22 Aprile 2019

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XXII AGGLUTINATION METAL FESTIVAL @ Chiaromonte (PZ) - Un festival da record!

21-08-2016 19:57 - CONCERTI
La locandina ufficiale del XXII Agglutination Metal Festival
Real Chaos - Enzo Tancredi (voce e basso)
Real Chaos
Real Chaos - Giuseppe Fiscarelli (chitarra)
Real Chaos - Giuseppe Fiscarelli (chitarra), Luca Pennetta (batteria) ed Enzo Tancredi (basso e voce)
De La Muerte - Gianluca Quinto (chitarra) e Gianluca Mastrangelo (voce)
De La Muerte - Christian D´Alessandro (chitarra e cori) e Claudio Michelacci (basso)
De La Muerte - Gianluca Mastrangelo (voce) e Frank Marino (voce)
De La Muerte
Dewfall
Dewfall - Saverio Fiore (basso) e Niko Lucarelli (chitarra)
Dewfall - Flavio Paterno (chitarra)
Dewfall - Vittorio Bilanzuolo (voce) e Antonio Grassi (batteria)
Nanowar Of Steel
Nanowar Of Steel - Potowotominimak (voce)
Nanowar Of Steel - Abdul (chitarra)
Nanowar Of Steel
Fleshgod Apocalypse
Fleshgod Apocalypse - Tommaso Riccardi (voce e chitarra)
Fleshgod Apocalypse - Cristiano Trionfera (chitarra e voce)
Fleshgod Apocalypse - Paolo Rossi (basso e voce)
Taake
Taake
Taake - Hoest (voce)
Taake - Gjermund (chitarra)
Taake
Exodus
Exodus - Kragen Lum (chitarra)
Exodus - Jack Gibson (basso)
Exodus - Steve Souza (voce)
Exodus - Lee Altus (chitarra) e Kragen Lum (chitarra)
Exodus - Lee Altus (chitarra)
Exodus con Gerardo Cafaro, patròn dell´Agglutination
Therion - Christofer Johnsson (chitarra) - foto di Carmelo Currò
Therion - Nalle "Grizzly" Påhlsson (basso) - foto di Carmelo Currò
Therion - Linnea Vikstrom (voce) e Chiara Malvestiti (soprano) - foto di Carmelo Currò
Therion - Thomas Vikström (voce) - foto di Carmelo Currò
Therion - Linnea Vikstrom (voce) - foto di Carmelo Currò
Therion - Chiara Malvestiti (soprano) - foto di Carmelo Currò
Therion con Gerardo Cafaro, patròn dell´Agglutination - foto di Carmelo Currò
LA SPETTACOLARE VENTIDUESIMA EDIZIONE, TRA SUONI TAGLIENTI E SINFONIE METALLICHE - Come di consueto, come ogni evento degno di tal nome che si rispetti, non poteva di certo mancare all´appello dei tanti appuntamenti estivi all´insegna del metallo una delle manifestazioni più importanti e più conosciute ormai da più di due decadi nel panorama nazionale: ebbene si, l´Agglutination Metal Festival, la kermesse metallica più importante di tutto il centro-sud è giunta al prestigioso traguardo della ventiduesima attesissima edizione! Nonostante le evidenti difficoltà che infatti si possono riscontrare oggi nell´organizzazione di molti eventi musicali di una certa rilevanza, soprattutto da noi al sud, la forza e la passione di tanti appassionati, primo fra tutti l´impavido Gerardo Cafaro che da sempre si batte anima e corpo per supportare questa manifestazione sin dalla sua nascita nel lontano 1995, ha prevalso ancora una volta a discapito dell´indifferenza e a volte della pigrizia che avvolge la scena estrema nel nostro Belpaese. E´ stato piacevole inoltre constatare come la scelta della location di questa edizione sia stata più che mai azzeccata, ritornando in uno dei posti simbolo di questo prestigioso festival: dopo diversi anni si è difatti ritornati nel Piazzale delle Scuole Medie in via Arnaldo Spaltro, il cui edificio scolastico è stato visibilmente ristrutturato e ammodernato. Ottime premesse dunque per una giornata metallica che si preannuncia quanto mai rovente viste anche le temperature estive ma soprattutto il bill previsto: dopo la scorsa edizione che ha visto la partecipazione di due autentiche leggende dell´hard´n´heavy quali i teutonici Edguy e gli statunitensi Obituary in veste di co-headliner, anche questa volta la scelta è ricaduta su altrettante band di indubbia importanza nel panorama internazionale. Gli svedesi Therion e i thrashers californiani Exodus non hanno bisogno di alcuna presentazione, viste le folte schiere di fan che li seguono da anni in tutto il globo e che anche in questa occasione non hanno di certo fatto mancare il loro supporto: i presenti che hanno assistito l´evento sono stati più che numerosi rispetto alle iniziali previsioni e tutto ciò non può che far ben sperare per un futuro sempre migliore anche per il nostro genere musicale preferito!


Si ringrazia la redazione della webzine Metallized.it, nella fattispecie le persone di Francesco Gallina e Carmelo Currò, con cui è stato un piacere collaborare come di consueto ogni anno e che ci hanno gentilmente concesso di pubblicare le foto relative al set dei Therion.


Real Chaos
Sono da poco passate le quattro del pomeriggio e, nonostante molti spettatori debbano ancora raggiungere la location del concerto, ecco salire sul palco la band di apertura pronta a scaldare ulteriormente gli animi già infervorati delle prime file vicino le transenne: il trio proveniente da Foggia è fautore di un sound devoto al death più estremo che sfocia spesso nel grindcore più selvaggio. Si parte con l´aggressiva "Senza Limiti", dal loro recente "Consumo Interiore" (2015), ed è subito un´autentica mazzata sonora che scatena uno sfrenato headbanging tra i primi arrivati: il cantato graffiante di Enzo Tancredi (voce e basso) è il giusto richiamo verso tutti i presenti che, incuriositi, si avvicinano sempre più numerosi a ridosso del palco. "Mondo" e la successiva "Libero di Scegliere" continuano sugli stessi binari del pezzo di avvio, sempre un suono che ricorda vagamente qualcosa dei primi Cannibal Corpse ma con i testi quasi tutti in italiano. "CLTV" e "Fuck!" sono altrettanto furiose quanto i riff sprigionati da Giuseppe Fiscarelli (chitarra), mentre "Ipocrisia di Pace" risulta movimentata più che mai. La band saluta dunque i primi venuti con gli ultimi due pezzi, ovvero "Consumo Interiore" e la seguente "Non Cedere Mai", costellata da una buona prova di Luca Pennetta (batteria), prima di ricevere il giusto riconoscimento da parte delle prime leve presenti.


Real Chaos setlist:

"Senza Limiti"
"Mondo"
"Libero di Scegliere"
"CLTV"
"Fuck!"
"Ipocrisia di Pace"
"Consumo Interiore"
"Non Cedere Mai"



De La Muerte
Concluso questo primo ruggito iniziale, pochi istanti ed ecco salire sul palco una mia vecchia conoscenza musicale: i cinque romano-lucani, per la prima volta sul palco dell´Agglutination, hanno letteralmente colpito per la loro energia, capacità tecnica e appeal, che ha fatto gioire i loro numerosi fan e anche chi non li aveva ancora conosciuti. La band, capitanata dall´istrionico Gianluca Mastrangelo (voce) è infatti riuscita negli ultimi due anni a farsi conoscere in più di un´occasione al grande pubblico, in particolare negli ultimi mesi che li ha visti partecipare a due importanti eventi quali il Padova Metalfest (in compagnia dei Rain e di Blaze Bayleyn. d. r.) ai primi di agosto e l´apertura a Russell Allen (frontman dei Symphony X e Adrenaline Mob - n. d. r.) al Jailbreak di Roma lo scorso mese di Giugno: la ricetta è sempre un southern´n´roll molto spumeggiante che strizza l´occhio in più di un´occasione allo stoner contemporaneo come nella opener "Fallen Angel", dagli arrangiamenti più melodici, o nella successiva "Silver Buillet" intonata da tutti i loro followers nonché dal sottoscritto! Il duo alle chitarre composto da Gianluca Quinto (già nei symphonic metallers Solisian. d. r.) e dal suo compagno di scuderia Christian D´Alessandro si rivela un´accoppiata alquanto affiatata nell´alternarsi tra riff rocciosi e soli eleganti. "Desaparecido" è indubbiamente uno dei loro cavalli di battaglia e riscuote nuovamente consensi, soprattutto per l´ottima prova dietro le pelli del giovane Simon Ciccotti che, come di consueto, si alterna al drumming con il fratello Luca (batteria). Su "I´m Alive" invece viene chiamato un caro amico del gruppo, Frank Marino (ex cantante degli Stage Of Reality e attualmente nei The Glamn. d. r.) che si cimenta in un duetto alla voce col suo compagno, mentre il buon Claudio Michelacci (basso) scandisce il ritmo giusto sul quale vengono tessute le trame sonore. Il combo ci saluta ringraziando tutti per il calore e l´affetto riservatogli con l´ultima e veloce "Die´n´Roll" che chiude cosi un´esibizione breve ma intensa!


De La Muerte setlist:

"Fallen Angel"
"Silver Bullet"
"Desaparecido"
"I´m Alive" (feat. Frank Marino)
"Die´n´Roll"



Dewfall
Dai lidi più rockeggianti si passa ora ad una proposta musicale oscura a cavallo tra il death e il black di matrice nordica: attivi ormai da più di dodici anni, il quintetto di bari guidato dal tenebroso Vittorio Bilanzuolo (voce) si presenta a questo appuntamento quanto mai carico e pronto a sprigionare tutta la propria maestosità! Aprono le danze con la sinistra "The Course to Malkuta", dal sapore epicheggiante, quasi vicino ai Bathory più magniloquenti in alcuni passaggi, complice forse anche il minutaggio abbastanza lungo di ciascun brano: Flavio Paterno (chitarra) e Niko Lucarelli (chitarra) si incrociano continuamente in fraseggi distorti atti a creare delle atmosfere mortifere, soprattutto nel bridge finale del pezzo. Anche la seguente "The Eternal Flame of Athanor", dall´intro più cadenzata, diventa un´autentica tempesta sonora in cui si sprigiona tutta la rabbia e la classe del quintetto pugliese: la sezione ritmica composta rispettivamente da Saverio Fiore (basso) e dal collega Antonio Grassi (batteria) si rivela un´autentica macchina infernale, capace di mietere vittime su ogni nota! Una peculiarità di questi ragazzi è certamente l´eterogeneità che si riscontra all´interno di ogni loro singola composizione, dove trovano libero sfogo tutte le loro influenze più disparate, dal death melodico al black più pesante, fino a soli melodici derivanti dall´heavy classico. Sono tante le schiere dei loro sostenitori pronti a fare sentire la propria presenza su ciascun pezzo, ma, complice forse un leggero ritardo derivato da alcuni problemi di natura tecnica, il gruppo ha ancora a disposizione un ultimo brano da proporci, "Abomination Throne", che alterna cambi di tempo da capogiro, eseguiti con un´eccellente maestria da tutti i membri i quali si sono rivelati artefici di una gran bella prestazione in terra lucana e che tutti noi speriamo di poter apprezzare al più presto nuovamente.


Dewfall setlist:

"The Course to Malkuta"
"The Eternal Flame of Athanor"
"Abomination Throne"


Nanowar Of Steel
Il pubblico adesso inizia ad accorrere sempre più numeroso, soprattutto in vista dell´imminente ingresso in scena di una delle sorprese di questa variegata e ricca edizione: dopo i suoni cupi e dirompenti ci attende una inaspettata dose di goliardia sempre all´insegna del metallo italiano! Pur essendo stati etichettati spesso come "pacchiani" o "poco metal", la presenza al festival dei Nanowar ha sicuramente destato l´interesse e la curiosità da parte di molti spettatori oltre che ovviamente la gioia dei loro tantissimi affezionati ed estimatori: i seguaci del famigerato Giorgio Mastrota (noto per le sue fantomatiche televendite sui canali Mediasetn. d. r.), a cui hanno addirittura dedicato un brano, risultano sicuramente una novità per il bill di questa giornata, ed è innegabile come la loro freschezza e la loro spontaneità, unite comunque a una buona padronanza tecnica degli strumenti e ad una giusta dose di ironia, costituiscano senza ombra di dubbio l´arma vincente delle loro esilaranti e travolgenti esibizioni. Il loro look è quanto mai altisonante, un misto tra i Village People e i Queen del video di "I Want To Break Free", ma come si suol dire "l´abito non fa il monaco" ed eccoci accogliere con la debordante "Trycicles of Steel", roccioso heavy con rimandi ottantiani, dove i due frontman, Potowotominimak (voce) dall´abbigliamento sadomaso e il compagno Mr. Baffo (voce) con tanto di parrucca e gonna, si esibiscono in un duello canoro d´altri tempi! "Feudalesimo & Libertà" costituisce un autentico inno urlato da tutti gli spettatori che sembrano gioire nell´assistere ad un tale spettacolo: Abdul (chitarra), vestito da saladino turco, si destreggia con la sua sei corde in una profusione di soli molto happy e spensierati. Proseguiamo con "Metal La La La", introdotta dal pittoresco e coloratissimo Gatto Panceri 666 (basso), mentre tutti i membri si muovono freneticamente sul palco, mantenendo costantemente desta l´attenzione dei tanti proseliti, e l´intro arpeggiato della seguente "The Forest of Magnaccions" riprende voluta-mente un celebre brano dei Rhapsody Of Fire, gruppo da loro molto canzonato, per finire nella citazione di una famigerata canzone popolare romana ("La Società dei Magnaccioni"n. d. r.). Tra una risata e l´altra i prodi guerrieri si prodigano in battute ad effetto verso il nutrito pubblico, improvvisando addirittura un finto e "rapidissimo" inno per la città di Potenza, e a grande richiesta eseguono "Il Cacciatore della Notte", costellata da cori epicheggianti e dai precisi stacchi di Uinona Raider (batteria). I cinque simpatici musicisti ci salutano con un ultimo pezzo (anche se il loro show continuerà per tutta la durata della manifestazione come vedremo – n. d. r.), "Rap-Sody", altra scherzosa parodia della band di Fabio Lione, salutata con applausi e grida di giubilo da parte dei presenti che ringrazia il gruppo capitolino per avergli regalato momenti goliardici e irripetibili.


Nanowar Of Steel:

"Trycicles of Steel"
"Feudalesimo & Libertà"
"Metal La La La"
"The Forest of Magnaccions"
"Il Cacciatore della Notte"
"Rap-Sody"


Fleshgod Apocalypse
E dalle ridenti e divertenti canzonature del quintetto romano giungiamo adesso a sonorità a dir poco apocalittiche: il gruppo originario di Perugia è a detta di molti uno dei live act italiani più apprezzati all´estero negli ultimi anni, complice anche e soprattutto il loro abbigliamento piratesco e le loro scenografie decadenti a supporto di un tappeto sonoro ineccepibile, un autentico connubio tra il death metal e la musica classica. I sei componenti si presentano in ottima forma tra i fumi e gli effetti scenici che ne preannunciano l´imminente avvento: l´introduttiva e magniloquente "Marche Royale" fa da apripista alla travolgente "In Aeternum", autentica tempesta sonora, arricchita dai cori della mascherata Veronica Bordacchini, sui quali svetta la voce di Tommaso Riccardi (voce e chitarra). La loro proposta è quanto mai ambiziosa e assai difficile da rendere alla perfezione in sede live, proprio per la ricchezza e la poliedricità che vi si esprime nelle singole composizioni. Sulle successive "Gravity" e "Pathfinder" svetta la prova dinamica di Francesco Paoli (batteria), autentica macina, più devastante di un uragano, mentre è sublime il lavoro svolto da Francesco Ferrini (piano e orchestrazioni), sia nelle fughe pianistiche che negli intermezzi sinfonici: la sua ottima prestazione forse però risente di un volume non del tutto idoneo ad esprimere le sue innegabili doti, spesso coperte dagli altri strumenti. "Cold As Perfection" continua su terreni epicheggianti, sui quali si intrecciano crescendo e fraseggi chitarristici atti alla valorizzazione delle singole parti: Cristiano Trionfera (voce e chitarra) si dimostra un ottimo partner per il già citato Tommaso Riccardi, scambiandosi vicendevolmente le parti soliste. Un´autentica base orchestrale fa da preambolo alla classicheggiante "The Violation", dove si alterna il growl al cantato pulito, mentre le seguenti "Prologue" ed "Epilogue" ci fanno ancor più apprezzare la loro varietà compositiva, dove tutti i passaggi dalle parti sinfoniche a quelle più tipicamente death vengono dosate con una maniacale cura dei particolari: lo stesso Paolo Rossi (voce e basso) gioca un ruolo fondamentale nella scansione ritmica di ogni singolo brano, trovando a più riprese spazio per intermezzi strumentali. Iniziamo ad avvicinarci alla chiusura del loro debordante set sulle note del clavicembalo di "The Fool", altro brano costellato dalle più svariate influenze barocche, tanto nei duelli di chitarra e tastiera quanto quanto negli stacchi orchestrali mai scontati e sempre inseriti nei punti giusti. L´ultimo brano previsto è la pianistica "The Forsaking", dove è appunto la tastiera di Ferrini a dettare i tempi tra le strofe e il bridge centrale, mentre i suoi compagni sono attenti a ricreare le giuste atmosfere romantiche e mortifere a seconda delle sensazioni suscitate dal pezzo. Dopo uno spettacolo di tale intensità e maestosità è veramente impossibile non riservare al sestetto umbro la giusta meritatissima dose di applausi!


Fleshgod Apocalypse setlist:

"Marche Royale"
"In Aeternum"
"Gravity"
"Pathfinder"
"Cold As Perfection"
"The Violation"
"Prologue"
"Epilogue"
"The Fool"
"The Forsaking"


Taake

Le tenebre iniziano a calare sul ridente paese lucano ed iniziano ad accendersi le luci dell´imponente impianto montato per l´occasione, quando entrano in scena i cinque blacksters norvegesi accompagnati da grida di giubilo. La band di Bergen ha avuto da sempre un forte seguito nel nostro Paese, complice il loro inusuale carisma che li ha da sempre contraddistinti nel folto panorama estremo nord europeo: guidati dallo spettrale Hoest (voce), unico vero e proprio membro originale della formazione, i quattro strumentisti si dimostrano all´altezza del loro leader, macinando riff glaciali e un drumming serrato ai fini della buona riuscita complessiva. "Nordbundet" è aperta da serrate schitarrate su cui si innesta la graffiante voce del lungo crinito singer, pronto ad incitare il folto pubblico che non manca di rispondere con la giusta dose di bestemmie e di sudore. "Du ville ville Vestland" si muove in un vortice di black melodico con alcuni arrangiamenti più riconducibili all´hard´n´heavy, mentre la seguente "Nattestid ser Porten vid 1", tratta dall´ omonimo album del 1999, è una song dai toni epici. Da "Kveldgg", EP del 2011, è tratta "Over Bjoergvin Graater Himmerik 4", dalla violenza inaudita, capace di scatenare il putiferio tra le prime file: le due asce di Aindiachai (chitarra) e di Gjermund (chitarra) mietono vittime incessantemente ma sono una garanzia anche nelle parti più cadenzate e introverse come in "Hordalands Doedskvad 3". Questo oscuro viaggio nelle terre del nord prosegue con l´arrembante "Orm", dal recente lavoro in studio "Stridens hus" del 2014, ancora una volta adatta a scuotere le teste e i cuori dei tanti presenti, soprattutto per il ritmo sempre cangiante dall´inizio alla fine: lavoro ineccepibile quello del duo composto da V´gandr (basso e cori) e dal suo fido compare Brodd (batteria), che pongono le basi su cui svettano le granitiche chitarre. Ci avviciniamo verso la fine del loro set con la saettante "Fra Vadested til Vaandesmed", anch´essa dai cambi repentini di ritmo al suo interno, mentre "Umenneske" è caratterizzata da veloci arrangiamenti di chitarra che fanno da trade union tra i vari cambi di tempo nelle sezioni del brano. L´orrorifico Hoest e soci terminano il loro dinamitardo set, tra una bevuta di whisky e un ringraziamento generale, con la ruggente "Hordalands Doedskvad 1" (dal loro "Hordalands Doedskvad" del 2005 – n. d. r.), accolta anch´essa con la giusta dose di scapocciate e di pogo da parte dei loro fedelissimi appassionati, molti dei quali li hanno da sempre seguiti e supportati in tutte le loro venute passate in terra italica. Pur non essendo particolarmente un estimatore del genere proposto, non posso esimermi dal complimentarmi con la band per la professionalità espressa sul palco e per tutta l´energia sprigionata verso tutti i fan, regalandoci forse una delle migliori prestazioni di sempre dell´Agglutination, per l´intensità e la giusta dose di cattiveria profusa, tra brani di recente produzione ad altri invece più datati.


Taake setlist:

"Nordbundet"
"Du ville ville Vestland"
"Nattestid ser Porten vid 1"
"Over Bjoergvin Graater Himmerik 4"
"Hordalands Doedskvad 3"
"Orm"
"Fra Vadested til Vaandesmed"
"Umenneske"
"Hordalands Doedskvad 1"


Exodus
Questa scarica adrenalinica di matrice norvegese è stato il giusto preludio a quella che a parere di molti, se non tutti, è stata la miglior performance della serata per potenza, tecnica, capacità di coinvolgimento e tanto altro: dopo gli Overkill, i Carcass e gli Obituary, eccoci offerta la possibilità di poter gustare un´altra band storica del panorama estremo internazionale, tra i padri putativi del thrash a stelle e strisce! Nonostante la forzata assenza del funambolico Gary Holt (essendo impegnato attualmente in tour con gli Slayer, in sostituzione del compianto Hannemann. d. r.), rimasto comunque membro attivo nella band, è quanto mai spasmodica l´attesa dei tantissimi fedeli verso il celebre combo statunitense: molta curiosità è dovuta al recente ritorno in formazione dello storico frontman Steve Souza (primo cantante dei Testamentn. d. r.), avvenuto due anni or sono con la pubblicazione del loro ultimo e devastante lavoro in studio "Blood In Blood Out", uscito nel 2014 per la Nuclear Blast. I presupposti di partenza sono dunque quanto mai positivi per poter assistere a queste autentiche leggende della musica da noi tanto amata: partenza dai toni sincopati e sognanti con la suadente "The Ballad of Leonard and Charles", introdotta da un arpeggio ipnotico, che ben presto si trasforma nella classica thrash song dai riff taglienti! La forma di tutti e cinque i componenti appare a dir poco eccezionale, in particolare del rientrante Souza (voce), sia dal punto di vista vocale che fisico, pronto ad interagire tra un pezzo e l´altro con tutta l´audience, soprattutto sulla recente "Blood In Blood Out" e di un pezzo di storia come la successiva "And Then There Were None" dal loro album d´esordio. Il loro set infatti non subisce mai alcuna caduta di tono proprio per la scelta variegata di proporre pezzi storici a fianco ad altri meno datati ma non meno accattivanti: la prova offerta su "Children of a Worthless God" o sulla dinamica "Piranha", altro piatto forte dal loro lontano debutto, dall´accoppiata composta da Lee Altus (chitarra) e dal nuovo entrato Kragen Lum (chitarra live) è indubbiamente perfetta, e risulta in grado di reggere bene il confronto con quella storica dei tempi d´oro. In particolare quest´ultimo, si è rivelato essere la scelta giusta per rimpiazzare, seppur solo temporaneamente in sede live, un nome altisonante nel panorama musicale come è quello di Holt, e lo si può facilmente constatare nell´immancabile "Deranged", eseguita al cardiopalma da parte di tutti i membri, o nella nuova "Body Harvest", eseguite dal giovane californiano in modo ineccepibile, quasi come su disco. Ma il vero protagonista di questo magico momento è a tutti gli effetti il buon Steve Souza che ci introduce altro pezzo di storia dal titolo "Lesson In Violence", accolta con urla di gioia da parte di tutti: anche qui non si può negare come l´arduo compito di eseguire nel miglior modo possibile un brano monumentale come il suddetto sia svolto alla perfezione da tutti i musicisti presenti, e appare superba la prestazione dello storico fondatore Tom Hunting (batteria) e del suo scudiero Jack Gibson (basso)! Dall´album della loro reunion ("Tempo Of The Damned" del 2004 – n. d. r.) è tratta la calzante "Blacklist", sostenuta da riff mastodontici di chitarra, mentre non esistono parole adatte per descrivere la riproposizione dell´immensa "Bonded By Blood", da sempre il pezzo più rappresentativo del combo di San Francisco: gli spettatori sembrano magistralmente trascinati dalla passione espressa dai cinque americani, mai domi dall´inizio alla fine del loro strabiliante show! Da un´altra perla del Thrash della Bay Area, come "Fabulous Disaster" (1989), è tratta la ritmata "The Toxic Waltz", i cui cori sono intonati da tutto il pubblico all´unisono, tra un salto e l´altro. Il bis finale, a coronamento di questa indimenticabile esibizione, è riservato alla spericolata "Strike Of The Beast", pronta a mietere vittime su ciascuna nota, visto il ritmo serrato che non lascia scampo e tregua a nessuno: al termine del brano sono solo applausi scroscianti quelli riversati sulla band, mentre sale Gerardo Cafaro per ringraziarli ufficialmente e per consegnare loro un premio in ricordo Alberto Ricciardi, assai gradito da tutti e cinque i componenti che colgono l´occasione nuovamente per salutare e ringraziare i numerosi fan accorsi per loro.


Exodus setlist:

"The Ballad of Leonard and Charles"
"Blood In Blood Out"
"And Then There Were None"
"Children of a Worthless God"
"Piranha"
"Deranged"
"Body Harvest"
"Lesson In Violence"
"Blacklist"
"Bonded By Blood"
"The Toxic Waltz"
"Strike Of The Beast"



Therion

E arriviamo ora all´epilogo di questa ennesima bellissima manifestazione, che anche questa volta si è rivelata ricca di sorprese, nuove rivelazioni ma soprattutto tanta buona musica: tocca ora al folto gruppi di musicisti, guidati dal mastermind nonché fondatore Christofer Johnsson (chitarra e voce) offrirci uno spettacolo che difficilmente potremo dimenticare per pathos, maestosità ed eleganza manifestate. La presenza di così tanti ottimi musicisti assieme sullo stesso palco è coadiuvata dal lavoro di molte persone al loro seguito (dai diversi fonici ai tecnici vari – n. d. r.) proprio per cercare di rendere al meglio le articolate melodie che di li a poco ci verranno presentate. Adesso tutto il parterre e letteralmente pieno all´inverosimile, oltre ogni più rosea aspettativa: molti infatti gli appassionati del gruppo svedese che per la prima volta possono assistere finalmente ad un concerto dei loro beniamini senza dover necessariamente arrivare nell´estremo nord del paese o addirittura all´estero. Prima assoluta dunque per i sette musicisti qui al Sud Italia, che sono veramente curiosi di vedere come il pubblico presente reagirà al loro ingresso in scena. L´impianto luci è quanto mai imponente, degno dei migliori eventi esistenti sulla scena metal contemporanea, quando sulle note iniziali degli archi e violini della orientaleggiante "The Rise of Sodoma and Gomorrah" entrano tutti i membri sul palcoscenico: l´accoglienza riservata loro è a dir poco pazzesca, con applausi che accompagnano il ritmo del brano. Tutti gli artisti sembrano veramente felici e increduli nel vedere cosi tante presenze in un posto come questo, ed eccoci subito ammaliare con altre fantastiche composizioni come la cavalleresca "Cults of the Shadows" (dal loro capolavoro "Theli" del 1996 – n. d. r.), do-ve spiccano le doti canore della bravissima Chiara Malvestiti (voce soprano) che ci offre una capacità interpretativa non comune, la metallica "Typhon", dove è apprezzabile il duetto tra Chiara e il pittoresco Thomas Vikström (voce), o la epicheggiante "Niefelheim", ricca di cori e controcori su cui si innestato le architetture sonore di Johnsson e del suo collega argentino Christian Vidal (chitarra). Questo viaggio nel tempo continua prima con la folkeggiante "Vanaheim", sempre dal bellissimo lavoro "Secret of The Runes" (2001) e costellata da una melodia di pregevole fattura, e a seguire con l´introversa e romantica "Lemuria", uno dei pezzi più conosciuti e amati della band, interpretata ancora una volta in maniera toccante dalla dolce voce di Chiara che prima di eseguire il brano ringrazia tutti i suoi conterranei per il supporto e l´affetto. Un giro di pianoforte preregistrato introduce la spedita "Wine of Aluqah", durante la quale tutti i membri offrono una performance memorabile, soprattutto le due voci femminili, quella della già citata Chiara e della sua compagna Linnea Vikstrom (voce), anch´essa protagonista assoluta della scena. Dopo un tuffo nel passato con questo estratto dal maestoso "Vovin" (1998) si risale in ordine temporale con l´hard rockeggiante "Flesh of the Gods" (tratta da "Deggial" del 2000 e che ha visto la collaborazione con Hansi Kürsch dei Blind Guardiann. d. r.), mentre con la celeberrima "Invocation of Naamah" si ritorna sull´album Theli (1996), quello che ha a tutti gli effetti sancito il salto di qualità del gruppo svedese vent´anni or sono. "Ginnungagap" alterna parti più lente a sfuriate veloci, sempre al servizio della composizione, ed è piacevole assistere al solo all´unisono tra le due chitarre durante il bridge centrale, mentre torniamo su lidi più orecchiabili e ballabili con "Son of the Sun" che ci riconferma l´ottimo momento di tutto il combo svedese: il pubblico è sempre partecipe e non perde occasione per intonare i cori dal sapore epico e guerresco. Ci avviciniamo sempre più alla conclusione di questa strabiliante esibizione che è stata convincente sotto ogni punto di vista: anche con la sinfonica "Son of the Staves of Time" il gruppo di musicisti scelto si conferma quanto mai adatto ad accompagnare un artista del carisma e dell´importanza di Christofer Johnsson, e non si può non notare le abilità tecniche del biondo Nalle "Grizzly" Påhlsson (basso) o del poliedrico Johan Koleberg (batteria), capaci di destreggiarsi su differenti stili e ritmi musicali. Il gran finale non poteva che essere riservato ad uno dei brani simbolo della band di origine svedese, "To Mega Therion", autentico cavallo di battaglia e tra le composizioni più importanti per l´evoluzione del symphonic metal nella seconda metà dei ´90: i cori classicheggianti uniti ai ricchi inserti tastieristici, a sostegno dell´estrosità chitarristica di Christopher, sono gli ingredienti che ne hanno meritatamente sancito e che ne sanciscono tutt´oggi la meritata ascesa nell´Olimpo del Metal mondiale. Forse l´unica carenza che ho potuto riscontrare è nella mancanza di un tastierista stabile in sede live (visto che in studio tutte le parti sinfoniche e gli effetti sono brillantemente composti e suonati dal leader della band – n. d. r.) che probabilmente avrebbe arricchito ancor più la resa del settetto: a prescindere da ciò, non ci resta che da unirci all´applauso ininterrotto che celebra degnamente un´esibizione unica ed indimenticabile, che nessuno di noi avrebbe mai immaginato di vedere poche ore prima. Lo stesso Gerardo, come di consueto, è salito sul palco per ringraziare in primis la band, tra le sue preferite in assoluto, ma soprattutto in tantissimi presenti che anche quest´anno hanno prontamente risposto alla chiamata metallica e sono accorsi in massa da tutta la penisola per assistere a questa fantastica e quanto mai riuscita venti-duesima edizione dell´Agglutination!


Therion setlist:

"The Rise of Sodoma and Gomorrah"
"Cults of the Shadows"
"Typhon"
"Niefelheim"
"Vanaheim"
"Lemuria"
"Wine of Aluqah"
"Flesh of the Gods"
"Invocation of Naamah"
"Ginnungagap"
"Son of the Sun"
"Son of the Staves of Time"
"To Mega Therion"


Termina così nel migliore dei modi possibili l´ennesima fantastica epopea metallica targata Agglutination: abbiamo potuto ancora una volta felicemente constatare la grande professionalità nella gestione di questo importante e non facile evento da parte di tutto lo staff e degli addetti ai lavori. Sicuramente si è percepito un notevole miglioramento rispetto alle edizioni precedenti, soprattutto per quanto concerne la logistica e l´allestimento del palco e delle transenne e del backstage: mai come questa volta i camerini e le aree riservate alle band, all´interno del complesso scolastico di recente ristrutturazione, erano a dir poco confortevoli, migliori di molte altre viste in festival ancora più altisonanti. La correttezza e la di-sponibilità da parte di tutti e in particolar modo dei ragazzi della security è stata sempre all´altezza della situazione, come pure l´ottimale organizzazione degli spazi destinati agli stand e ai punti di ristoro, ben raccolti e non dispersivi come accaduto alcuni degli anni passati. Tutta questa perfetta macchina organizzativa è stata degnamente apprezzata e supportata dal calore e dall´affetto dei tanti affezionati presenti e dei nuovi arrivi, per un totale stimato di circa 1400 spettatori (dato fornitoci dall´organizzazione – n. d. r.), indubbiamente un risultato da ricordare e che potrà certamente costituire una buona base di partenza per il disponibilissimo Gerardo e tutti i suoi aiutanti per migliorare ulteriormente nell´offerta logistica e musicale, che ancora una volta si rivela di alto profilo. Un ringraziamento oltre ovviamente a tutte le band e al loro management per la professionalità dimostrata, va fatto a tutta l´organizzazione ed in particolare a Gerardo Cafaro, che come sempre, contro tutto e tutti, è riuscito a coronare un altro sogno indelebile, che tutti noi speriamo di poter continuare a vivere da qui ai prossimi anni!


Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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