17 Febbraio 2019

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LIVE REPORT - GUS G. + ARTHEMIS: serata ad alto “tasso metallico” in compagnia del chitarrista di Ozzy e dei Firewind @Club House degli Indian Bikers MC di Foggia!

07-04-2016 12:33 - CONCERTI
Gus G.
Soul Of Steel
Soul Of Steel
Noise From Nowhere
Noise From Nowhere
Andrea Martongelli (Arthemis)
Francesco Tresca (Arthemis)
Giorgio Terenziani (Arthemis)
Fabio Dessi (Arthemis)
Arthemis
Gus G.
Gus G.
Mats Levén (Gus G.)
Gus G.
Mats Levén e Gus G.
Mats Levén (Gus G.)
Gus G.
Gus G. Band: Strutter (basso), Mats Levén (voce), Gus G. (chitarra), Johan Nunez (batteria)
Gus G.
E’ sempre un immenso piacere avere occasione di assistere e di poter recensire eventi memorabili per tutti gli appassionati del metallo classico del sud Italia, come quello appena avvenuto nella vicina Foggia, Sabato 26 Marzo 2016: questa volta, a poco più di un mese dall’apprezzatissima esibizione di un altro nome di spicco del panorama mondiale quale Edu Falaschi (ex voce degli Angra ed attuale frontman degli Almah), sul palco della Club House dell’Indian Bikers MC del capoluogo di provincia pugliese, ecco arrivare niente di meno che Gus G. (nome d´arte di Kostas Karamitroudis), eccezionale chitarrista di origini greche, attuale musicista di sua maestà Ozzy Osbourne, nonché membro fondatore della storica band power ellenica dei Firewind! Un evento quindi tanto atteso da parte di tutti i fan del Madman e dell’hard’n’heavy di Puglia, Basilicata e addirittura Campania che come di consueto non hanno di certo fatto mancare la loro presenza e il loro supporto ad un artista di caratura mondiale come Gus: erano presenti all’incirca quattrocento e più spettatori per questa unica data al sud del mini tour italiano che lo ha visto esibirsi, sempre in compagnia degli italiani Arthemis per ben tre concerti nel nostro Paese (la sera prima, Venerdì 25 marzo, al Druso di Bergamo, Sabato 26 all’Indian Bikers di Foggia ed infine Domenica 27 Marzo al Planet Live Club di Roma)!


Soul Of Steel
L’arduo compito di aprire la serata e di rompere il ghiaccio tocca ad una giovane band di Martina Franca (TA), fautori di una proposta musicale interessante: un power metal dalle tinte sinfoniche, ispirato da band capostipiti del genere (Helloween, Gamma Ray, Stratovarius, Labyrinth, Edguy, ecc.), ma condito anche da alcune parti più vicine al progressive metal (Dream Theater e Shadow Gallery in primis). Nati ufficialmente già nel 2007 e con all’attivo ben due full-lenght (“Destiny” del 2010 e il successivo “Journey To Infinity” del 2013), il quintetto pugliese ci regala sin da subito una partenza col botto, affidata all’intro strumentale “Aeternum Tormentum”, apripista alla successiva “Through The Gates Of Heaven”, che riescono ben ad inquadrare il loro sound ricco di melodia ed assoli da capogiro: ottima la prova in particolare sia di Gianni Valente (voce) che del chitarrista Valerio De Rosa! Anche il contributo del nuovo entrato Marcello Lombardi (tastiere) risulta fondamentale alla buona riuscita complessiva del tutto: oltre che nelle parti di accompagnamento e nei tappeti sinfonici, è presente anche in soli di buona fattura. L’alternanza di parti più veloci ed arrembanti, ad altre più introverse e cullanti ci conducono verso un autentico viaggio sonoro: anche le seguenti “Neverland” e soprattutto “Shadows Of The Past” ci riconfermano le loro più che buone capacità compositive ed esecutive! Passiamo poi alla titletrack del loro ultimo lavoro, “Journey To Infinity” appunto, uno degli apici assoluti della loro breve ma intensa esibizione: gli intermezzi di piano, accompagnati dalla voce quasi sussurrata, alternati a mid-tempo nella parte centrale del brano riescono a generare sensazioni sonore tra i presenti alquanto appaganti! Anche la sezione ritmica, composta da Lorenzo Chiafele (batteria) e da Domenico Santagada (basso) è protagonista indiscussa negli stacchi precisi, molto progressive, coadiuvati dai suoni di hammond del loro collega, oltre che in tutte le parti più energiche successive. Ci salutano quindi con il loro ultimo pezzo, “Secret Words”, introdotto come sempre da ottimi arrangiamenti di sintetizzatore e sostenuto da riff rocciosi, alla fine del quale riscuotono un più che meritato tributo da parte del pubblico che rende loro omaggio con un lungo e ininterrotto applauso: sicuramente non una proposta originalissima, ma che di certo ci offre ancora una volta l’opportunità di poter apprezzare un’altra realtà musicale nostrana, che, nonostante avesse dovuto esibirsi come secondo gruppo della serata (con tutti i disagi che ne conseguono), è riuscita a regalarci uno show alquanto apprezzato e sentito da parte di tutti. Impavidi!


Soul Of Steel setlist:

“Aeternum Tormentum” (intro)
“Through The Gates Of Heaven”
“Neverland”
“Shadows Of The Past”
“Journey To Infinity”
“Secret Words”


Noise From Nowhere
Dopo una breve pausa rifocillante, alquanto gradita da tutti i presenti, che mano a mano iniziano sempre più a riempire l’intero locale, passiamo alla seconda band della serata: provenienti dalla Capitale, questi quattro giovani ragazzi sono fautori di un sound assai moderno e forse un po’ troppo commerciale per le orecchie delle tante schiere di appassionati del metallo più puro e datato presenti in sala, dei quali fa orgogliosamente parte anche il sottoscritto. Intendiamoci, sicuramente la loro esibizione è risultata grintosa ed effervescente, supportata da tanti followers accorsi in loco, ma probabilmente avrebbe meritato un contesto più inerente alla loro proposta musicale. Il loro set è incentrato principalmente sui brani estratti dal loro Ep d’esorsio, “The Right Chance” del 2012 e da alcuni brani recenti, che verrano inseriti nel loro album di debutto di prossima pubblicazione. Il sound caratterizzato da riff taglienti in pieno stile post grunge/stoner risulta alquanto coinvolgente per tutti gli spettatori, e fa da sostegno al cantato graffiato e in alcuni punti urlato di Sim Reda (voce e chitarra): un brano come il loro recente singolo “You Don’t Give A Fuck” (di cui è stato anche girato un videoclip) ben sintetizza il loro stile, corroborato da un ritornello melodico e di forte impatto, oltre che dalla loro presenza dinamica sul palco, soprattutto da parte del frontman. La stessa opener della serata, “Waiting Despite This”, condita da cori accattivanti nel refrain centrale, è anch’essa debitrice del suono tipico di band appartenenti alla scena grunge/alternative moderna nordamericana (i vari Avenged Sevenfold, Theory Of A Deadman, Breaking Benjamin ed in alcuni passaggi anche i celeberrimi Foo Fighters e gli Alter Bridge di Mark Tremonti e Miles Kennedy). “The Right Chance” ripercorre dunque gli stessi binari delle precedenti songs, con un’alternanza iniziale tra le due voci, molto ben eseguita dal vivo, per poi concludersi in un refrain cantato all’unisono da entrambi I fratelli. “Crossed Destinies” invece parte con una intro arpeggiata, a cui fa da controcanto un cantato pulito, fino a trasformarsi in una sorta di semi-ballad, sempre all’insegna di una melodia semplice e diretta, di facile presa, che alterna parti più cadenzate ad altre più energiche: anche il solo finale, nella sua semplicità, è comunque apprezzato per il suo gusto che ben si amalgama con le parti cantate. Anche “Demons In My Bed” risulta una song molto frizzante ma al contempo ben composta: gli ingredienti sonori sono gli stessi delle canzoni precedenti, come sempre valorizzati dalla loro innegabile verve espressa. “Hopeless” è introdotta da uno stacco puntuale di Valeria Scaparro (basso) e di Marco Reda (voce e batteria), presente quest’ultimo anche anch’egli a livello canoro oltre che strumentale, ed è caratterizzata da un groove molto incalzante. Il combo romano ci saluta quindi con un altro dei suoi brani di recente pubblicazione, “Give It Up”, dal ritornello molto grintoso, al termine del quale riceve degli applausi più che meritati, soprattutto per la capacità interpretativa sfoggiata: sicuramente la loro proposta non è proprio in linea con il sound degli altri gruppi, ma a prescindere da ciò, gli va dato atto di essere riusciti comunque a coinvolgere il nutrito pubblico e a farsi apprezzare per l’adrenalina trasmessaci. Da approfondire!


Noise From Nowhere setlist:

“Waiting Despite This”
“The Right Chance”
“Demons In My Bed”
“Crossed Destinies”
“You Don´t Give A Fuck”
“Hopeless”
“Give It Up”


Arthemis
E passiamo ora al “piatto forte” di questa serata metallica pre-pasquale: il locale è ormai colmo all’inverosimile, sopra ogni più rosea aspettativa, quando fa il suo ingresso in scena il quartetto di origini veronesi, tra le band italiane più amate e seguite in tutto il panorama heavy/thrash mondiale! Attivi da ormai quasi venti anni, e guidati dal virtuoso shredder nonchè membro fondatore Andrea “Andy” Martongelli (chitarra), giustamente definito da molti il “Lord italiano dello shredding”, rinomato e stimato musicista che ha collaborato con molti artisti di fama internazionale, oltre ad essere docente presso il Modern Music Institute, la band veneta appare sin da subito pronta a regalarci un’esibizione a dir poco incan-descente, coadiuvata dal supporto immancabile dei tantissimi fan accorsi per l’occasione! Per rompere gli indugi e la trepidante attesa dei presenti, si parte a razzo con l’arrembante “Scars On Scars”, durante la quale si scatena un pogo serrato: ottime le ritmiche di chitarra, a sostegno dell’ugola cristallina di Fabio Dessi (voce), fino al solo di pregevole fattura nella parte centrale del brano. Il pubblico è letteralmente in estasi dopo questa partenza a razzo, e la successiva “Blood Of Generations”, tratta dal loro ultimo disco in studio (“We Fight” del 2012 –n.d.r.), una classica heavy song dal sapore ottantiano, ci riconferma l’eccellente stato di salute del gruppo: impeccabile anche il lavoro eccelso della sezione ritmica, composta da Giorgio Terenziani (basso) e Francesco Tresca (batteria), delle autentiche “machine da guerra”, capaci di tramortire l’audience con stacchi martellanti e precisi! Dopo una calorosa accoglienza, assai apprezzata dalla band, che saluta il pubblico pugliese nel migliore dei modi, si passa ad un altro dei loro cavalli di battaglia, ovvero l’immancabile “Still Awake”, dove alle ritmiche perentorie e martellanti, fanno da controaltare i riff monolitici e i soli al fulmicotone di Andy e gli acuti di Fabio: il ritornello è intonato da tutti quanti all’unisono, ed è evidente come la partecipazione attiva, da parte soprattutto delle prime file, sia uno degli ingredienti imprescindibili delle esibizioni infuocate della band! “Home” è introdotta da un mid-tempo di batteria e da un assolo di chitarra, per poi continuare sempre su ritmi più sincopati ma al contempo rocciosi: Fabio coglie anche l’occasione per ringraziare le folte schiere dei presenti, ricordandoci come la Puglia e la Basilicata siano state da sempre terre fertili per il supporto della band, oltre ad essere terra d’origine di alcuni componenti (il padre di Andrea è nativo di Brindisi – n.d.r.). “We Fight” viene sapientemente aperta da un arrangiamento magistrale dello shredder di fama mondiale, a cui si unisce la voce calda e coinvolgente del buon Fabio, bravissimo a destreggiarsi sia su registri stilistici più prettamente baritoni, che sui picchi canori, tipici del genere, sempre pronto ad aizzare il pubblico! Dopo le presentazioni di rito dei vari membri, I riflettori sono puntati tutti su Andy che ci offre una prova straordinaria di tutte le sue capacità tecniche, lanciandosi in un lungo solo veloce: tutta la classe e l’eleganza del biondo crinito, attualmente anche endoser ufficiale delle chitarre Dean e dei pedali ModTone, sono suggellate da fraseggi e sweep perentori, assai graditi all’intera platea! Con l’elettrizzante “Electri-Fire”, scandita da una doppia cassa puntuale e da un suono granitico, si ritorna su lidi più heavy, con ritornelli di facile presa, dipinti dale precise e sublimi trame sonore dell’onnipresente Andy! Vista l’ora tarda, il simpatico Fabio scherza con tutti noi, fingendosi ironicamente di essere un Papa e dandoci a tutti una “benedizione metallica”, regalandoci un siparietto alquanto divertente, spontaneo e ben riuscito: con “Mr. Evil” (dall’album “Black Society" del 2008 –n.d.r.) ci incamminiamo verso la fine del loro indimenticabile set, ed è sicuramente uno dei massimi picchi dell’intera esibizione, soprattutto per la bravura compositiva ed esecutiva di tutti e quattro i musicisti, in grado di tirar fuori una speed-song dal retrogusto settantiano, ma suonata in modo contemporaneo e accattivante! Un riff molto sanguigno, in pieno stile Zack Wylde, fa da intro a “7 Days”, scandita anch’essa da un cantato molto aggressivo, in linea con le recenti produzioni della band dell’ex axeman di Ozzy (i Black Label Society – n.d.r.), con un refrain centrale incentrato su cori alternati dal sapore alquanto orecchiabile sin dal primo ascolto. Per questa data speciale del tour, unica in tutto il sud Italia, il gruppo tira fuori dal cilindro una reinterpretazione assai ben riuscita del classico degli Zeppelin, “Whole Lotta Love”: proprio questa originale rilettura ci fa apprezzare ancora di più la bravura dei quattro metallers veneti, mai scontati e ripetitivi, ma sempre pronti a mettersi in gioco, anche con una hit scritta da Plant & co. Uno show memorabile, come quello vissuto da tutti noi e insieme alla band, non poteva di certo concludersi che con un autentico “vortice sonoro”: è infatti “Vortex” a far calare il sipario su una performance che definire “da applausi” è alquanto riduttiva e non rende pienamente giustizia alla bravura sfoderata dai power/thrasher di Verona, dal primo all’ultimo brano, senza mai destare cali di attenzione nei presenti, ma anzi regalandoci emozioni irripetibili, difficilmente descrivibili a parole. Dopo averli visti di recente sotto la pioggia battente nella passata edizione dell’Agglutination Metal Festival, ho potuto nuovamente apprezzare tantissimo la loro esibizione e constatare tutte le loro peculiarità che li rendono a ragione, già da diversi anni, uno dei gruppi italiani più apprezzati e seguiti anche e soprattutto all’estero. Eccezionali!


Arthemis setlist:

“Scars On Scars”
“Blood Of Generations”
“Still Awake”
“Home”
“We Fight”
Solo (chitarra)
“Electri-Fire”
“Mr. Evil”
“7 Days”
“Whole Lotta Love” (Led Zeppelin cover)
“Vortex”



Gus G.
Assai difficile riuscire ad essere nuovamente intraprendenti per l’ultimo attesissimo live act della serata, vista la carica e l’energia sprigionata da tutti i presenti in compagnia di Andy Martongelli e dei suoi fedeli arcieri: nonostante quindi l’ora tarda, la passione del pubblico è tale da offrire ancora una volta un supporto ineccepibile al tanto bramato artista greco e ai suoi compagni di avventura! Accolto da una calorosa quanto meritata ovazione generale, il chitarrista ellenico è pronto a regalarci un’esibizione che si rivelerà a dir poco esilarante, accompagnato da colleghi di fama internazionale in grado di sostenere le sue estrose capacità tecniche: alla voce troviamo infatti niente di meno che Mats Levén, storica voce del leggendario guitar-hero svedese Yngwie Malmsteen oltre che di importantissime band del calibro dei Therion, dei Treat e dei tedeschi At Vance, al basso il greco Strutter, già nella hard rock band di Salonicco W.A.N.T.E.D., ed infine alla batteria Johan Nunez, già con i Firewind e i Meridian Dawn. Neanche il tempo di salire sul palco e già ci ritroviamo travolti da tutto il carisma e il fascino di Gus, che, nonostante la poca loquacità forse dovuta alla stanchezza, si rivela subito pronto a deliziarci con le sue note: l’apripista è affidata alla corroborante “Burn”, dal suo ultimo lavoro (“Brand New Revolution”, uscito per la Century Media Records nell’estate 2015 – n.d.r.), ed è scandita da una prova sublime di tutti i membri. Non vi è tempo di riprendersi da questa autentica “tempesta sonora” che è la volta della title-track del recente disco, “Brand New Revolution” appunto, al cui cantato grintoso del riccioluto singer risponde il numeroso pubblico, mai pago di tutto il sudore versato sino ad ora: Kostas (in arte Gus G.) si cimenta in assoli di pregevole fattura, mai scontati, tra legati e tapping, che ne hanno da sempre contraddistinto lo stile inconfondibile! Dopo un breve ma sincero e sentito saluto a tutti i suoi followers giunti appositamente per apprezzare dal vivo la sua conosciuta maestria, il chitarrista ci offre un primo tributo al suo “padrino musicale”, ovvero il sempreverde Ozzy, con una versione monolitica del classico “I Don’t Know”, scatenando il pogo più serrato tra le prime file: il difficile compito di rendere giustizia ad uno dei suoi idoli, nonché uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi, il compianto Randy Rhoads, è eseguito nel migliore dei modi da Gus, con il giusto piglio e la giusta dose di personalità interpretativa! Si passa così ad un altro brano della sua recente produzione, “Eyes Wide Open”, tratto dal suo penultimo album solista (“I Am The Fire” del 2014 – n.d.r.): un classico mid-tempo, dove trova spazio tutta la versatilità della voce di Levén, tra i protagonisti assoluti della serata, che riesce al meglio sia su registri stilistici più sporchi e graffiati, che su toni più alti e acuti. Con “Blame It On Me” restiamo sulle stesse corde del pezzo precedente, ma questa volta a farla da padrone è un ritornello di facile presa, che viene cantato da tutti i presenti. Anche la successiva “Come Hell Or High Water” ci offre un’altra eccellente prova delle capacità vocali del simpatico Mats, oltre naturalmente a tutta la maestria dell’attuale chitarrista del Madman: e proprio della leggendaria band di Ozzy (i Black Sabbath –n.d.r.) viene rivisitato uno dei brani più celebri e conosciuti del loro periodo aureo, ovvero la cadenzata “Into The Void”, a cui viene resa degnamente giustizia nel migliore dei modi, sia nel cantato sinistro che nulla toglie a quello originale, e sia nei riff oscuri della sei corde, il più vicini possibile a quelli dell’immenso Tony Iommi. Si passa dunque da una rilettura di un brano storico, ad una reinterpretazione di un pezzo tratto dalla recente produzione della sua band greca, i Firewind, “World On Fire” (da “Days Of Defiance” del 2010 – n.d.r.): qui siamo invece in pieno power metal dalla melodia orientaleggiante, scandita dai riff e dai soli veloci e precisi di Kostas Karamitroudis, e dal prezioso contributo da parte dell’accoppiata composta da Nunez (batteria) e da Strutter (basso), sempre presenti, sia nelle ritmiche martellanti, che nei cori centrali. E’ ora la volta di due brani strumentali, inseriti in scaletta anche per far rifiatare qualche minuto il vocalist svedese, artefice di una prova sugli scudi: i tre musicisti ci intrattengono infatti prima con “The Quest”, costellata da assoli incantevoli quanto veloci, dove il supporto della sezione ritmica torna ancora una volta fondamentale, e a seguire con “Terrified”, dall’incedere marziale e dai repentini cambi di tempo, con una ennesima prova positiva di Strutter, che ben si cimenta sulle parti strumentali eseguite dal virtuoso Billy Sheehan nella versione in studio. “My Will Be Done” ci riporta su ritmiche più andanti, forse anche dovuto al cantato sempre apprezzabile dell’ex frontman dei Treat: una speed song dal sapore ottantiano, complice forse la forte vena melodica presente nel bridge centrale. Tra il trasognato e l’introverso è invece l’intro iniziale arpeggiato di chitarra della bellissima "Redemption", prima di trasformarsi in un brano dal forte connotato hard rock, dove Levén offre una delle sue prove migliori, per i picchi canori e per la capacità interpretativa inusuale! Siamo arrivati senza neanche accorgercene, rapiti da queste emozioni sonore sprigionate da questi quattro artisti immensi, quasi alla fine di questa fantastica serata, quando eccoli infiammare nuovamente gli animi di tutti noi con la avvolgente “I Am The Fire”: un altro brano che, nonostante le sonorità più moderne, ha una resa dal vivo veramente intensa, capace di dare il la ad un interminabile duetto nel ritornello tra il frontman e l’audience, mentre gli arrangiamenti di Gus spaziano dal rock classico al metal contemporaneo, sempre all’insegna della melodia. Alle incessanti richieste dei fan per un bis finale, non poteva esserci chiusura migliore di quella riservata ad un classico della musica dura quale è “Crazy Train”, dal repertorio del primo Ozzy, sorretta dal cantato irriducibile di tutto il locale, che sommerge letteralmente di applausi tutti e quattro i musicisti presenti: altri momenti di giubilo per le orecchie e gli occhi dei tanti ragazzi che a pochi metri o centimetri dal palco hanno modo di “toccare con mano” (nel vero senso del termine) tutta la sua caratura strumentistica nonché la sua sei corde, mentre Mats porge il microfono a diversi spettatori per fargli intonare alla meglio il ritornello. Resta solo il tempo per un rapido ma irrinunciabile e doveroso saluto ai tanti appassionati accorsi in questo sabato di fine marzo da tutta la regione e dalle confinanti Lucania e Campania, per trascorrere un week end nel nome del rock’n’roll e per poter apprezzare di persona le gesta dei propri beniamini. Una performance pressoché perfetta, costellata da tantissimi picchi a livello di feeling e di bravura da parte di tutti e quattro i membri, nessuno escluso, ma in particolar modo dall’ugola sempre cristallina di Levén e dalla inusuale abilità tecnica di uno dei più grandi chitarristi del panorama hard’n’heavy contemporaneo, che porta il pesante nome di Gus G. Monumentali!


Gus G. setlist:


“Burn”
“Brand New Revolution”
“I Don’t Know” (Ozzy Osbourne cover)
“Eyes Wide Open”
“Blame It On Me”
“Come Hell Or High Water”
“Into The Void” (Black Sabbath cover)
“World On Fire” (Firewind cover)
“The Quest / Terrified”
“My Will Be Done”
“Redemption”
“I Am The Fire”
“Crazy Train” (Ozzy Osbourne cover)



Vedere cosi tante persone, giovani e meno giovani, ma entrambe unite da una sana e intramontabile passione per la buona musica, partecipare in massa ad un evento di questa portata, nonostante i tempi poco propizi forse per queste sonorità più dure e old school, fa sicuramente ben sperare per il futuro, soprattutto perché si è riusciti ad organizzare in una città di provincia pugliese una serata che ha visto avvicendarsi sul palco tre band italiane, di notevole spessore e carisma, che hanno saputo tenere testa senza remore all’esibizione comunque devastante di Gus G. e compagni: un ringraziamento speciale va quindi fatto agli organizzatori, nelle persone di Ivan Muscatiello della Morrigan Promotion e di Morris Franceschetti della Route To Hell, oltre ovviamente a tutto lo staff dell’Indian Bikers di Foggia e a tutti coloro che hanno reso possibile questo indimenticabile concerto! Infine vorrei porgere un sentito ringraziamento agli Arthemis e ad Annalisa Russo, fotografa ufficiale della band, per la gentile concessione a pubblicare le belle foto a compendio del racconto di questo show, che forse più di altri rimarrà nei ricordi e nei cuori dei molti presenti!



Fonte: report di Raffaele Pontrandolfi - foto di Annalisa Russo e Raffaele Pontrandolfi



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