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MESHUGGAH + HIGH ON FIRE @ Estragon - Razionale follia e meravigliosa incomprensibilità

06-12-2016 22:15 - CONCERTI
Ci troviamo all´Estragon di Bologna per la prima delle due date italiane dei Meshuggah, in tour per presentare il loro ultimo lavoro "The Violent Sleep of Reason". Ad accompagnarli ci sono gli High On Fire, band certo non vicina agli svedesi come genere ma certamente degna di accompagnare una band di questo calibro.

Aprono il concerto gli statunitensi High On Fire, band attiva da ormai quasi 20 anni che propone uno stoner semplice e diretto. Ciò che caratterizza il cantante Matt Pike non è sicuramente la finezza: suona la chitarra con la delicatezza di una ruspa arrugginita, sputa e non è certo bello a vedersi ma è perfetto nel contesto della band. Parla poco (forse troppo poco) e quando lo fa ha la stessa voce al Jack Daniel´s di quando canta, adorabile. Il pubblico dimostra di gradire anche le parti soliste di Matt. Non sono niente di tecnico, preciso o studiato ma riescono a creare la voluta atmosfera (cosa che non si impara certo con la tecnica) e si meritano gli applausi.
Verso la fine della scaletta il locale è già bello pieno e la platea inizia a dare i primi veri segni di apprezzamento, anche se la band non riesce mai a coinvolgere più di tanto. Sicuramente degne di nota "Fertile Green", che fa muovere la testa a tutti con le sue azzeccate ripartenze, e la canzone di chiusura "Snakes for the divine". Il riff di chitarra iniziale, particolarmente orecchiabile, è accolto rumorosamente dal pubblico e il brano conclude in bellezza la prova degli High On Fire.


High On Fire Setlist:
- The Black Plot
- Carcosa
- Rumors of War
- Serums of Liao
- Slave the Hive
- The Falconist
- Turk
- Fertile Green
- Blood from Zion
- Snakes for the Divine


Lineup:
Matt Pike Guitars, Vocals
Jeff Matz - Bass
Des Kensel - Drums


Il cambio palco non è dei più veloci ma finalmente è tutto pronto e i tecnici lasciano la scena. Ancora qualche canzone di sottofondo e all´improvviso calano le luci e parte un suono poco promettente che molto lentamente aumenta di intensità. Sale....sale....sale... e poi non succede niente, il suono va a calare facendo crescere sempre di più il nostro senso di ansia. Il quintetto svedese prende posto sul palco fra gli applausi liberatori del pubblico e il suono ansiogeno aumenta nuovamente. Un crescendo davvero ben riuscito, forse ora ci siamo. Arriva finalmente "Clockworks" e ci investe con la potenza di un tir lanciato in corsa in autostrada. Il muro di suono è impressionante, enorme, compatto, assolutamente perfetto e a un volume decisamente alto, che botta!
Si apprezza da subito il lavoro impeccabile svolto dal tecnico delle luci, che segue per filo e per segno ogni imprevedibile nota della canzone andando così a completare e arricchire il lavoro svolto dai musicisti. Questo palco non permette forse la completa espressione dello spettacolo luminoso che si è visto in altre location ma si crea comunque quello show a 360 gradi dal quale è impossibile non rimanere affascinati. Termina il primo brano e ancora dall´ultimo album parte "Born in Dissonance". I musicisti non si muovono e dominano la platea minacciosi e inquietanti, freddi e impassibili come dei robot. Jens Kidman non leva mai il piede dalla spia e canta rabbioso come non mai.

Segue "Sane", che coinvolge col suo tempo incalzante e fa urlare il pubblico con insistenza le due parole Sane Me! Alla fine del brano Jens mostra per un attimo il suo lato umano rivolgendo due parole al pubblico e ringraziando. Ma non abituiamoci a sentirlo parlare, lo farà solo un´altra volta in tutto il concerto.
Ricomincia il delirio con "Perpetual Black Second" seguita da "Stengah". Il pubblico trova il modo di pogare e si lascia trascinare sempre più a fondo in questo viaggio nella mente contorta della band.
"The Hurt that Finds You First" è uno dei momenti più violenti del concerto, delizia per un po´ le mie orecchie da amante del thrash metal con un po´ di strano tupatupa e fa scatenare la platea.
Arriva "Lethargica", con un arpeggio a metà canzone sinistro e affascinante che ci incanta prima di essere nuovamente investiti da quel tir carico di decibel che fa saltare tutti. Segue "Do not look down" (impossibile tenere ferma la testa sul riff iniziale) e poi si torna all´ultimo album con "Nostrum" e con la title track "The Violent sleep of reason".
Tutto è meravigliosamente incomprensibile, tra tempi impossibili e soli improbabili ogni nota è sbagliatissima e perfetta allo stesso tempo. Si smarrisce ogni punto di riferimento fino a che la testa non va a ricercare il buon vecchio Thomas, che è sempre lì a darti conforto con i suoi ottavi dritti.

Suonano "Dancers to a Discordant System" e poi c´è un attimo di pausa, tre parole di numero, un breve ringraziamento agli opener High On Fire e la parola magica: "Bleed". Il tir diventa un Frecciariossa senza freni e il pubblico impazzisce.
Lo tsunami di caos sembra essere finito ma gli svedesi tornano in scena per sbatterci in faccia altri due pezzi: "Demiurge" e "Future Breed Machine". E che gli vuoi dire? Inutile pensare, si può solo godere di ogni secondo di questa razionale follia.
I Meshuggah come sempre sono una garanzia. Non sbagliano (mai), non ridono (mai), non si perdono in chiacchiere, saranno esseri umani? Arrivano, ti prendono a ceffoni, ti accartocciano e se ne vanno, lasciandoti confuso ma estasiato e in pace col mondo. Precisiamo: in pace con tutto il mondo tranne che con quelli che hanno tenuto il telefono alzato per tutto il concerto, ci sarà un girone all´inferno solo per loro?


Meshuggah Setlist:
- Clockworks
- Born in Dissonance
- Sane
- Perpetual Black Second
- Stengah
- The Hurt that Finds You First
- Lethargica
- Do Not Look Down
- Nostrum
- Violent Sleep of Reason
- Dancers to a Discordant System
- Bleed
- Demiurge
- Future Breed Machine


Lineup:
Jens Kidman Vocals
Fredrik Thordendal Guitars
Mårten Hagström Guitars
Dick Lövgren Bass
Tomas Haake Drums


Fonte: Report: Davide Puliti - Foto: Erica Mottin



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