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ALEX SKOLNICK TRIO @ Roma, Planet Live Club – Hard´n´heavy in chiave Jazz!

23-03-2017 22:20 - CONCERTI
Alex Skolnick Trio
Alex Skolnick Trio: Alex Skolnick (chitarra e voce)
Alex Skolnick Trio
Alex Skolnick Trio
Alex Skolnick Trio: Nathan Peck (contrabbasso)
Alex Skolnick Trio
Alex Skolnick Trio: Matt Zebroski (batteria)
Alex Skolnick Trio: Alex Skolnick (chitarra e voce)
Alex Skolnick Trio: Nathan Peck (contrabbasso)
Alex Skolnick Trio: Alex Skolnick (chitarra e voce)
Alex Skolnick Trio: Nathan Peck (contrabbasso)
Alex Skolnick Trio: Alex Skolnick (chitarra e voce)
Alex Skolnick Trio
Alex Skolnick Trio: Matt Zebroski (batteria)
Alex Skolnick Trio: Alex Skolnick (chitarra e voce)
Alex Skolnick Trio: Matt Zebroski (batteria)
Alex Skolnick Trio: Nathan Peck (contrabbasso)
Alex Skolnick Trio: Nathan Peck (contrabbasso)
Alex Skolnick Trio: Alex Skolnick (chitarra e voce)
Alex Skolnick Trio
Alex Skolnick Trio
Alex Skolnick Trio
Quando capita di imbattersi in nomi del calibro di Alex Skolnick non si può fare a meno di pensare alla prolifica carriera che tali artisti hanno portato avanti nel corso delle ultime tre decadi nel panorama internazionale metal e dintorni: ebbene, spesso si sottovaluta o addirittura si disconosce quello che invece spesso è il variegato background che contraddistingue la vita artistica di un musicista! Ed è appunto questo il caso in cui uno dei maggiori interpreti mondiali della sei corde, Skolnick per l´appunto, rinomato chitarrista dei Testament, ex Savatage, collaboratore di Ozzy Osbourne, sia conosciuto principalmente nel mondo metallico e solo da pochi estimatori anche in altri ambiti musicali: il simpatico Alex infatti ha da sempre manifestato il suo interesse musicale per i generi più disparati, sin dalla sua storica collaborazione con un certo Les Claypool (leader dei Primus), altro personaggio poliedrico e dalle infinite sfaccettature sonore. Per l´occasione, il virtuoso musicista americano, sbarca in Italia per una serie di date con il suo storico trio, con cui ha inciso ben quattro dischi, tra rivisitazioni di brani storici del rock in chiave jazz/blues e nuovi composizioni; l´evento di domenica 19 Marzo 2017, organizzato da Rosini Management in collaborazione con il locale, il prestigioso Planet Live Club di Roma, ha visto per la prima volta nella capitale questo fantastico trio di musicisti eccezionali, che ci hanno letteralmente ammaliato dall´inizio alla fine del loro set, passando da suoni funky a lidi più prettamente jazz/fusion andando a toccare il bluegrass e il country rock! Insomma si potrebbe pensare ad una colorita macedonia sonora, e invece la loro inusuale bravura è stata proprio quella di saper dosare il tutto passando all´interno di uno stesso brano da ritmiche più veloci a parti più lente e meditative, il tutto legato da una tecnica sopraffina e invidiabile! Le diverse decine di presenti, accorsi per l´evento, hanno dunque avuto un´esperienza quasi mistica e unica per apprezzare in questa sua veste differente il loro beniamino di sempre!

Possiamo sin da subito constatare l’originalità del tipo di spettacolo che andremo ad assistere, notando la strumentazione inusuale già disposta sul palco prima dell’inizio: al fianco di una chitarra elettrica e di una sfavillante batteria trova posto un imponente contrabbasso, un oggetto misterioso ma che si rivelerà ben presto uno degli ingredienti di successo della loro proposta musicale! E infatti poco dopo si abbassano le luci mentre fa il suo ingresso in scena il terzetto capitanato dal tanto atteso Alex, che ci saluta affettuosamente ricordandoci che stiamo per assistere a qualcosa di veramente fuori dall’ordinario; ed infatti sin dalla opener “Unbound”, possiamo felicemente constatare la novità sonora, in bilico tra un funky jazz con qualche spruzzatina rock vintage, dove sin dalle prime note emerge tutta la poliedricità tecnica del guitar hero statunitense. A conferma di quanto appena detto, la seguente “Culture Shock” di impronta tipicamente country/bluegrass, alterna al suo interno parti più veloci ad altre più soffuse, guidate come sempre dalla maestria di Alex, che in più di un occasione sembra farci rivivere delle scene di un film West con le sue atmosfere magiche ed arrangiamenti ad hoc; non da meno, il contributo dei suoi due compagni di avventura risulta subito fondamentale, ed è un autentico piacere tanto per gli occhi quanto per le orecchie assistere alla strabiliante bravura di Nathan Peck (contrabbasso), che si diletta su e giù sul suo imponente strumento! Dopo questi due brani iniziali della loro produzione, si passa quindi ad una rivisitazione in chiave soft jazz di uno dei diversi classici del rock che ci verranno riproposti in questa occasione sotto una veste differente: “Dream On”, celebre hit degli Aerosmith, è accolta da applausi di accompagnamento sin dall’intro iniziale di chitarra, sul quale si innesta il possente suono del contrabbasso di Peck, per poi sfociare in continue improvvisazioni e cambi di tempo, dettati magistralmente dall’estroso Matt Zebroski (batteria) dietro le pelli. “Django Tango” è invece un tributo allo storico chitarrista belga di origini gitane, Django Reinhardt, incentrato su un ritmo lento e malinconico, su cui la sei corde del virtuoso americano si diletta in fughe chitarristiche multicolori; e di tributo in tributo si passa ora ad un brano scritto in onore di Prince, recentemente scomparso, “99/09”, un brano in puro funky style, sul quale Alex si accompagna con alcuni vocalizzi al microfono durante gli arrangiamenti pregevoli di chitarra, facendoci letteralmente ammaliare dal fantastico groove che ci trascina per quasi dieci minuti, nei quali ciascun componente si esibisce in fantomatici soli, lasciandoci a bocca aperta per l’apparente facilità con la quale si cimentano sui rispettivi strumenti! Si torna adesso alle origini del rock che, come ci conferma lo stesso Alex, è indubbiamente uno degli elementi più presenti nel suo background musicale, assieme al country, al blues, al jazz/fusion e ovviamente al metal: dal repertorio Deep Purple ci viene offerta una piacevole rilettura di “Lazy”, dallo storico Machine Head (1972), sulla quale Skolnick si diletta brillantemente anche come cantante. Insomma ce ne è per tutti i gusti, e dopo aver doverosamente tributato anche un certo Ritchie Blackmore non poteva mancare assolutamente una dedica al compianto Randy Rhoads, ex storico chitarrista di Ozzy Osbourne e dei Quiet Riot, con un celebre pezzo del suo repertorio con il madman, “Revelation Mother Earth”, rivisitata interamente in chiave strumentale, quasi smooth jazz, risultando quasi come una loro personale composizione! E rimanendo in ambito rock non ci si poteva certamente dimenticare dei Kiss, con una versione sublime della loro “Detroit Rock City”, contraddistinta da una prova magistrale di Peck, che si esibisce a più riprese in soli fulminanti, duettando a più riprese con il nostro amato Alex, soprattutto durante il bridge centrale, sino a sfociare in lidi jazz/blues, per poi ritornare nel finale sul tema del brano! Tra un ringraziamento collettivo e qualche battuta simpatica, si procede dunque verso il finale di questa esperienza musicale alquanto edificante ma soprattutto rilassante: è la volta di “Veritas”, dal loro omonimo album del 2011, basata su una ritmica cadenzata e condita da una giusta dose di melodia, in bilico tra il soft rock e il pop di classe, dove è ancora una volta da apprezzare il gusto per gli arrangiamenti mai scontati e banali creati dal mastermind della sei corde e dai suoi fidi scudieri! E non ci si poteva di certo dimenticare anche di un’icona del rock’n’roll come Chuck Berry, tristemente scomparso solo poche ore prima, il cui tributo è affidato ad un veloce ma alquanto apprezzato accenno alla sua celebre “Johnny B. Good”, capace sin dal riff iniziale di riaccendere la passione che tutti noi abbiamo per questa pietra miliare della musica! Tocca ora agli Scorpions, ed una versione sognante e molto atmosferica di “Still Loving You” ci conduce verso la conclusione di questa indimenticabile serata, vissuta a stretto contatto con tre musicisti a dir poco eccezionali: anche qui siamo di fronte ad una rilettura assai personale, come già avvenuto per tutti gli altri pezzi coverizzati, tanto da poter sembrare, soprattutto per le orecchie dei poco attenti, una composizione originale! Al termine del brano sono solo applausi scroscianti a riempire l’intera sala, ed ancora una volta Skolnick ci ringrazia con affetto per tutto il supporto ricevuto in questa sua prima venuta nella Capitale, promettendoci di ritornare presto: e proprio in onore della Città Eterna, ci dedica un blues improvvisato, su cui cala il sipario di questa memorabile serata, vissuta da tutti quanti noi in intimità con questi tre musicisti, capaci di far parlare i loro strumenti in tutte le lingue possibili del mondo musicale!


Alex Skolnick Trio setlist:

“Unbound”
“Culture Shock”
“Dream On” (Aerosmith cover)
“Django Tango”
“99/09”
“Lazy” (Deep Purple cover)
“Revelation Mother Earth” (Ozzy Osbourne cover)
“Detroit Rock City” (Kiss cover)
“Veritas”
“Still Loving You” (Scorpions cover)
“Blues Improvisation” (Roma Blues)

Sono eventi come questo appena vissuto che spesso, almeno a parere di chi scrive, risultano forse più appaganti di altri concerti basati su di un unico genere oramai abbastanza standardizzato, a regalare autentiche emozioni all’apparato uditivo di ciascun ascoltatore oltre che ad offrirci una prova sopraffina della perizia strumentistica di artisti del calibro degli AST (Alex Skolnick Trion. d. r.). Non poteva che rivelarsi dunque un autentico successo, vista anche la presenza di molti appassionati, nonchè di metalheads curiosi di vedere il loro idolo in una veste inusuale, oltre che ad avere la possibilità di conoscerlo di persona a fine show, per foto e autografi di rito. E infatti il simpatico Alex, assieme ai suoi colleghi, si dimostra alquanto disponibile ad esaudire le pressanti richieste di tutti i suoi fan, sia al termine dell’esibizione che successivamente per un meet & great privato. Ancora una volta ringraziamo la direzione e tutto lo staff del Planet Live Club per la disponibilità e cortesia nei nostri confronti, oltre ovviamente alla Rosini Management, che ha puntato su di un evento di qualità, augurandoci di poter rivedere e rivivere presto spettacoli così insoliti ma sempre intensi e appaganti per tutti gli appassionati della buona musica, qualunque essa sia!





Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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