17 Agosto 2017
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LITTLE STEVEN & THE DISCIPLES OF SOUL - il leggendario Stevie Van Zandt incanta con una lezione di rock´n´roll il Pistoia Blues, @ Piazza Duomo, Pistoia

14-07-2017 12:37 - CONCERTI
Little Steven & The Disciples Of Soul
Luca Burgalassi Band
Luca Burgalassi (voce e chitarra)
Luca Burgalassi Band: Stefano Lunardi (violino) e Giacomo Bertaccini (basso)
Luca Burgalassi Band: Franco Ceccanti (chitarra elettrica e cori)
Luca Burgalassi Band: Giacomo Bertaccini (basso) e Ettore Fancelli (batteria)
Luca Burgalassi Band: Luca Burgalassi (voce e chitarra) e Franco Ceccanti (chitarra elettrica e cori)
Audyaroad
Audyaroad: Marco J. Ferrara (voce)
Audyaroad: Paul Audia (chitarra solista)
Audyaroad: Francesco Sbrè Ravasio (basso) e da Matteo Bonassi (batteria)
Audyaroad: Paul Audia (chitarra solista)
Audyaroad: Pablo Ferrero (chitarra ritmica) e Francesco Sbrè Ravasio (basso)
Maurizio Pirovano Band
Maurizio Pirovano (voce e chitarra)
Maurizio Pirovano Band: Maurizio Cambianica (basso e cori)
Maurizio Pirovano Band: Luca Anselmi (chitarra)
Maurizio Pirovano Band: Alessandro Sironi (batteria) e Maurizio Pirovano (voce e chitarra)
Maurizio Pirovano Band
Little Steven & The Disciples Of Soul
Little Steven & The Disciples Of Soul
Little Steven & The Disciples Of Soul: Little Steven (voce e chitarra)
Little Steven & The Disciples Of Soul
Little Steven & The Disciples Of Soul: Little Steven (voce e chitarra)
Little Steven & The Disciples Of Soul
Little Steven & The Disciples Of Soul: Jak Daley (basso) e Lowell "Banana" Levinger (piano e mandolino)
Little Steven & The Disciples Of Soul: Marc Ribler (chitarra)
Little Steven & The Disciples Of Soul: Stan Harrison (sax tenore e flauto)
Little Steven & The Disciples Of Soul
Little Steven & The Disciples Of Soul
Little Steven & The Disciples Of Soul: Everett Bradley (percussioni e cori)
Little Steven & The Disciples Of Soul: Jessica Wagner, Erika Jerry e YahZarah (cori)
Little Steven & The Disciples Of Soul: Marc Ribler (chitarra) e Little Steven (voce e chitarra)
Little Steven & The Disciples Of Soul: Charley Drayton (batteria)
Little Steven & The Disciples Of Soul
Little Steven & The Disciples Of Soul
Little Steven & The Disciples Of Soul
Little Steven & The Disciples Of Soul: Little Steven (voce e chitarra)
Little Steven & The Disciples Of Soul: Little Steven (voce e chitarra)
Little Steven & The Disciples Of Soul
Little Steven & The Disciples Of Soul: Jessica Wagner, Erika Jerry e YahZarah (cori)
Little Steven & The Disciples Of Soul: Eddie Manion (sax baritono)
Little Steven & The Disciples Of Soul: Stan Harrison (sax tenore e flauto)
Little Steven & The Disciples Of Soul: Ravi Best (tromba)
Little Steven & The Disciples Of Soul: Andy Burton (organo e fisarmonica)
Little Steven & The Disciples Of Soul: Little Steven (voce e chitarra) e Andy Burton (organo e fisarmonica)
Little Steven & The Disciples Of Soul: Little Steven (voce e chitarra)
Little Steven & The Disciples Of Soul: Eddie Manion (sax baritono) e Little Steven (voce e chitarra)
Little Steven & The Disciples Of Soul
Little Steven & The Disciples Of Soul: Little Steven (voce e chitarra)
Little Steven & The Disciples Of Soul
Little Steven & The Disciples Of Soul: Little Steven (voce e chitarra), Rick Nielsen (chitarra) e David Bryan (tastiere)
Little Steven & The Disciples Of Soul: Marc Ribler (chitarra), Little Steven (voce e chitarra), Rick Nielsen (chitarra) e David Bryan (tastiere)
Little Steven & The Disciples Of Soul
Little Steven & The Disciples Of Soul: Little Steven (voce e chitarra)
A distanza di quasi venti anni dal suo ultimo lavoro in studio, Born Again Savage (1999), ritorna sulle scene musicali uno degli artisti di spicco del panorama musicale internazionale: storico collaboratore del Boss Bruce Springsteen, nonché membro storico e anima della E Street Band, Steven Van Zandt (in arte Little Steven o "Miami" Steve - n. d. r.) può essere annoverato a pieno titolo tra i fautori del cosiddetto Jersey Sound, a cavallo tra il beat rock britannico, il country/blues e il garage rock, assieme al suo inseparabile amico Bruce e ad un certo Southside Johnny.

Il suo gradito quanto inaspettato come back si è concretizzato in pochi mesi con un nuovo album solista, il fiammante Soulfire, e con la conseguente reunion della sua storica band di supporto, i Disciples Of Soul, per un tour mondiale a venticinque anni di distanza dall´ultimo. Non poteva dunque mancare, tra le sue diverse tappe europee, anche una nel suo paese d´origine (avendo i nonni nativi di un paese della Calabria - n. d. r.): la serata di Martedì 4 Luglio 2017 ha visto dunque l´esibizione del celebre rocker americano in uno scenario a dir poco suggestivo, la magnifica Piazza Duomo di Pistoia, in occasione per l´appunto del Pistoia Blues Festival, kermesse di spicco giunta oramai alla 38° edizione! A supporto di questo evento più unico che raro si sono susseguiti diversi artisti italiani sul prestigioso palcoscenico: dal bluesman livornese Luca Burgalassi al cantautorato d´autore di Maurizio Pirovano, passando per l´hard rock vintage dei milanesi Audyaroad! Insomma un autentico tripudio musicale che ha visto la partecipazione di tanti appassionati provenienti da tutta la penisola e dall´estero per riabbracciare il piccolo "grande" Stevie e il suo gruppo! E come vedremo di seguito, le sorprese non sono di certo mancate durante il corso della sua lunga e appassionata esibizione, tanto da lasciare a bocca aperta tutti i fortunati presenti. Organizzato dalla Davvero Comunicazione in collaborazione con la Barley Arts Promotion e con il Pistoia Blues, l´evento si è rivelato sicuramente ben riuscito, nonostante la partecipazione poco massiccia da parte degli appassionati che, visti i tantissimi live altisonanti presenti in questo periodo, ha preferito forse accodarsi alla consueta catena di concerti "imperdibili": della serie pochi ma buoni, con la speranza di poter assistere in futuro ad un numero sempre più copioso di presenti!

Luca Burgalassi
Sono da poco passate le 20.00 quando ecco salire sul palco il gruppo capitanato dal musicista nativo di Livorno Luca Burgalassi (voce e chitarra), pronto a scaldare le centinaia di presenti accorsi in apertura: la loro ricetta musicale è quanto di più azzeccato possibile in relazione al contesto della serata, ovvero un blues semi-acustico, condito di venature country e western, rivelandosi una proposta alquanto gradita agli impavidi presenti! Si parte con la celebre "Mystery Train", brano scritto da Junior Parker e Sam Phillips, nella famosa riproposizione di Elvis Presley: il battito delle mani del pubblico accompagna la pregevole esecuzione, così come sulle seguenti "Dust and Rust" (da Shadows and Fragments del 2015 - n. d. r.) e sulla dolce ed avvolgente "Shadows", sulle quali svetta la prova encomiabile di Stefano Lunardi (violino). Si passa al boogie rock acustico di "Highs and Lows", dove la calda voce di Luca è accompagnata dai pregevoli arrangiamenti di Franco Ceccanti (chitarra elettrica e cori), così come sul brano popolare "Hesitation Blues", riletto in chiave alquanto personale, soprattutto grazie all´ottimo contributo del corroborante lavoro di Giacomo Bertaccini (basso); si ritorna al suo primo album del 2015 con la melodica "Shipwreck", dove l´assolo centrale di chitarra è ancora una volta da applausi, così come la corroborante ma pacata performance di Ettore Fancelli (batteria). Arriviamo così verso l´epilogo di questa intensa quanto ispirata esibizione con la titletrack dell´ultimo sublime disco in studio "Windward" (dall´omonimo album del 2016 - n. d. r.) che si attesta su ritmiche sincopate e suoni psichedelici di slide guitar, mentre la chiusura è affidata alla southern ballad "Winter Lady", la cui coda è salutata da applausi generali più che meritati per energia e passione espressa in questa fugace ma intensa esibizione. Tirando le somme Luca e soci risultano essere una realtà veramente interessante del panorama musicale italiano, che ci auguriamo di rivedere al più presto in eventi di tale portata!

Luca Burgalassi setlist:

"Mystery Train" (Elvis Presley cover)
"Dust and Rust"
"Shadows"
"Highs and Lows"
"Hesitation Blues" (traditional song)
"Shipwreck"
"Windward"
"Winter Lady"


Audyaroad
Breve pausa rigenerativa ed eccoci di fronte al secondo live act della serata: sono pronti ad entrare in scena i milanesi Audyaroad, per scaldare i cuori delle svariate migliaia di rockettari che ora stanno iniziando a riempire Piazza Duomo. Guidati dall´eclettico frontman Marco J. Ferrara (voce), il quintetto lombardo è avvezzo a sonorità a cavallo tra l´hard glam dei ´70, sia a livello musicale e sia a livello di appeal, il tutto condito da una spolverata di blues rock che non guasta mai! Si parte dunque con la detonante "Mr. Dynamite" ed è subito un tripudio di giubilo tra le prime file che possono finalmente ascoltare del sano rock´n´roll stradaiolo, molto diretto e senza troppi orpelli: tutte le loro ottime qualità sono riscontrabili anche nella seguente "Flavour of Freedom", dove è apprezzabile il mood profuso dal simpatico Paul Audia (chitarra solista), una sorta di Slash italico, con tanto di cappello d´ordinanza, bravo tanto nelle parti ritmiche che nei soli centrali. E non poteva mancare un tributo ad una delle loro maggiori fonti d´ispirazione, ovvero il leggendario Jimi Hendrix, ricordato con una sfavillante versione del suo classico "Voodoo Child (Slight Return)", intonata da tutti in coro: ottimo il contributo anche della sezione ritmica, composta rispettivamente da Francesco Sbrè Ravasio (basso) e da Matteo Bonassi (batteria). Sulla seguente "Man Without Soul" è invece Pablo Ferrero (chitarra ritmica) a farsi notare per il suo prezioso lavoro, coadiuvato a più riprese dall´instancabile Paul Audia, l´anima della band, capace di sfoderare assoli da capogiro non tanto per velocità quanto per qualità e gusto musicale! Sicuramente il loro è un sound molto derivativo dei capostipiti del genere (Hendrix, Rolling Stones, Aerosmith, Guns´n´Roses, ecc.), ma la loro ricetta è alquanto godibilissima e soprattutto suonata con la giusta verve e passione, cosa che invece forse manca ad altre band più blasonate ma meno talentuose! Ci lasciamo letteralmente trascinare dalla loro ondeggiante "Great Blue Wave", altro pezzo forte del loro repertorio, mentre l´ultimo saluto è affidato alla melodia di "What is The Price?", che va a chiudere così uno show breve ma veramente intenso che ci ha dato modo di conoscere un´altra giovane ed interessante realtà della penisola, apprezzata e supportata da tutti i presenti, che li ringraziano sentitamente con un applauso lungo e prolungato. Sperando di rivederli presto per rivivere altre emozioni nel sacro verbo del rock´nroll!

Audyaroad setlist:

"Mr. Dynamite"
"Flavour of Freedom"
"Voodoo Child (Slight Return)" (Jimi Hendrix cover)
"Man Without Soul"
"Great Blue Wave"
"What is The Price?"


Maurizio Pirovano
Saliamo sempre di più nel bill, ed arriva ora il momento di un artista italiano con una proposta assai intrigante quanto coraggiosa: è pronto ad entrare in scena Maurizio Pirovano (voce e chitarra), un giovane cantautore di rock italiano, che ha di recente riscosso molti apprezzamenti dalla critica di settore, soprattutto in riferimento al suo ultimo lavoro il Tempo Perduto (2017), quinto disco in carriera, uscito per Latlantide Promotions. L´artista proveniente da Lecco da inizio alla sua esibizione con il brano che fa d´apripista al suo ultimo sopracitato album, "Piangeresti per Me", un coacervo di pop rock di matrice italica, suonato sicuramente in modo incisivo. Il drumming mid-tempato di Alessandro Sironi (batteria) apre "Lasciati Andare", dal ritornello molto orecchiabile, mentre si passa subito dopo alla omonima "Il Tempo Perduto", sicuramente tra i brani più interessanti e sperimentali della sua carriera, che a tratti ricorda alcune sonorità new wave vicine ai fiorentini Diaframma di Federico Fiumani, forse anche per il groove martellante del giovane Maurizio Cambianica (basso e cori) e per le ritmiche serrate di Luca Anselmi (chitarra). Sicuramente va detto che, nonostante la sincerità e spontaneità della sua proposta musicale che reputo alquanto interessante sotto diversi punti di vista, probabilmente tra tutti e tre i gruppi di apertura forse questo avrebbe meritato un contesto e probabilmente un´audience differente per essere apprezzato degnamente, ma ovviamente la mia resta una semplice riflessione dovuta alle sensazioni che ho percepito tra i diversi spettatori, forse più abituati ad ascolti d´oltreoceano: "Il Vento che Consuma" è una rock song leggera ed eterea ma ben suonata, caratterizzata da ritmiche latinoamericane nelle strofe, per poi aprirsi nel bridge centrale. Dall´omonimo album del 2015, viene eseguita la lenta e meditativa "La Pelle Racconta", con rimandi ai vari Afterhours e Negrita, mentre si ritorna al presente con la cadenzata "Genova", valorizzata dai testi profondi e metafisici di Maurizio, la cui voce calda riesce a dipingere orizzonti sonori a tinte oniriche! La chiusura del suo set è riservata ad uno dei pezzi più emblematici del suo ultimo disco, "Stato di Allucinazione Apparente", che rientra nei binari di un rock italiano con citazioni colte: la performance, come detto in precedenza, avrebbe meritato un contesto diverso, soprattutto per essere apprezzata da un pubblico più affine a questi suoni, ma sicuramente va dato il merito a Maurizio e ai suoi compagni di avere avuto il coraggio di proporre qualcosa di leggermente inusuale per i gusti di buona parte dei presenti. Da riscoprire!

Maurizio Pirovano setlist:

"Piangeresti per Me"
"Lasciati Andare"
"Il Tempo Perduto"
"Il Vento che Consuma"
"La Pelle Racconta"
"Genova"
"Stato di Allucinazione Apparente"


Little Steven & The Disciples Of Soul
E dopo questa escalation di matrice italiana, che ci ha fatto vivere momenti incredibili con performance ben riuscite seppure tra loro differenti, arriviamo così al momento clou della serata: signori e signore, sta per fare il suo ingresso un artista unico, che ha scritto pagine fondamentali della storia del rock, nonchè apprezzato showman e attore di rango! Il pirata del New Jersey ha in serbo per noi un´esibizione che si rivelerà unica e indimenticabile, sia per la lunga durata e sia per gli ospiti inaspettati che lo hanno degnamente accompagnato in questo lungo viaggio nel tempo: ebbene si, perchè lo show che il simpatico Stevie ha preparato, in occasione della Festa d´Indipendenza Americana, sarà tutto incentrato sulla storia del rock, dalle sue origini fino ai giorni d´oggi, passando per alcuni classici rivisitati nel suo stile unico ed inconfondibile. Il pubblico è visibilmente trepidante ed inizia ad acclamarlo a gran voce, mentre iniziano a salire uno per uno tutti e quindici gli strepitosi musicisti che accompagneranno il nostro beniamino per tutta la durata del concerto: i suoi intramontabili Disciples Of Soul, riuniti dopo più di due decenni d´assenza dalle scene! Come ci si aspettava, l´inizio è affidato alla titletrack dell´ultimo acclamatissimo Soulfire, uscito lo scorso mese di Maggio, e dopo che l´intero ensemble ha preso posto e introdotto il brano fa la sua entrata in scena il buon Steven, accompagnato da un´ovazione generale! Siamo pronti a gustarci quello che si rivelerà essere uno dei concerti più belli mai vissuti a detta di chi vi scrive (che di concerti modestamente ne ha visti un bel po´): il ritornello è sin da subito supportato da tutti i presenti, al settimo cielo per la venuta del nostro messianico profeta del rock´n´roll, così come sulla seguente "I´m Coming Back", autentico manifesto di quello che è stato il tanto agognato ritorno sulle scene da solista, dopo anni di impegni musicali ed extramusicali, tra la E Street Band e la sua carriera da attore/regista in diverse serie televisive di successo (The Sopranos, Lilyhammer - n. d. r.). Ma come ci rivela lo stesso Stevie, che ci abbraccia simbolicamente con un saluto generale di espressa gratitudine per essere presenti a questo suo ritorno in Italia, quella che stiamo per vivere sarà una lunga e memorabile serata, dedicata ad una sorta di retrospettiva/tributo di quelli che sono stati i classici della storia del rock, oltre ovviamente a riservarci brani del suo vasto repertorio, accuratamente selezionati per l´occasione: dopo l´apprezzata esecuzione di "Among The Believers" (dal suo secondo lavoro Voice Of America del 1984 - n. d. r.), la sua nota passione per il blues e le slide guitar è infatti esternata con la riproposizione di una hit della compianta Etta James, "The Blues Is My Business", sulla quale si alternano a più riprese i suoi numerosi compagni di avventura in assoli rocamboleschi, da Marc Ribler (chitarra), alla sezione dei fiati composta rispettivamente da Stan Harrison (sax tenore/flauto), Eddie Manion (sax baritono), Clark Gayton (trombone), Ravi Best (tromba) e da Ron Tooley (tromba). E continua il nostro viaggio lungo la storia del rock´n´roll questa volta con un brano degli The Electric Flag, "Groovin´ is Easy", che come ci racconta il nostro gigionesco anfitrione, sono stati uno dei gruppi fondamentali per la sua formazione di musicista; ma ritorniamo al presente con uno dei pezzi più apprezzati di Steven, ovvero la ballabile "Love On The Wrong Side", composta però già nel 1977 assieme al suo eterno amico Springsteen: la voce del coriaceo Stevie Lento è quanto mai ispirata e profonda, così come nella celebre "Until The Good Is Gone" (dal suo primo disco Men Without Women del 1982 - n. d. r.). E´ giunta così la volta del suo nuovo singolo, uscito in anteprima dell´album, "St. Valentine´s Day", dove possiamo riscontrare tutta la sua passione per le sonorità mainstream rock, ma sempre suonate con gran classe: il pubblico è letteralmente in festa e dalle retrovie continua instancabilmente a incitare il proprio eroe! E sulla scia di questo suo ultimo successo, passiamo ad un suo pezzo storico, la festosa "Angel Eyes", arricchita dagli acuti delle tre bellissime coriste, Jessica Wagner, Erika Jerry e YahZarah, per poi tuffarci nel suo personale tributo al maestro Ennio Morricone nella suggestiva "Standing In The Line Of Fire", ideale colonna sonora di un film western! Sulle successive "I Saw The Light" e "Salvation", l´istrionico frontman si esibisce in un goliardico siparietto con noi spettatori e con il suo "reverendo" Everett Bradley (percussioni e cori), per poi trasportarci nelle sognanti atmosfere eteree della cullante "The City Weeps Tonight". Veniamo così catapultati nelle profondità dell´ America di colore degli anni ´60 con la hit di James Brown "Down and Out In NYC", altro brano riproposto nel suo ultimo lavoro, dove trova nuovamente spazio la sezione di fiati, guidata da una prova sublime di Stan Harrison che si cimenta in un solo di flauto; non poteva però mancare un pensiero alle sue note origini italiane, ed è così il turno della bellissima "Princess Of Little Italy", eseguita con l´ausilio di Lowell "Banana" Levinger (piano/mandolino) e di Andy Burton (organo e fisarmonica), dal ritmo lento e sincopato. Ma come ben sappiamo, il cuore del piccolo Stevie batte forte anche per la sua patria natia, per la quale da decenni si batte per i diritti dei più deboli: siamo così travolti dalla reggaeggiante "I Am A Patriot", un classico del suo repertorio, dove svetta il martellante giro di Jak Daley (basso) e del suo compagno Charley Drayton (batteria), cantata all´unisono da tutti quanti per poi concludersi in una ola generale. Si ritorna con le citazioni storiche invece sulla seguente "Killing Floor", pezzo del bluesman Howlin´ Wolf, sempre reinterpretato con il suo stile personale e la sua voce calda, su cui il pittoresco Lowell Levinger si esibisce in un assolo di piano da applausi! Lo show sembra apparentemente volgere al termine quando il ridente Steven ci saluta ironicamente sulle note della sua "Ride The Night Away", cantata anch´essa da tutte le prime file, mentre sulla torre del Duomo svetta una luce tricolore a fare da cornice a questa splendida serata. Ma non è finita qui, perchè proprio adesso arrivano le sorprese tanto agognate: breve pausa ricreativa ed ecco tornare sul palco il nostro ospite con i suoi Disciples per l´esecuzione di due tra i suoi brani più famosi, ovvero la celeberrima caraibica "Bitter Fruit" che ancora una volta scatena un ballo collettivo e la toccante "Forever", anch´essa immancabile in tutte le sue setlist. Da lacrime anche la struggente versione di un altro brano noto ai più, "I Don´t Want To Go Home" del suo compare Southside Johnny, altro paladino del Jersey Sound, che sembra far calare il sipario definitivamente su questo concerto a dir poco da brividi che rimarrà per sempre impresso nella nostra memoria: e invece le sorprese non finiscono qui! A discapito di chi si aspettava un´azzardata quanto utopica apparizione del Boss, il nostro Stevie torna sul proscenio per presentarci due ospiti d´eccezione: il suo amico Rick Nielsen (chitarra), storico membro dei Cheap Trick (che aveva incontrato il giorno prima all´Hard Rock Café di Firenze - n. d. r.) e un certo David Bryan (tastiera) dei suoi connazionali Bon Jovi. Le urla di giubilo tra il pubblico non si fanno di certo attendere e possiamo così gridare a gran voce di aver assistito a qualcosa di unico e irripetibile: è la volta del boogie-blues di "Walking By Myself", dell´immortale Gary Moore, sulla quale i due ospiti si cimentano in improvvisazioni da capogiro, prima Rick con la sua chitarra rovente e a seguire Bryan all´hammond! Ma le migliaia di fan accorsi sembrano non essere minimamente paghi ed ecco dunque offertaci una versione ruspante di un´altra canzone simbolo della storia del rock a stelle e strisce: non poteva certamente mancare un pensiero all´eterno Chuck Berry, con la sua "Bye Bye Johnny", cantata da tutti in coro! E siamo così giunti alla fine di questa entusiasmante avventura in compagnia di Steven e dei suoi fratelli, che viene suggellata magistralmente dalla fantastica versione di "Out Of The Darkness", sulla quale il chitarrista statunitense ci saluta veramente, lanciando baci alla folla, dopo una performance encomiabile, durata più di due ore e mezza e che ha regalato momenti magici e sorprese inaspettate!

Little Steven & The Disciples Of Soul:

"Soulfire"
"I´m Coming Back"
"Among The Believers"
"The Blues Is My Business" (Etta James cover)
"Groovin´ is Easy" (The Electric Flag cover)
"Love On The Wrong Side"
"Until The Good Is Gone"
"St. Valentine´s Day"
"Angel Eyes"
"Standing In The Line Of Fire"
"I Saw The Light"
"Salvation"
"The City Weeps Tonight"
"Down and Out In NYC" (James Brown cover)
"Princess Of Little Italy"
"I Am A Patriot"
"Killing Floor" (Howlin´ Wolf cover)
"Ride The Night Away"
"Bitter Fruit"
"Forever"

"I Don´t Want To Go Home" (Southside Johnny cover)
"Walking By Myself" (Gary Moore cover) (feat. Rick Nielsen & David Bryan)
"Bye Bye Johnny" (Chuck Berry cover) (feat. Rick Nielsen)
"Out Of The Darkness"


Non resta molto da aggiungere dopo un evento di tale portata, che ha saputo riunire svariate migliaia di persone, unite dalla passione per la musica che il nostro Steven Van Zandt, o Little Steven che dir si voglia, ci ha saputo regalare in più di trent´anni di onorata carriera e che continua ancora oggi a regalarci con il suo tanto atteso quanto gradito come back: oltre alla sua carismatica figura, sia di musicista che di intrattenitore, abbiamo apprezzato piacevolmente anche tutta l´esibizione dei suoi eccezionali musicisti che lo stanno accompagnando in questa sua nuova avventura solista! Un ringraziamento infine è rivolto al Pistoia Blues e a tutto il suo staff, per aver organizzato questa data nuovamente in una location alquanto suggestiva e in modo ineccepibile, così come alla Davvero Comunicazione, in particolare alla persona di David Bonato, che hanno puntato su un evento di altissima qualità, oltre che per le interessanti band di supporto proposte, nonché per la cortesia e disponibilità riservateci: colgo l´occasione per ringraziare soprattutto anche l´amico Tony De Angelis del Santomato Live per aver fatto da tramite e per tutto il supporto e l´affetto da sempre dimostratomi. Per ultimo, ma non in ordine di importanza, un sentito ringraziamento va rivolto alla Barley Arts Promotion, da sempre legata anche da un forte legame affettivo nei confronti di Little Steven, sia per la cortesia e professionalità nei nostri confronti e sia per aver dimostrato ancora una volta di puntare sulla musica di qualità, senza barriere di sorta e veramente con tanto coraggio!


Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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