17 Settembre 2019

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LEGENDS OF PROG ROCK @ Roma, Teatro Parioli – il live report della serata con Carl Palmer’s ELP Legacy & Claudio Simonetti’s GOBLIN!

12-02-2019 01:00 - CONCERTI
Serate come questa appena vissuta, in data Mercoledì 6 Febbraio 2019 presso il Parioli Teather Club di Roma, sono più uniche che rare al giorno d’oggi e in particolar modo una prog night ante litteram visti i due nomi di spicco presenti in cartellone: i Carl Palmer’s ELP Legacy del leggendario batterista (e unico membro superstite – n. d. r.) degli storici Emerson Lake & Palmer e i GOBLIN di Claudio Simonetti, noti ai più per le loro storiche collaborazioni alle colonne sonore di capolavori dell’orrore con registi del calibro di Dario Argento e George A. Romero!

Un evento, organizzato da Stefano & Roman Luciano in coproduzione con Kamelia Production, che ha visto l’altisonante location del Teatro Parioli di Roma come palcoscenico ideale di questi due importantissimi act per tutti gli amanti del progressive rock vintage: nonostante il giorno infrasettimanale infatti, la partecipazione di pubblico, seppur non numerosissimo, è stata positiva nel complesso, registrando comunque la presenza di molti giovani e meno giovani appassionati del genere, nonché diversi addetti ai lavori e fotografi tra cui il sottoscritto. L’attenzione dell’audience si è rivelata sempre continua, nonostante la durata molto ampia della serata di Mercoledì 6 Febbraio 2019, protrattasi ben oltre la mezzanotte senza registrare nessun calo a livello sonoro e qualitativo. Non poteva che rivelarsi dunque un autentico successo, soprattutto per la piacevole e inusuale accoppiata progressiva che ha visto la partecipazione di due artisti di livello internazionale e di un Lino Vairetti, storico frontman dei partenopei Osanna, ospite d’eccezione della manifestazione durante il set del batterista britannico Carl Palmer e dei suoi ELP Legacy, un tributo alla musica del celebre trio con cui cavalcò l’onda del successo per più di quarant’anni. Si sono poi avvicendati sul palco i Goblin di Claudio Simonetti, storico membro di una delle realtà più di successo del progressive rock tricolore!



Carl Palmer’s ELP Legacy
Di poco oltre l’orario previsto, siamo tutti pronti a riabbracciare un colosso del mondo della musica, il leggendario Carl Palmer, unico membro storico ancora vivente di quello che fu uno dei più grandi gruppi del progressive rock internazionale, gli Emerson Lake & Palmer, nonché rinomato anche per il suo passato con gli Atomic Rooster e successivamente con gli Asia negli anni ’80. Avendolo già visto in passato nel lontano 2009 in occasione dell’evento di beneficenza Rock For L’Aquila, svoltosi a Stazione Birra, dove si esibì assieme al gruppo cover ufficiale romano,i Tarkus, sapevo già cosa mi sarei dovuto aspettare anche se, visto in questa circostanza la presenza di una chitarra al posto di una tastiera, ero abbastanza scettico sul rifacimento di questi classici in una veste differente rispetto alla versione originale con Keith Emerson deus ex machina del trio: devo ammettere che, dopo un primo imbarazzo iniziale, Paul Bielatowicz (chitarra) si è dimostrato veramente all’altezza del ruolo che ricopre, destreggiandosi con sapienza e perizia tecnica sulla rilettura di brani storici del repertorio! Inizio affidato, come di consueto, alla reinterpretazione del brano di Henry Mancini, “Peter Gunn”, su cui il pubblico va subito in delirio, sostenendo con applausi il ritmo ipnotico del brano. Il nostro amato Carl ci saluta presentandoci il primo ospite della serata, Lino Vairetti (fondatore e voce degli storici partenopei Osannan. d. r.), icona del progressive tricolore, con cui condivide il palco in tutta la tourneé europea: non poteva esserci pezzo migliore se non “Karn Evil 9: 1st Impression, Part 2” per tastare tutte le rinomate doti canore ed interpretative del buon Lino, sempre a suo agio e soprattutto capace di rivisitare in chiave originale le parti cantate da Greg Lake. “Tank”, altro classico in scaletta, fa da apripista alla sinistra “Knife-Edge”, su cui svetta ancora una volta la voce cristallina del cantante napoletano: il pubblico sembra particolarmente apprezzare questo inusuale connubio tra l’estroso batterista inglese e la voce calda e affascinante del buon Vairetti, in una forma veramente perfetta! Si torna poi ad apprezzare una lunga versione della suite “Trilogy”, su cui tutti e tre i musicisti danno il meglio di se sia dal punto di vista tecnico ed esecutivo e soprattutto dal feeling che scorre tra loro, cosa non da poco se si pensa la differenza di età e di esperienza maturata nelle rispettive carriere: eppure, alle rullate e agli stacchi precisi e inconfondibili di batteria profusi da Carl, si alternano egregiamente gli arrangiamenti e i rispettivi assoli di Paul e del suo collega Simon Fitzpatrick (basso, chapman stick), quest’ultimo protagonista nell’intermezzo con assolo su “From The Beginning / Maple Leaf Rag”, sul quale ci vengono sciorinate tutte le sue abilità soprattutto sul chapman stick, strumento d’eccezione di uno dei suoi massimi riferimenti artistici, Mr. Tony Levin! La toccante “Fugue in D Minor”, altra celebre reinterpretazione di una composizione di Johann Sebastian Bach, fa da apripista ad una dei brani manifesto, se non quello più significativo in assoluto, della stagione storica del progressive rock a fine anni ’60: stiamo infatti parlando della celeberrima “21st Century Schizoid Man”, hit dei King Crimson dal loro storico capolavoro ‘In The Court Of Crimson King’ (1969), sul quale per l’appunto figurava proprio l’ex compagno di avventure di Palmer, lo “schizoide” Greg Lake! Una riproposizione in chiave abbastanza moderna, con la voce di Paul cartavetrata e filtrata, diversa dall’originale ma non per questo malvagia: lo stesso chitarrista è poi alla ribalta sull’accoppiata “Arabesque No. 1 / Clair de Lune” nella quale si prolunga in soli sublimi oltre che in parti arpeggiate. Se si vuole fare un “indebito” paragone, personalmente mi ha ricordato sia fisicamente e sia stilisticamente un’evoluzione moderna del grande Steve Howe, chitarrista degli Yes nonché già compagno di merende di Palmer negli Asia di John Wetton! Ma le sorprese devono ancora arrivare, ed ecco infatti il simpatico Carl ringraziarci per il sostegno e il calore come sempre riservatogli, invitando adesso a salire sul palco nuovamente Lino Vairetti e nientedimeno che Claudio Simonetti alle tastiere per l’esecuzione dell’acclamatissima “Lucky Man”, il primo singolo di successo che lo portò alla ribalta con il suo storico trio nell’ormai lontano 1969: l’esecuzione è a dir poco strabiliante, ed è veramente un piacere per tutti noi presenti assistere a questa esecuzione unica ed irripetibile, apprezzando sul palco tre personaggi che hanno fatto la storia di un genere, ovvero Palmer, Simonetti e Vairetti! Dopo questa stupenda rilettura, non potevano mancare certamente due brani simbolo del repertorio degli ELP, ovvero prima la tanto attesa “Tarkus”, dal loro omonimo album del 1971, e poi per il gran finale una versione sempre rivisitata della ritmicheggiante “Fanfare for the Common Man”, seguita in coda da un assolo da applausi del sessantanovenne Carl Palmer dietro le pelli, autentico ammaliatore con la sua classe innata e il suo tocco magico e preciso: sembra che abbia fatto anche lui il cosiddetto “patto con il diavolo” vista la splendente forma fisica alquanto invidiabile per un quasi settantenne, capace di non sbagliare veramente un colpo, a riprova dei tanti che ancora oggi lo reputano uno dei migliori in assoluto nel suo ruolo! Accolti da un’autentica standing ovation finale, Carl e i suoi discepoli si accomiatano dalle scene dopo un’esibizione intensa e piena di colpi di scena, senza alcuna caduta di tono: un complimento va fatto ancora una volta ai due eccezionali musicisti, Paul e Simon, che da anni supportano la musica di Palmer e dei suoi immortali ELP, dimostrando non solo perizia tecnica quanto soprattutto buon gusto negli arrangiamenti delle parti tastieristiche, spesso divise con equità sui loro rispettivi strumenti!


Carl Palmer’s ELP Legacy setlist:

“Peter Gunn” (Henry Mancini cover)
“Karn Evil 9: 1st Impression, Part 2” (feat. Lino Vairetti)
“Tank”
“Knife-Edge” (feat. Lino Vairetti)
“Trilogy”
“From The Beginning / Maple Leaf Rag” (Simon Fitzpatrick bass solo)
“Fugue in D Minor” (Johann Sebastian Bach cover)
“21st Century Schizoid Man” (King Crimson cover)
“Arabesque No. 1 / Clair de Lune” (Paul Bielatowicz guitar solo)
“Lucky Man” (feat. Lino Vairetti & Claudio Simonetti)
“Tarkus”
“Fanfare for the Common Man” (Carl Palmer drum solo)


Claudio Simonetti’s GOBLIN
Breve pausa ricreativa, durante la quale è sempre un piacere salutare vecchi amici e fare nuove interessanti conoscenze, vista la forte passione che ha spinto tutti noi amanti di progressive e dintorni a presenziare in questo giorno infrasettimanale, ed eccoci nuovamente pronti ad apprezzare un altro nome altisonante del progressive rock, questa volta in veste tricolore: si affievoliscono le luci e calano le tenebre, mentre fanno il loro ingresso in scena i quattro musicisti capitanati da Claudio Simonetti, membro storico dei Goblin, accolti da applausi generali. Il loro set è come sempre bilanciato tra classici della band, colonne sonore e qualche perla ripescata per l’occasione. L’apertura è affidata alla moderna “Mater Lacrimarum” (dal recente film ‘La Terza Madre’ del 2007 di Dario Argento, che vide la partecipazione di un certo Dani Filthn. d. r.), a cavallo tra elettronica e gothic metal, per poi passare alla stupenda “Demoni”, dall’omonima pellicola, sulla quale la new entry Cecilia Nappo (basso), ormai in pianta stabile nel gruppo da quasi un anno esatto, si prodiga in duetti prima con Claudio e poi con il collega Bruno Previtali (chitarra), dimostrandosi veramente ben calata all’interno del combo: un’autentica valchiria, sensuale e bravissima, perfettamente calata come stile e come mood in quella che è la sinistra e avvolgente creatura di Simonetti! “E Suono Rock” e “Roller” sono due brani di repertorio che è sempre un piacere riascoltare per rivivere le fantastiche atmosfere degli anni d’esordio della band di Claudio assieme ai suoi ex compari Morgante, Marangolo e Pignatelli: anche riascoltate in questa veste più contemporanea, grazie agli ottimi arrangiamenti perfettamente orchestrati dal Maestro e dai suoi attuali musicisti, queste perle risultano sempre splendenti! Dal capolavoro cinematografico ‘Dawn Of The Dead’ (1978) di A. G. Romero, scomparso oramai poco più di un anno fa, ci vengono adesso offerti tre estratti: la lenta e spettrale “L’Alba dei Morti Viventi”, seguita a cascata prima dall’eterogenea “Zombi” e poi dalla frizzante “Zaratozom”, mentre sullo schermo ci vengono proiettate le immagini di alcuni estratti della pellicola in questione. Per chi non avesse mai visto uno show di Claudio Simonetti e dei suoi Goblin va appunto precisato che la loro è una performance visiva e sonora, le cui immagini proiettate non fanno semplicemente da contorno alla musica suonata bensì sono la quintessenza di ciascun passaggio eseguito! Sempre da ‘Roller’ (1976) viene eseguita l’atmosferica “Aquaman”, brano lento e dal sapore psichedelico, dove a farla da padrona sono i sintetizzatori di Claudio, mentre dal film di Argento ‘Non Ho Sonno’ (2001) sono eseguite la titletrack e la metallica “Death Farm”, per la gioia forse dei più giovani presenti in sala: il lavoro dei drumming elaborato dall’amico Titta Tani (batteria) è come sempre pregevole sia nelle parti più soffuse e sia in queste più arrembanti! “Opera”, altro brano magistrale, viene seguita invece da un bellissimo tributo al padre di Claudio, Enrico Simonetti, con “Gamma”, dedicata alla sorella e alla figlia del tastierista presenti in sala questa sera: un’esecuzione a dir poco commovente, che riceve tantissimi applausi da parte di tutto il pubblico presente. Ma questo dolce cullarci è soltanto il preludio alla parte finale del set, più terrorifica e dedicata alle soundtrack dei film che hanno portato al successo Simonetti con il suo storico gruppo: si inizia quindi con la spettrale voce sussurrata di “Suspiria”, accolta da un battito di mani a tempo, per poi calarci a capofitto nel magico e sinistro mondo di Dario Argento con le successive “Tenebre” e “Phenomena”, un’autentica goduria per tutta l’audience, ancora bramosa nonostante l’ora ormai tarda! E quindi lo spettacolo si conclude con i titoli di coda e la presentazione di ciascuno dei singoli componenti, sull’intro di carillon che fa da preludio al tema di “Profondo Rosso”, il classico immancabile, durante la cui esecuzione siamo tutti quanti immersi in una scenografia contraddistinta da luci color sangue, immersi in un’atmosfera sinistra e angosciante, proprio come quella del capolavoro del genere horror di tutti i tempi! Inchini e applausi di rito e ovazione generale anche per loro, con Lino Vairetti, presente in sala come spettatore a tutta l’esecuzione del set, che sale sul palco ad abbracciare l’amico Claudio e a ringraziare assieme a lui tutti i presenti di questa magica notte progressiva capitolina!


Claudio Simonetti’s GOBLIN setlist:

“Mater Lacrimarum” (feat. Dani Filth)
“Demoni”
“E Suono Rock”
“Roller”
“L’Alba dei Morti Viventi”
“Zombi”
“Zaratozom”
“Aquaman”
“Non Ho Sonno”
“Death Farm”
“Opera”
“Gamma” (Enrico Simonetti cover)
“Suspiria”
“Tenebre”
“Phenomena”
“Profondo Rosso”


Sembrava di aver vissuto una serata di altri tempi, tornando ancora una volta alla mente alle manifestazioni di questo profilo tenutesi sia al Teatro Tende Strisce (il Prog Exhibition su tutte – n. d. r.) e sia a Stazione Birra tra la fine e l’inizio del nuovo millennio, ormai rimaste nella mente dei tanti presenti: certo con i dovuti paragoni, nonostante non si sia registrato il sold out vista la data infrasettimanale, l’evento svoltosi è sicuramente stato assai gradito da parte dei tanti appassionati del genere, giovani e meno giovani, accorsi a questa serata. Un ringraziamento speciale va in primis all’organizzazione dell’evento, Stefano e Roman Luciano, in coproduzione con Kamelia Production dell’amica Francesca Kamelia ed infine, last but not least, alla bravissima Jennifer Venuti per le stupende foto concesseci e per il difficile ma appassionante lavoro di allestimento scenografico, trucco e quant’altro sia in scena che dietro le quinte, portato avanti con tanto sacrificio ma anche tanta passione. Con le speranza di assistere presto ad una prossima prog night, vi salutiamo e vi aspettiamo alla prossima avventura musicale, tutta da vivere e raccontare!












Fonte: Raffaele Pontrandolfi - Foto: Jennifer Venuti



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