25 Aprile 2018

News
percorso: Home > News > CONCERTI

ANVIL @ Roma, Jailbreak Live Club Metal On Metal strikes again!

18-03-2018 02:21 - CONCERTI
Anvil
Underball
Underball: Francesco Pekkia (chitarra), Motoreddu (basso) e Sex Lex (batteria)
Underball: Sex Lex (batteria)
Underball: Motoreddu (basso) e Zorro (chitarra)
Underball: Francesco Pekkia (chitarra) e John Von Lovers (voce)
Underball: Motoreddu (basso), Francesco Pekkia (chitarra) e Sex Lex (batteria)
Gravestone
Gravestone: Maax Salvatori (basso)
Gravestone: Marco Borrani (chitarra) e Massimiliano Buffolino (tastiere ed effetti)
Gravestone: Daniele Secco Biagiotti (voce)
Gravestone: Gabriele Maschietti (chitarra)
Gravestone: David Folchitto (batteria)
Gravestone: Marco Borrani (chitarra) e David Folchitto (batteria)
Gravestone: Massimiliano Buffolino (tastiere ed effetti)
Trance
Trance: Nick Holleman (voce)
Trance: Markus Berger (chitarra)
Trance: Eddie St. James (chitarra) e Thomas Klein (basso)
Trance: Jürgen Baum (batteria)
Trance: Thomas Klein (basso)
Trance: Markus Berger (chitarra)
Trance: Markus Berger (chitarra) e Eddie St. James (chitarra)
Trance: Markus Berger (chitarra), Thomas Klein (basso) e Eddie St. James (chitarra)
Trance: Markus Berger (chitarra) e Nick Holleman (voce)
Anvil
Anvil: Steve Lips (chitarra e voce)
Anvil: Chris Robertson (basso e cori)
Anvil: Steve Lips (chitarra e voce)
Anvil: Steve Lips (chitarra e voce)
Anvil: Chris Robertson (basso e cori) e Steve Lips (chitarra e voce)
Anvil: Chris Robertson (basso e cori) e Steve Lips (chitarra e voce)
Anvil: Chris Robertson (basso e cori)
Anvil: Robb Reiner (batteria)
Anvil: Robb Reiner (batteria)
Anvil
Anvil
Anvil
Un ritorno assai gradito, a quasi un anno e mezzo di distanza, quello degli storici canadesi Anvil in terra capitolina, sempre al Jailbreak, tempio rock per antonomasia, a suopporto del loro ultimo lavoro in studio, ´Pounding the Pavement´ (uscito a inizio anno per la Steamhammer - n. d. r.): un evento imperdibile all´insegna del puro metallo ottantiano, organizzato come di consueto da Altamira Events e dal Jailbreak Live Club!

Quando si dice "squadra vincente non si cambia" ci si può riferire a svariati contesti, sia sportivi che lavorativi o di qualsivoglia altro genere: è proprio questo il caso in questione poiché, a distanza di circa sedici mesi esatti (ancora è rimasta indelebile la loro sfavillante performance di Giovedì 17 Novembre 2016, il cui report potete rileggerlo qui - n. d. r.) il leggendario trio canadese torna sul "luogo del delitto", il Jailbreak Live Club per l´appunto, nella serata di Mercoledì 7 Marzo 2018, sempre grazie alla premiata ditta Altamira Events-Jailbreak, che ancora una volta hanno dimostrato come l´unione nell´organizzare eventi di tale portata possa costituire un punto di forza, soprattutto in un periodo in cui è sempre più difficile riuscire a sostenere anche economicamente kermesse di alto profilo come questa, vista anche la non sempre ricettività da parte del pubblico, diretto interessato: in questa occasione, soprattutto visto il riuscitissimo precedente solo pochi mesi or sono, ci si aspettava una partecipazione più massiccia di quella riscontrata alla fine, ma ovviamente peggio per i rinunciatari che si sono persi uno spettacolo ancora una volta memorabile! Questa volta al posto degli ottimi Rezet, che infiammarono letteralmente il già rovente palco del Jailbreak, i loro connazionali Trance, una storica band tedesca, fautrice di autentiche gemme del genere, che non hanno assolutamente disatteso ma che anzi si sono, almeno a parere di chi scrive, rivelati sorpresa della serata, visto il successo riscontrato nella loro prima data in terra romana: anche il duo di apertura, i goliardici Underball e i loro concittadini Gravestone (questi ultimi già reduci dalla precedente performance sempre in apertura agli Anvil - n. d. r.) hanno dimostrato di meritare ampiamente il successo che stanno avendo in questi ultimi periodi, grazie a tanto sacrificio e sudore sprigionato on stage! Insomma un evento da ricordare che noi di VeroRock Italia abbiamo voluto raccontarvi nel dettaglio con le nostre personali parole e immagini: buona lettura a tutti!

Si ringrazia l´amico Roberto Manenti di Metalforce come sempre per la collaborazione e disponibilità e soprattutto per le setlist che ci ha gentilmente concesso!


Underball
Quale migliore occasione di iniziare una serata ad “alto tasso metallico” se non con del sano e rude Porno-Thrash (toglieteci anche la prima “h”n. d. r.) Metal? Ebbene non lasciatevi orsù intimorire, a scaldare i già “bollenti spiriti” ci pensa questo giovane quintetto capitolino, dedito al metal più “estremo” nel senso lato del termine, non soltanto musicalmente ma anche a livello di tematiche trattate nonché di appeal spontaneo e genuino profuso per l’occasione: la loro proposta musicale non è assolutamente elaborata e ricca di fronzoli, ma risulta molto d’impatto ed energica, sin dall’iniziale “Squirt On My Face”, che ci dimostra come i nostri sappiano coniugare una verve rude e diretta con tematiche alquanto scottanti, arricchite dai simpatici e apprezzati siparietti riservatici dal folle frontman John Von Lovers (voce) che ci offre a più riprese il suo deretano, prendendoci autenticamente “per il culo” nel vero senso del termine, mentre i suoi compari Francesco Pekkia (chitarra) e Zorro (chitarra) sfoderano riff granitici pronti a scatenare un headbanging tra le prime file dei primi presenti. “Mother” e la successiva “Milf” continuano sulla strada appena intrapresa, catapultandoci in uno show goliardico e piacevole, anche per le orecchie del sottoscritto, poco avvezzo a queste sonorità moderne e un po’ stravaganti, ma pur sempre simpatiche: Motoreddu (basso) e il suo alfiere Sex Lex (batteria) forniscono una base solida a sostegno del sound profuso dai loro compagni! Arriviamo così alla fine del loro breve ma intenso set con la titletrack “Underball”, forse il brano più convincente di tutti, soprattutto per i buoni arrangiamenti melodici presenti, a conclusione di una performance alquanto godibile e apprezzata dai primi accorsi!

Underball setlist:

“Squirt On My Face”
“Mother”
“Milf”
“Underball”

Gravestone
“Per quest’anno non cambiare….stessa spiaggia stesso mare” (cit.) cantava Piero Focaccia nel suo celebre brano (“Stessa Spiaggia Stesso Mare”n. d. r.) ed eccoci nuovamente di fronte ad una band che avevamo già apprezzato in apertura agli stessi Anvil durante la loro ultima venuta in terra capitolina: questa volta con alcuni cambi di lineup ma con una setlist pressoché identica a quella riservataci in quella fredda notte di Novembre! Il sestetto si rivela essere una delle band italiane più ammirevoli e apprezzate del momento e lo testimonia il loro pregevole ultimo lavoro ‘Proud To Be Dead’ (uscito a inizio 2017 per la Sliptrick Recordsn. d. r.), nel quale la loro tecnica pregevole e la notevole capacità compositiva ben si equilibra nel creare atmosfere cupe e decadenti ma veramente ben congegnate soprattutto negli arrangiamenti strumentali: ci accolgono con la storica "Corpse Embodiment", dal loro EP ‘Simphony of Pain’ (1994), ed è subito un giubilo per le orecchie delle decine di ascoltatori che mano a mano stanno riempiendo la platea del locale; il nuovo frontman Daniele Secco Biagiotti (voce) si è integrato alla perfezione dopo la dipartita dell’uscente Alessandro Iacobellis, regalandoci momenti di grande intensità, tanto nelle parti in screaming quanto in quelle più baritone, mentre su “Flagellation” possiamo apprezzare il lavoro eccezionale di Marco Borrani (chitarra) e del suo alter-ego Gabriele Maschietti (chitarra), pronti a scambiarsi soli e riff mai scontati ma sempre elaborati al punto giusto, senza scemare nello stucchevole! Il loro progressive-death metal a tinte cupe riprende gli stilemi del genere, con riferimento a gruppi quali i primi Dark Tranquillity (quelli del capolavoro ‘The Gallery’ per intenderci – n. d. r.) o agli In Flames dei tempi che furono, risultando ben calibrato tanto nelle parti lente quanto in quelle più tecniche e veloci, grazie soprattutto alle capacità tecniche dei singoli componenti: Maax Salvatori (basso, ex Rosae Crucis - n. d. r.) e David Folchitto (batteria, già con gli Stormlord, ex Kaledon - n. d. r.) sono due musicisti che non hanno certo bisogno di ulteriori presentazioni, tra i migliori nel loro genere in Italia, andando a formare una sezione ritmica che qualsiasi band invidierebbe! Su “Eyes Without Sight” vengono messi in luce anche i dipinti sonori architettati dall’oscuro e sinistro Massimiliano Buffolino (tastiere ed effetti), silenzioso ma alquanto efficace nel creare delle atmosfere emozionanti atte ad arricchire il suono del gruppo; i nostri ci salutano, accolti da applausi più che meritati da parte dei tanti fan presenti, con la loro recente “Proud To Be Dead”, oramai un loro cavallo di battaglia, che suggella una prestazione a dir poco perfetta che ci riconferma una delle migliori band del panorama nazionale e internazionale in circolazione: chapeau!

Gravestone setlist:

“Corpse Embodiment”
“Flagellation”
“Eyes Without Sight”
“Proud To Be Dead”

Trance
Ma dopo questo assaggio di metal moderno, alquanto gustoso e meritevoli, eccoci finalmente pronti a tuffarci nel periodo aureo degli anni ’80 a cui tutti noi presenti, giovani e meno giovani, ma soprattutto i primi di cui il sottoscritto fa parte, dobbiamo essere più che debitori per aver forgiato il genere che tanto amiamo: ed infatti eccoci ora di fronte ad una band seminale per l’evoluzione dell’hard’n’heavy di matrice teutonica, che ha avuto tante vicissitudini ed alterne vicende nonché cambi di moniker, split, scissioni e stop forzati nel corso di quasi quarant’anni di storia! Il combo, capitanato dal fondatore Markus Berger (chitarra) e da altri due membri storici, Thomas Klein (basso) e Jürgen Baum (batteria), ha trovato nuova linfa negli ultimi tempi con l’innesto in formazione del lungo crinito Eddie St. James (chitarra) ma soprattutto del golden boy Nick Holleman (voce, in forza di recente anche agli storici statunitensi Vicious Rumorsn. d. r.). Insomma che l’appuntamento con la storia abbia inizio: dopo una breve intro strumentale veniamo letteralmente catapultati nelle atmosfere ottantiane con la fantastica “Heavy Metal Queen”, un manifesto autentico del loro sound compatto e monolitico, nella migliore tradizione germanica come quella cara ad act del calibro di Accept e Running Wild, tanto per citarne alcuni, intonata all’unisono da tutti i nutriti presenti che hanno inondato con i loro chiodi e giubbotti di pelle la platea! Tornati come ricordato in precedenza di recente sulle scene musicali, con ‘The Loser Strikes Back’ (uscito un anno fa per la Rockport Recordsn. d. r.), i cinque guerrieri teutonici ci hanno regalato un set interamente dedicato alla loro produzione storica, andando a pescare tutti i loro classici dai primi tre album: ascoltare per la prima volta dal vivo, almeno per il sottoscritto, brani come “Sensation” o “We Are The Revolution” è un sogno che si realizza, ed è un piacere anche per le orecchie dei tanti metalhead d’annata come l’amico Roberto Manenti (Metalforce) o Giovanni Loria (Classixx Metal) che vedo scapocciare imperterriti a più riprese tra una song e l’altra! Con “Break Out” e “Confession” si raggiunge l’apoteosi metallica, grazie alla verve sprigionata dal combo tedesco, con le due asce e la voce cristallina di Nick a dettare legge: nonostante il ragazzo abbia l’ingrato e difficile compito di sostituire un’icona del metal teutonico quale lo storico Lothar Antoni, il giovane virgulto non si da per vinto, sfoderando una performance da applausi a scena aperta! “Burn the Ice” e “Break The Chains” ci rivelano come il tempo non passa per tutti, e ne sono dimostrazione i riff rocciosi sprigionati dalla flying V di Markus, o il drumming serrato e preciso di Jürgen, alla faccia dei tanti giovani musicisti, spesso presi maggiormente agli orpelli e all’immagine che alla sostanza della musica! Con la magnifica “Loser” ci avviciniamo all’epilogo di questo eccezionale set, che ci ha fatto vivere o rivivere a seconda dei casi e dell’età anagrafica dei singoli, l’epopea d’oro del metal made in Deutschland, riservandoci il gran finale con l’elettrizzante hit “Shock Power”, capace di infondere (vista la celebre copertina del secondo storico album ‘Power Infusion’ del 1982 – n. d. r.) una scarica metallica in tutti noi umili adepti: riff monumentali, ugola urlante, sezione ritmica quadrata, gli ingredienti ci sono tutti per gustare questo prelibato piatto stagionato ma sempre di qualità eccelsa! Dopo uno show come questo, il primo per loro in terra romana, la band è visibilmente toccata dal calore e dall’affetto dei numerosi seguaci presenti e, inondata da applausi, ci saluta ringraziandoci e promettendoci di tornare presto nelle nostre terre: bentornati Metal Warriors!

Trance setlist:

“Intro: Mercurial”
“Heavy Metal Queen”
“Sensation”
“We Are The Revolution”
“Break Out”
“Confession”
“Burn the Ice”
“Break The Chains”
“Loser”
“Shock Power”


Anvil
Ci apprestiamo ora, dopo questo gradito e inatteso tuffo nel metal teutonico d’annata, a rivivere quelle forte ed intense emozioni alle quali Lips e soci ci avevano abituati dopo l’indimenticabile performance di quasi due anni or sono: anche la loro setlist è rimasta quasi totalmente invariata, tranne per qualche sporadico estratto del recente e apprezzato ultimo lavoro in studio, il diciassettesimo della loro vasta discografia, ‘Pounding the Pavement’, col quale rimangono sempre fedeli e coerenti con la loro genuina proposta musicale che li ha da sempre contraddistinti: un heavy metal senza se e senza ma, diretto e di forte impatto sonoro quanto scenico, dovuto soprattutto alle gigionesche trovate del buon Steve Lips (chitarra e voce), pronto a sfoderare il suo oramai immancabile vibratore con il quale sciorina cascate di orgasmi metallici, così come i simpatici siparietti messi in atto col suo nuovo compagno di avventure Chris Robertson (basso e cori), unitosi alla band nel 2014, altro autentico mattatore della serata quest’ultimo, pronto a sfoderare ghigni e smorfie da far impallidire il buon Jack Nicholson in persona! Si parte con la pomposa “March Of The Crabs” che sancisce il loro ingresso in scena, per poi sfociare immediatamente in “666”, sul quale si scatena un pogo serrato tra le file più agguerrite, così come sulle seguenti “Ooh Baby” e l’anthemica “Badass Rock ‘N’ Roll”, il cui ritornello trascinante rende ancor più incandescente l’atmosfera del Jailbreak; con “Doing What I Want” il buon Lips ci ricorda che, nonostante gli anni siano passati e con loro tantissime mode in ambito musicale, lui e i suoi compagni siano rimasti sempre fedeli alla linea, incuranti tanto della critica quanto dei loro stessi fan, nel senso che non hanno mai dovuto sentire l’esigenza di dimostrare qualcosa di diverso da quello che da sempre li contraddistingue: un hard’n’heavy senza fronzoli ma allo stesso tempo ironico e provocatorio quanto basta! Ed è sempre un piacere ascoltare classici come “Winged Assassins”, accolta da applausi, così come il sentito tributo al suo amico Lemmy Kilminster dei Motörhead in "Free As The Wind", altro picco del loro intenso e appassionante show, mentre con “On Fire” (da ´Juggernaut of Justice´ del 2011 – n. d. r.) torniamo a scatenarci come non mai, fomentati dal cantato schizoide di Lips e dal debordante drumming di Robb Reiner (batteria), capace di lasciare tutti quanti a bocca aperta poco dopo nel suo memorabile solo di batteria sulla strumentale “Swing Thing”, meritevole di applausi scroscianti per tecnica espressa e per classe mostrata; “This Is Thirteen” invece è dedicata ad un altro amico da poco scomparso, lo storico produttore britannico Christopher Andrew Tsangarides (che lavorò in passato con gente del calibro di Judas Priest, Gary Moore, Thin Lizzy, Helloween, Yngwie Malmsteen, Depeche Mode, Tom Jones, ecc. – n. d. r.) scomparso pochi mesi fa, che lavorò al loro omonimo tredicesimo album nel 1997, mentre si passa alle oscure atmosfere di “Mothra”, altra perla dal loro secondo lavoro del 1982, per poi ritornare nel presente con l’opener dell’ultimo album “Bitch in the Box”, accolta positivamente anche dai fan della prima ora. Ci avviciniamo, vista l’ora, verso la fine di questo ennesimo concerto da incorniciare in compagnia di Lips & co., ma i nostri sembrano non essere ancora stanchi e ne è la prova l’esecuzione arrembante della piratesca “Daggers And Rum”, nella quale coinvolgono tutta l’audience in un canto all’unisono nel bridge centrale, così come nella successiva “Ego”, altro brano di recente uscita; ma il finale non poteva certo terminare senza l’esecuzione del loro brano più celebre e rappresentativo, ovvero la monolitica “Metal On Metal”, sulla quale anche i più pigri e stanchi tra i sopravvissuti non possono esimersi dallo scapocciamento di rito e dall’intonazione delle celebri liriche: a più di trentacinque anni dalla sua uscita, questa perla del metal mondiale risulta ancora fresca ed effervescente, grazie soprattutto all’interpretazione impeccabile e sentita da parte dei nostri! Ci salutano così con la veloce ma intensa “Running”, sulla quale cala definitivamente il sipario dopo un’altra esibizione che stenteremo a dimenticare: certo forse rispetto alla loro precedente venuta questa sera ci si aspettava ancor più gente ed invece le speranze sono state disattese, pur riscontrando una buona affluenza nel complesso, ma il loro show rimane come sempre entusiasmante e sempre all’altezza del glorioso nome che portano….Anvil is Always Anvil!


Anvil setlist:

“March Of The Crabs”
“666”
“Ooh Baby”
“Badass Rock ‘N’ Roll”
“Doing What I Want”
“Winged Assassins”
“Free As The Wind”
“On Fire”
“This Is Thirteen”
“Mothra”
“Bitch in the Box”
“Daggers And Rum”
“Swing Thing” (drum solo)
“Ego”
“Metal On Metal”
“Running”



Non possiamo dunque esimerci dal ringraziare ancora una volta Altamira Events e il Jailbreak Live Club, per la cordialità e cortesia nei nostri confronti come sempre, e per averci riportato nuovamente nella Capitale una band che ha segnato indelebilmente l’evoluzione del nostro genere preferito, dimostrando con più di quarant’anni sul groppone (ben quarantuno per la precisione – n. d. r.) di essere ancora vivi e vegeti e di non pensare minimamente ad un ipotetico ritiro dalle scene: come raccontatoci dallo stesso Steve Lips nell’intervista fatta poco prima della loro esibizione, di prossima pubblicazione sempre su VeroRock Italia, l’età anagrafica è spesso insignificante rispetto alla testa e al fisico di ciascun individuo, ed è sua intenzione continuare a fare musica da qui sino alla fine dei suoi giorni! E con queste confortanti parole ci auguriamo tutti noi di poterli riabbracciare nuovamente al più presto per poterci gustare ancora una volta tonnellate su tonnellate di puro acciaio canadese!




Fonte: Raffaele Pontrandolfi






[Realizzazione siti web www.sitoper.it]
close
Richiedi il prodotto
Inserisci il tuo indirizzo email per essere avvisato quando il prodotto tornerà disponibile.



Richiesta disponibilità inviata
Richiesta disponibilità non inviata
invia ad un amico
chiudi
Attenzione!
Non puoi effettuare più di 10 invii al giorno.

Informativa privacy
Testo dell'informativa da compilare...
torna indietro leggi Informativa privacy  obbligatorio