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LIVE REPORT-MICHAEL ANGELO BATIO: il “Michelangelo” della chitarra incanta tutto il pubblico del Dissesto Musicale di Tivoli (RM)

05-01-2016 20:25 - CONCERTI
Non è trascorso neanche un intero anno solare dall’ultima sfolgorante esibizione del guitar hero statunitense nei pressi della Capitale, di preciso il 31 Gennaio 2015 al Jailbreak Live Club di Roma, che eccolo di ritorno in territorio laziale per un’altra esilarante serata prevista per Domenica 6 Dicembre in quel di Tivoli (RM), al circolo culturale Dissesto Musicale “Dissabato”. Nonostante quindi il periodo prenatalizio, sono in tanti, anche dalla vicina città e da tutta la regione, ad essere presenti per questo evento che si preannuncia un autentico momento di giubilo per tutti gli appassionati della chitarra ma anche per chi è semplicemente curioso di assistere, a pochi metri di distanza, alla maestria con la quale Batio si è fatto conoscere in tutto il globo ormai da anni quale rinomato incantatore di amanti dei suoi funambolici assoli! Per l’occasione sono previsti in apertura di concerto anche due gruppi dell’hinterland romano: prima i giovani Exarch e a seguire i già rinomati Astral Domine, entrambi fautori di un suono devoto ai principali esponenti del power metal sinfonico, con diversi elementi progressive e il giusto tocco di epicità. Una serata che ha riservato sicuramente bellissimi momenti alle diverse decine di presenti nel piccolo ma accogliente locale che ha avuto l’onore di ospitare uno dei chitarristi virtuosi più rinomati al mondo!


Exarch
Mentre iniziano ad entrare i primi avventori nella accogliente location, il compito di scaldare gli animi, viste anche le temperature invernali, tocca alla giovane band originaria di Guidonia Montecelio (RM), fondata ufficialmente poco più di un anno fa: il sestetto, capitanato da Ivan Lombardozzi (voce), ci presenta diversi brani tratti dal loro primo ep di imminente pubblicazione. Si parte spediti con “Whirlwind”, sapientemente introdotta da un tappeto sinfonico di tastiere da parte di Gabriele De Santis, per poi assestarsi su un mid-tempo centrale nel quale si alternano parti più veloci ad altre più lente ed introspettive. “Brainstorm” è invece fortemente caratterizzata da sonorità più prettamente progressive, soprattutto per l’uso dell’organo e per i cambi di tempo repentini: buoni anche gli arrangiamenti di chitarra da parte del duo composto da Andrea Stazi e Luca Di Iorio. Con “Dirt!” si ritorna su ritmi iniziali più blandi, conditi da effetti di tastiera e da un intro di basso, eseguito da Valerio De Angelis: anche questo brano è eseguito in modo impeccabile e riscuote diversi applausi tra i presenti e i loro sostenitori. Anche le successive “The Renewal” e soprattutto “The Secret Eden” sono incentrate su ritmiche più soft, dove sicuramente è apprezzabile il lavoro meticoloso di Gabriele Lucani (batteria): probabilmente la loro esibizione risente un po’ anche dello spazio un po’ angusto per accogliere sei componenti, ma complessivamente è stata abbastanza apprezzabile e, vista la giovane età dei membri, ci sono ampi margini di miglioramento che potranno essere raggiunti con l’esperienza. Il loro breve set si conclude con “Lies”, introdotta da un arpeggio di piano, che ci offre degli interessanti spunti melodici nel bridge centrale: forse con un po’ più di energia nell´esecuzione avrebbe potuto essere ancora più apprezzabile, ma va bene cosi.


Exarch setlist:

“Whirlwind”
“Brainstorm”
“Dirt!”
“The Renewal”
“The Secret Eden”
“Lies”


Astral Domine
Passiamo ora al secondo live act della serata, con un combo proveniente proprio dalla vicina Tivoli, e attesissimo da diverse schiere di presenti: dopo il recente esordio discografico con l’assai riuscito "Arcanum Gloriae" (2014), e i repentini cambi di line up, il gruppo sembra aver definitivamente trovato un assetto ed un equilibrio, soprattutto con l’entrata in formazione del carismatico Titta Tani (Claudio Simonetti´s Goblin, ex DGM, ecc.), musicista molto stimato e apprezzato sia nel Lazio che in Italia. L’opener della serata è affidata alla epicheggiante “I Am The King”, dove sin dalle prime note si percepisce tutta la grinta che ci riserveranno nella loro performance: assai pregevoli i soli di Luca Gagnoni (chitarra), membro fondatore del gruppo, e l’ottimo lavoro della sezione ritmica composta da Marco Antonio Sergi (basso) e da Davide Di Patrizio (batteria). “Where Heroes Die”, nono-stante sfiori quasi i dieci minuti di lunghezza, si rivela un altro dei picchi di questa breve ma intensa esibizione del quartetto: forse l’unico difetto, proprio per voler essere pignoli, è la mancanza, almeno in via temporanea, di un tastierista fisso nella band, che sicuramente avrebbe potuto rendere ancora meglio dal vivo le suggestive orchestrazioni registrate. La complessità di questi brani è sicuramente un punto di forza, perché, nonostante il minutaggio, riescono ad infondere sempre sensazioni fantastiche negli attenti ascoltatori: nella versione originale in studio sono state eseguite diverse parti vocali anche dal noto Fabio Lione (Rhapsody Of Fire, Angra, Vision Divine, ecc.), perfettamente riproposte anche in questa occasione dall’energico Titta, capace di tenere il palco in modo ineccepibile! “Welcome To My Reign”, estratto sempre dal loro debutto di circa due anni or sono, missato e masterizzato da Andrea De Paoli (Labyrinth, ex Vision Divine, Chaos Venure, ecc.), è la giusta scossa sonora in grado di elettrizzare l’ambiente: il cantato grintoso e sinistro di Titta è la ricetta migliore a sostegno della martellante ritmica di batteria, e dei consueti arrangiamenti di chitarra. I quattro musicisti ci salutano con la conclusiva “Children Of Deception”, inedito, che farà parte del loro prossimo secondo album: altra esecuzione che strappa molti applausi, soprattutto dopo il riuscitissimo acuto finale, e che suggella una esibizione graditissima da parte del pubblico, che oramai ha riempito tutto il D6°, senza lasciare alcuno spazio vuoto!


Astral Domine setlist:

“I Am The King”
“Where Heroes Die”
“Welcome To My Reign”
“Children Of Deception”


Michael Angelo Batio

Passiamo ora al piatto forte della serata: il funambolico guitar hero nativo di Chicago, Illinois, che da più di tre dacadi ha stregato il mondo con il suo stile unico, i suoi virtuosismi da capogiro e soprattutto nell’uso della sua famigerata “double-guitar”, che tanto ha rivoluzionato l’approccio musicale nel mondo della sei corde! A differenza però di quanto avvenuto nel suo precedente tour italiano di inizio 2015, in questa occasione il frizzante musicista americano non è accompagnato da altri turnisti, ma ha scelto di usufruire di basi pre-registrate, a sostegno delle sue estroverse parti chitarriste: sicuramente questa sua scelta stilistica e logistica ha comportato un differente contatto da parte del principale fruitore, ovvero il pubblico, che nonostante ciò è rimasto letteralmente affascinato dalla sua maestria e dalla sua giocosa ilarità che ha strappato molti sorrisi durante un pezzo e l’altro.
Chi si aspettava però una scaletta diversa da quella dei suoi ultimi show in terra italica, incentrati principalmente in una reinterpretazione di classici del rock, ha dovuto accantonare questa temeraria speranza perché il simpatico chitarrista ha optato per una riproposizione quasi integrale dei suoi tributi ai diversi artisti che hanno in qualche modo caratterizzato, direttamente e indirettamente, la sua carriera musicale, oltre ovviamente ad alcuni suoi brani recenti del repertorio da solista: ma anche qui l’intera platea è stata ampiamente soddisfatta da una esibizione a dir poco perfetta, ricca di tantissimi momenti memorabili, sia dal punto di vista esecutivo, che da quello della stretta interazione creatasi tra lui e i numerosissimi presenti. Salito sul palco del D6°, il simpatico axe-man viene accolto da un’ovazione generale da parte di tutto il locale: giusto il tempo di indossare il suo strumento ed eccolo pronto a salutare calorosamente tutti quanti! Il socievole Michael ci introduce al suo spettacolo avvisandoci che sarà una serata fantastica da vivere intensamente con lui, e che ci delizierà con alcuni brani di artisti che hanno contribuito a rendere questo genere immortale: si parte quindi con un tributo ad uno dei chitarristi che, forse più di chiunque altro, è stato la sua maggiore fonte di ispirazione durante i suoi esordi, ovvero il compianto Randy Rhoads, ex Quiet Riot, noto soprattutto per i suoi immortali dischi con Ozzy Osbourne. A tal proposito Batio ci delizia con alcuni aneddoti, rivelandoci di come ormai da tanti anni sia molto amico della madre e della sorella di Rhoads: l’esecuzione di brani come “Crazy Train” o l’immancabile “Mr. Crowley” vengono accolte con enorme giubilo dalle prime file, e sono magistralmente eseguite dall’istrionico strumentista, che ci delizia con i suoi soli da capogiro, in grado di rendere piena giustizia alle versioni originali. Si passa poi a “No Boundaries”, tratto dal suo disco solista di esordio del 1995: tutta la sua classe e la sua perizia tecnica vengono ampiamente esaltate non soltanto nei fulminanti assoli ma anche negli arrangiamenti e nelle ritmiche, confermandoci ancora una volta le sue conosciutissime doti! Si ritorna poi ad omaggiare un altro musicista scomparso oramai da poco più di dieci anni, che ha rivoluzionato tutto il mondo del metal: Dimebag Darrell dei Pantera, di cui lo stesso Michael ci confessa essere stato un suo ammiratore nel corso della breve ma intensa carriera. Difficile trovare le parole giuste per descrivere la bellezza di pezzi come "Cemetery Gates", “This Love” o la ritmicheggiante “Cowboys From Hell”, che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica: anche questa riproposizione è particolarmente apprezzata dal pubblico che fa sentire perennemente il suo sostegno all’ospite della serata. Con “Rain Forest”, sempre dal suo debutto, riprende l’assaggio anche del suo repertorio solista: l’alternanza di parti più dure e ritmate ad altre più lente e malinconiche, condite sempre da arrangiamenti di alta scuola, rende sicuramente sublime l’ascolto di uno dei brani più rappresentativi della sua intera discografia. Al termine dei consueti applausi, il talentuoso musicista ci intrattiene piacevolmente raccontandoci della sua infanzia e dei suoi primi ascolti: è assai piacevole e divertente sentire di come fosse stato letteralmente stregato dai Led Zeppelin, a differenza invece degli altri suoi coetanei e della sua stessa madre che invece erano appassionati di gruppi più leggeri come i The Beatles o Elvis Presley. Viene dunque eseguito un medley per onorare anche Paige & co., sempre ovviamente nello stile del virtuoso statunitense: “Ten Years Gone” fa da apripista ai classici come “Black Dog” e alla bluseggiante “Babe, I’m Gonna Leave You” prima del finale riservato a "Who Lotta Love" e alla spumeggiante "Rock and Roll", intonate all’unisono dai presenti, nonostante la mancanza di un cantante per l’occasione. “8 Pillars of Steel” ci propone un altro breve ma stupendo estratto del suo ultimo album, “Intermezzo” (2013): caratterizzata da una melodia di facile assimilazione, il brano ci offre l’ennesima conferma di tutta l’abilità e soprattutto del gusto che ha da sempre contraddistinto Michael Angelo. C’è ora spazio anche per un altro mini tributo, e questa volta tocca ad una delle band più conosciute e amate dai metalhead di tutto il globo: i Metallica di James Hetfield e Kirk Hammett, di cui l’estroso chitarrista è pronto a raccontarci l’ennesimo ricordo ludico. Dalla sinistra “For Whom The Bells Tolls”, sostenuta a gran voce da tutti gli spettatori, a "Sanitarium (Welcome Home)" è un tripudio di note e soli velocissimi, in grado di catalizzare tutta l’attenzione dei presenti, mentre la monolitica “Master Of Puppets” e la successiva “Enter Sandman” chiudono l’intero set. Ma non è di certo finita qui, perché come si suol dire “il meglio deve ancora venire”: e infatti dopo una brevissima pausa per rifiatare Batio ritorna in scena, pronto a offrirci altri indimenticabili momenti in compagnia della sua celeberrima “doppia chitarra”! Anche questa sera viene aiutato ad indossarla da un suo aiutante, soprattutto per l’enorme peso e la delicatezza dello strumento: istantaneamente tutta l’audience si stringe sempre più attorno a lui, curiosa per l’attesissima esecuzione, diventata oramai una delle peculiarità dei suoi concerti. E proprio a voler rinsaldare il fuoco che scorre nell’animo dei suoi estimatori, eccolo riproporci una versione inusuale di “Burn” dei Deep Purple: infervorati dal sanguigno riff introduttivo, tutto il locale sembra esplodere in un giubilo di estasi, ed è pronto instancabilmente a cantare tutto il brano, sia nelle strofe che nei ritornelli centrali. E la rilettura da parte di Batio è veramente da capogiro: le armonie sonore spigionate dai due manici, sia contemporaneamente che a fasi alterne, riescono a regalare un’altra prestazione sensazionale, con fraseggi e tapping che arricchiscono ancora di più la composizione originale di Blackmore e soci. Dopo averci quindi annunciato l’esecuzione di un ultimo pezzo per la serata, e averci ringraziato per il caloroso affetto resogli, il fantastico chitarrista ci saluta con un ultimo apprezzatissimo tributo ad un altro dei suoi illustri colleghi: Eddie Van Halen! “Runnin’ With The Devil” e la movimentata “Panama” sono le perle che suggellano questa fantastica performance, ricca di tantissimi picchi, dove ancora una volta il buon Michael si è rivelato non soltanto un grandissimo musicista ma anche un divertentissimo intrattenitore, riuscendo in molti momenti a regalarci più di quale sorriso, oltre ovviamente a tantissimi soli memorabili!


Michael Angelo Batio setlist:

“Tribute to Randy (Rhoads)”
“No Boundaries”
“Tribute to Dimebag (Darrell)”
“Rain Forest”
“Zeppelin Forever”
“8 Pillars of Steel”
“Metallica Rules”
“Double Guitar”
“Burn” (Deep Purple cover)
“EVH (Eddie Van Halen Tribute)”


A conclusione di una performance di altissimo livello come questa di cui noi tutti siamo stati attivi partecipanti e festosi spettatori, non esistono parole o frasi che possano riassumere la bravura e il carisma di un artista di questo calibro: lo shredder statunitense è stato una vera e propria attrazione per tutta la durata della sua esibizione, senza neanche un solo attimo di esitazione durante i suoi brani, dimostrandosi sempre scherzoso e loquace con l’audience! Anche a fine spettacolo infatti non si è assolutamente tirato indietro dall’incontrare e salutare personalmente ogni singolo fan accorso per l’evento: oltre a concedersi per le foto e autografi di rito, ha permesso simpaticamente a tutti anche di toccare con mano la sua preziosissima double guitar, un vero simbolo della storia dell’hard’n’heavy! Sentiti ringraziamenti vanno infine anche al circolo culturale Dissesto Musicale “Dissabato” per la disponibilità, e che ha saputo offrirci una bellissima serata in compagnia di tanta buona musica e di uno dei mostri sacri della sei corde!



Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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