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QUEENSRŸCHE: la "regina" di Seattle infiamma il CROSSROADS di Roma

14-08-2015 22:55 - CONCERTI
Per la prima volta, nella loro ultra trentennale carriera, dopo tour mondiali da headliner o in compagnia di altri loro illustri colleghi, ecco finalmente giungere in quel di Roma uno dei gruppi che, solo al pari di po-chissimi altri, ha saputo portare in auge sin dai primi anni ´80, con un proprio sound e una verve originale, il nostro amato verbo dell´Heavy Metal! Sebbene già da diversi mesi moltissimi fan della storica band si fossero organizzati per questo evento unico e imperdibile, previsto inizialmente all´Atlantico Live, problematiche dovute al mal tempo e ad altre difficoltà tecnico-logistiche, hanno costretto gli organizzatori a spostare all´ultimo la location prevista in origine: anche in questa occasione si è optato per uno dei locali più rinomati della capitale (e non solo) per quanto concerne la buona musica live, il CrossRoads Live Club.

Per ovviare dunque a questo repentino cambio di programma, è stato dunque predisposto un servizio di navetta soprattutto per consentire ai molti appassionati provenienti da fuori regione, di non perdersi la prima assoluta della band di Rockenfield & Co. nella capitale! Nonostante quindi il disagio iniziale e il tempo infausto, anche questa serata, di venerdì 24 Luglio, ha visto una più che buona affluenza di persone, che non hanno di certo fatto mancare il sostegno e l´affetto per lo storico combo statunitense, al primo tour in Italia con il nuovo vocalist Todd La Torre. Purtroppo,una delle band previste in apertura di concerto, i bulgari Rampant, hanno dovuto rinunciare alla loro esibizione, per le ovvie tempistiche che hanno visto posticipare il tanto atteso evento. A prescindere però da tutte queste poco serene premesse, abbiamo sicuramente assistito ad una fantastica serata, resa tale dalla grandissima passione che lega da sempre tutti noi appassionati del genere, che, proprio in occasioni come queste, riescono a raggiungere una sinergia unica con i loro idoli di sempre: ciascuna delle tre band ha saputo catalizzare l´attenzione del pubblico, rendendolo partecipe e protagonista di questo show indimenticabile!


Ibridoma

Sono da poco passate le 21.30 ed ecco salire sul palco la band capitanata da Christian Bartolacci (voce) a cui è toccato l´arduo compito di rompere il ghiaccio a suon di "sano metallo italico": il quintetto, nativo di Ma-cerata, offre una discreta prova di quelle che sono le proprie capacità tecniche e compositive. Dopo l´ope-ner affidata a "Alone In The Wind", accolta dagli applausi dei primi presenti giunti, eccoci catapultare nella arrembante "Night Falling", dalle venature ottantiane, che riscuote anch´essa il giusto plauso da parte del pubblico. La proposta della band, attiva sin dal 2001, spazzia da sonorità più classiche (hard´n´heavy, power metal) soprattutto nei brani storici, ad influenze più moderne come ad esempio in "Goodbye Nation", dove però a mio parere i riff di chitarra e il cantato quasi growl non riescono ad entusiasmare i gusti anche degli appassionati più vintage. Sicuramente il repentino cambio di programma non ha giocato in favore della loro performance, che però nonostante tutto riesce ad intrattenere piacevolmente le prime file. Il duo alle chitarre composto da Marco Vitali e da Sebastiano Ciccalé contribuisce alla resa generale, in particolare nelle conclusive "My Dying Queen" e "Page 26", con le quali ci salutano.

Ibridoma setlist:
"Alone In The Wind"
"Night Falling"
"Goodbye Nation"
"Night Club"
"My Dying Queen"
"Page 26"

Headless


Al termine di una breve pausa, ecco la volta della band abruzzese, riformatasi di recente, dopo un´assenza dalle scene di quasi 15 anni. La nuova lineup vede, oltre ai due chitarristi nonché membri fondatori Walter Cianciusi e Dario Parente, l´entrata di una delle più note voci dell´hard rock scandinavo, ovvero Göran Ed-man (ex Yngwie Malmsteen, John Norum, ecc.): sicuramente il loro sound roccioso ma allo stesso tempo raffinato non poteva trovare miglior interprete canoro! Freschi del loro recente "Growing Apart" (2013), che vede la presenza alla batteria come ospite di Scott Rockenfield (Queensrÿche), i ragazzi ci regalano proprio la titletrack in apertura: il crescendo iniziale ci guida verso un brano dal sapore moderno, da venature melodiche, soprattutto nel refrain centrale. E´ percepibile sin dalle prime note l´apprezzamento da parte dell´audience che sembra gradire la proposta sonora, e che sostiene a gran voce il gruppo in brani più tirati come l´inedita "So Much Of A Bore", dove a parti più veloci si alternano altre più lente, dal sapore quasi sanguigno, del rock di classe: l´alternanza dei soli è da capogiro, ed entrambi i chitarristi offrono una prova davvero magistrale della loro caratura tecnica e del gusto elegante per alcuni arrangiamenti. Dopo una breve introduzione da parte del biondo singer svedese, che ci ricorda la sua collaborazione passata con il funambolico Yngwie Malmsteen in ben due album ( "Eclipse" del 1990 ed il successivo "Fire and Ice" del 1992), eccoci riproposta appunto la cover di "Bedroom Eyes", aperta da un riff corposo, e cantata da tutti i presenti sotto il palco: ancora una volta la prova di tutta la band è a dir poco superlativa, in particolare da parte della sezione ritmica, composta da Domenico Di Girolamo (basso) e da Enrico Cianciusi (batteria), nonché dall´ugola sempre cristallina di Edman! Con la successiva "No Happy Ending" ci offrono l´ennesima conferma delle loro capacità compositive e del gusto per le soluzioni raffinate: il ritornello fa subito presa su tutti i presenti, che stanno pian piano riempiendo l´intero locale. Un altro inedito presentatoci in anteprima, "Shortage", riscuote ancora una volta l´approvazione di tutti quanti, proprio per le soluzioni melodiche, ma mai melense, ricercate. Dopo un set davvero strepitoso, a grande richiesta, la band ci lascia con un altro estratto dalla loro ultima fatica, "God Of Sorrow and Grief": pezzo molto veloce ma al contempo assai orecchiabile, che viene accolto da applausi meritatissimi.

Headless setlist:
"Intro"
"Growing Apart"
"F-Body / The Backstabbers Around Us"
"So Much Of A Bore"
"Knives In My Heart"
"Beedrom Eyes" (Yngwie Malmsteen cover)
"No Happy Ending"
"Shortage"
"Nero Fantasies"
"God Of Sorrow And Grief"


Queensrÿche

Eccoci arrivati alla tanto attesa esibizione di una delle band che, forse più di altre, ha saputo rielaborare e rendere proprio il sound originario e più puro dei maestri del genere, con un´escalation che pochissimi altri gruppi possono vantare: dopo l´esordio storico con l´omonimo ep, seguito da due lavori mastodontici quali "The Warning" (1984) e "Rage For Order" (1986), raggiungono il loro apice a livello musicale e lirico con i due capolavori "Opeartion: Mindcrime" (1988) ed il successivo "Empire" (1990), che li portano definitiva-mente alla ribalta mondiale. Sicuramente la trepidante attesa dei presenti è dovuta in particolare alla curiosità nel vedere e sentire il nuovo frontman, Todd La Torre (ex Crimson Glory), che, come ormai tutti ben sanno, si è unito alla band nel 2012, per sostituire una leggenda come Geoff Tate, "croce e delizia" della gruppo, che, se da una parte ha contribuito a portarlo all´apice del successo, diventando uno dei cantanti simbolo del genere nel suo periodo d´oro, dall´altra è invece stato artefice di un cambiamento musicale, soprattutto negli ultimi lavori, che hanno notevolmente ridimensionato la fama e la credibilità della storica band di Seattle. Ad ogni modo, tralasciando discorsi che non competono al mondo della musica, il loro ultimo lavoro omonimo ("Queensrÿche" del 2013) è coinciso forse volutamente con un ritorno alle sonorità originarie, che da troppi anni mancavano e di cui oramai era rimasto solo un pallido ricordo: proprio con l´ingresso del vocalist italoamericano si è optato quindi per un drastico cambio (o ritorno) di rotta, assai gradito dai tantissimi fan della band!
Calate le luci, ecco l´intro strumentale di "Anarchy-X", accolto a gran voce da tutte le centinaia di presenti: uno dopo l´altro salgono tutti e quattro i musicisti, pronti a regalarci delle emozioni che difficilmente di-menticheremo. Con la veloce "Nightrider" entra in scena il tanto atteso Todd La Torre (voce), che sin da subito entra in sintonia con tutto il pubblico, al quale stringe ripetutamente le mani, e con i quali interagisce in ogni singolo brano, per tutta la durata dello show! Anche i più scettici sembrano accogliere calorosamente la performance superlativa di questo ragazzo che, nonostante si sia trovato a sostituire sempre dei colossi quali Midnight, nei Crimson Glory, e adesso Tate, è riuscito con il suo carisma, le sue doti vocali e la sua umiltà, a non fare rimpiangere i suoi illustri predecessori. "Breaking The Silence" ne è una prova, ed è interpretata in modo a dir poco sublime, soprattutto nelle parti più difficili: la prova complessiva di tutto il gruppo è perfetta, e la sinergia del duo alle chitarre composto da Michael Wilton e dal giovane Parker Lundgren riesce a tratti a riesumare i fasti di un tempo. Ed è proprio una intro tagliente di chitarra a catapultarci nella tanto apprezzata "I Don´t Believe In Love", cantata a squarciagola da tutta l´audience, che interagisce ogni istante con il nuovo vocalist. E´ dunque un susseguirsi continuo di classici, da "Walk In The Shadow" a "En Force" e "Warning", che, nonostante abbiano ben tre decadi sul groppone, risultano sempre freschi e genuini come in origine: sicuramente molto del loro successo nell´esecuzione è dovuto alla carica e all´energia profusa dal buon Todd, che coinvolge tutto il pubblico con la sua vivacità e simpatia. "Silent Lucidity" ci trasporta in atmosfere sognanti, quasi in un´altra dimensione, dalle forti tinte pinkfloydiane: anche qui la calda voce, su registri ora baritoni, risulta avvolgente e insieme ad uno dei più belli assoli della storia del rock, riesce ad infondere brividi e lacrime negli ascoltatori. La seconda parte del set inizia invece con due brani della produzione recente: "Where Dreams Go To Die" (preceduta dalla sinistra intro "X2") dall´ultimo disco e l´inedita "Arrow Of Time", presente sull´album di prossima pubblicazione "Condition Human". Anche se affiancati a dei classici senza tempo, i nuovi brani sembrano poter risollevare le sorti musicali alle quali la band sembrava destinata già da diversi anni: questo "ritorno alle origini" è risultato essere un vero toccasana per la band, che sembra vivere quasi una seconda giovinezza. Poco da aggiungere ad autentiche perle quali le storiche "Nm 156" e la semi-ballad "The Lady Wore Black", dove nuovamente tutti e cinque i componenti sembrano aver ritrovato la sinergia che sembrava ormai persa. Con la meditativa "My Empty Room" che fa da apri pista all´immancabile "Eyes Of A Stranger" viene suggellata una prestazione veramente encomiabile, soprattutto con un La Torre sugli scudi: non si risparmia in nessun acuto ostico, nemmeno quello introduttivo, dove è sostenuto da tutti noi nelle prime file. La serata sembra volgere al termine ma c´è ancora spazio per altre gemme del repertorio storico quali la monumentale "Empire", ma soprattutto l´acclamatissima "Queen Of The Reich", dove è superlativa la performance di Rockenfield dietro le pelli, che insieme a "Jet City Woman", introdotta dal basso sempre puntuale di Eddie Jackson, mandano letteralmente in visibilio l´intera platea, prima di lasciarci con il finale affidato a "Take Hold Of The Flame", tra le ovazioni e gli applausi scroscianti di tutti i presenti, giovani e meno giovani.

Queensrÿche setlist:
"Intro: Anarchy-X"
"Nightrider"
"Breaking The Silence"
"I Don´t Believe In Love"
"Walk In The Shadows"
"En Force"
"Warning"
"Silent Lucidity"
"X2 / Where Dreams Go To Die"
"Arrow Of Time"
"NM 156"
"The Lady Wore Black"
"My Empty Room"
"Eyes Of A Stranger"
"Empire"
"Queen Of The Reich"
"Jet City Woman"
"Take Hold Of The Flame"






Difficile poter definire in altre parole la loro sfolgorante esibizione se non con applausi a scena aperta, so-prattutto se si pensa come una band storica del loro calibro, dopo lunghi periodi bui, sia riuscita a tornare alla ribalta inaspettatamente nel giro di pochi anni: inutile a mio parere fare indebiti confronti con un lea-der leggendario quale è stato Geoff Tate per più di trent´anni, il cui valore canoro nonché spessore compositivo nessuno vuole mettere in discussione. Ma ciò non toglie, sempre a mio modesto giudizio, che la scelta di optare per il buon Todd, coincisa con un ritorno musicale alle origini, abbia riscosso molto successo, soprattutto da parte di tutti coloro i quali ebbero la possibilità di vederli dal vivo durante i loro anni più felici! Un ringraziamento particolare va fatto alla Mind Over All e alla Erocks Production, che, nonostante tutte le difficoltà riscontrate, sono riuscite a regalarci una serata memorabile, portando nuovamente un altro grande nome di scena nella Città eterna!




Fonte: report di Raffaele Pontrandolfi - foto di Raffaele Pondtrandolfi e Ilaria Degl´Innocenti



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