19 Novembre 2019

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DOOGIE WHITE @ FuckSia, Roma – Temple Of Rock Kings!

15-03-2019 12:06 - CONCERTI
Doogie White Band
Laceblack
Laceblack
Laceblack
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Laceblack
Laceblack
Laceblack
Laceblack
Laceblack
Laceblack
Heavy Star
Heavy Star
Heavy Star
Heavy Star
Heavy Star
Heavy Star
Heavy Star
Heavy Star
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Heavy Star
Heavy Star
Eighty One Hundred
Eighty One Hundred
Eighty One Hundred
Eighty One Hundred
Eighty One Hundred
Eighty One Hundred
Eighty One Hundred
Eighty One Hundred
Eighty One Hundred
Doogie White Band
Doogie White Band
Doogie White Band
Doogie White Band
Doogie White Band
Doogie White Band
Doogie White Band
Doogie White Band
Doogie White Band
Doogie White Band
Doogie White Band
Una serata, quella svoltasi in data Sabato 9 Marzo 2019, dedicata al glorioso hard’n’heavy dei bei tempi che furono, che ha visto la nuova sede del FuckSia di Roma protagonista di una serata veramente memorabile, nonostante la location un po fuori mano per molti spettatori tra cui il sottoscritto, non automuniti: a poche centinaia di metri dalla precedente più piccola location, il nuovo locale ha ospitato una delle voci più importanti di tutta la storia del rock internazionale, Mr. Doogie White, cantante di origini scozzesi che vanta collaborazioni con artisti del calibro di Ritchie Blackmore, dello svedese Y. J. Malmsteen e dell’axeman teutonico Michael Schenker solo per citarne alcuni! Accompagnato da tre musicisti di altissimo profilo tecnico e con un ampio bagaglio musicale alle spalle, il nostro ospite è stato introdotto da tre ottime band in apertura: prima i melodic rockers Laceblack, seguiti dagli hard glammers Heavy Star ed infine dai partenopei Eighty One Hundred! Il pubblico, seppur non eccessivamente numeroso, si è comunque fatto sentire partecipando in massa ad un evento che si è rivelato un vero successo sotto molti punti di vista!


Laceblack
Piccolo cambio di programma dovuto ad alcuni motivi logistici, ed ecco salire sul palco in apertura di serata, al posto dei loro colleghi Heavy Star, il combo capitanato dall’amico Luca Celletti (voce), noto ai più per essere il frontman degli Eurosmith (tra le più importanti tribute band degli Aerosmith al mondo – n. d. r.): i nostri aprono le danze di questo sabato sulle note di “Truth is on Our Face” e “A Little More than Too Much”, brani che mettono subito il luce la loro originale proposta sonora, in bilico tra il rock melodico anni ’80 e sonorità più moderne ma sempre suonate con gusto. La voce di luca calda e graffiante al tempo stesso, rimanda non solo al suo idolo Steven Tyler, bensì anche a Jeff Keith dei Tesla e David Coverdale: è stato un piacere poterlo apprezzare finalmente anche in questa veste personale, dove il nostro è riuscito ad esprimere al meglio tutte le sue capacità canore ed interpretative che lo hanno reso celebre ai più in tanti anni di carriera. “Freedom” e la seguente “Still There” mettono in luce tutte le peculiarità di un sound debitore certamente al rock classico ma che risulta essere fresco e al passo coi tempi, grazie anche all’uso di loop ed effetti di batteria elettronica, sapientemente orchestrati da Massimo Marraccini (batteria), mentre il suo collega Fabrizio ‘Ninja’ Ruggiero (basso) si rivela una sicurezza assoluta sul suo strumento così come sui cori. Ma come non citare anche l’ottimo lavoro chitarristico profuso dal bravissimo Giacomo Anselmi (chitarra, già con gli Union Radio e con i Goblin Rebirthn. d. r.) e del suo alterego Francesco Savarese (chitarra)? Difficile trovare delle sbavature o punti di debolezza nella loro esibizione, forse solo un po corta, ma viste le circostanze non poteva andare meglio: i nostri ci ringraziano salutandoci sulla dolce semi-ballad “Anytime”, riscuotendo una meritata dose di applausi al termine del loro set!


Laceblack setlist:

“Truth is on Our Face”
“A Little More than Too Much”
“Freedom”
“Still There”
“She Knew How”
“Here He Comes”
“Anytime”


Heavy Star
Cambio di palco e cambio anche di sonorità, anche se solo parzialmente: fanno il loro ingresso in scena ora un altro gruppo rinomato all’interno del circuito underground capitolino, attivo solo da pochi anni ma composto da musicisti di navigata esperienza. “Love and Affection”, titolo alquanto leppardiano, e “Blessed” mostrano a tutti coloro che non li hanno mai sentiti in sede live l’energia e la grinta che qualsiasi rock band deve possedere per meritare di suonare in eventi di tale importanza: i duelli alla sei corde tra il leader Marco K-Ace (chitarra e cori) e Danny Slade (chitarra) fanno letteralmente impazzire la platea, grazie alla loro proposta a cavallo tra il glam metal del Sunset Strip losangelino e l’hard rock britannico: ed infatti proprio dal repertorio del ‘Serpente Bianco’ è eseguita la celeberrima “Fool For Your Loving” in compagnia di un guest d’eccezione come l’amico Frank Marino (voce, già con i The Glam e gli Union Radio di John Macaluso anche lui tra i tanti – n. d. r.), capace di coinvolgere tutta l’audience in un duetto scatenato con il frontman Albert Fish (voce), davvero assai gradito dal sottoscritto come da tutti i presenti. “Desperation” vede esibirsi per l’ultima volta con loro l’amico Massimo Gaz (basso), pronto per una partenza verso una destinazione estera, mentre su le successive “Higher Than The Sun” e “Maniac” gli subentra l’intraprendente Daniele Papale (basso), preciso e puntuale come un metronomo, a formare un’altra ottima accoppiata assieme ad Adriano Jukka Merico (batteria). Che dire, un’esibizione ricca di sorprese, capace di coinvolgere un pubblico festante e partecipe, pronto a celebrare questo set a suon di rock’n’roll: e non poteva mancare certamente il loro cavallo di battaglia, “Electric Overdrive” (dal primo omonimo album di debutto – n. d. r.), in pieno stile hair metal ottantiano, assai debitore dei loro certamente amati Skid Row di cui a seguire ci viene proposta una versione assai godibile di “Youth Gone Wild”, sulla quale si chiude il loro set, alquanto gradito da tutti!


Heavy Star setlist:

“Love and Affection”
“Blessed”
“Fool For Your Loving” (Whitesnake cover)
“Desperation”
“Higher Than The Sun”
“Maniac” (Michael Sembello cover)
“Electric Overdrive”
“Youth Gone Wild” (Skid Row cover)



Eighty One Hundred
Sembra quasi essere un crescendo di emozioni musicali questa serata di inizio Marzo, mentre il pubblico inizia adesso ad accorrere in massa, soprattutto per salutare gli amici, bere una birra o festeggiare un compleanno: una pausa ricreativa ci voleva dopo questi due primi live act micidiali, peccato però adesso tocchi ala quintetto partenopeo che aimé purtroppo sarà costretto ad un’esibizione con un pubblico più esiguo ma non meno attento e partecipe. Poco noti ai più, il quintetto, nonostante un abbigliamento militaresco che strizza l’occhio a band moderne del calibro dei Sabaton, è artefice di una prova veramente positiva, trascinandoci in un heavy metal di classe, a cavallo tra Queensryche, Fates Warning e Omen: “Overture 80100”, “Breeding Eyes” o “No Way Out” sono una scarica metallica atta a far scapocciare anche il più attempato dei presenti. Screamer (voce) e Mr. White (chitarra solista), infiammano letteralmente la platea con uno show che ripeto, non fosse per il minor pubblico presente, è risultato veramente ben riuscito, anche se il look molto steam punk poteva far presagire il peggio: “Heaven In Flames” e “Power Of Revolution” evidenziano una sezione ritmica di tutto rispetto, composta rispettivamente da due veterani come Doc (basso) e The Machine (batteria). Ci avviciniamo verso la fine del loro set con l’eccellente “Mater Gaia”, con una prova sopraffina anche di Taker (chitarra), prima della conclusiva “Cry Out”, sulla quale i cinque musicisti napoletani ricevono una bordata di applausi meritatissimi!


Eighty One Hundred set:

“Overture 80100”
“Breeding eyes”
“No Way Out”
“Payback”
“Heaven In Flames”
“Power Of Revolution”
“Mater Gaia”
“Cry Out”


Doogie White
Adesso però non ci sono più scuse che tengano, di fronte ad un artista mondiale del calibro di Doogie White (voce), ed ecco riversarsi in massa tutti i presenti, prima intenti a sbevazzare o a conversare, pronti ad accogliere nel miglior modo il nostro ospite scozzese: il tanto atteso beniamino ci riserverà una scaletta assai equilibrata, andando a pescare dal suo vasto repertorio e dalle sue tante collaborazioni avute in più di trentacinque anni di onorata carriera. Il neo cinquantanovenne è pronto a salutarci sulle note di “Road To Glory”, per poi catapultarci subito nel magico mondo dei Rainbow sulle melodie di “Too Late For Tears”: nonostante l’ora tarda e l’evidente stanchezza (dovendo oltretutto tornare in patria solo poche ore dopo – n. d. r.) Doogie si rivela un autentico professionista, riservandoci uno show intenso, senza una pausa, incantandoci con la sua ugola sublime. Tocca ora al repertorio Tank con “Judgment Day” scaldare gli animi prima di passare alla grintosa “Before Devil Knows You’re Dead” del suo compagno di avventure Michael Schenker, degnamente sostituito in questa occasione da un autentico maestro della sei corde come Nazzareno Zacconi (chitarra), capace non solo di eseguire a puntino il suo compito, bensì di saper aggiungere quel tocco di personalità che solo pochi possono vantarsi di avere: ne è la prova la meritatissima ovazione in stile calcistico che il pubblico gli tributa, incitato dal nostro Douglas! “Manic Messiah” fa da preludio ad un altro classico del suo breve ma intenso periodo alla corte di Blackmore, “Cold Hearted Woman”, intonata da tutti in coro, mentre con “Feast Of The Devil” si ritorna con il suo periodo tankiano: difficile scegliere dal suo vasto repertorio, viste le sue infinite collaborazioni nel campo rock e metal! “Wounded Land” è un altro pezzo degno di nota, questa volta tratto dalla sua precedente e lunga esperienza con i Cornerstone, prima di una struggente e divina versione di “Ariel”. “Lord Of The Lost and Lonely”, dal suo recente lavoro con il folle chitarrista tedesco, è una song trascinante e che ben si adatta ad atmosfere live come quelle di questa sera, grazie anche ad una prova positiva del silenzioso ma incisivo duo che vede Luca Gnocchini (basso) e Alex Palizzi (batteria) rivelarsi degli ottimi esecutori, capaci di spaziare su diversi registri stilistici in funzione del singolo brano con una disarmante naturalezza: chapeau! “Great Expectations” o “Five Knuckle Shuffle” ci fanno apprezzare anche il lato musicale meno conosciuto ai più dell’altisonante e variegata carriera di Doogie, mentre il gran finale è riservato, come c’era da aspettarsi, al suo periodo nel segno dell’”arcobaleno”, sublimato da una “Black Masquerade” da capogiro e una sognante e malinconica versione di “The Temple Of The King”, accompagnata dai cori e dai battiti di mano dell’intera platea! Stanchi ma appagati da cotanto affetto e supporto, i quattro musicisti tornano in scena per salutarci e ringraziarci di questa ultima data italiana di un mini tour che ha visto nuovamente protagonista una delle voci del rock più apprezzate al mondo!


Doogie White setlist:

“Intro + Road To Glory” (Demon’s Eye song)
“Too Late For Tears” (Rainbow song)
“Judgment Day” (Tank song)
“Before Devil Knows You’re Dead” (Michael Schenker’s Temple Of Rock song)
“Manic Messiah” (Empire song)
“Cold Hearted Woman” (Rainbow song)
“Feast Of The Devil” (Tank song)
“Wounded Land” (Cornerstone song)
“Ariel” (Rainbow song)
“Lord Of The Lost and Lonely” (Michael Schenker’s Temple Of Rock song)
“Great Expectations” (Tank song)
“Five Knuckle Shuffle” (Demon’s Eye song)
“Black Masquerade” (Rainbow song)
“The Temple Of The King” (Rainbow song)


Come di consueto, non possiamo esimerci dal ringraziare il FucKsia che ci ha nuovamente ospitato e tutto lo staff coinvolto che si è rivelato cortese e disponibile come sempre nei nostri confronti: gli amici Fabrizio Mecci e Susanna Perugini in particolar modo e tutti coloro che stanno contribuendo a far crescere questo nuovo punto di ritrovo futuro per molti rockers della Capitale, grazie anche ad una programmazione di alto profilo prevista per i prossimi mesi: “FuckSia Temple Of Rock”!




Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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