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LIVE REPORT-RICH ROBINSON + ERIC MARTIN: serata all'insegna del rock acustico a stelle e strisce @Planet

23-10-2015 22:27 - CONCERTI
Come sempre, quando ci si appresta a raccontare un evento di questa portata, è doveroso premettere come sia sempre un onore aver assistito alla performance di artisti di livello internazionale, quali sono i musicisti che si sono esibiti al Planet Live Club (ex Alpheus). La serata di giovedì 15 Ottobre è stata quindi caratterizzata da tre differenti proposte musicali, presentate da tre artisti con un background, e una capacità di interazione diversi con il pubblico: John Hogg, Eric Martin ed infine Rich Robinson hanno regalato ai presenti comunque un'esibizione di alto profilo, per intensità e melodia espressa. Sicuramente però è stata altalenante la risposta dell'audience che, pur gradendo tutte le esibizioni nel complesso, ha mostrato alternativamente apprezzamenti maggiori per ciascun singolo artista.
Pur non essendoci una grandissima affluenza, nonostante i 3 nomi in programma, la serata è stata molto apprezzata da parte del centinaio e più di presenti in sala, alcuni accorsi anche da fuori regione per l'occasione. Un ringraziamento particolare va fatto quindi sia alla EG Production, per aver organizzato questo interessante evento, e al Planet, sempre attento a una programmazione di qualità ormai già da diversi anni.


John Hogg
Sono da poco passate le 21, quando ecco salire sul palco l'ospite di apertura, un giovane artista, comunque attivo già dalla fine degli anni '90, sconosciuto forse ai più, tra cui il sottoscritto, che ha collaborato con artisti di livello internazionale tra cui Jesse Wood, Martin Wright (The Ronnie Wood Band, Mick Jagger, Slash,ecc.) e lo stesso Robinson negli "Hookah Brown". La voce e l'energia sprigionata dal talentuoso ragazzo afroamericano sono gli ingredienti giusti per intrattenere le prime file, mentre il locale si inizia a riempire. Il repertorio proposto attinge da tutti i principali progetti dei quali ha fatto parte in questi anni: dai RedRacer ai Kassini e altri ancora. Dopo l'inizio affidato ad "Up In The Air" e a "Put It Out" si alternano brani più lenti e malinconici ad altri più grintosi e bluseggianti, ma sempre con sfumature soul, indie e anche più moderne. Nel complesso forse la scelta di alcuni brani e l'interpretazione poco incisiva ha influito sulla sua breve esibizione, che comunque ha dato l'opportunità di conoscere e scoprire un nuovo artista, poco noto ad alcuni. Dopo l'esecuzione di "Arya" e "Feed", ci saluta con le conclusive "Black Cloud" e "Rise", al termine delle quali viene corrisposto con applausi meritati.


John Hogg setlist:

"Up In The Air"
"Put It Out"
"King Of The World"
"Arya"
"Feed"
"Now"
"Black Cloud"
"Rise"




Eric Martin
Neanche il tempo di rifiatare che ecco salire sul palco, dopo essere passato tra le file dei presenti, il tanto atteso frontman dei Mr. Big, da sempre molto apprezzato nella capitale, dove si è esibito l'ultima volta quasi due anni or sono sempre in acustico all'Init Club. Sicuramente la sua simpatia, ironia e la sua verve hanno dato una scarica di adrenalina pura, dopo la prima performance un po' più soporifera: a differenza del primo artista, Eric infatti non perde mai occasione per scherzare con tutti i presenti, ai quali incita a battere mani e piedi, per portare il ritmo nei brani eseguiti. La scaletta prevista è incentrata principalmente sulla sua carriera con la band di Billy Sheehan e Paul Gilbert, del cui successo planetario è stato uno degli artefici indiscussi. L'inizio è di quelli col botto, con la rockeggiante "Where Do I Fit In", che con il suo ritmo trascinante riesce a ridestare tutti quanti, rendendoci partecipi soprattutto nei cori centrali. L'istrionico singer riesce, tra un brano e l'altro, a scherzare e a interagire con il pubblico, quasi come fosse a suonare davanti ad un gruppo di amici! "Goin' Where The Wind Blows" è il giusto stacco dopo i due brani iniziali, e ci porta su sonorità più lente e melodiche, dove la voce di Eric risulta sempre cristallina come ai tempi d'oro: stesso discorso vale anche per la seguente hit "Just Take My Heart", intonata all'unisono da tutta l'audience con lui. Con "Voodoo Kiss" torniamo su ritmiche più blues, dopo una breve intro strumentale, che ci fa apprezzare anche la sua maestria nel riarrangiare i brani eseguiti solitamente dalla sei corde del suo virtuoso collega Gilbert. E ricordandoci subito dopo, come appunto, non essendo lui un chitarrista, provi comunque a rielaborare le parti di chitarra, invita a salire sul palco un suo amico italiano, con cui ha collaborato in passato: Fabio Cerrone, chitarrista romano, che vanta nel suo curriculum esperienze con artisti internazionali del calibro di Marco Mendoza (bassista dei The Dead Daisies, ex membro di Whitesnake, Thin Lizzy e Ted Nugent), Tony Martin (ex cantante dei Black Sabbath) e diversi altri ancora. Si percepisce sin da subito il feeling che scorre tra i due musicisti, che si lanciano in un duetto assai apprezzato dai presenti: dopo l'attacco di "To Be With You" è un susseguirsi di applausi meritatissimi per l'esecuzione di questa ballad strappalacrime, tra le più conosciute del loro repertorio, il cui ritornello viene cantato in coro da tutto il pubblico. Nonostante l'acclamazione da parte dei fan, purtroppo il set si conclude con la funckeggiante "Dancin' With My Devils", in cui Fabio ci dimostra tutta la sua perizia strumentistica nel reinterpretare al meglio le parti chitarristiche di Richie Kotzen, mentre la calda voce di Martin suggella un'altra eccezionale esibizione del vocalist statunitense, sempre molto apprezzato nel nostro Paese, dove anche questa sera riceve un'ovazione generale al termine dello show.


Eric Martin setlist:

"Where Do I Fit In"
"Electrified"
"Goin' Where The Wind Blows"
"Just Take My Heart"
"What If We Were New"
"Voodoo Kiss"
"A Rose Alone"
"To Be With You"
"Dancin' With My Devils"



Rich Robinson
Difficile riuscirsi a riprendere dopo la scoppiettante esibizione di Martin, sia per la sua presenza scenica, come intrattenitore, che per la sue capacità canore, in grado di entrare quasi sotto la pelle delle persone: discorso quasi totalmente all'opposto purtroppo invece per l'esibizione dell'ospite principale della serata, l'ex storico chitarrista e membro fondatore dei The Black Crowes. Chi si aspettava una scaletta incentrata sui successi del suo gruppo storico (quali "Hard To Handle" , "Remedy" o "She Talks To Angels" solo per citare i più noti) è rimasto tristemente deluso, perché, nonostante la classe e l'esecuzione ineccepibile mostrate da Robinson in tutti i brani previsti, la scelta del chitarrista americano è incentrata quasi esclusivamente sul suo repertorio da solista, eccezion fatta per soli due brani della sua band di origine: pochi infatti sono i pezzi cantati, mentre ampio spazio è lasciato agli arrangiamenti e all'improvvisazione della chitarra, elettrica e acustica, a seconda delle circostanze. Ed è appunto in un'occasione così inusuale che forse si riesce ad apprezzare tutta la sua tecnica e soprattutto il suo gusto innato per il southern, il country e il blues, spesso messi in ombra nella sua band principale dalla figura ben più famosa del fratello Chris. Forse però la sua performance risente del confronto impari con il suo predecessore, Eric Martin, che, a differenza sua, non ha perso la minima occasione per interagire con l'audience: durante questo ultimo set infatti, diverse file iniziano a svuotarsi, complice sicuramente la stanchezza, ma soprattutto lo scarso coinvolgimento emotivo che il silenzioso chitarrista sembra mostrare, facendo anzi notare, seppur scherzosamente, il poco interesse dei presenti, più intenti a giocare sul cellulare che a sostenere il suo beniamino. Nonostante però queste premesse, poco incoraggianti, il buon Rich si mostra un artista di elevato spessore, soprattutto nell'uso intelligente degli effetti negli arrangiamenti e nei soli, dove si avvale dell'uso di riverberi e di parti ritmiche di chitarra ripetute, a sostegno della sua abilità nel districarsi egregiamente nei territori strumentali a lui più consoni: "It's Not Easy", "Lost And Found" o la struggente "I Remember" ricevono un'ampia approvazione del pubblico, soprattutto degli intenditori che riescono sicuramente ad apprezzare di più le sue doti chitarristiche. Con "Here Comes The Night" e la seguente "Lay It All On Me", tratta dalla recente produzione dei Crowes (dall'album "Lions" del 2001), riusciamo tutti a percepire la sua forte matrice blues, ispirata appunto ai principali interpreti del genere quali Steve Ray Vaughan o Eric Clapton: i soli risultano sempre ricercati e mai scontati, riuscendo quasi a trasportarci col pensiero nelle selvagge terre del Sud degli Stati Uniti e la reinterpretazione nel complesso appare abbastanza vicina all'originale. Dopo gli applausi ricevuti per l'ottima esecuzione, del cantato e della parte strumentale, il rocker nativo della Georgia ci regala un'ultima perla di matrice sudista, la splendida ballad "Oh Josephine", dal disco "Warpaint" del 2008, ormai diventato anch'esso un anthem del repertorio dei Corvi Neri: la maestria dimostrata anche questa volta nel padroneggiare lo strumento è l'ennesima prova di come a volte bastano pochi tocchi, le giuste sfumature per infondere forti emozioni nell'animo degli spettatori, che al termine dell'esibizione gli tributano il giusto riconoscimento. Una prestazione quindi impeccabile dal punto di vista dell'esecuzione, che però forse sarebbe stata sicuramente più vissuta e gradita se accompagnata da una maggiore interazione da parte dell'artista, ma che comunque ci conferma tutte le doti inusuali di questo gigante americano!


Rich Robinson setlist:

"When I Paint My Masterpiece"
"I Know You"
"The Giving Key"
"It's Not Easy"
"I Have A Feeling"
"Lost And Found"
"I Remember"
"Sway"
"Blackwaterside"
"By The Light Of The Sunset Moon"
"Here Comes The Night"
"Roll Um Easy"
"Lay It All On Me"
"Oh Josephine"





Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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