08 Aprile 2020
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CORELEONI + Maxxwell @ Druso, Ranica (BG) - Swiss Rock Sunday Rendez-vous!

15-12-2019 20:00 - CONCERTI
CORELEONI + Maxxwell @ Druso, Ranica (BG) - Domenica 8 Dicembre 2019
Maxxwell - Ph. by Rita Rose Profeta
Maxxwell - Ph. by Rita Rose Profeta
Maxxwell - Ph. by Rita Rose Profeta
Maxxwell - Ph. by Rita Rose Profeta
Maxxwell - Ph. by Rita Rose Profeta
Maxxwell - Ph. by Rita Rose Profeta
Maxxwell - Ph. by Rita Rose Profeta
Maxxwell - Ph. by Rita Rose Profeta
Maxxwell - Ph. by Rita Rose Profeta
Maxxwell - Ph. by Rita Rose Profeta
CoreLeoni - Ph. by Rita Rose Profeta
CoreLeoni - Ph. by Rita Rose Profeta
CoreLeoni+ Maxwell
Domenica 8 Dicembre@Druso-Ranica

C'è chi per il ponte dell'Immacolata organizza
gite fuori porta o si reca alle inaugurazioni dei tradizionali mercatini di Natale, e chi invece lo sfrutta in modo alternativo, magari andando ad un importante concerto rock. E difatti, questa ghiotta occasione di vedere in azione al Druso di Ranica (a due passi dal capoluogo bergamasco) gli svizzeri CoreLeoni per un'unica data italiana, prevista per Domenica 8 Dicembre 2019, non poteva certo sfuggire a noi di VeroRock! Per l'occasione gli elvetici, si avvalgono del supporto dei connazionali Maxxwell, una hard rock band non molto conosciuta nel nostro paese, con un discontinuo e altalenante rendimento discografico e live. Forse anche a causa del posizionamento domenicale, la serata, seppur esclusiva stenta un po' a decollare nelle prime fasi iniziali, dove i Maxxwell suonano davvero davanti ad un esiguo gruppetto di presenti. Fortunatamente, complice anche il ritardo portato dagli stessi durante la loro esibizione piuttosto fuori tempistica, i CoreLeoni sono riusciti meritatamente a riempire parecchio il Druso strada facendo, come lo meritava del resto un appuntamento di questa caratura, in aggiunta a quelli del locale organizzatore ovviamente, sempre impeccabile e affidabile, sinonimo da tempo di garanzia e qualità assoluta, sia per quanto riguarda l'aspetto squisitamente tecnico, (con suoni ottimi, mai fastidiosi o invasivi), che sotto il profilo logistico.


Maxxwell
Hanno suonato tanto stasera i ragazzi di Lucerna, e davvero pure bene, niente da dire sulla loro performance. Quindi (viene da chiedersi), grande band, ottimi musicisti e tutto perfetto? Andiamo per gradi…La formazione di Gilberto Melender nel corso della loro carriera, iniziata nel lontano oramai 2006, hanno prodotto ottime cose (“Tabula Rasa”), altre discrete (“All In”) due EP non memorabili ( “XX” e “Slapshot”) e un grande e inaspettato ritorno sulle scene internazionali, con il recente “Metalized”, che si assesta sui livelli del più celebre e conosciuto della loro discografia “Tabula Rasa”. Quello che non convince invece dei Maxxwell è forse questo fatto di non essere ne' carne ne' pesce, un po' hard rock e a tratti un po' metal, non etichettandosi in modo concreto. Il che, se da un lato è un pregio, vista sotto un ottica diametralmente opposta, diventa invece un calderone confusionario, assomigliando a tratti tanto ai primi Eclipse quanti ai vecchi Pink Cream 69, passando per i Pretty Maids- Primal Fear, in questo mix “duro/soft” poco centrato come obbiettivo. Quello che invece è piaciuto dei Maxxwell è la stata certamente grande vitalità messa in campo, molto concentrati e determinati, convinti nella loro proposta. Helf Haflinger e Cyril Montavon è una coppia chitarristica di tutto rispetto, così come la sezione ritmica composta da Adrian Müller al basso e Oli Haller alla batteria, precisa ed efficace. Il leader e vocalist Gilberto Melendez, è dotato di un ottima ugola, potente e squillante, con buona tenuta sulla distanza, anche se non molto varia nei cambi di tonalità, maggiormente efficace sui pezzi più energici e metallici degli elvetici, che su quelli più tranquilli. Un'ora abbondante di piacevole intrattenimento in definitiva , con una setlist incentrata ovviamente sull'ultimo studio album “Metalized”, sul quale i Maxxwell sembrano puntare molto per il loro rilancio futuro. Se sapranno dare credibilità e continuità al nuovo percorso intrapreso, credo che le occasioni non mancheranno di certo ai Rockers di Zurigo.

Maxxwell setlist:

"She Is Mine"
"Back Again"
"Monsterball"
"The Temple"
"Metalized"
"Heads"
"Slapshot"
"P.U.T.V."
"Don't You Bite"
"Q.O.T.N."


CoreLeoni
I Gotthard sono morti ufficialmente con Steve Lee (almeno per chi scrive). Leo Leoni, il chitarrista solista nonché leader fondatore degli svizzeri, dopo un pausa di riflessione piuttosto lunga a seguito della grave ed incolmabile perdita dell'amico tragicamente scomparso, decide che i Gotthard debbano continuare a vivere ugualmente, anche per tenere vivo il ricordo di Steve e per dimostrare probabilmente che questo monicker ha ancora senso di esistere in futuro, nonostante tutto. Dopo svariate audizioni e ricerche capillari, viene scelto tra tutti per il delicato ed ingombrante ruolo sostitutivo al microfono, il bravissimo e dotato Nic Maeder, che oltremodo è pure un chitarrista ritmico più che buono. Fanno seguito due studio album: un valido “Firebirth” e un discreto “Silver”. Entrambi vengono ovviamente portati in tour e riproposti in sede live e qua ahimè...“casca l'asino”, come si suol dire. I nuovi brani, seppur interpretati in modo eccellente e ben cantati da Maeder, non fanno breccia e non bucano lo schermo, specie se accostati e affiancati a quelli del passato sembrano poca roba, nonostante il genere sia rimasto fedelmente e coerentemente immutato. Nic Maeder per carità, si dimostra sempre all'altezza è credibile del ruolo in sede live, e' un ottimo sostituto e ci mette pure tanta dedizione e impegno, ma non basta...Non riesce a trasmettere le stesse emozioni di Steve Lee, specie quando si tratta di interpretare le sue celebri e storiche canzoni del passato. Su quelle più movimentate ci sta dentro con pieno merito, ma sui lenti che sono da sempre il cavallo di battaglia dei Gotthard purtroppo no, non riuscendo a trasmettere quelle emozioni e quel pathos interpretativo che invece riesce oggi a Ronnie Romero.

Non so se i CoreLeoni, che sono a tutti gli effetti una sorta di tribute band dei Gotthard, siano sorti per rispondere a questa esigenza dei fans più oltranzisti e nostalgici che non si rispecchiavano più in questa realtà, o più semplicemente come sfida personale dello stesso Leo Leoni, fatto sta che questo nuovo progetto, anche grazie anche alla classe vocale disumana di Ronnie Romero (vocalist già di Lords Of Black e Rainbow - n. d. r.), riescono a far riviverne il vecchio mito in modo più credibile e concreto. Perché non basta solo saperli eseguire bene e stilisticamente in modo perfetto ed impeccabile questi pezzi...Ci vuole sensualità fisica, padronanza del palco, verve e comunicazione, tutte doti che fanno di Romero un leader e un padrone assoluto della scena. Aggiungiamo il fatto che nei CoreLeoni ci sono ben due ex di turno, ovvero il bassista Jgor Gianola e Alex Motta alla batteria (che ha recentemente preso il posto del dimissionario Hena Habegger - n. d. r.), e la sensazione di rivivere quei fasti passati è notevole e palpabile. Mettiamoci anche, perché no, il fatto che i CoreLeoni hanno rispolverato brani che i Gotthard attuali non suonano più da secoli, rivisitandoli con classe e conferendogli ancor maggior vigore, senza snaturarne minimamente le radici. Pronti...Partenza...via! Si parte a razzo con “Standing In The Light”, “Love For Money” (intervallata con “We Will Rock You” dei QUEEN) e “Open Fire”, un trittico che toglie il fiato e il respiro ad ogni cultore dei svizzeri che si rispetti, teletrasportandoci subito in un bellissimo viaggio nel tempo. “Angel” è il primo lento in scaletta stasera, che con una bella immagine riflessa su di un proiettore di Steve Lee, accompagnato dalla splendida ugola di Romero sotto, sarebbe stato un perfetto quadretto ad effetto nostalgia quantomai gradito per tutti immagino...una sorta di dedica. Ma anche senza tutto ciò, la commozione emotiva e'stata davvero molto sentita in sala, tanto da scorgere tra le prime file qualche lacrimuccia scendere nei visi dei più attempati nelle prime file. Non c'è più tempo ora però per i sentimentalismi, e si torna a rockeggiare di brutto...“Queen Of Hearts” è un brano convincente, nuovo di zecca ed estratto dal secondo album dei CoreLeoni, dove sale in cattedra anche il dinamismo di Mila Merker al basso, che con Habegger crea una solida struttura e una robusta sezione ritmica al pezzo, già di per se'molto scorrevole e convincente. Senza quasi rendersene conto sono già volati via venti minuti abbondanti, ed è tempo di un superclassico, “Firedance”, uno dei miei preferiti in assoluto dei Gotthard, in cui Romero riesce ad arrivare a toccare le note del cuore con i suoi acuti al fulmicotone! “Cheat & Hide”, altro graditissimo ripescaggio della prima fase dei Gotthard, fa da preludio a una dirompente “Don't Get Me Wrong” dei CoreLeoni, prima del pezzo forte della serata, la sempreverde ed esplosiva “Mountain Mama”, introdotta e presentata prima a voce da Leoni e poi vocalmente da lui stesso, mediante un filtro posto sotto l'asta del suo microfono, che ne conferisce il classico intro robotico e metallico.

Qui, davvero, alle prime note di chitarra saltano in aria anche i bicchieri di birra del Druso, in un coinvolgimento di gruppo totale, di piena festa ed estasi. Una breve pausa per dissetarci ci viene in soccorso come una manna dal cielo, grazie all'assolo di batteria di Alex Motta, prima dell'ultimo assalto finale! Romero, Leoni & Co. sono già carichi e pronti nuovamente per introdurci la successiva “Sister Moon”, pezzo amatissimo da Steve Lee e da noi, che non dovrebbe mai mancare in scaletta, così come le successive “Make Me Day” e “She Goes Dawn”, altri piccoli capolavori dell'Hard Rock melodico e della vasta discografia Gotthard. Una cover, “The Mighty Quinn” del grande Bob Dylan chiude momentaneamente il conto, ma dai CoreLeoni vogliamo ancora in cambio qualcosa, e dopo scroscianti applausi ed acclamazioni, eccoli ancora ripresentarsi sul palco per il consueto bis, ruggenti e mai domi, pronti per il gran finale. “Hunter” e' il penultimo sussulto, seguito da una struggente e commovente “I'M On My Way”, eseguita a ben due riprese, che chiude (purtroppo) definitivamente il sipario di un concerto clamoroso, dove appare quasi impossibile trovare una sola macchia o difetto! Dal mio canto non mi resta che ringraziare ancora i CoreLeoni e in particolare Leo Leoni per essere riuscito mediante quasi questa nuova incarnazione, nell'intento di averci fatto rivivere quelle meravigliose emozioni di estasi pura ascoltando la musica dei Gotthard, che avevamo assopito e smarrito nel tempo, da quel maledetto 5 ottobre 2010, quando appunto il grande Steve Lee ci lascio'...

CoreLeoni setlist:

"Standing In The Night" (Gotthard cover)
"Love For Money" (Gotthard cover)
"Open Fire" (Gotthard cover)
"Angel" (Gotthard cover)
"Queen Of Hearts" (CoreLeoni)
"Firedance" (Gotthard cover)
"Cheat&Hide" (Gotthard cover)
"Don't Get Me Wrong" (CoreLeoni)
"I'm Your Trallin Man" (talkbox-Cobra cover)
"Mountain Mama" (Gotthard cover)
Drum Solo
"Sister Moon" (Gotthard cover)
"Make Me Day" (Gotthard cover)
"She Goes Down- Stin Your Face" (Gotthard cover)
"Mighty Quinn" (Bob Dylan cover)
"Hunter" (Gotthard cover)
"I'm On The Way" (Reprise- Gotthard cover)

Un sentito grazie a tutto il gentilissimo staff del Druso di Ranica per averci ospitato e ad Hub Music Factory, agenzia organizzatrice di questo evento riuscitissimo e memorabile.


Fonte: Report: Alessandro Masetto - Foto: Rita Rose Profeta



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