19 Aprile 2019

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LIVE REPORT - LE ORME: "impronte progressive" con la storica band di Michi Dei Rossi in occasione del Cinquantennale di scena all´Auditorium G. da Venosa di Potenza!

21-04-2016 20:00 - CONCERTI
Le Orme
Amarcord
Amarcord
Amarcord
Amarcord
Amarcord
Amarcord
Giovanni Bruno
Giovanni Bruno
Giovanni Bruno
Giovanni Bruno
Giovanni Bruno
Giovanni Bruno
Le Orme: Michele Bon (tastiere) - foto di Maurizio Campagna e Angelo Blasi
Le Orme: Fabio Trentini (basso, chitarra e voce) - foto di Maurizio Campagna e Angelo Blasi
Le Orme: Michi Dei Rossi (batteria) - foto di Maurizio Campagna e Angelo Blasi
Le Orme: Michi Dei Rossi (batteria)
Le Orme: Michi Dei Rossi (batteria)
Le Orme: Fabio Trentini (basso, chitarra e voce) e Michi Dei Rossi (batteria)
Le Orme: Michele Bon (tastiere) e Michi Dei Rossi (batteria)
Le Orme: Fabio Trentini (basso, chitarra e voce)
Le Orme: Michele Bon (tastiere) e Michi Dei Rossi (batteria)
Le Orme: Michi Dei Rossi (batteria)
Le Orme: Fabio Trentini (basso, chitarra e voce)
Le Orme: Michele Bon (tastiere), Michi Dei Rossi (batteria) e Fabio Trentini (basso, chitarra e voce)
Le Orme: Michele Bon (tastiere) e Michi Dei Rossi (batteria)
Ci sono eventi di un´importanza fondamentale ai quali è importante quanto doveroso prendere parte, soprattutto quando si tratta di alcuni nomi della scena musicale non solo italiana ma internazionale: ed è proprio un avvenimento di tale portata quello che si è svolto Venerdì 8 Aprile 2016, presso l´Auditorium del capoluogo lucano, Gesualdo da Venosa! Un appuntamento dunque imperdibile per tutti gli appassionati di progressive rock e della buona musica in generale, giovani e meno giovani, che hanno sensibilmente ripagato con la loro preziosa presenza questa kermesse lucana di alto profilo: il celebre trio veneto, capitanato dal membro storico Michi Dei Rossi (batteria sin dal lontano 1967), e composto attualmente da Michele Bon (tastiere), in formazione dal 1990, e da Fabio Trentini (basso, chitarra e voce), entrato in pianta stabile già dal 2009, ha scelto di far partire la seconda parte del loro tour celebrativo dei cinquanta anni di carriera proprio dal capoluogo potentino, per la prima data ufficiale della tourneè del 2016 (che li vedrà esibirsi il 26 di Aprile allo storico Teatro Brancaccio di Roma, dove regi-strarono il loro primo live ufficiale nel 1974, oltre ad alcune date all´estero durante il periodo estivo – n.d.r.). E in concomitanza a questo avvenimento celebrativo, il gruppo ha da poco rilasciato una nuova versione del loro storico album "Felona e Sorona" (1973), rinominato per l´appunto "FELONA E/AND SORONA 2016": si tratta di una rilettura in chiave contemporanea del lavoro più amato dai loro fan, fedele ai suoni e alla composizione di origine, ma cantata sia in italiano che in inglese. Dopo il loro ultimo concerto risalente al 13 febbraio 2013 assieme ai New Trolls sul palco del Teatro Don Bosco, ritornano dunque a Potenza a di-stanza di poco più di tre anni, per regalare ai tanti affezionati un´altra serata da brividi: la scaletta prevista infatti è incentrata totalmente sui tre dischi del periodo d´oro della band, eseguiti interamente in sequenza, in ordine rigorosamente cronologico ("Collage" (1971), "Uomo di Pezza" (1972) e "Felona e Sorona"), oltre ovviamente agli immancabili bis finali. L´evento in questione costituisce il primo di due appuntamenti, organizzati, nell´ambito di "POWER ROCK - Rassegna di musica Rock", da Class Service e da Radio Carina, sempre previsti all´Auditorium potentino.


Amarcord
Dopo una discreta attesa, dovuta principalmente a problemi di natura tecnica e logistica, sono all´incirca le 21.30 quando ecco abbassarsi finalmente le luci ed ecco entrare in scena il primo dei due live acts di apertura della serata: l´arduo compito di rompere gli indugi tocca quindi ad una giovane band lucana, dell´hinterland potentino, gli Amarcord, composta da ragazzi con non molta esperienza alle spalle, data soprattutto la loro età anagrafica, ma con tanta voglia di farsi conoscere al grande pubblico sia per alcune riproposizioni di alcuni classici della musica, e sia per le loro recenti composizioni: la setlist della loro breve ma intensa performance è infatti incentrata principalmente su alcune cover di celebri artisti che hanno fatto innegabilmente la storia della musica italiana, oltre ad un assaggio anche di alcune loro canzoni! Il sestetto è composto da Gianvito Barbella (voce), Luca Giuseffi (chitarra solista), Michele Aicale (chitarra ritmica), Giacomo Gagliardi (basso), Donato Barbella (tastiere) ed infine da Andrea Pergola (batteria): la loro proposta sonora si assesta sui binari dell´alternative/pop rock e dell´indie di matrice italiana. Si parte nel migliore dei modi, con la riproposizione di un brano pescato dalla produzione recente dei Nomadi, "Io Voglio Vivere", caratterizzata da una dolce melodia: la voce di Gianvito, nonostante la giovane età cerca di riproporre in chiave alquanto personale il cantato profondo ed unico di Danilo Sacco, che fu il degno sostituto del compianto Augusto Daolio (voce storica del famoso complesso, tristemente scomparso nel 1992 – n.d.r.) mentre tutti i suoi compagni ripropongono abbastanza fedelmente il brano in questione, nonostante manchi un violinista effettivo. Si passa poi ad un classico dei Litfiba, "Vivere Il Mio Tempo" e, nonostante l´andamento soft e lento del pezzo, i sei ragazzi riescono a regalare intense emozioni con questa ballad di Piero Pelù e Ghigo Renzulli. E dopo aver riscosso gli applausi degli spettatori, eccoci presentare un brano di loro produzione, "Enjoy The Sight", scandito da un´intro iniziale di chitarra elettrica, che ci riporta alla mente alcuni suoni vicini ai Negrita o ai R.E.M. quindi un pop rock ben suonato e ben composto, soprattutto negli arrangiamenti: buono il lavoro di chitarra sia nelle strofe che nel solo finale, mentre le tastiere riescono decisamente a valorizzare e a dare maggior corpo alla struttura del brano, seppur di sua natura abbastanza semplice. E si giunge ora ad uno dei picchi della loro esibizione, ovvero la rilettura di "C´è Chi Dice No", celebre brano del Vasco nazionale: anche qui tutti e sei i componenti danno una buona prova delle loro capacità tecniche ed esecutive, in particolar modo la sezione ritmica. E ovviamente, dovendo tributare alcuni importanti artisti italiani, non poteva mancare un pensiero anche a Le Orme, dei quali si apprestano ad aprire il concerto: la scelta ricade su uno dei brani più conosciuti ed apprezzati dell´intera carriera di Dei Rossi & co., "Amico di ieri", che, in men che non si dica, rivitalizza letteralmente gli animi di tutti i presenti, rendendoli partecipi nei ritornelli. "Jane" invece è una ballad dal sapore romantico, dall´inizio scandito da arpeggi di chitarra che si intrecciano con un tappeto sonoro di pianoforte, fino a sfociare in un ritornello strappalacrime ed in un incisivo assolo finale, e per ultimo la band ci saluta con un altro brano assai orecchiabile e ballabile, "Susanna" di Adriano Celentano, al termine del quale riceve applausi meritatissimi per l´energia e la passione dimostrata. Certo, sicuramente dovranno fare ancora molta esperienza sui palchi per acquisire maggiore dimestichezza e personalità, ma nonostante ciò sono risultati sicuramente gradevoli, anche per chi come me non è avvezzo a sonorità più leggere e moderne.


Amarcord setlist:


"Io Voglio Vivere" (Nomadi cover)
"Vivere Il Mio Tempo" (Litfiba cover)
"Enjoy The Sight"
"C´è Chi Dice No" (Vasco Rossi cover)
"Amico di Ieri" (Le Orme cover)
"Jane"
"Susanna" (Adriano Celentano cover)



Giovanni Bruno
Nonostante si sia ampiamente sforata la time-line della serata, dopo un breve e veloce cambio di palco, arriviamo all´ospite della serata: un autentico talento lucano della sei corde, che già da diversi anni si è fatto visibilmente conoscere in Inghilterra. Il chitarrista potentino, soprattutto in virtù della sua bravura e versatilità nel districarsi egregiamente in più generi, dal blues al jazz, dal funky al soul e al rock, ha preso parte a numerosi ed interessanti progetti in campo internazionale, collaborando con diversi artisti di successo tra i quali David Luong, Charley Langer ed il noto produttore britannico Andy Littlewood (che ha collaborato in diversi brani storici degli UFO, Thin Lizzy, Starship, ecc. – n.d.r.). Per l´occasione l´esperto chitarrista ha optato per un accompagnamento con una base pre-registrata, forse anche in virtù della breve durata della sua esibizione: forse questa scelta ha in parte comportato una resa generale un po´ artefatta dei suoni degli strumenti, ma ciò nondimeno la sua prestazione non ha in alcun modo risentito dell´assenza di un vero e proprio ensemble, risultando a dir poco pregevole ed affascinante nelle variegate sfumature sonore! L´attacco è riservato ad un classico del chitarrista statunitense Larry Carlton, un´autentica icona dello smooth jazz anni ´70, fautore di un sound che amalgama al suo interno elementi Fusion, Jazz con una base Pop/Rock di facile presa, che ha ispirato molti importanti chitarristi della decade successiva come Steve Lukather dei Toto: "Room 335" scorre come una brezza leggera, e su questa base Giovanni dipinge autentiche trame sonore degne del compositore originale! E da un classico del Jazz si passa subito ad un classico del Blues, andando a tributare un altro chitarrista leggendario, ovvero il compianto Gary Moore, recen-temente scomparso: le lente e suadenti note di "Still Got The Blues", sorrette da un tappeto sinfonico di archi e pianoforte, riescono ad entrare nel profondo del cuore di tutti gli ascoltatori, e l´esecuzione di Giovanni Bruno rende degnamente giusti-zia alla bellezza del brano di origine. Proprio questa sua capacità di reinterpretare composizioni di differente natura sono la peculiarità dello stile chitarristico di Giovanni, che non soltanto riesce ad eseguire perfettamente brani di elevata complessità tecnica, ma riesce ad arricchirli con una passione ed una esecuzione assai struggente e sentita. E´ la volta poi di un´altra hit storica, "Don´t Let Me Be Misunderstood", di Robben Ford, e immancabilmente tutta la perizia e l´esperienza del virtuoso lucano, maturate soprattutto con le sue collaborazioni musicali all´estero, risultano gli ingredienti principali di questa sua variegatezza musicale: a dir poco sublime l´assolo nel bridge finale, dove riesce a sfoderare tutta la sua verve e potenza dalla sei corde! Tutto il pubblico presente, nonostante la trepidante attesa per la band veneta, è letteralmente ammaliato dall´eleganza sprigionata dalla chitarra di Bruno, che, durante le sue incredibili digressioni sonore, sembra quasi impossessato dallo spirito del suo strumento, come fosse in trance, immerso nel suo mondo di note! Dopo questi tre pezzi assai conosciuti e che riscuotono il giusto riconoscimento in termini di gradimento da parte degli spettatori, l´ecclettico Giovanni ci introduce un brano di una cantante britannica con la quale ha avuto il piacere di collaborare in passato: "Lady Sings The Blues" di Malaya Blue, dall´andamento assai soft e rilassato, e dal carattere prettamente Soul, in cui alla calda voce femminile e all´accompagnamento di pianoforte fa da controcanto il dolce arrangiamento di chitarra. E´ interessante infatti ascoltare in questa serata di autentici tributi, una composizione sconosciuta ai più, della quale il chitarrista potentino è stato uno dei principali artefici in fase di scrittura. Dopo questo piacevolissimo intermezzo lento, si ritorna ai grandi classici del Rock con la conosciutissima "White Room" dei Cream di Eric Clapton, riletta però nella versione di Frank Gambale: nonostante manchi la voce del bluesman inglese e di Jack Bru-ce, anche questa reinterpretazione risulta assai effervescente e gradevole, mostrandoci Giovanni in una veste ancora diversa, alle prese col rock sanguigno e primordiale dei ´60! C´è ancora spazio per un ultimo pezzo, e ovviamente non poteva mancare an-che nella sua setlist un tributo alla band principale dell´evento: per la serata viene scelta l´ipnotica "Laserium Floyd", brano de Le Orme, tratto da "Smogmagica" (1975). Anche qui il talentuoso Giovanni ci concede un altro assaggio delle sue capacità, soprattutto nel solo conclusivo in coda al brano: la scelta di eseguire questa canzone tra tutte quelle del vasto repertorio della band, è sicuramente dovuto proprio alla presenza di un arrangiamento chitarristico alquanto inusuale e dal carattere psichedelico, in grado di concludere in modo inaspettato ma assai riuscito questa breve ma intensa esibizione, che ci ha dato la possibilità di conoscere meglio un vero ta-lento della nostra terra, che è riuscito a farsi conoscere e apprezzare oltremanica e che meriterebbe di avere il giusto successo e apprezzamento anche qui da noi, vista la sua bravura strumentale. Forse, come già detto in precedenza, la sua esibizione sarebbe risultata ancora più gradita se avesse avuto una sua band di supporto alle spalle, consentendogli magari repentine fughe sonore o ulteriori improvvisazioni, ma a prescindere da ciò, riceve tantissimi applausi più che meritati e una standing ovation tra le prime file dei presenti, che sono stati ammaliati dalle sue digressioni sonore!


Giovanni Bruno setlist:


"Room 335" (Larry Carlton cover)
"Still Got The Blues" (Gary Moore cover)
"Don´t Let Me Be Misunderstood" (Robben Ford cover)
"Lady Sings The Blues" (Malaya Blue cover)
"White Room" (Cream cover)
"Laserium Floyd" (Le Orme cover)



Le Orme
Al termine di questi due interessanti set, che ci hanno concesso di po-ter rifocillare gli animi all´insegna di tanta buona musica, arriviamo finalmente agli ospiti tanto attesi della serata: breve pausa ed ecco, in men che non si dica, entrare in scena i tre musicisti di origine veneta! Il loro ingresso sul palco è sostenuto dagli applausi scroscianti dei numerosi spettatori, pronti a condividere assieme a loro un autentico viaggio musicale a ritroso nel tempo! Infatti, la setlist prevista per questo tour celebrativo del Cinquantenale è incentrata totalmente sui tre album più rappresentativi della loro lunga e variegata carriera: per l´occasione infatti saranno eseguiti per intero dal vivo e in ordine cronologico gli storici album "Collage" (1971), "Uomo di Pezza" (1972) ed il celeberrimo "Felona e Sorona" (1973), l´album più amato dai fan e recentemente riedito in una nuova doppia versone (in italiano ed in inlgese) dal titolo "FELONA E/AND SORONA2016"! Il pubblico potentino, come ci ha ricordato lo stesso Michi Dei Rossi, è da sempre molto legato alla band, ed infatti, come già avvenuto nella loro ultima esibizione in terra lucana (il 9 Febbraio del 2013 al Teatro Don Bosco, insieme ai New Trolls), anche per questa serata è accorso abbastanza numeroso all´Auditorium G. da Venosa, per la prima tappa del 2016 del loro imminente tour italiano. L´attacco è di quelli che fanno letteralmente mozzare il fiato, con il suono di hammond che introduce l´arrembante "Collage", uno dei cavalli di battaglia da sempre del combo veneziano: la batteria di Michi scandisce il tempo in modo ineccepibile, alternando l´andamento veloce/lento del brano dal sapore barocco. Dopo questo intro strumentale si parte con "Era Inver-no", dove l´ispirata voce di Fabio Trentini è accompagnata dal suo basso possente e dagli arrangiamenti di mellotron, ed è con "Cemento Armato" che il trio inizia a dare sfoggio di tutta la sua classe del suonare del buon progressive rock, mai scontato e mai ripetitivo, che anzi ha proprio nell´imprevedibilità e nei cambi di tempo repentini la sua forza dirompente: e sono proprio i duetti di basso e organo, sorretti dal rullante continuo di batteria a condurci nel crescendo finale. "Sguardo verso il Cielo", altro brano celebre, continua a farci viaggiare in atmosfere sognanti, accompagnate dal cantato enigmatico, assai simile a quello dell´ex membro storico Aldo Tagliapietra, ma che risulta comunque interpretato con la giusta personalità da Fabio. "Evasione Totale" inizia con sinistri fruscii, ben effettati dalle tastiere di Michele Bon, il vero e proprio factotum del gruppo, che ci guida in questo interludio strumentale. "Immagini", introdotta da un suono di organo, è illuminata dal cantato quasi sussurrato e riverberato, lasciando riposare, anche se solo per poco, il mai domo Michi dietro le pelli. "Morte di un Fiore" conclude questo primo set della serata, con una melodia sempre dolce e rilassata.


Nonostante siano le 23 inoltrate, Michi è sempre pronto ad interagire e a scherzare con l´audience alla quale domanda se, vista l´ora, è stanca oppure vuole continuare a godersi il concerto, ricevendo per tutta risposta tanti applausi calorosi! Si passa dunque al secondo capitolo della serata, sempre riproposto per intero, ovvero "Uomo di Pezza": sono sempre le tastiere spumeggianti e gli stanchi perentori di batteria ad aprire "Una Dolcezza Nuova", dai ritmi alquanto sincopati, ma sempre piace-vole da ascoltare. "Gioco di Bimba" è accolto da applausi, essendo un altro brano fondamentale della loro discografia, e sul cantato poetico, scandito dalla chitarra acustica di Trentini, segue un´esecuzione dolce e rilassante di tastiera. "La Porta Chiusa" è invece introdotta da un giro di basso martellante e da stacchi e cambi di tempo, come ci ha da sempre abituato la band, alternando sempre parti introverse ad altre più veloci ed energiche, sempre suonate in modo perfetto, a dir poco identiche a quelle del disco. "Breve Immagine" ci rimanda ad atmosfere evocative, accompagnate da un suono di carillon, mentre "Figure di Cartone" ci immerge in suoni psichedelici, rimanendo sempre su ritmi lenti ma all´insegna della melodia più ricercata. "Aspettando l´Alba", da sempre uno dei brani più richiesti dal pubblico, ha il suo punto di forza nel giro sublime del ritornello e nelle parole molto idilliache. Con "Alienazione" termina invece il set dedicato a questa seconda opera: e si ritorna subito su ritmiche serrate e digressioni di piano e tastiera, e la melodia dolce e suadente dei brani precedenti lascia spazio ad un avanzare sonoro sinistro ed articolato, che alterna al suo interno diverse parti ritmiche, che rimangono però sempre salde al leitmotiv iniziale.


Senza quasi concedersi una pausa, ma soltanto pochi istanti per riprendersi dalla stanchezza di questo lungo viaggio musicale che ci hanno offerto, i tre strumentisti riprendono subito il loro cammino, per regalarci l´ultima perla della loro esibizione: e come accennato, si tratta sicuramente del loro lavoro più rappresentativo e più conosciuto e amato tra gli appassionati della prima ora, "Felona e Sorona"! "Sospesi nell´Incredibile" sembra quasi portarci in mondi arcaici, grazie soprattutto agli intrecci sonori disegnati dall´abile Michele Bon, per poi lasciarci cullare letteralmente dalle parole scandite da Fabio. Un suono di campane festose apre invece "Felona", mentre un giro semplice ma incisivo di chitarra acustica delinea la linea melodica principale di questa brevissima ma ridente canzone. "La solitudine di chi protegge il Mondo", solo piano e voce, vola in un batter d´occhio e fa da apripista a "L´Equilibrio", una sorta di spartiacque tra le due sezioni del disco, e proprio per il suo andamento eterogeneo, alternando vere e proprie fughe ad altre fasi più soft, risulta uno degli apici di tutta la loro esecuzione! "Sorona" invece ha una melodia triste e decadente, quasi a ricordarci l´inesorabile trascorrere del tempo, e proprio lo stretto legame tra la musica e le liriche a rendere questo brano sempre attuale, a distanza di più di quaranta anni dalla sua uscita. La successiva "Attesa Inerte" è aperta da un suono che ricorda quasi il rombo di un motore, grazie ai multiformi effetti del maestro Bon, e ha un incedere abbastanza regolare, tranne che per il refrain centrale, più aperto e disteso, mentre "Ritratto di un Mattino" ha un inizio molto sinfonico per poi finire in una sorta di ballad dal sapore malinconico, in pieno stile anni ´70! "All´infuori del Tempo" è introdotta dalla chitarra acustica e dalla voce sempre molto coinvolgente di trentini, mentre i suoi due compagni dipingono strutture sonore raffinate, sempre sopraffine nei minimi dettagli e sfumature. La loro esibizione si conclude con "Ritorno al Nulla", un crescendo devastante, come l´arrivo imminente di una catastrofe, che partendo da tristi sussurri iniziali culmina in una tempesta sonora dai rimandi epicheggianti!


Terminata l´esecuzione tutti gli spettatori, a dir poco rapiti dalla loro musica ipnotica, sembrano destarsi e in men che non si dica tutto l´Auditorium rende omaggio al terzetto con centinaia di applausi sentiti e più che meritati vista l´indimenticabile prestazione della serata, che difficilmente si riuscirà a dimenticare, per intensità, perizia esecutiva ma soprattutto tanta passione ed energia sprigionata da questi tre musicisti eccezionali ed in particolare dal leggendario Michi dei Rossi, unico membro storico, che, alla faccia dei suoi sessantasette anni, è stato perennemente in movimento, sia dietro il suo strumento che sul palco ad incitare tutti noi. Visto dunque il sentito tributo da parte dell´audience, e incuranti dell´ora tarda, i tre ritornano a salutarci e si concedono per il bis finale con "Amico di Ieri", richiesto a gran voce da molti presenti: tutti si alzano quindi ad intonare a gran voce questo autentico inno al vento e ai ricordi di libertà che esso porta con se, mentre la melodia sublime chiude definitivamente il sipario di questa notte magica ed indimenticabile!


Le Orme setlist:

"Collage"
"Era Inverno"
"Cemento Armato"
"Sguardo verso il Cielo"
"Evasione Totale"
"Immagini"
"Morte di Un Fiore"

"Una Dolcezza Nuova"
"Gioco di Bimba"
"La Porta Chiusa"
"Breve Immagine"
"Figure di cartone"
"Aspettando l´Alba"
"Alienazione"

"Sospesi nell´Incredibile"
"Felona"
"La Solitudine di chi protegge il Mondo"
"L´Equilibrio"
"Sorona"
"Attesa Inerte"
"Ritratto di un Mattino"
"All´infuori del tempo"
"Ritorno al Nulla"


Encore:

"Amico di ieri"


Tirando le somme dunque, possiamo dire a gran voce di aver assistito ad un evento di ra-ra bellezza per intensità, melodia, passione ed esecuzione che ci ha coinvolto e appassionato per queste tre ore che sono letteralmente volate all´insegna della buona musica: è stato veramente piacevole non soltanto riabbracciare il trio veneto ed essere testimoni di un´altra loro esilarante esibizione, ma anche avere la possibilità di apprezzare e conoscere altri artisti locali meno noti ma che ci hanno saputo regalare momenti fantastici e unici in compagnia di classici e di brani di loro composizione. Un ringraziamento particolare va fatto a Maurizio Campagna e ad Angelo Blasi per alcune foto di cui ci hanno concesso la pubblicazione, e agli organizzatori di questa serata, nella fattispecie Rigenerazione X, Class Service e Radio Carina(in particolar modo Donato Santangelo), con l´augurio che possano esserci presto altri importanti appuntamenti come questo degni di nota e con ospiti di alto profilo nel capoluogo lucano.



Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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