19 Marzo 2019

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OPETH - ´Heritage´ - 2012 - Voto: 6,5

26-10-2012 - RECENSIONI
Diciamoci la verità, si poteva e doveva fare meglio. La voglia di stupire sempre di più questa volta ha tirato un brutto scherzo a Michael Akerfeldt, leader indiscusso della band nonché padre padrone e linea guida assoluta a cui tutti gli altri elementi della band si devono benevolmente sottomettere.

Se questo nel 99% dei casi (cioè nei precedenti album) ciò ha rappresentato un vantaggio, nello specifico di ´Heritage´ non si può dire lo stesso, album piatto e monocorde che solo a sprazzi riesce a ricondurci ai fasti massimi della band.

Gli Opeth sono nati per essere gli Opeth, un gruppo unico con uno stile assolutamente proprio e riconoscibile, laddove i richiami ad alcune delle grandi prog band band del passato (King Crimson su tutte) ben si coagulavano con l´impronta death emozionale degli svedesi, ora invece il tentativo di ripercorrere troppo la strada maestra dei predecessori ha di fatto snaturato il dna del gruppo, troppo proteso ad omaggiare chi li ha preceduti quasi quarant´anni impoverendoli a tal punto da spogliarli del proprio stile, dove sono gli Opeth di una volta?

Non c´è più traccia di growl tra i solchi di questo nuovo album ed il ché non rappresenterebbe una lacuna se pensiamo al fatto che ciò era già successo con lo splendido ´Damnation´ del 2003, ma qui a mancare, anzi ad annoiare, sono proprio le canzoni, troppo lente e prive di mordente, dove alla malinconia classica e superba cui la band ci aveva sino ad oggi abituato, si sostituisce un andamento lento e quasi melenso, ad eccezioni di alcune ´perle´ come ´Folklore´ o l´iniziale ´Heritage´, il resto invece non ci invoglia sicuramente ad assidui e ripetuti ascolti così come di solito avviene con qualsiasi precedente release della band.

Non sono pochi coloro ormai che cominciano a dubitare della negativa e sempre più deleteria collaborazione di Mike con Stewe Wilson, per noi completamente conclusasi con quest´album sebbene in passato questa trasfusione di idee abbia giovato ad entrambi, forse sarebbe il caso di darci un taglio visto anche l´album altrettanto freddo e noioso che siffatto duo ha partorito pochi mesi orsono.

Giusto e legittimo rispettare l´artista e seguirlo nel suo percorso, ma chi gli vuol bene p giusto che tenti anche di riportarlo alla retta via ... e noi che amiamo gli Opeth siamo proprio qui per questo !

Fonte: Marcello Dubla
Fiores 30-11-2012
Secondo me
Ho letto tantissime opinioni sia prima che dopo l’uscita di “Heritage”.
L’unica cosa vera è che ha diviso. Chi lo critica, la maggior parte, e chi lo ama.
“In medio stat virtus” dicevano i latini, anche se io mi considero uno di quelli che lo ha apprezzato.
Lo considero un’evoluzione nel percorso “Opethinano” come sempre hanno fatto, dagli inizi ad oggi; citando la tua espressione: “un gruppo unico con uno stile assolutamente proprio e riconoscibile, laddove i richiami ad alcune delle grandi prog band band del passato (King Crimson su tutte) ben si coagulavano con l´impronta death emozionale degli svedesi”.
Diciamo che personalmente da buon italiano e “romano” io ci vedo molte più progressioni e cavalcate del “Banco” che tempi sincopati e richiami al limite del jazz dei “King Crimson”.
Poi la parte death, a mio avviso, ha sempre e solo riguardato le parti del “growl”, in quanto a partire dalle composizioni delle canzoni e l’interpretazione fino ad arrivare alla scelta della strumentazione e degli amplificatori denotavano una scelta propria e riconoscibile, partendo da esperienze e nozioni dei gruppi del passato personalizzandole con la musica attuale e futura, dimostrata delle continue collaborazioni con Steven Wilson, che a questo punto non sono mai riuscito a capire chi ha influenzato l’altro.
Tutto ciò secondo me ha portato ad una maturazione fisiologica della musica degli “Opeth”, poi per carità può piacere come no, ma secondo me un disco ben oltre la sufficienza.
Saluti.



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