24 Novembre 2020
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KISS @ Milano Summer Festival, Ippodromo Snai San Siro – l’ultimo bacio tricolore?

09-07-2019 12:47 - CONCERTI
Ph. by Alessandro Diez
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Ph. by Mirko Rubolini
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Un evento che si preannunciava imperdibile già da diversi mesi, l’unica data italiana del loro ultimo (?) tour mondiale denominato “End Of The Road World Tour”, ha visto il gradito ritorno nel nostro belpaese di una delle band più amate e seguite di tutta la storia del rock: i nostri Kiss infatti hanno voluto omaggiare il pubblico italiano con questo appuntamento imperdibile, fissato per Martedì 2 Luglio 2019 presso il capiente Ippodromo Snai di San Siro a Milano, nell’ambito della kermesse Milano Summer Festival! Nonostante le temperature estive quasi proibitive e la data infrasettimanale, l’evento in questione ha visto la partecipazione all’unanimità delle numerosissime migliaia di schiere di fan da sempre fedeli alla band, unite tutte sotto un’unica bandiera, provenienti da ogni parte della penisola e anche dall’estero: una festa collettiva a cui di certo non si poteva rinunciare, soprattutto perché annunciata già da tempo come un possibile epilogo di carriera di uno dei gruppi che ha scritto pagine indelebili della storia della musica, accompagnando le nostre variegate esistenze sia nei momementi di difficoltà e sia nei momenti di giubilo. Il combo newyorkese, capitanato dagli inossidabili Paul Stanley (voce e chitarra) e Gene Simmons (voce e basso), e accompagnato da Eric Singer (batteria e voce) e Tommy Thayer (chitarra), ha riservato come sempre, a tutti i giovani e meno giovani presenti quest’oggi, uno spettacolo memorabile e unico nel suo genere: pedane volanti, astronavi luccicanti, fuochi e fiamme, coriandoli ed effetti scenici…e chi più ne ha più ne metta! Insomma anche noi di VeroRock.it non potevamo certamente esimerci dal raccontarvi questo vero e proprio rock’n’roll party che ha letteralmente appagato la fame dei tantissimi seguaci giunti per l’evento, in particolar modo i fedelissimi fan della Kiss Army, da sempre a supporto del quartetto americano! Il dodicesimo concerto dei Kiss organizzato come di consueto dalla Barley Arts, si è rivelato un autentico successo sia per quanto riguarda la partecipazione numerosissima dei tanti presenti e sia per la gestione complessiva della logistica e di tutti gli aspetti pratici che hanno consentito la buona riuscita di un evento che rimarrà inciso profondamente in tutti i nostri cuori!


David Garibaldi
Dopo una breve fila per l’ingresso nell’arena, durante la quale ci sottoponiamo a ristrettivi ma doverosi controlli di sicurezza, eccoci pronti, birre alla mano, per gustarci questo spettacolo sonoro e visivo, ingannando l’attesa tra chiacchiere con vecchi amici, nuove conoscenze e interessanti scambi di opinioni musicali. Sono da poche passate le ore 20.00 quando fa il suo ingresso in scena il talentuoso artista californiano, noto per i suoi celebri dipinti alle rockstar più famose e scelto appositamente dagli stessi Kiss per l’intero tour mondiale: sebbene tale scelta inizialmente fosse sembrata un po anomala ai più, la curiosità e le aspettative verso il pittore statunitense sono state degnamente ripagate da una performance artistica alquanto eccezionale. Il giovane painter ci ha regalato infatti una mezz’ora intensa, durante la quale si è cimentato con un’inusuale ed innata facilità nel dipingere su tela i volti di alcuni celebri artisti del mondo musicale che più amiamo: si parte con il volto di Steven Tyler degli Aerosmith sulle note di “Cryin’”, ed è stupefacente vedere David lanciare poche pennellate dorate ed argentate sulla tela nera, durante le quali si prodiga in una sorta di breakdance a tempo con il brano. Applausi meritatissimi ed eccoci deliziare nuovamente con un’altra performance assai gradita: è la volta ora di un’altra celebre icona, Mr. Ozzy Osbourne, dipinto questa volta all’incontrario e poi ruotato alla fine, e lo stupore finale sfocia in un’autentica ovazione collettiva! Come ultimo dipinto della serata non poteva di certo mancare un tributo ai suoi anfitrioni, ed eccoci accontentati con un tributo tricolore ai Kiss, accolto anch’esso da applausi finali per ripagare il magnifico lavoro del pittore di origini italiane. Uno show anomalo ma che è risultato nel complesso alquanto apprezzato e che ancora una volta ci rivela come anche nuove commistioni artistiche possano rapire ed ammaliare anche i rockers più esigenti!



Kiss
Siamo abbastanza in linea con il running order previsto, quando iniziano a farsi sentire ovazioni di richiamo verso i quattro musicisti attesi durante il sottofondo dedicato ai classici del rock: dopo l’immancabile “Owner Of A Lonely Heart” degli Yes e la finale “Rock’n’Roll” dei Led Zeppelin siamo arrivati al termine di questa trepidante attesa! Un telone grigio scuro riporta a caratteri cubitali le quattro lettere del moniker della band, ed eccoci catapultati nel magico mondo dei Kiss con l’immancabile intro che recita quasi come una liturgia:

“YOU WANTED THE BEST!...YOU’VE GOT THE BEST! THE HOTTEST BAND IN THE WORLD… KISS!”

Cala magicamente il telo ed un urlo di giubilo collettivo accoglie i nostri quattro beniamini che si presentano sulle loro rispettive pedane mobili, quasi come fossero alieni venuti da un altro pianeta, pronti ad invaderci con il loro irresistibile rock’n’roll party! Ebbene si perché sulle note iniziali di “Detroit Rock City”, supportate dal battito incessante delle mani, il contagio verso tutti gli spettatori è a dir poco stupefacente, ed è bellissimo vedere non soltanto attempati e incalliti rockers o giovani virgulti bensì anche tante famiglie con i figli truccati ad hoc per l’occasione: quasi come fosse un passaggio di consegne è commovente vedere i papà portare in braccio i propri pargoli quasi come a volerli sottoporre ad un battesimo rock! E quale migliore “sacerdote rock" poteva svolgere questo arduo compito se non il nostro Gene Simmons? E’ sempre un piacere ammirare il suo carisma e la sua lunga lingua che attira lo stupore di tutti i presenti; si passa così a “Shout It Out Loud”, cantata appunto dallo stesso Gene che ci saluta ringraziandoci per il supporto e invitandoci a prendere parte a questa festa rock! La band sembra veramente in forma smagliante nonostante i lunghi decenni di carriera sul groppone, e lo Starchild Paul Stanley è la prova vivente dell’eterna giovinezza: “Deuce” è un altro classico storico che non ha certo bisogno di alcuna presentazione ed è accolta dagli applausi collettivi, mentre scorrono sullo schermo le immagini di archivio dei primi storici video del combo americano!

Dopo questo doveroso primo tuffo nel passato, c’è spazio anche per un breve scampolo dedicato al presente, con la coinvolgente “Say Yeah”, un inno atto a far cantare tutta l’audience in risposta ai cori centrali di Paul, Gene e soci. Ancora una volta tocca al nostro amato Demone incutere il terrore e un’aura di reverenza con una “I Love It Loud” che è tutto un programma. Ma come dicevamo all’inizio, siamo di fronte ad una festa collettiva all’insegna del rock più sanguigno, capace di infiammare ancora una volta gli animi dei tantissimi presenti: “Heaven’s On Fire” è un’altra hit della loro stupenda fase “unmasked”, capace di farci ballare e cantare a squarciagola, mentre escono getti di fuoco a ridosso del palco, avvolgendoci con autentiche vampate di calore rock! Uno spettacolo imperdibile e unico nel suo genere tanto per la musica quanto per lo spettacolo visivo e coreografico dicevamo, ed eccoci ancora una volta rapiti dall’oscuro Gene che ci incanta con una “War Machine” da brividi con tanto di fuoco sputato dalla sua spada, altro momento immancabile in qualsiasi loro show! Si ritorna nuovamente al periodo ottantiano con la melodica e ammaliante “Lick It Up”, sulla quale viene ripreso in coda un breve accenno a “Won’t Get Fooled Again” dei The Who, durante la quale è Paul ad incantarci con il suo ancheggiare sensuale, mentre su “Calling Dr. Love” Gene si rende ancora una volta protagonista, con la sua voce ruggente e il suo carisma immortale: il nostro tributa anche un ringraziamento durante il refrain centrale ad una delle sue fan più accanite di sempre, l’amica Barbara Caserta, fotografa e giornalista, al suo novantasettesimo concerto della band, chapeau!

Ma ovviamente i Kiss di oggi non sono soltanto Paul e Gene, pilastri immortali e membri fondatori nonché leader massimi del gruppo, e nonostante il nostalgico ricordo degli altri due figliol prodighi Ace Frehley e Peter Criss, se i nostri oggi sono ancora in pista è anche grazie al preziosissimo lavoro di Eric Singer (batteria) e di Tommy Thayer (chitarra) che con molta umiltà, volontà e dedizione, hanno abbracciato appieno la causa Kiss: l’arrembante “100,000 Years” viene di molto prolungata con un memorabile assolo di batteria di Eric, che imperterrito continua a suonare mentre la sua pedana lo eleva nell’alto del cielo milanese! “Cold Gin” invece lascia spazio anche a Tommy che, calato nei panni dello Spaceman, si esibisce in un lungo assolo concluso con il tiro al bersaglio di razzi dal ponte della sua chitarra verso alcuni dischi volanti, come a difenderci da un’invasione aliena: anche per lui il pubblico riserva un’ovazione generale, nonostante in molti avessero sperato in un seppur breve e fugace ritorno in tour al suo fianco anche del suo storico predecessore, ma tant’è, i Kiss o si odiano o si amano, non c’è altra scelta! Torna in cattedra Gene con un altro momento topico della serata, “God Of Thunder”, condito dalla fuoriuscita copiosa di sangue dalla sua lingua infinita, mentre cala su noi comuni mortali attraverso la pedana che lo erge quasi ad una divinità antica: qui il suo basso è a dir poco detonante, scandendo il ritmo ipnotico del brano, che sfocia nel ritornello intonato in coro da tutti!

Con un salto temporale si torna ad anni più recenti, con la piacevole “Psycho Circus” che ci accompagna nel loro circo rock’n’roll, grazie all’interazione unica tra Paul e il pubblico: nonostante girassero diverse voci sul suo attuale stato di forma e sull’eventuale uso di parti in playback o con basi pre-registrate, il nostro beniamino si rivela comunque in stato di grazia, non risparmiandosi mai nei suoi caratteristici acuti e nei ringraziamenti collettivi! Ma la notte è ancora giovane e la festa rock sembra non volersi esaurire, grazie ad una “Let Me Go, Rock’n’Roll” atta ad infuocare nuovamente il parterre, con urla di giubilo da parte delle tante migliaia di fan presenti: brani di più di quarant’anni fa ancora oggi sembrano non risentire minimamente del passare del tempo, a riprova di come la buona musica genuina non ha mai un’età! Ci stiamo avvicinando adesso verso la parte finale dello show, ma le sorprese non sono ancora esaurite: “Love Gun” ci regala un volo dello Starchild sulle nostre teste, attaccato ad una pertica mobile che lo trasporta sulla torretta del mixer, da dove saluta anche i fan più distanti! Il nostro decide di farci ancora compagnia da questa nuova postazione intonando con tutti all’unisono il manifesto disco-rock “I Was Made For Lovin’ You”, forse il brano che li ha resi celebri in tutto il mondo: lo stupore nel vedere a pochi metri da noi Paul cantare, ancheggiare e salutarci come fosse un ragazzino è un ricordo indelebile che resterà vivo anche nelle menti dei più piccoli, spettatori attoniti di un evento memorabile! Tornato nuovamente in volo sul palco, lo Starchild ci saluta assieme ai suoi compagni con una struggente versione di “Black Diamond” che sembra chiudere definitivamente questa magica serata!

Ma lo spettacolo sembra non voler volgere al termine, ed infatti, dopo una breve pausa, torna in scena Eric che ci delizia con una versione per soli piano e voce di “Beth”, una delle ballad più celebri del gruppo, cantata in coro da tutti i presenti, con tanto di accendini e lacrimucce di rito: semplicemente da brividi! Altra ovazione doverosa per il Catman che, prendendo sulle sue spalle la pesante eredità dei suoi predecessori Eric Carr e Peter Criss, da oramai quasi trent’anni è entrato anche nei cuori dei fan più radicali e intransigenti, che lo hanno accolto sempre con affetto, ripagato dal grandissimo lavoro sia in veste di batterista che di cantante, essendo dotato di una timbrica non indifferente! E’ la volta così di “Crazy Crazy Nights”, che torna a farci danzare e cantare come se non ci fosse un domani, mentre dei grandi palloni bianchi e neri rimbalzano tra le prime file. La serata si conclude così con l’inno “Rock And Roll All Nite”, durante il quale veniamo travolti dalla magia dei Kiss con uno spettacolo condito dal lancio di coriandoli colorati bianco e rossi, sparati da appositi cannoni, durante il ritornello che si prolunga all’inverosimile per farci cantare tutti, nessuno escluso, le magiche parole: nuovi fuochi pirotecnici fuoriescono mentre Paul distrugge la sua chitarra tra le urla festanti dei presenti! Un finale come sempre da applausi che ci regala ancora una volta un ultimo saluto doveroso ai nostri quattro eroi americani che ci lasciano tra le ovazioni generali sulle note di "God Gave Rock 'N Roll to You II", mentre piano piano il copioso flusso di spettatori si accinge a raggiungere le apposite uscite, appagati da questo indimenticabile show che ci ha lasciati stupefatti e ammaliati ancora una volta da una band immortale che non ha minimamente risentito del trascorrere dei suoi quasi cinquant’anni di onorata carriera: cala il sipario con il ringraziamento finale del gruppo verso i propri fan “KISS LOVES YOU MILAN”, che chiude definitivamente questa serata indimenticabile che conserveremo sempre nel nostro cuore!

Kiss setlist:

“Detroit Rock City”
“Shout It Out Loud”
“Deuce”
“Say Yeah”
“I Love It Loud”
“Heaven’s On Fire”
“War Machine”
“Lick It Up” (with “Won’t Get Fooled Again” by The Who snippet)
“Calling Dr. Love”
“100,000 Years” (Eric Singer drum solo)
“Cold Gin” (Tommy Thayer guitar solo)
“God Of Thunder” (Gene Simmons bass solo)
“Psycho Circus”
“Let Me Go, Rock’n’Roll”
“Love Gun”
“I Was Made For Lovin’ You”
“Black Diamond”

Encore:

“Beth” (Eric Singer on piano)
“Crazy Crazy Nights”
“Rock And Roll All Nite”


Stanchi ma felici ed appagati da questo spettacolo memorabile, torniamo alle nostre rispettive residenze di provenienza, ma non prima di aver abbracciato e salutato vecchi amici e nuovi con i quali abbiamo condiviso questi momenti magici e irripetibili: la ciliegina sulla torta è arrivata poi con l’incontro inatteso con Eric Singer, il quale ha regalato personalmente al sottoscritto e a pochissimi fortunati presenti le sue bacchette usate solo poche ore prima on stage! Insomma una nottata che resterà impressa indelebilmente nelle nostre menti e che un giorno potremmo raccontare con orgoglio e una velata malinconia a figli e nipoti, amici e conoscenti. Il lungo viaggio in pullman intrapreso di più di quindici ore, tra andata e ritorno, ne è valso assolutamente la pena, ripagato ampiamente da questa prestazione epica del quartetto statunitense. Un ringraziamento speciale va a Claudio Trotta e a tutto lo staff della Barley Arts, in particolar modo alle gentilissime Marilena Carbone e Alice Degortes per la cortesia e disponibilità da sempre riservateci, nonché a tutti coloro che hanno lavorato alla buona riuscita di questo evento che tutti noi fan accaniti speriamo, chissà, possa non essere il canto del cigno di questo gruppo leggendario!



Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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