“Fighters”, titolo che non poteva essere più esplicativo e calzato a pennello per tratteggiare al meglio le caratteristiche dei guerrieri bolognesi, posto sotto ad un artwork molto meglio curato rispetto al precedente, battezza il ritorno degli stessi presentandosi come un disco più determinato ma anche un po meno immediato del primo disco, già di per se ottimo e che presentava a suo tempo una band determinata a sfogare la propria rabbia contro il mondo, e questa sete di vendetta continua già ascoltando l’apripista “We Are The Legion”, un must quasi epicheggiante con il refrain cantato a squarciagola dall’intera band, a ribadire la loro fedeltà a difendere il proprio credo e la propria fede riposta da sempre nell’Heavy Metal.
Subito risalta all’orecchio la prova vocale di JJ Sange che in alcuni casi come questo, e in altri che si snodano più avanti nel disco, va a toccare livelli molto alti che in precedenza non si erano mai sentiti. Leggermente statica la seguente “3 Days In Hell”, dove i ritmi sembrano voler spiccare il volo ma timidamente riescono nell’intento se non nell’accattivante chorus, specialità nella quale i Tarchon Fist si distinguono come dei veri maestri, riuscendo a creare dei cori facilmente stampabili come quello dell’epicissima “Fighters”, accompagnato da ritmi incalzanti di stridenti chitarre e doppia cassa fulminante, alternati a cadenzati momenti quasi a rappresentare l’avanzata di un antico esercito su un campo di guerra, un vero anthem dal sapore quasi solenne tanto quasi da meritarsi l’appellativo di inno di lotta ( e come infatti vedremo più avanti, proprio di inno si tratta).
Ma non c’è solo la rappresentazione dell’arte della guerra nella voglia di esprimersi in musica dei Tarchon Fist; anche i temi più delicati narrati in “Victims Of The Nations” e nella seguente “Flower In The Sand” meritano un plauso particolare; songs che a metà strada tra la rabbia e la tristezza dedicano un pensiero a quelle giovani generazioni nate in un mondo ormai orfano di ideali e valori etici, spesso vittime dei biechi e spudorati interessi di adulti senz’anima che si ritroveranno nel crescere a doversi scontrare sempre più con questa dura realtà; simbolo di questa battaglia reale può essere senz’altro considerato la graziosa voce di Katiuscia Tattini, la figlia del boss, che si presta con ottimi risultati nel ritornello della stessa Victims Of The Nations.
Chiusa la parentesi più riflessiva, i Tarchon Fist si rivestono con le loro armature per riprendere la battaglia nella sostenuta “Hammersquad”, il punto di incrocio tra il gusto personale di Tattini e co. e la scuola britannica, ritrovando JJ Sange in piena scioltezza vocale, salendo a livelli poco toccati nel precedente disco e che si possono udire anche nell’altrettanto elettrizzante “Thunderbolt”, ritenuta da parte di chi scrive uno degli higlights del disco. Se solo riuscisse ad aggredire più il pentagramma in certi casi, darebbe ancora più potenza ad un suono già di per se granitico, almeno questo è il mio punto di vista.
Non lascia particolarmente colpiti “Still In Vice”; anche per questa song si può fare un discorso simile per 3 days in hell, ovvero che strutturalmente rimane un po ancorata per terra, riuscendo ad avere la meglio sia nella fase centrale del refrain che nell’apporto dei solos in cui dicono la loro anche ospiti di tutto riguardo come Rob Weir e Dean Robertson dei Tygers Of Pang Tang. Di tutt’altra pasta invece la speed “Bad Situation” dove ritroviamo Lucio “Junior” Martelli stavolta in veste di ospite, che lascia la sua impronta con un solo che dà man forte all’ispirato Heavy Rico. Fuoco incrociato in “Falling Down” mentre “Earth Song” è una buona song senza lode e senza infamia. Miglior compito per chiudere il disco vero e proprio non può che essere lasciato a una song titolata “The Game Is Over”, una palla di hard’n’heavy dove un altro ospite d’eccezione firma alla sua maniera il libro degli ospiti, quel Tom Naumann che in tempi passati abbiamo imparato a conoscere attraverso la sua militanza nei Primal Fear e nei Sinner.
Sarebbe in teoria giunto il momento di stilare le impressioni finali di “Fighters” ma i Tarchon Fist non hanno di certo badato a spese per suggellare al meglio il loro ritorno in guerra e hanno così voluto offrire un prodotto completo sotto ogni punto di vista con un bonus cd contenente curiosità e sorprese sia nella parte audio che in quella multimediale. La prima chicca è “Warriors” che altro non è che la versione cantata in italiano di Fighters; come avevo fatto cenno all’inizio, per la sua solennità la track poteva essere comparata al valore di un inno di lotta, ebbene tale lo è visto che questa canzone è divenuta l’inno ufficiale della squadra di football americano del Bologna.
Anche con la lingua madre, il pezzo mantiene la sua carica, anzi acquista anche un pizzico di originalità e di simpatia sentendo il pezzo cantato con il tipico accento bolognese. Stesso identico discorso per “Figli senza Domani” ovvero la riproposizione di “Victims Of The Nations”, dove ancora è più chiara la denuncia che i Tarchon Fist rivolgono alla società odierna, grazie al cantato in italiano. Sorprendente e allo stesso tempo affascinante l’alternative version di “Thunderbolt” riarrangiata musicalmente in uno stile quasi oscuro con l’intervento di tastiere aggiunte alla chitarra, e vocalmente con un JJ Sange che si esprime in tonalità più cupe e profonde, vicine al groove di band come Him e 69 Eyes.
Una buona prova che spiazzerà forse i defenders più incalliti, ma che il sottoscritto invece apprezza con piacere. Le ultime tracce sono alcuni estratti live registrati al Santiangeli Live di Treviso, che saranno parte integrante del prossimo Dvd targato Tarchon Fist disponibile a breve, ovvero “Black Gold Fever” “Bad Man Mania” e “Metal Detector”, mentre per tributare il doveroso omaggio alla NWOBHM, da sempre musa ispiratrice con cui questi ragazzi sono cresciuti come fans e come artisti, la band felsinea offre due versioni roboanti di “Breaking The Law” e “Princess Of The Night”.
Nella parte multimediale è possibile trovare foto, la biografia del gruppo e due videoclip, il video di “Fighters” e quello di “Eyes Of The Wolf” ripreso sempre al live di Santiangeli, che sarà parte integrante dello stesso Dvd.
I Tarchon Fist sono tornati a poca distanza di tempo, e in pompa magna anche, proponendo un disco in cui la forza e l’energia mai doma di questa band continua a esprimersi ad alti livelli, con l’unica differenza che in studio sembrano rendere solo l’80% delle proprie reali potenzialità che al contrario riescono ad esprimere dal vivo, grazie a una serie interminabile di concerti ad alta gradazione.
Di certo questo non inficierà nel giudizio finale rivolto a un disco energico, con molti riferimenti al vecchio modo di fare heavy metal che i Tarchon Fist riescono a mantenere con capacità al passo con i tempi, senza snaturarli ma solo dando loro una ventata di aria fresca, grazie anche a una produzione pulita e superiore al primo disco, con un artwork molto più curato sia nella copertina che anche nelle pagine del booklet, con foto della band in versione “antica” e attuale, a rimarcare ancora una volta la loro devozione agli antichi splendori della nazione Italica.
Qualche episodio un po incerto qua e là c’è, ma come dice il proverbio “a tutti i poeti manca un verso”, per cui godiamoci questo ritorno senza troppi problemi e soprattutto, fatelo crescere ascolto dopo ascolto perché qui la maturità è davvero di casa.
Francesco "Running Wild"