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BLUES PILLS, Roma @ Airport one

25-07-2014 19:11 - CONCERTI
Spostato dal suggestivo scenario del Castello di Roccasinibalda (Rieti) a Roma per timori di probabilissime turbolenze meteorologiche, il Totem Psych Fest ha visto esibirsi solo alcune delle bands già in cartellone grazie comunque allo sforzo dell´organizzazione che in pochissimi giorni si è adoperata per far si che tutto il lavoro che aveva richiesto mesi e mesi di dura fatica al fine di presentare una bill d´eccellenza non andasse perduto del tutto.

E non poteva esistere battesimo migliore se non quello dell´esibizione dei giovani e talentuosi Blues Pills, un gruppo in ascesa su scala mondiale che sicuramente avrebbe meritato una platea più ampia ma che lo spostamento così repentino del luogo dell´evento non ha potuto dare modo ai più di informarsi tempestivamente o di programmarsi diversamente rispetto a quanto evidentemente già organizzatosi precedentemente, un vero peccato visto che lo show offerto dalla band svedese-franco-americana ha offerto uno spettacolo a dir poco sconvolgente (in senso positivo) e destinato ad essere ricordato negli anni a venire.

Dinanzi ad un pubblico comunque cresciuto di numero proprio nei minuti che hanno preceduto il concerto, i Blues Pills hanno sciorinato la loro tecnica ed il proprio feeling attraverso una serie di canzoni dal groove irresistibile e dai contorni retrò, ed in effetti sarà stata l´aria del festival ma l´impressione e´ stata veramente quella di affacciarsi su una finestra spalancata direttamente sui magici anni ´70.

Come non emozionarsi di fronte al guitar-playing del giovane chitarrista francese Dorian Sorriaux, che dall´alto (o dal basso) dei suoi soli 19 anni ci dimostra che se si viene educati bene sin dalla culla si può tranquillamente aspirare ad entrare nella cerchia dei grandi, per lo meno nelle intenzioni, e non esageriamo se pensiamo che il suo stile si può´ tranquillamente (e scherzosamente ma non troppo) definire come un´incrocio tra Hendrix e Blackmore, quest´ultimo ricordato anche nelle movenze e nell´aspetto.

E che dire della bellissima e bravissima singer svedese Elin Larsson che ha sfoderato una voce che sebbene (e per fortuna) a volte ricordi quella dell´incommensurabile Janis Joplin soprattutto nelle tonalità più alte, riesce comunque a sviluppare uno stile più personale soprattutto nei pezzi più lenti, molto brava nel tenere il palco anche nei lunghi momenti strumentali che sono il vero trademark della band.

Ma il grande merito di unire quel sound tipicamente seventies ad una progressione più moderna lo rivestono senz´altro il batterista Cory Berry (quasi irriconoscibile con capelli più corti e senza barba) ed il bassista Zack Anderson (entrambi americani) grazie ad una ritmica pulsante ed irresistibile da cui l´estro di Dorian trae i suoi spunti per ammaliare gli spettatori con le sue lunghe improvvisazioni chitarristiche che tanto ricordano il tipico sound degli anni 70.

Caratteristiche che abbiamo potuto constatare dal vivo ancora di più già dal soundcheck al quale la band ci ha fatto gentilmente assistere (e di cui potete vedere i riflessi filmati nel video lungo che vi proponiamo), il tutto suggellato da un dopo show splendido con tutti i musicisti disponibilissimi a concedere autografi ed a posare per delle foto con i fans, una serata veramente intensa, proprio di quelle che ti gratificano e che non ti fanno certo rimpiangere i seicento chilometri occorsi per l´andata ed il ritorno da Firenze ma che anzi, speri di rifare presto, anche di più, se sarà necessario.

Con tre ep alle spalle e con un album freschissimo in uscita proprio a cavallo di questa lunga tournée (peccato non ce l´avessero ancora allo stand del merchandise), i Blues Pills continuano senza problemi il loro lungo giro del mondo, molto richiesti, soprattutto in Germania dove sono già finiti sulla copertina di molti magazines (in effetti posseggono anche un look accattivante), la loro giovane età consente loro di non disperdere eccessive energie nel suonare quasi ogni sera ed in ogni angolo del mondo, speriamo solo che il pubblico italiano si svegli dal proprio torpore e sappia cogliere in tempo e non anni dopo e solo di riflesso (come spesso avviene) le giovani talentuosi band emergenti, anche se questo termine può apparire quasi riduttivo per una band che sembra stia già bruciando, con grande merito, le tappe.

Fonte: Testo, foto & video by Marcello Dubla



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