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RECENSIONE - Hangarvain – Freaks – 2016 - Voto: 8

21-04-2016 23:54 - RECENSIONI
Sono passati poco meno di due anni dal loro album di esordio, l´apprezzatissimo “Best Ride Horse”, uscito nel 2014 per l´etichetta italiana Red Cat (Audioglobe Distribution), che ha portato alla ribalta nazionale e anche fuori dai confini italici, questa interessantissima realtà musicale partenopea: la band, capitanata dal carismatico Sergio Toledo Mosca (voce) e dal suo fido arciere Alessandro Liccardo (chitarra e cori), è riuscita a farsi conoscere al pubblico italiano ed europeo, aprendo i concerti di gruppi storici della scena internazionale, quali i Y&T di Dave Meniketti (per i quali aprirono la loro unica data italiana al Crossroads di Roma ai primi di ottobre del 2014), i DGM, i Diaframma, i norvegesi Niterain e Fabio Lione (Angra, Rhapsody Of Fire, Vision Divine), esibendosi in cento date distribuite in poco più di dodici mesi, e andando a toccare, oltre all´Italia, anche Inghilterra, Austria e Spagna. La loro ascesa musicale è iniziata con il lancio del loro primo singolo “Free Bird”, uscito a Giugno 2013, che raggiunse la posizione n. 2 nella classifica rock italiana di Reverb Nation, il cui videoclip ha ottenuto più di 5000 visualizzazioni su Youtube durante le prime settimane.


Dopo questi ultimi due anni, che hanno visto una loro intensa quanto ripagata attività live, il quartetto originario di Napoli, dopo alcuni cambi di line-up, ritorna sulle scene discografiche con il nuovo tanto atteso sequel, “Freaks”, uscito ufficialmente l´8 Marzo 2016 per la loro etichetta Volcano Records. Il suono caldo e avvolgente, condito da profonde sfumature blues e country e unito ad una solida base di matrice southern con elementi prossimi al post-grunge e allo stoner rock contemporaneo, ci regalano sin dai primissimi ascolti un prodotto assai ben riuscito, capace di coinvolgere intimamente l´ascoltatore per tutte e dieci le tracce, senza mai riscontrare cali di tensione, bensì riuscendo a spaziare nei lidi più disparati, più accattivanti e più coinvolgenti che il rock classico ci ha da sempre regalato: anche l´alternanza di brani più spinti ed arrembanti ad altri più lenti e malinconici, è risultata, come già sul loro primo disco, una scelta veramente ben riuscita, capace di amalgamare e di fondere al meglio tutta la loro energia insieme ad un´ottima capacità compositiva. Il songwriting per l´appunto, risente indubbiamente delle loro recenti esperienze sui palchi italiani ed europei, e si percepisce un´ulteriore maturazione a livello compositivo, in perfetta continuità con il loro precedente lavoro, che già aveva messo in evidenza tutti i loro non pochi pregi! Anche l´entrata in formazione del duo alla sezione ritmica, composto da Francesco Sacco (basso) e dalla new entry Mirkko De Maio (batteria) è sicuramente un ulteriore punto di forza, a sostegno delle linee melodiche tracciate dalla chitarra di Alessandro Liccardo e dalla voce espressiva di Sergio Toledo Mosca. A coronamento di questo loro secondo capitolo, la band è attesa il prossimo mese di Maggio per un mini tour italiano che li vedrà in apertura di un altro celebre nome della scena rock ottantiana mondiale, gli L. A. Guns di Phil Lewis, per ben cinque date.


L´apertura di questo nuovo full-lenght è affidata alla monolitica “Keep Falling”, singolo apripista, da cui è stato tratto anche un video, uscito lo scorso 15 Febbraio: l´intro martellante di basso è sostenuta dall´immancabile voce di Sergio, fino a sfociare in un ritornello caratterizzato da una spiccata vena melodica, sostenuta da un riff tagliente di Alessandro alla sei corde, che ci regala degli ottimi arrangiamenti sia durante le strofe che nel refrain finale. Dopo questa partenza col botto, in grado di destabilizzare anche i più scettici o chi magari non li aveva mai sentiti, non vi è tempo di rifiatare che si è subito travolti dai cori introduttivi della titletrack, “Freaks”, dove le linee vocali ricordano molto quelle di Eddie Vedder dei Pearl Jam, da sempre uno dei riferimenti stilistici del buon Sergio: anche qui è assai apprezzabile il lavoro di chitarra, capace di tracciare pregevoli itinerari sonori, sempre a cavallo tra il rock settantiano e quello più moderno di gruppi quali i Black Stone Cherry o addirittura i celeberrimi Alter Bridge di Miles Kennedy e Mark Tremonti. Un riff arrembante, quasi priestiano, fa da apripista ad uno dei “piatti forti” dell´intero lavoro, la corroborante "Sliding To Hell": la carica sprigionata da un ritmo fluido e frizzante, in pieno stile hard rock, e un ritornello centrale assai orecchiabile, uniti ad un assolo da applausi ci offrono la prova di come questi giovani ragazzi riescano sempre a regalarci grandi emozioni, senza mai annoiare o risultare scontati, ma anzi riuscendo a coinvolgere emotivamente l´ascoltatore in ogni singolo passaggio! Dopo questi primi tre pezzi elettrici, si passa alla prima ballad, “Dancing On A Whisper”, introdotta da una parte arpeggiata e più lenta nelle strofe, alternata ad un bridge centrale scandito da un coro a due voci, per poi finire in un altro assolo elegante di chitarra, e in un ultimo stacchetto acustico, quasi sussurrato prima della chiusura finale. Si ritorna subito a “scapocciare” invece con la successiva “Devil Of The South”, un autentico manifesto del southern rock, che proprio per i suoi arrangiamenti di matrice sudista, è candidato a diventare uno dei cavalli di battaglia delle loro prossime esibizioni live: il tutto è come sempre valorizzato dalla voce, sempre ispirata e sanguigna di Sergio e dal groove scandito dai suoi fidi compagni alla sezione ritmica. “Like Any Other” ha un inizio acustico, che ricorda vagamente qualcosa dei Queensrÿche nell´arpeggio di chitarra, ma che sfocia ben presto in un ritornello melodico, e che, come nella precedente ballad, alterna parti elettriche ad altre più introverse e lente, quasi sussurrate, valorizzata da un´altra perla finale di chitarra. Un altro brano che merita più di qualche ascolto è sicuramente “A Coke Shot”, con una strofa cadenzata, quasi sullo stile dei primi Rage Against The Machine di Tom Morello, dove la chitarra di Alessandro può felicemente sbizzarrirsi in arrangiamenti eterogenei, fino ad una parte più spinta nel finale, ma sempre al servizio della melodia! Si passa poi ad una riedizione in chiave elettrica della semplice ma ben composta “A Life For Rock´n´Roll”, già presente nel loro precedente disco in chiave semi-acustica: questa nuova rilettura, proposta in tutti i loro recenti concerti, si rivela un´autentica bomba sonora, perché, nonostante si basi su un classico mid-tempo di matrice americana, riesce ad appassionare per il suo refrain centrale che entra subito in testa, sin dai primi ascolti, oltre ovviamente ad assoli degni di Mike Mc Kredy nei suoi primi lavori con i Pearl Jam!
Iniziamo ad avvicinarci al termine di questo breve ma intenso viaggio musicale nella rovente terra a stelle e strisce, ed eccoci appunto catapultare oltreoceano con “Stuck In Arizona”, altro picco compositivo di questo disco: la sua carica avvolgente ci trascina dall´inizio alla fine, con la sua melodia orecchiabile e i suoi arrangiamenti da capogiro nel bridge finale. La chiusura di questo godibilissimo album è affidata ad un altro brano, in bilico tra l´acustico e l´elettrico, dal sapore molto southern con alcuni riferimenti anche ai Puddle Of Mudd: una prova impeccabile e sugli scudi da parte di tutti e quattro i musicisti che ancora una volta ci regalano un pezzo ben suonato e arrangiato, dove tutta la rabbia è trasformata in autentica energia sonora, degna conclusione di questo riuscitissimo come back!


Dopo ripetuti e attenti ascolti non resta molto altro da aggiungere a quanto già detto dettagliatamente in precedenza: questi giovani ragazzi napoletani ancora una volta hanno dimostrato tutte le loro peculiarità sia a livello compositivo che esecutivo, offrendoci l´ennesima prova eccellente in questi circa quarantacinque minuti di puro godimento sonoro: intendiamoci, la loro proposta musicale, come già ricordato sopra, è sicuramente debitrice e derivativa del sound di band della scena rock contemporanea (Creed, Black Stone Cherry, Alter Bridge, ecc.), ma nonostante ciò risulta alquanto fresca e mai banale, facendoci anzi apprezzare tutte le loro doti che negli ultimi anni stanno sempre più uscendo fuori, portando a maturazione tutto il duro lavoro e i tanti sacrifici che ogni giorno essi offrono alla giusta causa del Rock´n´Roll: bentornati “Satanassi”!




Tracklist:

1. Keep Falling
2. Freaks
3. Sliding To Hell
4. Dancing On A Whisper
5. Devil Of The South
6. Like Any Other
7. A Coke Shot
8. A Life For Rock´n´Roll
9. Stuck In Arizona
10. Ten Years Waiting


Line-up:

Sergio Toledo Mosca (Voce)
Alessandro Liccardo (Chitarra e Cori)
Francesco Sacco (Basso)
Mirkko De Maio (Batteria)


Data di pubblicazione: 8 Marzo 2016

Etichetta: Volcano Records

Links:
www.hangarvain.com
facebook.com/HangarvainOfficial



Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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Hangarvain - Keep Falling

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