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MICHAEL ANGELO BATIO: il funambolico maestro della sei corde infiamma il Jailbreak

12-02-2015 20:15 - CONCERTI
Come di consueto, quando ci si appresta a recensire eventi di grande portata come questo, è d´obbligo premettere che è stato un onore per noi di Vero RocK Italia aver potuto assistere e "toccare con mano" il grande carisma nonché la tecnica eccelsa di uno dei più importanti chitarristi Hard & Heavy degli ultimi trenta anni: un artista che ha saputo, al pari di molti altri suoi illustri colleghi quali Steve Vai, Satriani e Jason Becker (solo per citare alcuni tra i più noti) rileggere il modo di suonare il proprio strumento, sperimentando e affinando questa sua abilità e maestria che trova il suo punto di forza nella velocità di esecuzione, riuscendo a toccare in pochi secondi un´enorme quantità di note, tantissime, ma tutte in modo pulito e al posto giusto! La serata di sabato 31 Gennaio 2015 ci ha regalato, con immensa gioia di chi scrive e dei tanti appassionati accorsi per l´occasione da Roma e non solo al Jailbreak, il "Tempio del Rock" capitolino per eccellenza, la possibilità di vedere dal vivo, di apprezzare e di conoscere di persona uno dei più importanti interpreti della chitarra a livello mondiale, Mr. Michael Angelo Batio: per l´occasione, il virtuoso strumentista americano, di origine siciliane, si è avvalso della collaborazione di alcuni ottimi musicisti italiani, a partire da Piero Leporale (voce) per arrivare alla sezione ritmica composta dal duo con Simone Massimi (basso) e Roberto Pirami (batteria).
Di seguito il dettagliato report della serata, realizzato anche con il prezioso contributo di Roma Daily News. Buona lettura!

Frank Marelli Band & Friends


A dare inizio a questa straordinaria serata, in attesa di gustarci dal vivo il Michele Angelo della sei corde, ci pensa il chitarrista romano Frank Marelli, accompagnato da una band di amici, che ci propone alcuni brani strumentali da lui composti e alcune reinterpretazioni di celebri cavalli di battaglia dell´hard rock ottantiano e settantiano, con la presenza sul palco di alcuni ospiti e colleghi di lunga data. Il primo brano che il rocker capitolino ci propone, "Miles and Years" ha un sapore nostalgico e ci ricorda alcuni arrangiamenti di stampo ´80s: il solo melodico è supportato dall´ottimo contributo di Dario Biagiotti e di Gabriele Sorrentino (alle chitarre) e il ritmo andante e scanzonato riesce a cogliere l´attenzione dei presenti seduti ai tavoli. Tutta la passione per il rock/blues, il glam e l´hair metal lo si percepisce nelle improvvisazioni e nei fraseggi che il buon Frank ci offre: il suo background musicale infatti è assai variegato, avendo lui avuto tantissime esperienze alle spalle, con diverse band romane, non ultima la sua recente entrata nei Way Out. Il secondo pezzo proposto è invece la rielaborazione di un celebre slow di Yngwie Malmsteen, "Blue", in cui Marelli dimostra tutta la sua destrezza nell´approccio allo strumento, deliziandoci con assoli veloci, che non fanno rimpiangere la classe del leggendario axe man svedese: il ritmo più lento e sincopato, molto bluseggiante, è ben supportato da Alberto Sempreboni (basso) e dagli stacchi puntuali di Alessandro Bagagli (batteria). Con "Life Was Easier" ritorniamo ai fasti degli anni ´80, con un classico mid-tempo arricchito da buoni spunti melodici nel refrain e nel bridge centrale: anche qui il lavoro della sezione ritmica è encomiabile. La setlist strumentale termina con l´ultima "Improvisation in A min.", con una intro caratterizzata da un solo all´unisono delle chitarre, con buoni fraseggi alternati, che non aggiungono e non tolgono molto a quanto già detto in precedenza, riconfermando le più che buone doti del chitarrista solista e di tutti gli altri membri.

Viene poi eseguita la storica cover di Joan Baez, resa in chiave heavy già dai Judas Priest decenni or sono, "Diamonds & Rust", con la partecipazione alla voce, in qualità di ospite, di Corrado Quoiani: nel complesso il pezzo è abbastanza ben riuscito, tranne in alcuni punti, anche se, a mio modesto giudizio, forse la timbrica del cantante non si addice pienamente a reinterpretare questo brano, riuscendo comunque a darne una sua lettura. Nel brano seguente invece, ovvero la cover di Billy Idol, "Rebel Yell", viene chiamato sul palco un altro caro amico di Frank, Marco Capasso: il biondo crinito ospite ci offre una buona esecuzione del brano alla chitarra, prestatagli per l´occasione da Dario Biagiotti, alternandosi con Marelli in un mini duello di soli. Unica pecca, ma è semplicemente anche qui una considerazione personale, forse la scelta di riproporre un brano che negli ultimi anni praticamente quasi tutte le band del circuito underground capitolino hanno nel loro repertorio: ovviamente in questo caso, come in altri, il pubblico ha gradito appieno e si è fatto sentire soprattutto nei cori del ritornello.

Ultimo brano della serata è un classico di una di quelle band che, come poche altre, ha contribuito all´evoluzione del nostro genere preferito sin dai primissimi anni ´70: "Doctor Doctor" degli UFO, che non ha bisogno di ulteriori presentazioni, viene eseguita con tanta energia e passione da tutti i componenti, compreso l´ospite alla voce, che ci regalano un finale veramente molto apprezzato dal pubblico, che inizia ad aumentare di minuto in minuto, avvicinandosi l´ora della tanto bramata esibizione di Batio & Co. Per concludere, sicuramente una performance ben riuscita, anche se con alcune piccole toppe, forse nella scelta di alcune cover non proprio azzeccate, ma che soprattutto nei pezzi strumentali e nel brano di chiusura riscuote tanti applausi meritati da parte di amici ma anche di persone, come me, che non avevano ancora avuto il piacere di ascoltare e di apprezzare questo talentuoso chitarrista all´opera!

Frank Marelli Band set list:
Miles and Years
Blue
Life Was Easier
Improvisation in A min.
Diamonds & Rust (Joan Baez/Judas Priest cover) (feat. Corrado Quoiani)
Rebel Yell (Billie Idol cover) (feat. Corrado Quoiani & Marco Capasso)
Doctor Doctor (UFO cover) (feat. Corrado Quoiani)


Michael Angelo Batio

Poco tempo per rifiatare ed arriviamo in brevissimo al tanto atteso ospite della serata, un chitarrista, come già anticipato in precedenza, di caratura mondiale, stimato da tantissimi altri suoi colleghi, più giovani o coetanei, proprio per la sua maestria tecnica, velocità di esecuzione, nell´uso alternato della "double-guitar" e soprattutto per le innovazioni stilistiche apportate al metodo di approccio allo strumento sin dalla metà degli anni ´80 e dai suoi esordi con gli Holland e successivamente con i Nitro. Il locale è assai gremito, non soltanto da molti musicisti, curiosi di apprezzare tutte le capacità del celebre artista statunitense, ma anche da numerosissimi appassionati del genere, che per la prima volta hanno la possibilità di osservare una delle massime espressioni chitarristiche che la storia della musica abbia mai riservato! Lo spettacolo si preannuncia sin dall´inizio molto speciale, con tantissime sorprese che il virtuoso americano ha in serbo per l´occasione: oltre all´esecuzione di soli due brani estratti dai suoi lavori solisti, Batio ci proporrà delle reinterpretazioni, secondo il suo stile originale, dei brani più celebri dei suoi chitarristi di riferimento, sin dagli esordi, e dei vari colleghi che sono stati influenzati dal suo approccio unico!

Si parte dunque con un medley dedicato ad uno dei più grandi interpreti inglesi del blues: Mr. Eric Clapton, di cui vengono eseguite, dopo una breve intro sinfonica pre-registrata, ad esempio la celeberrima "Layla", dove tutta la melodia del solo viene riprodotta in una versione leggermente più dura dell´originale, "Badge", introdotta da un fraseggio neoclassico di chitarra, dove si percepisce il gusto per la raffinatezza compositiva dell´ex chitarrista dei Cream, nonostante l´assolo venga reinterpretato in chiave più moderna e veloce, ed infine "Sunshine Of Your Love", con le strofe arpeggiate e la parte conclusiva riservata ad un velocissimo solo che parte da lidi più bluseggianti per spostarsi su registri stilistici più consoni all´eclettico musicista. Dall´album "Hands Without Shadows" del 2005 viene riproposto il tributo al leggendario chitarrista dei Led Zeppelin, Jimmy Page, dall´altisonante nome "Zeppelin Forever": il medley consiste nella rilettura di alcuni classici, reinterpretati sempre con i virtuosismi tipici dello stile di Batio, dall´apertura con "Ten Years Gone", "Black Dog", "Babe, I´m Gonna Leave You", "Who Lotta Love", di cui viene riproposto il bridge centrale, "Moby Dick" ed infine la scoppiettante e trascinante "Rock and Roll", in cui, oltre ai soli al fulmicotone, spicca la prova canora di Piero Leporale (voce), un vocalist italiano con all´attivo collaborazioni con artisti internazionali del calibro di Uli Jon Roth (ex storico chitarrista degli Scorpions). Dopo applausi scroscianti per questi sentiti tributi propostici per la serata, ecco il carismatico chitarrista raccontarci di aver preso parte, pochi giorni prima, ad un importante evento di beneficenza negli USA in onore dell´ex chitarrista dei Quiet Riot e di Ozzy Osbourne, Randy Rhoads, a cui hanno partecipato anche molti suoi illustri colleghi (da Rudy Sarzo a George Lynch, a Doug Aldrich, Bruce Kullick e Tom Morello, e tantissimi altri): ci racconta infatti come ogni anno egli si esibisca in questo spettacolo, e di come oramai da anni conosca personalmente la sorella e la madre del compianto artista. Viene eseguito quindi in suo onore "Tribute To Randy", da cui sono estratti alcuni dei pezzi più celebri dei primi due album con il madman: l´inizio è affidato a "You Can´t Kill Rock and Roll", da "Diary Of a Madman" (1981), in cui Piero ci delizia nuovamente con la sua voce calda e acuta al tempo stesso. Con "Crazy Train" assistiamo ad una eccellente prova complessiva, in cui, oltre al fantastico lavoro di tapping e legati offertoci dal talentuoso Michael, va sottolineato il prezioso lavoro della sezione ritmica e in particolare di Roberto Pirami (batteria).

Un altro dei momenti più toccanti di tutta l´esibizione è stato il bridge col solo finale di "Mr. Crowley", in cui tutta la classe del virtuoso maestro della sei corde è messa al servizio della melodia, rendendo il giusto tributo ad uno dei chitarristi che lo hanno maggiormente influenzato! A seguire, l´ospite ci offre un siparietto in cui ci racconta di come durante una convention si sia simpaticamente incontrato casualmente con Kirk Hammett dei Metallica, il quale lo ha da sempre apprezzato molto: in onore della band di Hetfield e Ulrich, di cui ci confessa essere un grande fan, esegue un medley, dalla monolitica "For Whom The Bells Tolls", in cui apporta sempre delle rielaborazioni originali, all´intro della lenta e sognante "Sanitarium (Welcome Home)"", ad un riarrangiamento con tanto di solo veloce di "Master Of Puppets", per concludere con una "Enter Sandman" e una reprise del penultimo brano nel finale. Il pubblico è letteralmente coinvolto, e sembra quasi pietrificato di fronte alla maestria e alla velocità delle mani di Michael Angelo: si fa apprezzare non soltanto come artista ma anche come simpatico intrattenitore nel presentare tutti i brani. Ci ricorda infatti di quando scoprì per la prima volta i Pantera, all´epoca sconosciuti, e di come fosse anche scettico sulla scelta del loro moniker, ma che sentendo il groove corposo di Dimebag Darrell rimase colpito da tanta bravura! In onore della sua triste scomparsa, nell´ormai lontano 2004, Batio gli dedica un sentito tributo: dal lento arpeggio della dolce "Cemetery Gates", con tanto di assolo sognante, si passa alla ritmata "This Love" per concludere con la tanto attesa "Cowboys From Hell", dove nuovamente il frontman di supporto, Piero Leporale, si rivela assai duttile nel saper reinterpretare, col suo timbro originale, delle voci assai variegate di ciascuna delle band proposte (dalla baritona voce di Clapton, all´ugola di Robert Plant, passando per quella di Ozzy, Hetfield fino al graffiante Phil Anselmo e non solo, come vedremo...). E proprio per far rifiatare il buon Piero, dal repertorio solista di Batio sono eseguiti due brani:"No Boundaries", la title track del suo primo album del 1995, in cui i soli si susseguono incessantemente, ad una velocità disarmante, sia in stacchi veloci che in parti più lente, con autentici inseguimenti con il basso e batteria, anche qui ineccepibili come per tutto l´intero show.

Di seguito "8 Pillars Of Steel" dall´ultimo lavoro, "Intermezzo" (2013), alla cui registrazione in studio hanno preso parte altri ospiti quali George Lynch (Dokken, Lynch Mob), Andy Martongelli (Arthemis), Jeff Loomis (Nevermore, Arch Enemy, Sanctuary) e molti altri ancora: gli stacchi e i mid-tempo di Roberto Pirami, dietro le pelli, sono precisi come le sfuriate di doppia cassa, che fanno da controcanto alle arrembanti fughe di Michael Angelo. Si ritorna al rock più sanguigno dei ´70 con la fiammante "Burn", cover della terza era dei Deep Purple (la Mark 3 per intenderci), in versione più tagliente: pur mancando l´organo hammond, la reinterpretazione del trio è a dir poco accattivante, rendendo partecipi tutti quanti i presenti nei cori. Il talentuoso shredder invita un giovane fan, preso a caso tra le prime file, a salire sul palco per aiutarlo ad indossare la sua tanto attesa "doppia chitarra": non paghi delle bellissime performance sin qui ascoltate, eccoci rimanere estasiati dalla indescrivibile bravura nell´uso dello strano strumento, sui cui manici alterna le due mani con fraseggi differenti, ma sempre puliti e riusciti. In questo breve ma intenso assaggio della sua stratosferica tecnica nell´uso della chitarra a "due bracci" ci riserva una rilettura di alcune delle cover già eseguite in precedenza, in cui ci dimostra come l´apporto di un altro manico arricchisca ulteriormente la potenza e la melodia sonora!

Il Jailbreak è totalmente in delirio di fronte a queste capacità sovraumane, e una pioggia scrosciante di applausi è riservata al chitarrista alla fine di questa esibizione. Sentendo tanto affetto e calore da parte dei presenti, Michael ci offre ancora un altra prova delle sue abilità: eccolo tornare coi suoi compagni sul palco per omaggiarci con un tributo al suo coetaneo e amico Eddie Van Halen: il medley si apre con "Panama", cantata da tutti noi, proseguendo con la scintillante "Eruption", seguita da "Ain´t Talkin´ Bout Love", dal bridge di "Jump", e dalle finali "Unchained" e "Runnin´ With The Devil". La conclusione della esilarante serata è affidata ad un altro classico dei Purple, questa volta del periodo con Ian Gillan alla voce: Batio invita tutti i suoi numerosi sostenitori ad alzarsi finalmente dai tavoli e ad intonare insieme a lui all´unisono "Black Night", che chiude una eccezionale esibizione di quasi due ore, piena di tanta intensità e grinta, nonché di innata classe!

Michael Angelo Batio set list:
Tribute to Eric Clapton
Zeppelin Forever
Tribute to Randy (Rhoads)
Metallica Rules
Tribute to Dimebag (Darrell)
No Boundaries
8 Pillars of Steel
Burn (Deep Purple cover)
Double Guitar
EVH (Eddie Van Halen Tribute)
Black Night (Deep Purple cover)



Di fronte ad un colosso della sei corde, quale è, da ben tre decadi e più, Michael Angelo Batio, non rimane altro da fare che imprimere nella propria memoria ogni singolo momento di questa serata unica, che rimarrà nei ricordi di tutti i presenti per tantissimi anni a venire: la sua già apprezzata esibizione è stata ancor più gradita quando, a fine concerto, si dimostra molto disponibile a conoscere i fan e a intrattenersi per foto e autografi. Speriamo quindi che il Jailbreak continui come sempre anche in futuro ad offrirci una programmazione cosi ricercata e di alto profilo , con nomi di livello internazionale in grado di lasciare il segno indelebile nella mente e nei cuori di noi appassionati!



Fonte: report di Raffaele Pontrandolfi - foto di Roberto Manenti



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