lì sul palco con loro, anche i nomi di Fabio e Roberto Cappanera e Marcello Masi, beh io mi sono emozionato. Ma è questo che dovrebbe essere sempre il rock, energia, condivisione, tutti insieme sotto lo stesso cielo. Ognuno che da tutto quello che ha, al massimo delle sue possibilità, con i limiti di qualità e talento che ha in dono. Altro che polemiche e patetiche invidie.
Sempre in quell’occasione ti ho sentito parlottare con Giacomo Gigantelli di progetti top secret che hai come giornalista. Mi devi scusare ma io sono un inguaribile curiosone, mi permetti di chiederti se è possibile scandagliare un po più a fondo su quest’argomento o proprio non si può?
Guarda Francesco, io ti direi tutto, ma sono le case editrici che impongono questo tipo di vincoli e quindi mi trovo costretto ad impormi il silenzio. In ogni caso è ovvio che si tratta di progetti legati al mondo della musica rock e metal. Ti prometto che quando potremo parlarne, sarai il primo ad essere informato.
Oggi giornalisticamente parlando, le fanzines ormai non esistono più, il loro posto è stato preso dalle webzines, organi di informazione a cui ormai tutti fanno riferimento poiché la comodità di avere notizie flash stuzzica di gran lunga la voglia di stare ad attendere che le notizie escano in edicola allegate alle riviste come avveniva una volta. Tu come vedi il fenomeno legato a Internet e all’esistenza delle webzines stesse? Credi che sia uno steccato che le riviste cartacee, quelle poche oneste rimaste, faticano a superare e che possa decretare loro un giorno la fine?
Io credo che internet sia santità e demonio allo stesso tempo, nel senso che è una grande fonte di informazioni, ma priva di filtro e quindi c’è sempre il rischio che tutto sia discutibile. Ma la mia impressione è che internet stia portando alla pigrizia fisica e soprattutto mentale le persone, soprattutto quelle delle nuove generazioni. Riuscire ad avere tutto e subito con un semplice clic, può davvero risultare un’arma a doppio taglio. Io continuo a preferire l’informazione cartacea, sia in termini musicali, che giornalistici in generale ed anche per un fatto di contatto fisico. Detto questo, va riconosciuto che ci sono siti internet di altissima qualità. Io però sono dell’idea che il lavoro debba essere premiato, quindi mi auguro che anche in Italia si seguirà la linea di alcuni siti americani, dove l’accesso è a pagamento. Si tratta di cifre basse, ma è una questione di dignità e rispetto per il lavoro altrui. Si pagano abbonamenti modici, ma la qualità dell’informazione è altissima e garantita. Che internet possa decretare la fine delle riviste è molto probabile, ma sono felicissimo che il tentativo dei web-books sia invece tragicamente fallito. Infatti la gente continua a preferire i libri di carta, l’oggetto fisico, che ti da quel senso di possesso, che è necessario, anche per gratificarci e giustificare la spesa. Comunque in generale è necessario che ci siano più alternative, se internet dovesse trasformasi nell’unica fonte da cui attingere notizie, sarebbe veramente la fine. Il mondo culturale si appiattirebbe dietro una serie di link su link, con il risultato che ci troveremmo tutti a leggere le stesse notizie. Una piattezza che mi spaventa.
La serata di Verona è stata costantemente innaffiata di flavour metal rock italiano, infatti parlando mi hai esposto un’idea direi piuttosto allettante che farebbe riferimento a un proseguo del cammino che hai intrapreso con la realizzazione di “ITALIAN METAL LEGION”, ossia il voler diffondere un secondo volume con delle modalità che non ricalchino in carta carbone le idee già immesse per realizzare il primo volume. Non voglio dire di più, lascio a te il compito di esporre questa nuova idea.
Voglio premettere a CARATTERI CUBITALI che per ora è solo un’idea e non c’è niente di concreto in questo progetto. È solo un’ipotesi di come mi piacerebbe dare un ideale seguito al libro “Italian Metal Legion”. Avevo pensato ad un libro con testo ridotto, con le sole schede dei gruppi, corrette ed aggiornate, con doppio testo italiano/inglese, con allegato un CD con brani inediti, tratti da demo di gruppi che non hanno mai pubblicato nulla di ufficiale e magari, un paio di chicche inedite di qualche nome importante. Ripeto che non c’è nulla di concreto, anche perché sarebbe una cosa molto impegnativa e che richiederebbe molto tempo. Però, come si dice, non si sa mai.
Bene Gianni, sull’onta dell’entusiasmo che questa lunga chiacchierata che ho avuto il piacere di fare con te e per la quale ti chiedo scusa per averti fatto spendere del tempo prezioso, ti lascio concludere dandoti carta bianca nello spazio finale per fare saluti o quello che tu ritieni più giusto fare. Grazie ancora Gianni Rock, e a presto.
Intanto sono io a ringraziarti per la stima e l’affetto che mi dimostri ogni volta che ci incontriamo e scriviamo e sappi che è tutto contraccambiato con il cuore, perché la tua lealtà traspare in ogni tua frase. Usare questo spazio… Che posso dire? Si sarò banale, ma è fondamentale, per non far morire tutto, che gli appassionati di musica rock e metal, non si limitino ad acquistare i nomi grossi, che già traboccano ricchezza, ma diano sostegno anche a gruppi piccoli, che ritengono meritevoli ovviamente. Non possiamo scaricare tutto da internet, altrimenti tutto finirà, molto più in fretta di quello che possiamo immaginare. Io lavoro, ho una famiglia, con tutti gli impegni che comporta (ma anche le tantissime cose belle che mi dona!!!), ma continuo a cercare gruppi nuovi, sono convinto che il meglio sia sempre lì, dietro l’angolo, spinto dall’ingenuità, dalla passione, dalla voglia di emergere. Certo le band classiche sono certezze, garanzie da cui non possiamo prescindere, ma dobbiamo avere sempre quell’elasticità mentale e quella curiosità, che è materia vitale, affinché tutto non si limiti ai soliti 20-30 gruppi. OPEN MIND amici!
Francesco "Running Wild"
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