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FISH: indimenticabile performance dello storico cantante dei Marillion al Planet Live Club (RM)

18-03-2015 00:29 - CONCERTI
Erano molte le aspettative e trepidante l´attesa da parte dei tanti sostenitori, giunti da Roma ma anche da fuori regione, per rivedere dal vivo uno degli artisti che, forse più di altri, ha da sempre saputo coniugare sonorità prettamente progressive a liriche molto ricercate e profonde, che sin dai suoi esordi alla fine dei ´70 ne hanno contraddistinto la sua proposta musicale.

Dopo il tanto atteso ritorno dell´artista di origine scozzese previsto per lo scorso 27 Novembre 2014, sempre al Planet Live Club (ex Alpheus), ma annullato a pochi giorni dalla data per motivi di salute di uno dei componenti della band, ebbene, eccoci finalmente possibile poter rincontrare in carne e ossa il buon Derek William Dick, in arte Fish, ex voce storica dei primi quattro dischi dei Marillion (da "Script for a Jester´s Tear" del 1983 fino a "Clutching at Straws" del 1987 n. d. r.), con i quali scalò le classifiche musicali degli anni ´80, soprattutto col loro album più venduto, "Misplaced Childhood" (1985), che li consacrò a paladini della allora corrente del "neo-progressive" britannico. Il frontman scozzese 57enne torna quindi con la sua band nella capitale dopo più di sette anni dalla sua ultima performance, in chiave elettrica, se si esclude ovviamente la sua strepitosa esibizione in acustico al Rock City (al Parco degli Acquedotti) del luglio 2011. il "gigante" anglosassone riabbraccia la sua amata città eterna con una imperdibile data del suo lungo e intenso tour europeo, "The Moveable Feast Tour 2014", che lo ha visto esibirsi in tutto il nord Europa (dalla Polonia, alla Svezia, Norvegia, Germania, Francia, Svizzera e Regno Unito), per promuovere il suo ultimo lavoro in studio, "A Feast of Consequences" del 2013, del quale ha riproposto alcuni nuovi brani, oltre ovviamente ad altri estratti dalla sua prolifica carriera solista e ad alcuni classici del periodo con i Marillion. Ad accompagnare il leggendario vocalist ci sono musicisti di grande esperienza e caratura tecnica, con i quali ha composto e inciso l´ultimo album: Steve Vantsis al basso (membro fisso con cui collabora dal tour di "Sunsets on Empire" del 1997), Robin Boult alla chitarra (componente storico che lo accompagna da quasi venticinque anni, sin dal suo secondo disco "Internal Exile" del 1991) e Gavin Griffiths alla batteria (già presente nel suo lavoro precedente "13th Star"). Ad essi si è unito per tutto il tour alle tastiere John Beck (membro fondatore della storica progressive band inglese degli ´80, It Bites, nonché del supergruppo Kino, con componenti al suo interno dei Marillion e Porcupine Tree). L´affluenza di pubblico, per l´attesissimo evento di mercoledì 11 Febbraio 2015, è abbastanza buona e in molti, come già ricordato, sono giunti anche da regioni limitrofe per poter apprezzare dal vivo il loro beniamino, che da più di 30 anni ci appassiona con la sua musica e il suo carisma come ben pochi altri sanno fare!

Ecco a seguire il dettagliato report del concerto, realizzato nuovamente in collaborazione con Vero RocK Italia. Buona lettura!



Siamo giunti pressappoco alle ore 22.00 in punto quando si accendono le luci sul palco ed entrano uno alla volta tutti i membri della band, accompagnati da un´ovazione corale dell´audience: l´intro strumentale con un sottofondo di cornamuse seguita da un tappeto di tastiere e da un arpeggio di chitarra acustica fa da apripista al primo brano della serata, "Perfume River", l´opener track dell´ultimo album del 2013, "A Feast of Consequences". Durante il crescente riff di chitarra ecco comparire per ultimo il tanto atteso frontman scozzese, accolto dagli applausi calorosi del pubblico capitolino: sin dalle prime note si preannuncia una serata alquanto speciale, all´insegna della musica stupenda e delle atmosfere magiche che solo un artista come lui ci ha abituato da anni! Ottima a mio parere anche la scelta del brano in questione come apertura della serata sia per il pathos crescente durante i suoi ben dieci minuti, ma soprattutto per la sua varietà musicale: passando da parti iniziali più intimiste e psichedeliche ad altre più consoni al rock ricercato e ritmato col quale ci ha da sempre affascinato. Il pubblico è letteralmente in delirio e il buon Derek Dick ci manifesta tutta la sua felicità nell´essere ritornato dopo diversi anni di nuovo nella sua amata Roma: dopo un breve saluto in italiano si scusa con tutti i presenti per la sua poca conoscenza della nostra lingua, definendosi a "fucking Scottish man!" ("un fottuto scozzese" ndr) e strappando sorrisi da parte di tutti quanti noi, soprattutto quando ci rivela la sua passione per vini e liquori italiani, di cui confessa avere delle scorte sempre con sè.

Si passa poi alla title track sempre dall´ultimo lavoro in studio, aperta da un riff di chitarra e seguita da strofe più sincopate e da refrain centrali più andanti: il vocalist si rivela sin da subito in serata, nonostante la stanchezza accumulata lungo tutta la tournèe e i recenti problemi alla gola che lo hanno portato lontano dai palchi negli ultimi anni. Veramente pregevoli anche gli arrangiamenti da parte di tutti i membri e in particolare di Robin Boult (chitarra) e di John Beck (tastiere). Dopo un altro siparietto con il pubblico in cui è sempre pronto a scherzare, mostrandoci il suo fazzoletto per soffiarsi il naso e ricordandoci di fare attenzione a non confonderlo con l´altro per asciugarsi il sudore e le lenti, eccoci presentare il terzo brano, "Manchmal", tratto dal suo penultimo disco, "13th Star": a differenza dei due brani precedenti, qui siamo su suoni più cupi e moderni, in cui a parti quasi parlate nelle strofe si alternano riff graffianti di chitarra nel ritornello ed effetti di tastiera ben calibrati. Nonostante sia un brano molto differente dalle sonorità tipiche alle quali ci ha abituato il gigantesco singer, la platea sembra gradire soprattutto per l´esecuzione energica da parte di tutti quanti i cinque musicisti, che esprimono tutta la loro perizia negli arrangiamenti del bridge centrale. Dallo stesso album è riproposta la bellissima " Arc of the Curve", prima della quale il caro Derek ci racconta di come la canzone tratti il tema delicato di una storia d´amore finita, e coglie appunto l´occasione per ricordarci di una sua ex, a cui era molto legato e che lo ha reso estremamente triste. Tra lo stupore generale, anche per sdrammatizzare, ci confessa che sua figlia Tara (presente in sala quella sera e che lo accompagna per diverse date del tour) decise di telefonarle e, invece di tentare di farli riavvicinare, sentenziò alla donna di essere stata la peggiore di tutte le amanti che il padre avesse avuto: il tappeto iniziale di pianoforte ci introduce a melodie profonde e dolci nella parte principale in cui si percepisce tutta la partecipazione emotiva da parte dell´autore nonché interprete. Anche qui veramente sublimi tutti gli arrangiamenti strumentali, che rendono giustizia a una canzone assai sentita, soprattutto per la difficoltà nel dover eseguire dal vivo parti che in studio vedevano la presenza di diversi altri ospiti (ai cori e alle chitarre).

Eccoci ora forse ad uno dei picchi della serata, a mio giudizio, sia dal punto di vista sonoro e compositivo e sia dal punto di vista scenico: Fish ci introduce la suite composta da cinque brani ("High Wood", "Crucifix Corner", "The Gathering", "Thistle Alley" e la conclusiva "The Leaving"), tratta dall´ultimo full length, che è stata concepita a partire da alcuni tristi avvenimenti e da alcune coincidenze accadute di recente all´ospite della serata. Ci spiega di come il tema di fondo di questo concept sia riferito alla strage di Highwood, nel nord della Francia, nella quale il nonno prese parte, durante la Prima Guerra Mondiale,: ci confessa di come per alcune strane coincidenze scoprì che il nonno fu ferito vicino ad un albergo nel quale lui soggiornò pochi anni fa, e di come, parlando appunto delle "strane coincidenze", la sua ex moglie, Tamara Nowy, fosse originaria di un paesino della Germania nel quale anche suo padre aveva combattuto contro i tedeschi negli anni ´40, durante il secondo conflitto mondiale. Ci ricorda quindi come a volte nella vita tutto ritorna, ed è come se ci trovassimo attorno a un cerchio: ed è un lento pianoforte a condurci in questo viaggio nel tempo, in cui la voce toccante del vocalist ci narra, con la proiezione di filmati d´epoca sullo sfondo, i tristi avvenimenti dell´attacco al bosco di "Highwood" in cui persero la vita migliaia di soldati. L´epicità e la monumentalità di questo brano riesce a catturare l´attenzione di tutte le varie centinaia di presenti, che sembra siano quasi ipnotizzati dal ritmo grave e militaresco del primo estratto. Un tappeto di tastiere condito da arpeggi di piano e accompagnato sempre dalla voce segna l´inizio della successiva "Crucifix Corner": anche qui siamo di fronte ad una prova eccelsa tanto del cantato quanto delle parti strumentali, idonee a ricreare le atmosfere tragiche mostrateci nei video proiettati. La seconda parte del brano, seguendo le melodie precedenti, è caratterizzata da un ritmo più incalzante, ben sostenuto dai suoni di organo, per concludersi con una reprise della parte iniziale.

La terza parte della suite è introdotta da un arrangiamento pre-registrato con fanfare e flauti dal sapore guerresco, seguito dalle strofe in cui l´interpretazione di Fish e la chitarra di Boult sono sostenute dalle ottime orchestrazioni di tastiera. Dopo questo pezzo, con atmosfere e suoni più allegri e spensierati, si ritorna a parti musicali più cupe che rispecchiano le liriche tenebrose, in grado di astrarre e descriverci per metafore e similitudini tutti i sogni e le illusioni che la guerra ha cancellato nell´animo dei diretti protagonisti. Con la conclusiva "The Leaving", sempre aperta da un sottofondo di pianoforte, si conclude questa struggente suite, che ha costituito senza alcun dubbio il momento di maggiore intensità e partecipazione emotiva da parte del cantante britannico, che ci regala non soltanto una prova canora impeccabile, ma anche un´interpretazione mimata che ha coinvolto gli spettatori per tutta la durata. Sembra di uscire quasi da un sogno, anzi da un incubo, dopo questa appassionata performance, ed ecco giunto il momento tanto desiderato da moltissimi presenti: "Slainth Mhath", storico brano della sua ex band, i Marillion, che riceve subito l´acclamazione da parte del pubblico, il quale è invitato dallo stesso frontman a muovere le braccia a tempo. E´ a dir poco fantastica l´atmosfera che si respira durante l´esecuzione, e, nonostante siano passati quasi 30 anni dall´uscita del brano, il gigante albionico si rivela ancora in gran forma e sfoggia una prova di gran classe, anche se con alcune giustificatissime (per l´età) difficoltà nel bridge finale. Dopo questa breve riproposizione di un classico del gruppo con il quale divenne famoso in tutto il mondo, ecco invece eseguita "Vigil", dal suo album di debutto solista, "Vigil in A Wilderness of Mirror" del 1990: anch´essa introdotta da una prima parte più lenta e da una seconda più energica, il cui coro è sostenuto da tutto il pubblico che può ancora una volta constatare come l´ugola dell´amato Derek Dick, nonostante i tanti anni sul groppone, sia ancora pronta a regalare grandi emozioni. "Big Wedge", sempre dal suo primo disco d´esordio, è invece supportata da un bel groove della sezione ritmica e in particolare dall´eccelso lavoro di Steve Vantsis (basso) che ne caratterizza il giro delle strofe: siamo di fronte ad un brano in pieno stile mainstream rock, molto in voga alla fine degli anni ´80.

Con "Heart Of Lothian" ci viene offerto un piccolo assaggio dell´album di maggior successo dei Marillion, "Misplaced Childhood" (1985), e l´esecuzione è molto apprezzata da tutta l´audience che intona a gran voce l´intero refrain: la riproposizione di questo classico senza tempo è reso al massimo dell´intensità da parte dei musicisti e dello stesso leader. Dopo un saluto e un ringraziamento finale a tutti i presenti, sull´onda delle ultime note del brano, Fish ci presenta ciascuno dei componenti che lo hanno accompagnato per tutto il tour europeo e ci ricorda che userà il suo nome d´arte (Fish) ancora per un altro anno, per poi dedicarsi alla sua attività di scrittore e attore in Germania negli anni a venire. Ma dopo una breve pausa e la forte richiesta del bis da parte di tutti i fan, eccolo di ritorno sul palco insieme ai suoi compagni di avventura: viene eseguita "Incubus", dal suo secondo disco con i Marillion, "Fugazi" (1984), con uno stacco preciso di Gavin Griffiths (batteria) che ci conduce in un pezzo dal sapore progressive, assai gradito dai presenti: tutta l´esecuzione è accompagnata da un video proiettato che rende ancora più elettrizzante l´atmosfera, soprattutto nelle parti più introverse e lente. Il solo di chitarra finale e gli arrangiamenti di tastiera non fanno rimpiangere quelli dei suoi ex colleghi Steve Rothery e Mark Kelly. Ultimo brano che conclude uno spettacolo unico e indimenticabile è l´acustica "The Company", dal suo primo sigillo discografico dopo la sua dipartita dalla band irlandese nel 1988: l´intera composizione è incentrata su ritmiche dal carattere tipicamente scozzese, soprattutto negli arrangiamenti di chitarra e nei fiati centrali, e costituisce da sempre una delle hit del suo repertorio solista, risultando da sempre molto apprezzata dal pubblico, che, anche in questa occasione intona all´unisono le parole del ritornello:" Oh for the company born to the company/Live for the company until I die" ("Oh per la società nata per la società / Vivere per la società fino alla morte" n. d. r.).

Fish set list:

Perfume River
A Feast of Consequences
Manchmal
Arc of the Curve
High Wood
Crucifix Corner
The Gathering
Thistle Alley
The Leaving
Slainth Mhath (Marillion cover)
Vigil
Big Wedge
Heart of Lothian (Marillion cover)

encore:
Incubus (Marillion cover)
The Company



Dopo una performance eccezionale, come quella appena apprezzata, è veramente difficile se non impossibile trovare persone che non hanno vissuto in totale simbiosi con il nostro amato Derek Dick tutto l´intero show: l´ospite della serata si è rivelato ancora una volta un artista dal grandissimo carisma e dalla spiccata personalità, nonché dal profondo senso dell´humor e dalla totale disponibilità con i pochi presenti rimasti a fine concerto, con i quali ha scambiato quattro chiacchiere e a cui ha concesso gentilmente autografi e foto! Un grazie speciale per la bellissima serata e per l´affettuosa disponibilità va rivolto a tutto lo staff del Planet Live Club, che ancora una volta si rivela uno dei locali della capitale più ambiti da tanti artisti di fama internazionale che ne hanno onorato e che continueranno a onorare il suo prestigiosissimo palco. Un´altra grande serata che ha suggellato la performance di uno dei principali esponenti del progressive mondiale, un artista come pochi ce ne sono in giro, che speriamo noi tutti possa continuare a farci vivere forti emozioni anche in futuro, con la sua musica e la sua scrittura.



Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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