16 Gennaio 2019

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LIVE REPORT - MILJENKO "MICHAEL" MATIJEVIC: il cantante degli Steelheart e del film Rockstar in uno show acustico al TIVOLIROCK

12-06-2015 00:22 - CONCERTI
Non poteva di certo che iniziare con un evento simile, molto atteso dai tanti appassionati della buona musica, la nuova stagione del Tivoli Rock, manifestazione che ormai già da diversi anni continua a proporre una rassegna musicale alle porte della capitale con artisti di livello internazionale quali Richie Kotzen (The Winery Dogs, ex Poison e Mr. Big) nell´edizione 2013, Kee Marcello (ex Europe) lo scorso anno e oggi un artista mondiale del calibro di Miljenko "Michael" Matijevic, la storica voce nonché fondatore e leader degli Steelheart, con i quali scalò le classifiche più di venti anni or sono, e nel recente passato anche voce del personaggio interpretato dall´attore Mark Walhberg nel film "Rockstar" (2001).

La cornice di questo set acustico di lunedì 1 Giugno 2015, organizzato dalla Erocks Production in collaborazione con il Tivoli Rock, è sita nella ridente campagna di Tivoli, poco fuori Roma: per l´occasione é stata organizzata una sorta di festa privata in una villa in località Terme di Tivoli.
Nonostante l´inusuale scelta della location, la presenza di pubblico é abbastanza evidente, soprattutto per l´occasione più rara che unica di poter ascoltare e finalmente conoscere di persona il leggendario vocalist di origini croate che, a prescindere da tutto, non si è tirato indietro nell´accontentare la nutrita schiera di fan accorsi per la serata.

Midnight Sin

Prima dell´attesa esibizione del frontman statunitense, ad intrattenerci e a riscaldare l´ambiente ci sono una giovane band romana, che abbiamo potuto già in passato apprezzare: per l´occasione, visto il poco tempo a loro disposizione, i Midnight Sin decidono di esibirsi in un duo acustico, con Albert Fish (voce) e LeStar (chitarra), e ci ripropongono un set sia con brani del loro repertorio, riarrangiati, e sia con alcune celebri ballad di alcune loro band di riferimento. Sicuramente la loro esibizione, seppur breve, è stata assai gradita tanto per intensità ed energia espressa, che per la qualità e la varietà nella scelta e nell´ordine dei brani: forse, ma questa é solo una mia personale opinione, avrei visto meglio anche la presenza di una seconda chitarra, per riempire maggiormente il suono e soprattutto per lasciare un po´ più di libertà negli arrangiamenti al chitarrista presente, ma nel complesso è sicuramente uno show riuscito, che ci conferma nuovamente la forza e la verve del loro sound. Si parte quindi con "Midnight Revolution", dal loro album d´esordio "Sex First", ed eccoci catapultare in un´atmosfera anni ´80 che tutti i presenti sembrano gradire: un´ottima opener per consentire ad Albert di scaldare la sua ugola e per introdurci nel loro breve ma intenso set acustico. Dallo stesso disco é tratta la seguente "Code 69" che risulta essere ugualmente apprezzata anche in questa nuova veste sonora, pur essendo nata certamente in chiave elettrica. Il pubblico sembra gradire ed ecco dedicarci per l´occasione una cover assai sentita e molto desiderata da tutti noi: "I Remember You", celebre hit degli Skid Row, che, nonostante l´evidente difficoltà soprattutto nel reinterpretare le parti vocali cantate da Sebastian Bach, risulta ben riuscita nel complesso. Si ritorna al loro materiale con "2 Words" e "No Matter", entrambe dal sapore leppardiano, dove il punto di forza sono sicuramente gli stacchi del ritornello, capaci di destare l´attenzione di tutti con la giusta dose di energia e di melodia. La chiusura dello show è affidata ad un altro celebre pezzo, "I Saw Red", dei Warrant, dove i due giovani musicisti riescono a far cantare i presenti nelle prime file, e ad offrire il giusto e sentito tributo ad una leggenda come Jani Lane (ex frontman dei Warrant)!

Midnight Sin setlist:
"Midnight Revolution"
"Code 69"
"I Remember You" (Skid Row cover)
"2 Words"
"No Matter"
"I Saw Red" (Warrant cover)


Miljenko Matijevic


Dopo questa simpatica e gradita esibizione del duo capitolino, l´attesa é veramente molto breve, e pochi minuti dopo ecco arrivare da dietro il palchetto, per lui allestito, il buon Michael, che, senza alcuna presentazione di rito, imbraccia la sua chitarra e si cimenta in un necessario soundcheck. Con lo stupore dei molti presenti si legge sul suo volto una sorta di insoddisfazione per alcuni suoni, forse per l´acustica o la location, ma in tanti iniziano ad applaudirlo e a incitarlo ad entrare in scena: nonostante non fosse particolarmente in vena, per ragioni che ovviamente esulano dal discorso musicale che ci riguarda, eccolo sorridere e salutare l´audience in trepidante attesa per il suo show! Ad aprire le danze ci pensa "Buried Unkind", estratto dall´ultimo album della sua band, gli Steelheart, e datato oramai 2008: il riff iniziale e i toni malinconici del brano sono il giusto supporto per accendere l´ugola ancora cristallina di Miljenko, per poi passare ad un bridge più lento nel finale. Seppur seduta, l´audience sembra apprezzare l´esecuzione e non stenta ad applaudire il cantante nativo di Zagabria, che, pur mettendo in evidenza alcuni problemi tecnici e logistici continua la sua esibizione con "Twisted Future", dallo stesso album: anche qui dimostra un´ottima prova canora sia sui toni a lui più bassi sia su quelli più alti grazie ai quali è entrato nell´olimpo del rock internazionale.
Probabilmente però, a mio modesto giudizio, tutto il suo set risente fortemente non soltanto dei "problemi tecnico-logistici", bensì della scelta di eseguire principalmente materiale tratto dagli ultimi due lavori della band, "Wait" (1996) e "Good 2Be Alive" (2008), che a livello di sonorità e di proposta musicale sono molto al di sotto dei primi due album storici ("Steelheart" del 1990 e "Tangled in Reins" del 1992). Si passa poi su toni decisamente più lenti e strappa lacrime con la ballad "Forgive Me", che ci offre un´altra esecuzione magistrale del vocalist statunitense: l´accompagnamento di chitarra acustica riesce a rendere al massimo tutta l´introspezione e la passione sprigionata dalle parole, a volte quasi sussurrate da Matijevic. Altro brano che ci regala forti emozioni a livello di intensità ed energia profusa è "Electric Chair", che partendo da un arpeggio sostenuto dalla voce prima calma e poi sempre più marcata, ci proietta in un pezzo alquanto elettrizzante, scandito da un ritornello dal sapore melodico. Altri applausi e acclamazioni da parte del pubblico, col quale l´ospite scherza, incitandolo a partecipare più attivamente: alla fine di ogni canzone però è sempre perplesso sui suoni e su alcuni difetti del palco, ma cerca di sdrammatizzare scherzando con i presenti. L´esibizione prosegue quindi con "You Showed Me How 2 Lv", caratterizzato da alcune sonorità più moderne ma che esaltano comunque le doti canore di Michael: pur essendo passati quasi venticinque anni dai suoi esordi con gli Steelheart, e abbia trascorso diversi momenti molto tristi nella sua carriera, la sua voce sembra essere rimasta abbastanza simile a quella che noi tutti abbiamo apprezzato. E siamo arrivati adesso ad uno dei brani del repertorio più attesi dai fan, "I´ll Never Let You Go", il pezzo che forse più di altri ha sancito il suo successo planetario insieme alla sua band: la reinterpretazione in chiave acustica è però molto particolare, e a tratti sembra quasi essere un altro brano, soprattutto all´inizio. Bastano però pochi attimi ed ecco l´intro celeberrimo che viene accompagnato in coro da tutti quanti: purtroppo però forse questa nuova interpretazione, ben diversa dall´originale, ha deluso alcuni che invece si aspettavano i suoi acuti caratteristici nel refrain finale, ma di sicuro ha riscosso il giusto successo da parte di molti, soprattutto perché è stata eseguita sotto il palco, tra le prime file, coinvolgendo tutta l´audience. "Samurai" ci riporta invece su registri stilistici più moderni, soprattutto nello screaming rabbioso del cantato, che in alcuni punti risulta poco consono alle doti del cantante. Al termine del brano però sembra essere abbastanza insoddisfatto dei suoni e delle luci, e, mentre scherza con le prime file, promette l´esecuzione di un ultimo brano a grande richiesta: "We All Die Young" per la gioia dei presenti, che ne intonano il ritornello e che tra gli applausi meritati suggellano la fine di questa intensa, seppur breve esibizione. Dopo una piccola pausa, eccolo tornare per salutare e ringraziare di persona i suoi ammiratori, con i quali si concede per gli autografi e le foto di rito.

Miljenko Matijevic setlist:
"Buried Unkind"
"Twisted Future"
"Forgive Me"
"Electric Chair"
"You Showed Me How 2 Lv"
"I´ll Never Let You Go"
"Samurai"
"We All Die Young"



Visti alcuni inconvenienti tecnici e di altra natura, e nonostante la durata esigua dello show (poco più di 50 minuti), è stato sicuramente un piacere per i molti appassionati, poter apprezzare in questa veste più intima una rockstar di fama mondiale quale è Matijevic, che è riuscito a catalizzare l´attenzione di noi tutti sia sui pezzi più recenti, che sui classici: forse meritavano di essere riproposti molti altri brani del primo periodo, ma queste sono scelte stilistiche che dipendono quasi unicamente dall´artista. Un ringraziamento va dunque fatto a tutti gli organizzatori, con l´augurio che anche l´anno prossimo il Tivoli Rock possa portarci un altro nome di livello internazionale, come già avvenuto nelle edizioni precedenti e in questa.









Fonte: report di Raffaele Pontrandolfi - foto di Roberto Manenti



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