19 Aprile 2019

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LIVE REPORT – XXIII AGGLUTINATION METAL FESTIVAL: il 23esimo sigillo in compagnia di Sodom e Venom @Chiaromonte (PZ)

31-08-2017 17:53 - CONCERTI
Venom
Locandina ufficiale della XXIII Edizione dell´Agglutination Metal Festival 2017
Memories Of A Lost Soul
Memories Of A Lost Soul: Giuseppe ‘Buzz’ Nicolò (voce e chitarra)
Memories Of A Lost Soul: Giuseppe (batteria)
Memories Of A Lost Soul: Valeria "Rise" (basso e voce)
Ghost Of Mary
Ghost Of Mary: Joele Micelli (violino) e Mauro Nicolì (chitarra)
Ghost Of Mary
Ghost Of Mary: Daniele Rini (voce)
Gravestone
Gravestone: Daniele Biagiotti (voce) e Maax Salvatori (basso)
Gravestone: Marco Borrani e Gabriele Maschietti (chitarre)
Gravestone: David Folchitto (batteria)
Assaulter
Assaulter: Enzo De Bartolomeo (voce e basso)
Assaulter: Gigi (chitarra) e Enzo De Bartolomeo (voce e basso)
Assaulter: Paolo (chitarra)
IN.SI.DIA
IN.SI.DIA: Fabio Lorini (basso e voce)
IN.SI.DIA: Manuel Merigo (chitarra)
IN.SI.DIA: Alessandro Venzi (chitarra)
White Skull
White Skull: Federica Sister (voce)
White Skull: Danilo Bar (chitarra)
White Skull: Tony Mad Fontò (chitarra ritmica)
White Skull: Alexandros Muscio (tastiere) di fronte al folto pubblico dell´Agglutination
Il folto pubblico della XXIII Edizione dell´Agglutination Metal Festival
Sodom
Sodom: Tom Angelripper (basso e voce)
Sodom: Bernemann (Bernd Kost, chitarra)
Sodom: Markus Freiwald (batteria)
Sodom: Tom Angelripper (basso e voce)
Sodom: Bernemann (Bernd Kost, chitarra) e Tom Angelripper (basso e voce) di fronte al folto pubblico dell´Agglutination
Sodom
Venom: Cronos (basso e voce) e Stuart Dixon (La Rage, chitarra)
Venom: Cronos (basso e voce)
Venom: Stuart Dixon (La Rage, chitarra)
Venom: Danny Needham (Dante, batteria)
Venom
Venom
Venom: Stuart Dixon (La Rage, chitarra)
Venom: Cronos (basso e voce)
Venom: Cronos (basso e voce) e Stuart Dixon (La Rage, chitarra)
E anche quest´anno possiamo urlare a gran voce, madidi di sudore e tanta passione metallica:"Ce l´abbiamo fatta!" Ebbene si perché, a dispetto dello scetticismo legittimo e dei dubbi iniziali che aleggiavano attorno a questo attesissimo evento, la XXIII edizione dell´Agglutination Festival si è rivelata un autentico successo sotto svariati punti di vista. In primis per la massiccia presenza di pubblico, come sempre protagonista assoluto della kermesse, che ancor più dell´edizione precedente (con Taake, Exodus e Therion che comunque aveva avuto un ottimo riscontro a livello di presenze - n. d. r.) ha inondato letteralmente l´ampio cortile delle Scuole Medie, site sulla prospicente via A.Spaltro nella ridente Chiaromonte (PZ)! Un altro risultato positivo è sicuramente stato quello relativo alla gestione della manifestazione, sia da parte di tutto lo staff dell´evento e sia da parte delle forze di sicurezza, che hanno reso un servizio di security e di logistica quantomai eccellente ed ineccepibile; anche il numero degli stand presenti intorno all´area era alquanto equilibrato, consentendo, senza file chilometriche a tutti noi assetati e affamati metalheads, di poter usufruire rapidamente di tutti i servizi di ristorazione, nonché delle tantissime novità e rarità musicali presenti. Ultimo, ma non di certo per ordine d´importanza, la presenza di ben quattro band provenienti dal Sud Italia, scelta assolutamente voluta fortemente dal patron dell´Agglutination, Gerardo Cafaro (come lui stesso ci ha raccontato in questa intervista a pochi giorni dall´evento - n. d. r.), per valorizzare e supportare tantissime meritevoli realtà della nostra terra, cosa che da anni lui fa con tanta passione e sacrificio: dai calabresi Memories Of A Lost Soul, per i death metallers salentini Ghost Of Mary fino ai capitolini Gravestone e ai thrasher tarantini Assaulter! Insomma tantissime novità in questa memorabile ventitreesima edizione, tra le quali il gradito ritorno degli storici In.Si.Dia e dei White Skull, due formazioni che hanno scritto pagine importanti del metal tricolore, per arrivare fino ai due nomi di spicco del bill: i thrasher tedeschi Sodom, attivi sin dai primissimi anni ´80 nel panorama internazionale, e i britannici Venom, una band che ha letteralmente posto le basi per tutti i generi estremi e che ancora oggi rappresenta un nome imprescindibile per tutti gli appassionati di hard´n´heavy old school!

Si ringrazia la redazione della webzine Metallized.it, nella fattispecie le persone di Francesco Gallina e Carmelo Currò, con cui è stato un piacere collaborare come di consueto ogni anno, ormai legati da amicizia ed affetto indissolubili!

Memories Of A Lost Soul
Nonostante un leggero ritardo accumulato sulla time-line prevista, sono da poco passate le ore 17, quando fanno il loro ingresso sul palco i calabresi MOALS, per la seconda volta ospiti di questa importantissima manifestazione: il genere proposto è alquanto variegato e spazia dal progressive death melodico a parti più robuste e sostenute! Il loro frontman Giuseppe ´Buzz´ Nicolò (voce e chitarra) ci saluta festosamente dandoci il benvenuto a questa tanto attesa nuova edizione di uno dei festival più longevi di tutta Italia: il loro breve set è incentrato quasi totalmente sul loro ultimo lavoro Empty Sphere Requiem, da cui sono appunto tratte le multiformi "Destiny Awaits No One", caratterizzata da un´alternanza di riff thrash a un chorus centrale sinfonico, la seguente "The Darkest Aenima", autentico manifesto del prog death sulla scia dei primissimi Sadist sulla quale Adler (tastiere) subentra in più punti con parti pianistiche o con pad d´atmosfera, mentre la nuova entrata Valeria "Rise" (basso e voce) è presente a più riprese nei cori centrali! Altro protagonista indiscusso è certamente Giuseppe (batteria), elemento di spicco della formazione calabra, dotato di un drumming preciso e detonante oltre che di una variegata tecnica, visibile sulla loro conclusiva "The Art Of Never", a cui si alternano parti più mid-tempate a sfuriate metalliche. A dispetto di alcuni suoni non ottimali dovuti principalmente a problemi tecnici, il quartetto calabrese si è dimostrato certamente all´altezza della situazione, attivi sulle scene da più di venti anni, ricevendo applausi da parte di tutti i primissimi venuti!

Memories Of A Lost Soul setlist:

"Destiny Awaits No One"
"The Darkest Aenima"
"Starring At God´s Eyes"
"The Art Of Never"

Ghost Of Mary
Eccoci adesso di fronte una nostra vecchia conoscenza, avendoli già visti ed apprezzati in precedenza alla VII edizione del Southern Wolves Fest a Bernalda (MT) nel Luglio 2015: il numeroso combo pugliese anche in questa occasione si fa apprezzare per le estrose abilità strumentistiche mostrate, nonostante anche loro risentano inizialmente di un sound non perfettamente equilibrato, ma tutto ciò è assolutamente comprensibile e avviene di frequente in tutti i grandi festival italiani ed europei con tutte le band di apertura. Questa volta, visti i numerosi gruppi presenti nel bill, la loro setlist è alquanto breve e concentrata, con estratti dal loro unico lavoro in studio (il sublime Oblivaeon del 2016 - n. d. r.): si parte dunque con la sinfonica "The Ancient Abyss", dove a parti più lente si alternano bridge dal sapore death melodico in pieno stile Dark Tranquillity, grazie al cantato alternato di Daniele Rini (già con i Silvered, ex Terremoto - n. d. r.), abile nel destreggiarsi sia su registri puliti che nello screaming, mentre egregio il lavoro di Mauro Nicolì e di Gabriele Muja (chitarre) suell´intro della seguente "Last Guardians", altro biglietto da visita per chiunque non li avesse mai sentiti prima e un´autentica conferma per chi come il sottoscritto li segue e li apprezza ormai da tempo: molte parti di pianoforte, registrate in studio, sono invece riproposte in sede live dal sapiente lavoro di Joele Micelli (violino). Sulla orientaleggiante "Something To Know" è certamente la sezione ritmica, composta rispettivamente da Nicola Lezzi (basso) e da Damiano Rielli (batteria), a farsi apprezzare per i numerevoli e repentini cambi di tempo, a supporto del cantato oscuro del buon Daniele, dotato di un bel timbro graffiante anche nel cantato pulito presente sul ritornello. Il sestetto salentino ci saluta ringraziandoci con la decadente ed atmosferica "Nothing", al termine della quale è veramente difficile non lasciarsi andare in un´ovazione generale per il loro breve ma intenso e passionale show, con la speranza di rivederli presto su altri altisonanti palchi!

Ghost Of Mary setlist:

"The Ancient Abyss"
"Last Guardians"
"Something To Know"
"Nothing"

Gravestone
Passiamo così dalle soleggiate terre del Salento alle antiche monumentali vestigia capitoline: breve cambio palco ed ecco entrare in scena un altro sestetto che il sottoscritto ben conosce e che ha di recente apprezzato e recensito sulle pagine di Vero Rock.it. Dopo lo split del loro ex frontman Alessandro Iacobellis, ancora presente quando li vidi in supporto ai canadesi Anvil al Jailbreak Live Club di Roma lo scorso mese di Novembre, il combo romano ha ritrovato nuova linfa vitale con l´innesto del nuovo arrivato Daniele Biagiotti (voce, già con i Metallari Animati - n. d. r.) che sin da subito si è amalgamato alla perfezione con i membri già presenti: il loro set è incentrato totalmente sulla loro ultima recente fatica in studio Proud To Be Dead (uscito a Febbraio 2017 per la Sliptrick Records - n. d. r.), un autentico concentrato di death e progressive metal! La partenza è alquanto arrembante con la micidiale "Corpse Embodiment", autentica scarica elettrica per il nostro apparato uditivo, su cui le parti di organo e di sintetizzatore profuse da Fabrizio Di Carlantonio (tastiere) fanno da contraltare ai riff demoniaci del duo Marco Borrani e Gabriele Maschietti (chitarre), mentre Daniele si dimostra al folto pubblico lucano di essere all´altezza del ruolo che attualmente ricopre! "Flagellation" continua sulla falsariga della precedente composizione, con un´intro debordante del simpatico David Folchitto (batteria, ex Kaledon, ora con Prophilax, Stormlord, ecc. - n. d. r.), uno dei migliori batteristi italiani in circolazione nel suo genere, per poi rimanere su lidi death, mentre la seguente "Eyes Without Sight" strizza maggiormente l´occhio ad un heavy classico soprattutto nelle melodie delle strofe, su cui il lavoro di Maax Salvatori (basso) è come sempre preciso e ineccepibile! C´è ancora spazio per la titletrack del loro ultimo disco, "Proud To Be Dead" per l´appunto, con un´intro di tastiere degno dei migliori Goblin di Claudio Simonetti, vera ciliegina sulla torta dell´intero brano, atte a creare momenti catartici prima delle sfuriate metalliche: per tirare le somme una prova veramente positiva che riscuote il consenso dei loro tantissimi followers presenti per l´evento, forti dei loro quasi venti anni di attività (nonostante una lunga pausa forzata - n. d. r.), ancora una volta si rivelano uno dei nomi di spicco e meritevoli del nostro panorama nazionale in ambito death!

Gravestone setlist:

"Corpse Embodiment"
"Flagellation"
"Eyes Without Sight"
"Proud To Be Dead"

Assaulter
E arriviamo così in men che non si dica ad uno dei piatti forti di questa travolgente nuova edizione dell´Agglutination Metal Festival: annunciati come uno dei gruppi più devastanti e più attesi di sempre, il quartetto capitanato dal ridente Enzo De Bartolomeo (voce e basso) ha dimostrato con una scarica micidiale di puro metallo made in Bay Area la pasta della quale è costituito il loro dna di impavidi thrasher sudisti! Il materiale propostoci è quasi del tutto proveniente dal loro ultimo nuovissimo Meat Grinder (2017), indubbiamente tra le migliori uscite nel suo genere di quest´anno solare: l´omonima opener "Assaulter" è il manifesto autentico e senza troppi fronzoli del loro sound crudo e rabbioso, su cui svetta su tutti la prova del leader Enzo, pronto a invocare a più riprese l´aiuto del pubblico nello scatenare l´inferno più assoluto! Si passa così alla dilaniante "Mind Control", sostenuta da un riff serrato sciorinatoci senza troppi convenevoli dal duo Paolo e Gigi (chitarre), una vera macchina da guerra, letale come non mai; è la volta della titletrack dell´ultimo venuto, ovvero "Meat Grinder", brano che lascia senza fiato i pochi esemplari come me che desistono dal pogo serrato e dal wall of death, alzatosi letteralmente tra tutte le prime file: insomma è quasi difficile rimanere indifferenti al devasto che il loro suono accattivante è capace di creare, con intere schiere di giovani milizie pronte a scatenarsi in un headbanging a dir poco mortale! Le loro influenze sono ben note a tutti, come sulla successiva "Dead End Siding", sulla falsariga dei primi Slayer e Testament, dove il buon Enzo dimostra ancora una volta di meritarsi a pieno titolo l´appellativo che in molti gli affibiano ormai da tempo, il "Tom Araya del Sud Italia": ma vorrei sottolineare anche l´impeccabile prova di Rodolfo (batteria), che seppur defilato ci offre un drumming da rimanere secchi! Ma uno dei pezzi che hanno magistralmente segnato questa loro ineccepibile performance è stato sicuramente la serrata "Pay To Play", introdotta da una doverosa arringa di Enzo verso il mondo del music business da tempo ormai malato e che si presta a questi futili giochi di potere tra le band: il pubblico ancora una volta risponde a puntino al coro centrale per poi rituffarsi in una ressa movimentata! Il loro show volge così al termine con le conclusive "Beer!!!" (dal loro precedente Crushed By Raging Mosh) e la dinamitarda "Bestial Vomit", sulle quali centinaia di spettatori li reclamano a gran voce con un applauso finale lungo e prolungato, più che meritato: questi ragazzi, con oramai ben dieci anni di esperienza e ben quattro full lenght alle spalle, hanno più che confermato le nostre aspettative! Assalti frontali....della serie "in your face"!

Assaulter setlist:

"Assaulter"
"Mind Control"
"Meat Grinder"
"Dead End Siding"
"Pay To Play"
"Beer !!!"
"Bestial Vomit"

IN.SI.DIA
Altro cambio palco e breve pausa ricreativa dopo l´apocalisse metallica appena vissuta poc´anzi: diamo così il benvenuto ad una delle band storiche del panorama metal tricolore, nati a Brescia nel lontano 1987, il gruppo guidato da Fabio Lorini (basso e voce), nonostante i repentini cambi di lineup avvicendatisi in questi lunghi trent´anni, si è rivelata un´altra piacevole sorpresa del festival! Partenza affidata alla recente "Il Mondo Possibile", su cui Manuel Merigo (chitarra) e il suo collega Alessandro Venzi (chitarra) si alternano in assoli da applausi, per concludere all´unisono nel bridge centrale. L´audience sembra particolarmente apprezzare il loro appeal e la loro proposta, e ne sono conferma le successive "Mai Perdere Controllo" e "Terzo Millennio" (quest´ultimo dal loro storico secondo lavoro Guarda Dentro Te del 1995 - n. d. r.), mentre dal loro masterpiece Istinto e Rabbia (1993) è riproposta la riffeggiante "Grido", sostenuta da un muro di chitarre monumentale, così come la seguente semi-ballad "Il Tempo", accompagnata da un cantato pulito in italiano e da una melodia magica sprigionata dalla sei corde di Manuel e Alessandro, fino al ritornello di matrice punk! "Parla Parla" è un´altra perla senza tempo del metal tricolore, sostenuta da una prova sugli scudi di Alberto Gaspari (batteria), il cui contributo è a dir poco fondamentale alla buona riuscita del loro sound attuale; un´intro sinistro di chitarra fa da apripista ad un altro brano datato ma mai scalfito dal tempo, come lo è "Sulla Mia Strada", dove la prova generale del gruppo è sempre da incorniciare. La loro performance sembra essere volata in un batter d´occhio quando arriviamo al loro ultimo brano in scaletta, ovvero l´immancabile cover di un brano dei torinesi Negazione, band di spicco della scena punk rock italiana, alla quale sicuramente gli stessi IN.SI.DIA sono vistosamente debitori: il loro approccio a cavallo tra il punk e il metal old school, non disdegnando anche qualche digressione nel rock classico, ha da sempre costituito il loro trademark col quale da ben tre decadi si fanno apprezzare in Italia e all´estero. Altri applausi meritati, soprattutto perché i quattro musicisti lombardi hanno mostrato come si possa ancora oggi risultare al passo coi tempi pur rimanendo fedeli al loro stile che si è evoluto con gli anni: impavidi!

IN.SI.DIA setlist:

"Il Mondo Possibile"
"Mai Perdere Controllo"
"Terzo Millennio"
"Grido"
"Il Tempo"
"Parla Parla"
"Sulla Mia Strada"
"Tutti Pazzi" (Negazione cover)

White Skull
Dopo un breve intervallo durante il quale il patron Gerardo Cafaro è salito sul palco per ringraziare ufficialmente tutti i tantissimi presenti e le tante centinaia di persone ancora in fila dietro le casse, ricordandoci come ancora una volta la passione e l´unione siano fondamentali per la buona riuscita di un evento di tale portata, eccoci di fronte ad un´altra band storica della Penisola, provenienti dal lontano Veneto: il sestetto vicentino, rinomato da decenni ormai in Italia e all´estero, è tornato recentemente in pista con l´epicheggiante Will Of The Strong (2017), che ha segnato nuovamente un altro capitolo con il rientro già da alcuni anni della frontman originale, la bellissima Federica Sister (voce)! Di certo non hanno bisogno di presentazioni, e ne è la dimostrazione l´ovazione generale che ricevono durante l´iniziale "Holy Warrior", richiamo per tutte le schiere di defender presenti oggi: il solo malmsteeniano di Danilo Bar (chitarra solista) è semplicemente stupefacente, accompagnato dalle sinfonie sprigionate dai pad di Alexandros Muscio (tastiere). Sempre dal loro ultimo disco è proposta "I Am Your Queen", introdotta da un duetto vocale tra Federica e Tony Mad Fontò (chitarra ritmica), dove la voce della sensuale Federica sembra non essere stata minimamente scalfita dal tempo, ricordando a più riprese la cristallina ugola di una certa Doro Pesch; torniamo indietro nel tempo con la monumentale "The Roman Empire", intonata da tutti i presenti e dai fan più fedeli alla band, oggi presenti come non mai: il drumming di Alex Mantiero (batteria) risulta ancora oggi uno dei loro punti di forza, contando su un compagno fedele come Jo Raddi (basso)! "Under This Flag" ci riporta per un momento al presente, e lo fa con una scarica metallica condita dalla voce graffiante di Federica, molto espressiva nei ritornelli dal sapore epico e magniloquente, per proseguire con la guerresca "Will of The Strong", sicuramente uno dei brani più interessanti del loro ultimo album in studio, dove la potenza sprigionata dalla band è riscontrabile felicemente nei volti estasiati di tutte le prime file! "Lady of Hope", introdotta da un tappeto di orchestrazioni e tastiere si trasforma in una speed song letale quanto basta per appagare la nostra insaziabile fame di acciaio rovente; dal precedente lavoro (Under This Flag del 2012 - n. d. r.) è tratta la classicheggiante "Lady of Hope", dalle tinte quasi ottantiane negli arrangiamenti delle strofe e del pre-ritornello, molto apprezzata dal sottoscritto, proprio per il suo suono datato! Siamo giunti anche per loro all´epilogo finale, dopo averci ringraziarti tutti per il supporto ricevuto ormai da tanti anni, i sei dell´Ave Maria ci rendono omaggio con la loro storica "Asgard", brano caratterizzato da un drumming fulminante e da un riff arrembante, alternandosi a stacchi più mid-tempati, in un crescendo finale...Ben tornati Crani Bianchi!

White Skull setlist:

"Holy Warrior"
"I Am Your Queen"
"The Roman Empire"
"Under This Flag"
"Will of the Strong"
"Lady of Hope"
"Red Devil"
"Asgard"

Sodom
Calano le tenebre sulla ridente Chiaromonte mentre il parterre è a dir poco stracolmo di centinaia di presenti, come non si vedeva oramai da anni: siamo pronti ad assistere ad un´altra epocale performance di una delle band seminali per tutto il thrash metal europeo, attivi quasi da circa trentacinque anni. Il trio capitanato dal mastodontico Tom Angelripper (basso e voce), leader storico nonché fondatore della band tedesca, è a dir poco una garanzia per qualunque metalheads che si rispetti e che, come il sottoscritto, li segue da tanti anni: la loro presenza a dir poco carismatica e il loro continuo interagire con il pubblico presente è una prova tangibile di tutta la loro classe innata che li ha resi noti a tutto il panorama internazionale! Si inizia con la devastante "In Retribution", dal loro ultimo Decision Day (2016), che mette subito in mostra, per chi non li avesse ancora mai visti in sede live, tutta la loro prestanza su di un palco, mentre si torna leggermente indietro nel tempo con la grintosa "In War & Pieces" (dall´omonimo album del 2010 - n. d. r.) e soprattutto con la celebre "Sodomy & Lust", brano storico tratto dal loro stupendo Persecution Mania (1987): Tom risulta essere in una forma fisica invidiabile, sprigionando una voce potente e graffiante al contempo, mentre sulle successive "Surfin Saw" e "Outbreak Of Evil" è il suo compagno Bernemann (Bernd Kost) (chitarra), in formazione ormai da ben vent´anni, a dare sfoggio di tutta la sua esuberanza sia nei soli veloci che nell´interazione con tutte le prime file. Dal disco M-16 (2001) è riproposta invece la tagliente "Napalm In The Morning", da diversi anni presente nelle scalette del gruppo teutonico, mentre la recente "Sacred Warpath" fa da apripista ad un classico immancabile del combo di Gelsenkirchen, "Agent Orange", pietra miliare della loro discografia (dall´omonimo capolavoro del 1989 - n. d. r.) che a distanza di quasi trent´anni risulta essere ancora fresca e briosa come un tempo, cantata da tutti all´unisono: il clima quasi catartico che si è creato tra la band e il suo pubblico è veramente unico, ed è ancora più suggestivo notarlo da dietro le quinte (dove il sottoscritto si è trovato in più di un´occasione durante il loro set). Dalle loro produzioni più recenti sono tratte la dilaniante "Stigmatized" e "Caligula", mentre dal loro album omonimo del 2006 è tratto "City Of God" prima di essere ricatapultati all´indietro negli anni con "Tired & Red", anch´essa accolta da applausi generali. Ma come dicevamo poc´anzi, è proprio questo equilibrio tra il vecchio repertorio e il nuovo ad essere una delle armi vincenti della loro esibizione, la quale risulta alquanto fresca e dinamica, andando a pescare qua e la da tutta la loro vasta e ricca carriera: è ad esempio il caso della nuova e ispirata "Belligerance", affiancata dalla seguente "Blasphemer" (dallo storico Mortal Way of Life del 1988 - n. d. r.), sulle quali anche la prestazione dell´ultimo arrivato Markus Freiwald (batteria) è da incorniciare, senza ovviamente fare indebiti paragoni con il compianto Chris Witchhunter! I tre musicisti tedeschi sembrano alquanto colpiti da tutto l´affetto e la passione che il pubblico del Sud gli sta riservando in questa ennesima occasione, ed eccoli ritornare per regalarci un ultimo sussulto metallico: la veloce "Rolling Thunder" è l´ideale antipasto per il succulento bis finale, affidato ai due classici del repertorio "Remember" e la finale "Bombenhagel", durante le quali si scatena un autentico devasto tra le prime file, pronte ad osannare a più riprese i loro impavidi beniamini! Tirando le somme, sicuramente una delle migliori esibizioni di tutta la storia del Festival, per intensità, carica emotiva e lezione impartita a tutti noi e alle tante giovani band presenti a questa edizione: abbiamo assistito ad un´autentica e memorabile "sodomizzazione metallica"!

Sodom setlist:

"In Retribution"
"In War & Pieces"
"Sodomy & Lust"
"Surfin Saw"
"Outbreak Of Evil"
"Napalm In The Morning"
"Sacred Warpath"
"Agent Orange"
"Stigmatized"
"Caligula"
"City Of God"
"Tired & Red"
"Belligerance"
"Blasphemer"
"Rolling Thunder"
"Remember"
"Bombenhagel"

Venom
E´ giunta adesso l´ora degli headliner di chiusura di questa fantastica ventitreesima edizione dell´Agglutination e non ci sono scuse per il migliaio e più di presenti e partecipanti che adesso sono accalcati in massa nel piazzale antistante il palco: per tutti ma non per il sottoscritto che purtroppo si trova "costretto e impossibilitato" ad assistere nell´area pit all´ingresso in scena degli attesissimi metaller britannici, poiché alle prese con un´esilarante intervista a tu per tu con il leggendario Tom Angelripper, leader dei Sodom, che a caldo, al termine della loro folgorante esibizione, si è concesso volentieri per scambiare quattro chiacchiere nei camerini con il sottoscritto. Per fortuna abbiamo potuto assistere assieme, io e il simpatico Tom, all´inizio del suddetto concerto sorseggiando una fresca birra e commentando in modo estasiato l´avvento di Cronos e soci. Ebbene si, perché pur portando ancora l´altisonante moniker di Venom in giro per il mondo, l´attuale formazione inglese vede tra i membri storici il solo Conrad Lant (basso e voce, in arte Cronos - n. d. r.), voce storica del gruppo con il quale ha inciso autentiche pietre miliari del genere estremo quali ad esempio l´altisonante Welcome To Hell (1981), il successivo Black Metal (1982) e At War with Satan (1984): come infatti tiene a ribadire lo stesso Tom Angelripper nel corso della nostra variegata intervista, i Venom non possono esistere senza la presenza del loro leader incontrastato, nonostante ad oggi esistano due formazioni che portano in giro la musica del trio storico (la seconda è per l´appunto quella dei Venom.Inc, di cui fanno parte gli altri due membri storici Jeff "Mantas" Dunn (chitarra) e Anthony "Abaddon" Bray (batteria) oltre all´ex Tony "Demolition Man" Dolan (basso e voce), che hanno pubblicato solo pochi giorni or sono il loro debutto Avé - n. d. r.). Fatta questa doverosa nonché necessaria premessa, va però detto che il set proposto questa sera è alquanto invitante, visto il connubio inusuale tra i classici immortali e i brani più recenti, interpretati magistralmente dalla voce inimitabile di Cronos, figura di spicco di tutto il panorama metal internazionale: l´apertura è affidata alla loro ultima "From Very Depths", titletrack dell´ultimo lavoro del 2015, accolta dalla gioia di tutti i presenti, così come "The Death of Rock´n´Roll", che ci mostrano il volto attuale della formazione, mentre è con la successiva "Bloodlust" che si iniziano a scaldare gli animi dei fan di vecchia! Il carisma e la presenza scenica di Cronos, nonostante passino gli anni, risulta non avere eguali in giro ancora oggi, così come la sua voce unica sulla recente e fiammante "Smoke" o sul classicone "Buried Alive", accolta da un´ovazione generale; si prosegue spediti con la sinistra "Pandemonium" e con la mefistofelica "Evil One" (rispettivamente dall´album della reunion Resurrection del 2000 e dal precedente Cast in Stone del 1997 - n. d. r.), mentre le nutrite folle di fan inossidabili vengono a più riprese incitati dallo scapocciante Stuart Dixon (La Rage) (chitarra), presente in lineup ormai da ben dieci anni, che ci diletta con soli precisi e demoniaci, anche si di gran lunga lontani da quelli creati da un certo Mantas! Si torna al presente, anzi al passato prossimo, con la pregevole "Fallen Angels" per tornare all´ultima fatica con "Long Haired Punks", dedicata da Cronos a tutte le Venom legions presenti tra le prime file: il lungocrinito frontman torna a più riprese sulla dolente questione delle due band che portano lo stesso moniker in giro, sottolineando come esista solo una sola "vera" formazione con il nome Venom (la sua ovviamente...n. d. r.). Lasciando da parte futili polemiche a riguardo, che già da diverso tempo stanno dividendo i fan più accaniti del gruppo, "Grinding Teeth" fa da apripista all´accoppiata storica composta da "Welcome to Hell" e dalla tanto attesa "Countess Bathory" (entrambi dal loro capolavoro Black Metal del 1982 - n. d. r.), intonate dall´intero pubblico dell´Agglutination, oltre che da noi umili addetti ai lavori, intenti a seguire questa esibizione dal retro del palco, in compagnia degli stessi Sodom, da sempre fan e discepoli del gruppo di Newcastle! "Warhead" e "Rise" continuano a mietere vittime tra le prime file, dove a più riprese il lavoro della security si fa duro, ma fortunatamente anche in questa occasione il vero protagonista è stato come sempre il pubblico che si è rivelato come non mai educato, rispettoso e ricettivo. Sembra essere giunto l´epilogo anche del loro set, quando vengono richiamati a gran voce da tutti noi per un ultimo e doveroso saluto metallico: il trio rientra in scena per regalarci un ultimo assaggio del loro vasto repertorio e lo fa con la riproposizione dell´acclamatissima "Black Metal", cantata all´unisono per tuttocelebre ritornello, seguita a raffica dalla splendida e ruvida "Witching Hour" e dalla conclusiva "In League With Satan", autentico manifesto di quello che è stato ed è tutt´ora il loro indelebile contributo al mondo dell´heavy metal! Anche l´esibizione di Danny Needham (Dante) (batteria) è stata complessivamente positiva, nonostante il tocco di Abaddon sia unica e inimitabile, tranne forse in alcuni stacchi che per fortuna sono stati sapientemente trascurati, grazie alla sua classe e alla sua esperienza maturata da anni e anni di carriera. Riassumendo, la loro performance è risultata sicuramente buona, soprattutto se si pensa a tutti i dubbi e lo scetticismo che aleggiava tra i fan della prima ora, anche se non di certo indimenticabile, soprattutto perché l´atteggiamento mostrato da Cronos e soci con tutti i presenti e con gli addetti ai lavori è risultato pressoché distaccato e freddo, a maggior ragione se paragonato a quello dei loro colleghi Sodom, goliardici e disponibili sia sopra che sotto il palco per foto e autografi. Nonostante questa "piccola" pecca, possiamo ritenerci più che soddisfatti di aver potuto assistere a distanza di pochi metri all´esibizione di brani che hanno fatto la storia di un genere, rimanendo rapiti in più di una circostanza dall´alone di mistero che gira attorno alla figura del monumentale Conrad Lant, un´autentica leggenda vivente!

Venom setlist:

"From Very Depths"
"The Death of Rock´n´Roll"
"Bloodlust"
"Smoke"
"Buried Alive"
"Pandemonium"
"Evil One"
"Fallen Angels"
"Long Haired Punks"
"Grinding Teeth"
"Welcome to Hell"
"Countess Bathory"
"Warhead"
"Rise"

Encore:

"Black Metal"
"Witching Hour"
"In League With Satan"


Della serie "Un´Estate.....un´Avventura (metallica) in più", parafrasando la celebre canzone di Bennato e della Nannini "Un´Estate Italiana" (non me ne vogliano i puristi che si apprestano alla lettura di questo report – n. d. r.), come ogni anno, e forse anche più questa volta, possiamo ritenerci veramente soddisfatti di questa edizione appena terminata: il successo, come già ricordato all´inizio del nostro resoconto, a livello di partecipazione è andato ben oltre le più rosee aspettative, registrando circa 1600 presenze complessive, numeri per nulla trascurabili se si pensa l´attuale situazione nella quale vessa l´attuale scena metal italiana (dove da un giorno all´altro come tristemente ben sappiamo vengono annullati eventi ai quali si lavora da mesi proprio per la scarsa e irrisoria partecipazione generale – n. d. r.), così come dal punto di vista della gestione e della logistica dell´intero evento, da parte di tutta l´organizzazione, della security e delle forze dell´ordine, che hanno permesso uno svolgimento tranquillo e sereno durante tutto il corso della giornata. Vedere la gioia brillare negli occhi dell´amico Gerardo Cafaro, patron dell´Agglutination, è quanto di più bello possa accadere, soprattutto se si pensa a tutti i sacrifici e lo stress che da mesi lo hanno tenuto impegnato per la buona riuscita di questa ultima edizione del Festival. Anche il comportamento del pubblico, come ricordato in precedenza, è stato veramente ineccepibile, nel vero spirito di fratellanza ed amicizia che da sempre contraddistinguono questa kermesse, ad oggi la più longeva nel panorama nazionale: non ci sono stati scontri o risse di alcun tipo e tutti i partecipanti si sono rivelati affabili, solidali e collaborativi con gli addetti alla sicurezza, a differenza di quanto accade in tanti altri frequentatissimi e gettonati luoghi di svago notturno! Insomma resta poco da aggiungere se non un plauso finale a tutte le giovani band che hanno reso magica questa giornata, aprendo per nomi storici, e che hanno dimostrato tutto il loro valore, portando alto il nome del Sud Italia anche in ambito metal! Con l´augurio di poter assistere ad una nuova edizione di così buona riuscita anche il prossimo anno, con la speranza di poter avere un riscontro ancora migliore di questa riuscitissima manifestazione, vorrei ufficialmente ringraziare ancora una volta tutti i miei compagni e colleghi di avventura, e in particolar modo Francesco Raven Gallina e Carmelo Currò di Metallized, l´amico Pio Benvenga con i suoi fantastici vinili e memorabilia, gli amici Michael Grieco, Iris Carmen Eramo e Titti Angeramo come sempre per la loro correttezza e disponibilità nei nostri confronti così come i tanti addetti ai lavori di cui potrei dimenticare il nome, non me ne vogliano se dovesse capitare, ed infine "Last but Not Least" Gerardo Cafaro che ancora una volta ci ha regalato un´autentica festa metallica, come non se ne vedeva da tempo...All´anno prossimo!


Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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