19 Gennaio 2019

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LIVE REPORT-OPERATION: MINDCRIME: “operazione nostalgia” con Geoff Tate, ex frontman dei Queensrÿche, e la sua nuova band di scena @Traffic di Roma

10-12-2015 20:41 - CONCERTI
Tomás McCarthy e Clódagh Kearney
Tomás McCarthy e Clódagh Kearney
Lost Reflection
Lost Reflection - Piero Sorrenti e Fabrizio Fulco
Lost Reflection
Operation: Mindcrime
Operation: Mindcrime - Geoff Tate
Operation: Mindcrime - Simon Wright, Geoff Tate, John Moyer, Kelly Gray
Operation: Mindcrime - Randy Gane, Scott Moughton, Geoff Tate, Simon Wright, John Moyer, Kelly Gray
Operation: Mindcrime - Geoff Tate e Clódagh Kearney
Operation: Mindcrime - Scott Moughton e Kelly Gray
Operation: Mindcrime - Geoff Tate e Clódagh Kearney
A poco più di quattro mesi di distanza dall’esibizione dei “nuovi” Queensrÿche di Todd LaTorre al Crossroads Live Club di Roma lo scorso 24 Luglio, che ci aveva offerto una prova più che buona dell’attuale stato di forma del combo di Seattle, ecco finalmente invece arrivare nel nostro Bel Paese, l’ex storica voce del gruppo statunitense, il carismatico e leggendario Geoff Tate, che, dopo le varie vicissitudini degli ultimi anni che tutti ben conosciamo, è ritornato in pista con una sua nuova band, gli Operation: Mindcrime (il nome non poteva essere altrimenti – n. d. r.), e un nuovo interessante disco, “The Key”, uscito per la Frontiers lo scorso mese di Settembre, il primo episodio di una trilogia che vedrà la luce nei prossimi anni a venire. Il celebre vocalist per l’occasione è stato accompagnato da una line up composta da musicisti di alto profilo nel panorama dell’hard’n’heavy: Simon Wright alla batteria (ex Ac/Dc, Dio, ecc.), John Moyer (Disturbed, Adrenaline Mob) al basso, Kelly Gray (ex Queensrÿche) e Scott Moughton (Geoff Tate Band) alle chitarre ed infine Randy Gane (ex Myth e ospite in “Rage For Order” dei Rÿche) alle tastiere e agli effetti sonori. Tra le tre tappe del suo mini tour italiano (il 2 dicembre al Teatro Miela di Trieste e il 4 al Circolo Colony di Brescia), non poteva di certo mancare quella nella Città Eterna, giovedì 3 Dicembre 2015 presso il Traffic Live Club, dove numerosi fan sono accorsi per l’occasione imperdibile di vedere dal vivo e conoscere uno dei personaggi più conosciuti ed influenti di tutto il mondo dell’heavy metal che, come tutti si aspettavano, non ha minimamente disatteso le aspettative dei presenti!


Fire & Water
Mentre il locale inizia a riempirsi con le prime decine di persone, alle ore 21:00 circa, sale sul palco questa giovane coppia di musicisti irlandesi, a cui tocca l’onere e soprattutto l’onore di aprire le danze della serata: il duo composto da Tomás McCarthy (chitarra acustica e voce) e dalla simpatica Clódagh Kearney (sax tenore e cori) hanno dovuto sostituire all’ultimo gli inglesi I.C.O.N. che, per alcuni problemi verificatisi al loro tour bus la sera prima a Trieste, hanno dovuto rinunciare all’esibizione. Nonostante quindi l’improvviso cambio di programma, i due ragazzi di Cork ci hanno comunque regalato un assaggio, seppur breve, delle loro capacità interpretative e delle loro doti tecniche in un interessante set acustico: iniziano con la lenta e conosciutissima “Babe I’m Gonna Leave You” di zeppeliniana memoria, e sin dalle prime battute possiamo piacevolmente constatare l’affiatamento musicale che scorre tra i due giovani, capaci di reinterpretare in chiave abbastanza personale un classico di Plant & co. Segue poi l’esecuzione di altri brani dal sapore country/folk acustico, dove spicca tutta la maestria della bella Clódagh nel cimentarsi in sublimi assoli di sax che riescono a strappare più di qualche applauso da parte dei primi arrivati. Ed è appunto in brani come “Modern Day Cowboy” o la successiva “The Shepherd” che possiamo apprezzare tutta la loro passione che mettono nell’eseguire sia le parti ritmiche che quelle soliste e negli arrangiamenti. Ci salutano infine con la apprezzatissima cover del bluesman Lead Belly, nella versione più conosciuta di Rory Gallagher, “Out On the Western Plain”, al termine della quale ricevono il giusto riconoscimento da parte dei presenti.


Fire & Water setlist:

“Babe I’m Gonna Leave You” (Led Zeppelin cover)
“Modern Day Cowboy”
“The Shepherd”
“The Liar”
“Out On the Western Plain” (LeadBelly cover)


Lost Reflection

Dopo questa prima breve ma intensa esibizione acustica, tanto gradita quanto inaspettata, ecco adesso il turno di una nostra vecchia conoscenza: dalla vicina Ostia, salgono sul palco questi ragazzi, attivi sin dal lontano 1996, con due full-lenght e svariate demo tape alle spalle, che, dopo vari cambi di line up finalmente sembrano aver trovato la giusta stabilità interna: troviamo Fabrizio Fulco (voce e chitarra), nonché membro fondatore, Piero Sorrenti (chitarra e cori), Massimo Moretti (batteria) ed infine il nuovo entrato Pesten (basso). Malgrado abbiano dovuto posticipare la loro performance, a causa dell’imprevisto avvenuto agli I.C.O.N., il quartetto romano ci ha però offerto una performance di tutto rispetto, con una scaletta incentrata quasi totalmente sui brani dei loro primi due dischi, usciti entrambi per la SG Records: l’apertura è affidata all’arrembante “The Enemy U Know”, tratta dal recente “Scarecrowd” (2014), dove sin da subito si può facilmente notare quali siano le loro influenze stilistiche principali (dai Ratt ai Bon Jovi, agli L.A. Guns e Mötley Crüe, ecc.), con un sound roccioso e tagliente, sia nel cantato che nelle parti di chitarra. Con le successive “Here We R” e “Father M” anche il pubblico presente, sempre più numeroso adesso, sembra gradire abbastanza la loro proposta musicale, rispondendo con applausi e incitamento nei confronti del gruppo: la voce di Fulco ricorda sin da subito quella di Stephen Pearcy (ex frontman dei Ratt) e forse un po’ anche quella di Dave Mustaine (Megadeth), amalgamandosi perfettamente con le ritmiche e i soli di chitarra. Con “Never Enough”, tratta sempre dall’ultimo lavoro, arriviamo a uno dei picchi della serata, soprattutto grazie alle melodie ottantiane molto orecchiabili, che vengono facilmente intonate anche dalle prime file. Dopo la successiva “Bad Love”, introdotta da un martellante groove di basso e batteria, che rimane sempre sui consueti binari stilistici delle canzoni precedenti, ci salutano con la famosa cover dei loro amatissimi Ratt, “What You Give Is What You Get”, che sancisce una performance sicuramente molto positiva, la quale però sarebbe potuta essere ancora più brillante se non ci fossero stati i problemi logistici che li hanno costretti a spostare la loro esibizione. Speriamo quindi di rivederli presto per passare un’altra bella serata di sano rock’n’roll in loro compagnia!

Lost Reflection setlist:

“The Enemy U Know”
“Here We R”
“Father M”
“Scarecrowd”
“Faith Or Fear”
“Never Enough”
“Bad Love”
“What You Give Is What You Get” (Ratt cover)



Operation: Mindcrime
Sono da poco passate le ore 22.45, quando, dopo un breve cambio di palco, ecco tutto pronto per quello che è stato preannunciato già da tempo come un evento unico e irripetibile, da vivere con tutta la passione e l’intensità possibili: per l’occasione sarà riproposto tutto per intero quel capolavoro che porta l’altisonante nome di “Operation: Mindcrime” (1988), un concept album che segnò un’epoca e pose le basi per lo sviluppo di un genere, il progressive metal, che di li a pochi anni avrebbe scritto pagine importanti della storia della musica! Un’occasione unica soprattutto perché a riproporlo è lo stesso compositore e interprete principale, il carismatico Geoff Tate, una delle figure più note e di spicco nel panorama dell’heavy metal, che con questo album e il successivo “Empire” (1990) sancì l’apice della carriera della sua ex band, i Queensrÿche.
Adesso tutto il pubblico, che ha rapidamente riempito il locale, si fa sentire a gran voce, acclamando il proprio beniamino: le luci si fanno più soffuse mentre risuonano voci di ospedale preregistrate, l’inizio dai toni cupi di “I Remember Now”, l’inizio di un viaggio a ritroso nel tempo. Con la strumentale “Anarchy-X” fanno il loro ingresso i cinque musicisti, accolti dalle urla di giubilo dei presenti, mentre da dietro il palco si nota l’ombra del frontman pronto a entrare in scena! Eccolo uscire, sommerso dagli applausi festanti, sulle prime note di “Revolution Calling”, intonata da tutti all’unisono: è chiaro sin dalle prime note che questa sarà una serata speciale, da vivere in simbiosi con lui e con i suoi compagni di avventura! Non vi è neanche il tempo di rifiatare che ecco la volta della celeberrima titletrack, “Operation: Mindcrime”, eseguita alla perfezione da parte di tutti i componenti, mentre è nelle successive “Speak” e “Spreading The Disease” che il vocalist americano da il meglio di se: una prova a dir poco superba, sia a livello canoro che soprattutto per il carisma e la verve profusa dal tanto atteso Geoff! Il pubblico è letteralmente colpito ed estasiato dalla sua presenza, e sembra quasi di vivere un sogno ad occhi aperti: sentire dal vivo un’opera d’arte come il disco in questione è veramente difficile da poter esprimere, e ancor più se è interpretato dal suo principale autore, sia delle musiche che dei testi. Con “The Mission” si passa su registri stilistici più sinfonici e su atmosfere più decadenti, ed è soprattutto il duo alle chitarre, composto da Kelly Gray e Scott Moughton, a regalarci arrangiamenti musicali sopraffini, degni della coppia storica De Garmo/Wilton. “Suite Sister Mary” vede invece la presenza sul palco della simpatica Clódagh Kearney (Fire & Water), in veste di seconda voce, in un duetto da brividi con Tate, sicuramente uno dei momenti più emozionanti vissuti di tutta l’intera performance. Si ritorna invece su ritmiche più serrate con “The Needle Lies”, e nuovamente il vocalist di Seattle ci regala altri picchi vocali: nonostante l’età e gli anni sul groppone, dimostra di non aver perso assolutamente lo smalto della sua inconfondibile ugola, sia sulle note alte che su tonalità più baritone. La sinistra “Electric Requiem” ci introduce nella parte più attesa dell’intero set: “Breaking The Silence”, altra perla dell’intera carriera dei Rÿche, è suggellata da una esecuzione magistrale da parte di tutta la band, ed è commovente constatare il forte feeling che scorre tra il cantante e l’audience, la quale risponde degnamente in tutte le parti del ritornello. Il riff tagliente di “I Don’t Believe In Love” ci conduce in uno dei brani simbolo della sua carriera e di tutta la storia del metallo internazionale, e viene cantata ininterrottamente da tutti i presenti, sia nelle strofe che nel ritornello, lasciando quasi senza parole lo stesso singer. “Waiting For 22”, altro pezzo strumentale, ci conferma tutta la perizia strumentistica di Gray e Moughton, mentre la lenta “My Empty Room”, è accompagnata dalla suadente voce di Tate, prima quasi sussurrata ed infine urlata, e fa da preludio all’ultimo brano dell’intera opera, “Eyes Of A Stranger”, altro brano di spicco, nuovamente intonata dagli spettatori in coro, al termine della quale piovono applausi scroscianti per la magistrale esecuzione da parte di tutti i membri.
Dopo questa prima parte dello show, il vocalist di origini tedesche ringrazia tutti i presenti per la calorosa accoglienza e per la partecipazione in tutti i brani sin qui eseguiti, e, scher-zando col pubblico, lo invita a portargli qualcosa da bere, vista la sua sete giustificata: e uno dei suoi fan lo prende in parola e pochi istanti dopo eccogli portare una birra, che lui, quasi incredulo, accetta di buon gusto! Dopo una rapida presentazione dei componenti, ci racconta del suo nuovo progetto, e in particolare del nuovo album, “The Key” (2015), spiegandoci che è il primo capitolo di una trilogia, da cui eseguiranno tre brani: mentre “Re-Inventing The Future” sembra comunque mantenersi in linea con i suoni e le melodie a cui ci ha abituati da oltre trent’anni, le successive “The Stranger” e “Burn” ripercorrono invece le strade della sua più recente produzione musicale, dal taglio decisamente più moderno, caratterizzate da riff monolitici distorti e da un largo uso degli effetti. Terminata la breve parentesi contemporanea, eccoci ricatapultare nel periodo d’oro dei Queensrÿche, prima con “Damaged” (da “Promised Land” del 1994), dove la sezione ritmica, composta dal contorsionista John Moyer (basso) e dall’eccezionale Simon Wright (batteria), la fa da padrona, e di seguito con “Take Hold Of The Flame” (da “The Warning” dell’84), sostenuta da tutti i fan delle prime file a gran voce.
Ma non si poteva di certo concludere qui la loro esibizione, ed ecco riproporci altri quattro classici, questa volta tratti dall’altro mastepriece dei Rÿche, ovvero “Empire” (1990): “Silent Lucidity” viene eseguita con un’eleganza e una maestosità veramente uniche ed inimitabili, e, alla voce melanconica e suadente del frontman fa da controcanto un tappeto sonoro sublime, dove le tastiere del buon Randy Gane infondono sensazioni uniche ed estasianti dentro ciascuno di noi. Con “The Thin Line” si rivede sul palco ancora una volta Clódagh Kearney, in questa occasione però al sax, col quale ci offre un’altra prestazione da incorniciare, con assoli e duetti insieme ai due chitarristi. La serata termina con altre due perle leggendarie, immancabili in qualsiasi esibizione del combo americano: “Jet City Woman”, cantata a squarciagola da tutto il locale, e per ultima la mastodontica “Empire”, dai toni epici e dalle tematiche, aimè, ancora oggi, a distanza di più di venticinque anni, attuali. L’ovazione generale che segue, da parte del pubblico, letteralmente affascinato, è il degno tributo a questi bravissimi musicisti, ma in particolare ad una figura, come quella di Geoff Tate, che ha scritto pagine importanti e indelebili della musica rock degli ultimi trent’anni, e che ancora oggi, a discapito dei soliti detrattori (o di chi continua a fare paragoni impropri e inopportuni sempre e comunque tra il passato e il presente), dimostra di saper ancora infiammare gli animi con la sua voce inconfondibile, presa a modello ed emulata da tantissimi cantanti da tre decadi a questa parte.



Operation: Mindcrime setlist:

“I Remember Now” (Queensrÿche cover)
“Anarchy-X” (Queensrÿche cover)
“Revolution Calling” (Queensrÿche cover)
“Operation: Mindcrime” (Queensrÿche cover)
“Speak” (Queensrÿche cover)
“Spreading The Disease” (Queensrÿche cover)
“The Mission” (Queensrÿche cover)
“Suite Sister Mary” (Queensrÿche cover)
“The Needle Lies” (Queensrÿche cover)
“Electric Requiem” (Queensrÿche cover)
“Breaking The Silence” (Queensrÿche cover)
“I Don’t Believe In Love” (Queensrÿche cover)
“Waiting For 22” (Queensrÿche cover)
“My Empty Room” (Queensrÿche cover)
“Eyes Of A Stranger” (Queensrÿche cover)

“Re-Inventing The Future”
“The Stranger”
“Burn”
“Damaged” (Queensrÿche cover)
“Take Hold Of The Flame” (Queensrÿche cover)


Encore:

“Silent Lucidity” (Queensrÿche cover)
“The Thin Line” (Queensrÿche cover)
“Jet City Woman” (Queensrÿche cover)
“Empire” (Queensrÿche cover)



In sintesi, un’esibizione veramente apprezzabile, da applausi, a cui però avrebbero dovuto assistere molte più persone di quelle presenti in sala: ma purtroppo, sia per motivazioni recenti e sia per motivazioni socio-culturali oramai radicate, permane sempre questo tasto assai dolente, e purtroppo è triste vedere artisti di questo calibro doversi esibire di fronte a poche centinaia di persone qui in Italia. Ma, a prescindere da tutto ciò, va fatto un ringraziamento speciale al Traffic Live Club, che , oltre alla consueta disponibilità nei nostri confronti, ancora una volta, ha preferito puntare su una programmazione di qualità, regalandoci una serata memorabile, facendoci vivere emozioni indimenticabili.



Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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