27 Novembre 2020
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INTERVISTA AI CIRCLE OF WITCHES - Epicus, Doomicus, Italicus!

19-09-2019 22:10 - INTERVISTE
In occasione dell'imminente uscita del loro ultimo lavoro in studio, 'Natural Born Sinner' (uscito lo scorso mese di maggio per la Sliptrick Records - n. d. r.), abbiamo contattato direttamente il leader dei doomsters campani Circle Of Witches, Mario "Hell" Bove, come sempre disponibilissimo nel raccontarci la genesi del suo ultimo parto, alcuni aneddoti e curiosità, e tanto altro per la gioia dei tanti seguaci della band, con alle spalle ormai più di quindici anni di carriera, e che ha già condiviso il palco con autentiche legende del rock e del metal come Doro Pesch, U.D.O. e gli storici statunitensi Coven, solo per citarne alcune. Il nostro encomiabile Rocco Faruolo, autore anche di una splendida recensione del loro ultimo full lenght, ha saputo sapientemente porre i quesiti più disparati al deus ex machina di una tra le band più interessanti e più energiche, sia in sede live che in studio, del panorama hard'n'heavy italiano ed europeo: buona lettura a tutti e 'Doom On'!



Ciao ragazzi, e benvenuti su VeroRock, raccontateci e descrivetevi la band!

(Mario Bove): ho risposto spesso a questa domanda. Potrei dirti che ho formato la band nel 2004, che volevo esplorare sonorità sabbathiane...Ma la cosa è cresciuta e ha preso un’altra direzione rispetto a quelle prime prove di quindici anni fa. Oggi i Circle of Witches sono una realtà che caratterizza metà della mia vita e delle cose che faccio ogni giorno. E’ il motivo per cui io e chi mi accompagna nella band viaggiamo, facciamo tanti sacrifici e, soprattutto, ci divertiamo come pazzi sul palco. E’ la zona d’ombra dove possiamo essere noi stessi. E’ questo, credo, il collante che sono riuscito a trovare con tutte le persone che hanno fatto parte di questo gruppo.



Ho avuto il piacere e l'opportunità di recensire il vostro ultimo disco, 'Natural Born Sinner', raccontateci la sua genesi anche a favore di chi non lo ha ancora ascoltato!

(Mario Bove): eravamo appena tornati dalla Russia a ottobre 2015 e il nostro manager di allora volle accelerare la registrazione di un nuovo album. L’anno precedente, avevamo pubblicato Rock the Evil e non parlavamo del capitolo successivo. L’attività live è sempre stata la cosa più importante per i Circle, considerando anche il ruolo oramai marginale che hanno i cd. Ad ogni modo, in due mesi abbiamo scritto e arrangiato il nuovo materiale, a gennaio 2016 eravamo in studio, finendo le registrazioni del 90% del materiale a Febbraio. Avevamo avuto un iniziale colpo di fortuna perché in quei giorni Nicholas Barker stava ultimando delle registrazioni per gli Ancient. Ha ascoltato il materiale della pre-produzione, abbiamo chiacchierato davanti a un bel po’ di birre (non gli offrite mai da bere…) e all’indomani gli abbiamo proposto di seguire la registrazione e farci da produttore. Nicholas ci ha dato delle buone dritte, su alcuni arrangiamenti di batteria, l’editing di alcuni brani e ci ha consigliato il titolo “Natural Born Sinners”. Il primo proposto da noi “True Born Sinners” diceva che non aveva un reale significato in inglese.
Ultimata questa prima fase, tutto si è rallentato senza che capissimo bene il perché. Abbiamo avuto numerosi problemi con il manager, praticamente scomparso per un lungo periodo, e il risultato è stato che il mixing finale ci è arrivato, non senza peripezie, fra settembre e ottobre 2017. Lo studio si trovava a 900km da noi, per cui non ci era nemmeno facile incontrare fisicamente chi stava lavorando sul disco.
Il 2018 l’ho speso nell’attesa di una proposta (non capestro) per pubblicare l’album e nella raccolta dei fondi necessari. A fine anno è poi arrivato l’accordo con la Sliptrick Records che ha programmato l’uscita per maggio 2019. I ritardi in questo processo sono stati alcuni dei motivi che hanno portato due dei membri della line up ad uscire dalla band. La situazione a un certo punto era veramente penosa, deprimente, ma alla fine è andato tutto ben oltre le mie aspettative.



Saranno previsti dei video? Se sì, quali brani sceglierete?

(Mario Bove): visto che è cambiata metà della line up rispetto a quella che ha registrato NBS, credo che continueremo a produrre lyric. Il prossimo in lista è “The Oracle”, basato su delle illustrazioni commissionate a Francesco Saverio Ferrara, un amico e un artista specializzato in fantasy medievale che apprezzo molto. Per il resto molto dipenderà dall’accoglienza del pubblico.



Ho visto che suonate abbastanza spesso in giro, considerate soddisfacente la vostra attività live?

(Mario Bove): no, ci piacerebbe suonare molto di più, siamo insaziabili. “Quando sarà il prossimo show?” E’ la prima cosa che pensiamo quando ci siamo asciugati il sudore e tutto è sistemato nel van. Sfortunatamente questo non è un lavoro ma un “hobby” che però ci impegna come fosse un vero impiego. Per andare avanti dobbiamo inventarci tanti modi per sbarcare il lunario per avere un minimo di risorse da investire, centesimo per centesimo, nella musica. E’ paradossale, lavoriamo per poter suonare quello che ci piace ma spesso a causa dei nostri lavori precari non abbiamo tutto il tempo che vorremmo dedicare alla musica. Purtroppo nessuno di noi ha trovato i soldi su un albero!



Secondo voi la scena underground italiana (e in particolare Campana) sta vivendo un momento difficile oppure nonostante tutte le difficoltà riesce ad essere viva e a far parlare di se?

(Mario Bove): è un momento molto difficile ma per tutta l’Italia. Ci sono diverse band valide sul piano musicale e concorrenziali rispetto al mercato estero. Cito giusto Scuorn, Red Riot e Parodos, dimenticandone sicuramente altre. Manca purtroppo un pubblico che risponda agli eventi e, di conseguenza, vengono meno anche i locali dove suonare inediti. Qualche anno fa era molto diverso, più band, più fan e più locali. Ora, se giri ad esempio per Napoli o Salerno, il centro città non ospita più concerti rock e metal, salvo rarissime occasioni. Girando l’Italia o parlano con un po’ di amici, vediamo che questa purtroppo è una condizione generalizzata.



Domanda per te Mario, so che suoni anche note diverse dai C.O.W, se non erro musica popolare italiana, ti va di raccontarci questa tua passione tutta tricolore?

(Mario Bove): permettimi una precisazione, la musica popolare non è tricolore ma è tipicamente regionale, al massimo appartenente a delle macro aree. La passione per questo genere viene da molto lontano, da quando facevo parte dell’orchestra di percussioni dell’Università di Salerno. Era un’epoca, precedente ai CoW, in cui la musica popolare ebbe un’impennata di estimatori e festival. Potevi ascoltare tammorriate e pizziche un po’ ovunque, raduni, sagre, concerti… Scoprii tante sonorità ma soprattutto, attraverso degli studi di antropologia culturale, ho approfondito capitoli molto interessanti. Ho sempre avuto a cuore tematiche “locali” come il Brigantaggio, le leggende campane, del sud Italia e la storia del mezzogiorno dalla Magna Grecia fino all’unificazione. Spesso ho anche usato queste suggestioni, in maniera più o meno velata, nelle canzoni dei Circle. Ora sono stato chiamato a cantare e suonare queste canzoni nelle loro versioni “canoniche” e devo dire che mi diverto davvero molto perché questo gruppo è formato da un nucleo di due chitarre, voci e mandolino, al quale si aggiungono, a seconda dei bisogni, tamburi, organetto, fiati tradizionali e simili. E’ un continuo modificare repertori, sfumature, ritmi, approcci e compagni di viaggio.



Tornando ai Circle of Witches, quali sono i vostri ascolti musicali in questo momento?

(Mario Bove): è un puzzle dovuto, penso, soprattutto alla differenza d’età fra me e gli altri membri. Io e il chitarrista solista ci manteniamo su sonorità più classiche dell’heavy metal, la sezione ritmica invece è più orientata sul metal moderno e melodico degli anni 2000. Ma diciamo che sicuramente i Judas Priest, i Black Sabbath, gli Iron Maiden o i Megadeth mettono un po’ tutti d’accordo.



Cosa ha permesso in questi anni ai Circle of Witches di prendere (e conquistare) sempre più coscienza delle proprie capacità artistiche e musicali?

(Mario Bove): una buona dose di coraggio, sfacciataggine e l’esperienza sui grossi palchi. I feedback del pubblico durante e dopo le nostre esibizioni ci hanno confermato che stavamo andando nella direzione giusta. Ad esempio, ci trovammo qualche anno fa in Germania in un festival dove suonavano praticamente tutte band estreme, fra cui Melechesh, Dark Tranquillity e Decapitated. Senza temere il confronto, avendo sonorità decisamente meno forti, siamo saliti sul palco e dato il 200%. Finita la nostra mezz’ora di spettacolo, la gente veniva a complimentarsi con noi perché eravamo stati, finalmente, una band con una memorabile attitudine durante la performance, interazione con il pubblico e pezzi che restavano in mente già dal primo ascolto. In quell’occasione tornammo a casa dopo aver venduto tutti i cd e con tante foto fatte coi nuovi fan, prova tangibile del buon lavoro svolto.



Che ricordi/aneddoti avete dei vostri tour a supporto di Udo, Doro, ecc.?

(Mario Bove): nonostante tutta la vodka e cose strane da mangiare che mi hanno offerto...Sì. L’esperienza in Russia è stata ad oggi la più entusiasmante della mia vita di musicista. Venire trattato da rockstar è veramente bello come te lo immagini. Foto, autografi, gente che vuole parlarti, altri che ti offrono da bere, auto che vengono a prenderti e ti portano dritto in albergo dove poi finisci a bere con gli altri musicisti, i fan che ti seguono fin nella hall (in realtà seguivano quelli veramente famosi e si sono ritrovati anche noi…). Dopo un concerto con Udo, venimmo invitati alla festa per i 25 di un gruppo di motociclisti, ci dissero tipo gli Hells Angels. Ci vennero a prendere e ci portarono in un posto fighissimo in stile Mad Max con fuoco e motociclette volanti. Fummo accolti dall’esercito con blindati e mitra spianati ed entrammo in questo posto dove c’era pure gente armata. Ci spiegarono che questo gruppo era molto vicino a Putin, tant’è che c’erano dei ministri o funzionari che s’alternavano sul palco. Insomma, l’esercito era lì per la sicurezza dei politici. Ci inondarono di alcool e cibo, ci portarono in una specie di club house dove ci offrirono della carne di prima scelta (anche ad uno dei nostri che era vegetariano), letture di poesia di una tizia vestita in maniera discinta con tanto di marito fiero che la ammirassimo. Dopo di che io sono caduto addormentato e mi sono risvegliato all’alba nel suv di un beone russo che sfrecciava per le strade di Mosca. Il resto della band era con me, per fortuna, compresa una nostra amica russa che ci faceva da interprete. In Russia non tutti parlano inglese, anzi...O, forse, fanno finta di non saperlo. Ad ogni modo la corsa e certi sorpassi spericolati mi han fatto tornare sveglio e lucido quel tanto che bastava per rendermi conto che dovevamo scendere il prima possibile. All’indomani risalimmo all’identità dei nostri ospiti ed erano un gruppo di motociclisti responsabili di assalti armati in Crimea e che avevano l’interdizione al passaggio in diversi paesi d’Europa.
Un’altra volta invece, beccammo un tizio che si accompagnava con, probabilmente, una escort nella hall dell’albergo. Iniziammo a bere insieme e lui ci prese in simpatia perché eravamo musicisti e italiani. Per fare bella figura, come se ce ne fosse bisogno, ci offrì non so quanti bicchieri di wisky, vodka e altre amenità. Troppe per almeno un paio di noi… Quella notte, il mio compagno di stanza la trascorse a vomitare anche il pranzo del mese prima e io a tenergli i capelli e a evitare che soffocasse...
Poi una rissa nata perché un omone aveva preso la birra che io stavo bevendo e che mi era stata offerta da un altro omone come pegno di riconoscenza per il concerto. Vedere combattere due energumeni e provare a separarli è stato ancor più divertente. Insomma, ci sono un bel po’ di aneddoti, molti dei quali legati alle sbronze, soprattutto quelle altrui.



Descrivetevi in un disco che non faccia parte della vostra produzione!

(Mario Bove): una domanda difficile. Prima di rispondere ci ho dovuto pensare molto perché ad oggi nemmeno i nostri dischi ci rappresentano totalmente… NBS è sicuramente quello che si avvicina di più a quello che siamo ora. Potrei citarti “Triumph and Power” dei Grand Magus ma anche “Ancient Dreams” dei Candlemass.



Autografate con le vostre parole i saluti ai lettori di VeroRock!

(Mario Bove): chiudiamo i concerti con il nostro inno pagano “You Belong to Witches” e così facciamo ora. Non lo sapete ancora, cari lettori e redattori di Vero Rock, ma la vostra anima da ora appartiene alle Streghe! Ci incontreremo al prossimo concerto, Play Loud and Evil!



Fonte: Rocco Faruolo



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