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ORPHANED LAND + VOODOO KUNG-FU + IMPERIAL AGE + CRISALIDA live @ Dagda - 13 novembre 2016

21-11-2016 21:34 - CONCERTI
Verorock ha seguito molto da vicino le date italiane del tour dei 25 anni di carriera degli Orphaned Land ed in questo primo report, vi parleremo della prima, svoltasi al Dagda di Borgo Priolo. Come sempre, il quintetto israeliano è bravo a scegliere band di supporto veramente interessanti e per l´occasione porta con sè Voodoo Kungfu (Cina), Imperial Age (Russia) e Crisalida (Cile); ognuna di queste band ha molto a cuore la propria identità culturale, che sarà a noi svelata attraverso un viaggio nella loro musica.
L´atmosfera al Dagda è già molto carica e nonostante il freddo all´interno della sala, c´è gente fin dall´apertura delle porte.

Iniziano dunque i CRISALIDA, band che ha fatto un bel viaggio per unirsi a questo tour, ma sicuramente ottenendo un risultato molto importante, ovvero quello di farsi conoscere ed apprezzare, proponendo la sua selezione di brani in maniera più heavy rispetto la versione album. Il quartetto cileno riesce fin dall´inizio a smuovere il pubblico ed anche se i loro pezzi sono tutti in spagnolo, il groove creato riesce a superare le barriere, pure per la bravura on stage della singer Cinthia nel coinvolgere il pubblico, donna piena d´energia.
Ed è così che da "Aracauna" a "Solar Raco" possiamo goderci un ottimo show in chiave prog, con le ritmiche incalzanti create da Braulio e Rodrigo e i riff possenti di Damian. I testi di questa band sono incentrati sulle storie del loro paese, pieno di tradizioni totalmente differenti dalle nostre e con l´atmosfera creatasi ci sembra quasi di rivivere le battaglie dell´antico popolo Mapuche che ha sfidato gli Inca ed i Conquistadores, resistendo a questi ultimi oltre 300 anni.

Crisalida setlist:
- Araucana
- Bajo Tierra
- Cabo de Hornos
- Morir Aquí
- Solar Raco


Lineup:
Cinthia Santibañez Vocals
Damian Agurto Guitars
Braulio Aspe Bass
Rodrigo Sanchez Drums


A seguire ecco gli IMPERIAL AGE, band russa (e si vede) che ovviamente sfida il freddo della sala tra corpetti ed uniformi molto leggere, per portarci in un´atmosfera che richiama l´epoca degli Zar in maniera molto convincente. Le melodie sono tipicamente alla Rhapsody ma con ben altre voci, con la nuova front-girl Anna Kiara affiancata nei cori dalla tastierista Jane, mentre alcune parti sono affrontate dal fondatore Aor, con un timbro non troppo particolare ma perfetto per questo stile. "Turn The Sun Off" apre le danze ed è una canzone che entra subito in testa, fornita di cambi ritmici e struttura epica, con ben due tastiere per un sound più che sinfonico. Il sestetto riesce a ricreare la stessa potenza dell´album, lasciando il pubblico molto soddisfatto nonostante il genere ormai blasonato da numerose band (molte delle quali non sanno nemmeno suonarlo) perchè c´è una buona base di preparazione musicale in ciascun membro. Anche "Death Guard" è un brano poderoso, che percorre lo stesso stile ma non annoia, grazie alla creatività della composizione. Le acque si calmano con la più folkloristica "Aryavarta", che ci trascina in lande deserte con dolcezza, dove Aor conduce le linee vocali seguito da un pubblico che si muove al ritmo della musica. "Anthem Of Valour" ci riporta un´epicità al 200%, anche perchè sull´ultimo album viene riproposta con alla voce una guest che non indovinerete mai, anzi sto scherzando, è Fabio Lione. Possiamo dirci quindi soddisfatti anche da questa seconda esibizione.

Imperial Age setlist:
- Turn the sun off
- Death Guard
- Aryavarta
- Anthem of valour


Lineup:
Anna Kiara Vocals
Alexandr Strelnikov Guitars
Aor Keyboards, Vocals
Jane "Corn" Odintsova Keyboards, Vocals
Dmitry Pyshechkin Bass
Igor Tuov Drums


Ci prepariamo quindi all´esibizione dei VOODOO KUNGFU e questa sarà veramente un´esperienza indimenticabile, perchè non penso che in giro ci sia qualcosa di simile. Già la loro entrata in scena ha una sua misticità: ogni componente della band in tenuta da combattente, una maschera di demone alla batteria e Nan con indosso un costume tipico da monaco del tempio (tentando d´indovinare, l´impressione è quella). Ma la pomposità musicale che ci bombarda non appena i cinque iniziano ad esibirsi è a livelli massimi: una voce leader, che cambia senza sforzo da growl a screaming ed intonazioni gutturali tipiche dai canti tradizionali della Mongolia, accompagnata da un tappeto musicale potente e veloce come una mitragliatrice. Il primo "tatatata" tipico arriva in ogni caso su "Bruce Lee", sarà un´esclamazione ricordata da tutti i presenti al concerto, per un "KungFu Metal" eccezionale e rievocativo, della forza cinese, libera dalle oppressioni del loro stesso governo. Questo è uno dei temi fondamentali di questo gruppo, ormai esiliato e residente in America, una forza della natura canzone dopo canzone. Nel frattempo Nan rimane a torso nudo, mostrando un fisico muscoloso e tatuato, che unito alla sua espressività facciale, dà un accento in più all´atmosfera. Durante il concerto, totalmente adrenalinico, si possono udire armonie tipiche cinesi sapientemente mixate con il resto. Il basso è lo strumento dominante, con Murv che ci dona anche uno spettacolo visivo, muovendosi a scatti a seconda del ritmo. "Tibet" è un pezzo più lento ed intenso, ma al quale non mancano dei crescendo di pura energia. Il pubblico, all´inizio molto sorpreso, apprezza immediatamente ogni parte dello show; "Born on June 4th" è l´inno di battaglia, dove Nan riprende il suo "combattimento" in musica, sapientemente ritmato da una batteria che spinge la canzone in un vortice di potenza. Si finisce con una grande cover di "Raining Blood" degli Slayer, con un pubblico ancora estasiato.

Voodoo KungFu setlist:
- Mongol
- Celestial Burial
- Bruce Lee
- Tibet
- Born on June 4th
- Raining Blood (Slayer cover)


Lineup:
Chinese Cobra - Nan Vocals
Murv Bass
William Drums
Joseph Guitars
Yasutaka Guitars


Cambio palco molto veloce ed arriva il momento più atteso, i nostri cari ORPHANED LAND salgono sul palco, pronti a regalarci ancora una volta un metal che ci proietta in atmosfere orientali, che si mescolano con ritmiche incalzanti, trasportatrici di un messaggio di pace, per tutte quelle persone che purtroppo vivono costantemente in uno stato di guerra a causa di motivi religiosi.
Si inizia quindi con una intro, "The Holy Land of Kna´an", presa dal loro ultimo progetto con Amaseffer, per poi iniziare il concerto vero e proprio con la bellissima "All Is One", ormai apertura classica della band israeliana. Mani che si sollevano per battere tutte insieme questo ritmo insieme a Kobi, sempre allegro sul palco e bravissimo a coinvolgere tutto il pubblico. Altre tracce dallo stesso album, come "The Simple Man" e "Let The Truce Be Known" si susseguono nella sala, con cori ben conosciuti e cantati dai presenti. "Barakah" invece ci fa tornare un po´ indietro nel tempo, precisamente al 2010, con "The Never Ending Way of ORwarriOR" dove con Matan alla batteria siamo in una botte di ferro, perché con il suo stile preciso e pulito riproduce benissimo tutti i vari cambi e rullate della sezione ritmica, donandogli dal vivo ancor più vitalità. "The Kiss Of Babylon" invece richiama in causa "Mabool", album splendido, con parecchie mescolanze tra voce growl e pulita ed armonie accattivanti che oltretutto fanno venir voglia di muoversi seguendone il ritmo. Il pubblico non smette di cantare mentre si prosegue con lo show, che ora arriva ad un momento ballad, con "Brother", pezzo che ha riscosso successo fin dall´uscita di All Is One. "Birth of the Three" rinnalza il livello di potenza in sala con la sua energia, per passare poi a "Olat Ha´tamid", splendida nella sua classicità orientale. "Ocean Land" riporta in aria le capigliature del pubblico, facendole muovere all´unisono, grazie ai suoi riff incalzanti per aumentare ancora di più sulle note di "Sapari", uno degli inni di battaglia degli Orphaned Land; impossibile non amarla ed infatti viene cantata a squarciagola da tutti, pure se il testo è in parte in ebraico. Si va avanti con un´altra canzone molto particolare, "El Meod Na´Ala", introdotta da Idan con un intermezzo al mandolino, seguita da "In Thy Neverending Way", dall´atmosfera più distesa, con Kobi che guida il pubblico che col suo "nanana" accompagna l´esecuzione del brano; Uri e Chen, sempre sorridenti, contribuiscono a tenere viva l´attenzione della gente.
Arriva il momento di un tributo inserito da pochi giorni in set-list, "If it be Your Will", proprio per l´improvvisa scomparsa del famoso artista Leonard Cohen, una delle maggiori ispirazioni di Kobi nella sua carriera di artista. Il concerto termina infine con la notissima "Norra El Norra" dove si salta durante tutto il ritornello, per rilassarsi solo alla fine, perché si chiude con l´ultima parte del brano "Ornaments of Gold" direttamente da Sahara (1994). Che dire, ogni volta vederli è una bellissima esperienza e in questi 25 anni ci hanno dimostrato che la musica può unire qualsiasi popolo e che il loro messaggio continuerà a viaggiare attraverso le loro composizioni e la bocca dei fan che ne cantano i testi. Aspetteremo tutti il nuovo album, che vedrà la luce nel 2017, con impazienza!

Orphaned Land setlist:
- The Holy Land of Kna´an
- All is One
- The Simple Man
- Let the Truce Be Known
- Barakah
- The Kiss of Babylon (The Sins)
- Brother
- Birth of the Three (The Unification)
- Olat Ha´tamid
- Ocean Land (The Revelation)
- Sapari
- El Meod Na´Ala
- In Thy Neverending Way (Epilogue)
- If it be Your Will (Leonard Cohen cover)
- Norra el Norra (Entering the Ark) / Ornaments of Gold


Lineup:
Kobi Farhi Vocals
Idan Amsalem Guitars
Chen Balbus Guitars
Uri Zelha Bass
Matan Shmuely Drums




Fonte: CrystalNight Pics: Dario Mauri



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