22 Aprile 2019

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ROSS THE BOSS @ Roma, Jailbreak Live Club – Hail...Hail To Jailbreak!

02-04-2017 23:49 - CONCERTI
Ross The Boss Band
Athrox
Athrox: Sandro Seravalle (chitarra) e Giancarlo Picchianti (voce)
Athrox
Athrox: Francesco Capitoni (chitarra)
Athrox: Giancarlo Picchianti (voce)
Athrox: Sandro Seravalle (chitarra)
Athrox: Alessandro Brandi (batteria)
Athrox: Andrea Capitani (basso), Giancarlo Picchianti (voce) e Francesco Capitoni (chitarra)
Athrox
Athrox: Giancarlo Picchianti (voce) e Francesco Capitoni (chitarra)
Rosae Crucis
Rosae Crucis: Tiziano Marcozzi (chitarra)
Rosae Crucis: Giuseppe Cialone (voce) e Tiziano Marcozzi (chitarra)
Rosae Crucis: Giuseppe Cialone (voce) e Tiziano Marcozzi (chitarra)
Rosae Crucis: Daniele Cerqua (basso)
Rosae Crucis: Giuseppe Cialone (voce)
Rosae Crucis: Piero Arioni (batteria)
Rosae Crucis: Andrea Magini (chitarra)
Rosae Crucis: Giuseppe Cialone (voce)
Rosae Crucis
Ross The Boss Band
Ross The Boss Band: Ross The Boss (chitarra)
Ross The Boss Band: Mike LePond (basso)
Ross The Boss Band: Marc Lopes (voce)
Ross The Boss Band: Kenny Earl "Rhino" Edwards (batteria)
Ross The Boss Band: Ross The Boss (chitarra)
Ross The Boss Band: Ross The Boss (chitarra)
Ross The Boss Band: Mike LePond (basso) e Ross The Boss (chitarra)
Ross The Boss Band
Ross The Boss Band: Ross The Boss (chitarra)
Ross The Boss Band: Mike LePond (basso) e Ross The Boss (chitarra)
Ross The Boss Band: Marc Lopes (voce) e Ross The Boss (chitarra)
Ross The Boss Band: Mike LePond (basso)
Ross The Boss Band: Ross The Boss (chitarra)
Ross The Boss Band: Mike LePond (basso)
Ross The Boss Band
Ross The Boss Band: Mike LePond (basso)
Ross The Boss Band: Kenny Earl "Rhino" Edwards (batteria)
Ross The Boss Band: Marc Lopes (voce)
Ross The Boss Band: Ross The Boss (chitarra)
Ross The Boss Band
E´ come sempre estremamente appagante aver potuto partecipare e documentare in prima persona un evento più unico che raro nel suo genere: la serata primaverile di Sabato 25 Marzo 2017, ha visto l´approdo in terra romana di uno dei volti più noti e rinomati dell´intero panorama metallico mondiale, caro soprattutto ai cosiddetti Defenders Of The Faith, i guerrieri assidui sostenitori della Vera Fede nell´Acciaio! Stiamo per l´appunto parlando del sessantatreenne Ross Friedman, conosciuto ai più per il suo nome di battaglia, Ross The Boss (o anche Ross Funicello), storico membro nonché fondatore di una delle band simbolo dell´hard´n´heavy anni ´80, i monumentali Manowar, con i quali il chitarrista statunitense ha scritto pagine indelebili della storia dell´heavy metal (dall´esordio Battle Hymns dell´82 fino al capolavoro Kings Of Metal dell´88 - n. d. r.). Per questo tour celebrativo dei suoi gloriosi 35 anni all´insegna del metallo rovente ("35 Years Of Metal - World Tour 2017"), il rosso newyorkese, che divenne celebre già alla metà dei ´70 con il gruppo proto-punk The Dictators, è stato accompagnato da una formazione rinnovata, di grande prestigio: tra le sue fila vede infatti la presenza di un certo Kenny Earl "Rhino" Edwards (ex Manowar anche lui durante la prima metà degli anni ´90 - n. d. r.), di Mike LePond (bassista dei Symphony X, Silent Assassins, Rivera/Bomma Band - n .d. r.) e del maestoso Marc Lopes (frontman dei power thrashers Let Us Prey - n. d. r.). Non poteva dunque svolgersi in un posto migliore questa seconda data italiana del Boss se non nel prestigioso Jailbreak Live Club, il "Tempio Rock della Capitale", da sempre in prima linea nell´organizzazione di eventi di tale portata, grazie in questa occasione alla Eagle Booking assieme alla Hydra Productions. E finalmente è anche un piacere poter assistere ad un cospicuo numero di scatenati metalheads, che hanno letteralmente invaso il locale, pronti a rendere omaggio ad uno dei maggiori rappresentanti del metallo mondiale: diverse centinaia di giovani e meno giovani hanno risposto positivamente alla "chiamata alle armi" (tanto per rimanere in gergo manowariano) del sempreverde Ross, recentemente insignito anche del prestigioso riconoscimento della Hall Of Heavy Metal History, lo scorso Gennaio! Insomma possiamo dire a gran voce, senza timore di essere smentiti, di aver vissuto una serata fantastica all´insegna del metallo più puro, reso incandescente dal mattatore della sei corde e dai suoi fedeli guerrieri americani, oltre ovviamente alle due band di apertura che hanno reso ancor più indimenticabile questo evento!

Athrox
Partiamo dunque per questo lungo ed epico viaggio verso le nordiche terre di Odino, e lo facciamo nel migliore dei modi con un´inaspettata sorpresa: ad aprire la serata tocca infatti ad una giovane band proveniente da Grosseto, di recente formazione (nati nell´estate del 2014) e fresca del debutto Are You Alive? (2016), con un secondo disco in fase di com-posizione! La ricetta sonora proposta dal quintetto toscano è un heavy/thrash metal dalle tinte epiche, con rimandi in più episodi anche ai padri del genere (Iron Maiden, Megadeth, ecc.), e ne è la prova la corroborante "Frozen Here", al termine di una breve intro strumentale: il lavoro di Giancarlo Picchianti (voce) è sicuramente uno degli elementi di maggior spicco nel loro coacervo sonoro, assieme sicuramente al debordante contributo di Alessandro Brandi (batteria), sempre preciso nei cambi di tempi repentini come nelle cavalcate continue. Dopo un primo biglietto da visita di tutto rispetto, si passa subito alla battagliera "Warstorm" (di cui è stato girato anche un videoclip – n. d. r.), caratterizzata da terrorifici riff sprigionati dal duo composto da Sandro Seravalle (chitarra) e dal suo fido compare Francesco Capitoni (chitarra), bravi a destreggiarsi sia nelle parti ritmiche che in assoli supersonici di pregevole fattura! "Empty Soul", unico brano di prossima pubblicazione e non presente nel loro esordio discografico, ci conferma ancora una volta tutte le potenzialità di questi ragazzi, mentre "End Of Days" continua nel suo intento di mietere vittime assieme alla seguente "Waiting For The Eden" dove spicca anche il riccioluto Andrea Capitani (basso). Non potevano dunque lasciarci se non con la maestosa "Gates Of Death", cantata soprattutto dai loro fan più fedeli, giunti appositamente per supportare la loro trasferta metallica in terra romana. Al termine del brano è tutto il pubblico, che sta riempiendo pian piano il locale, ad acclamare a gran voce la prova di tutta la band, per intensità e passione profusa: tirando le somme si sono dimostrati a dir poco trascinanti e coinvolgenti, deliziandoci con un sano heavy roccioso....Atroci, come pochi!

Athrox setlist:

"Losing Your Gods"
(Intro)
"Frozen Here"
"Warstorm"
"Empty Soul"
"End Of Days"
"Waiting For The Eden"
"Gates Of Death"

Rosae Crucis
E passiamo adesso ad una vecchia conoscenza del panorama musicale metal capitolino, ovvero un gruppo che ha fatto letteralmente la storia dell´hard´n´heavy italiano, presenti sulle scene sin dal lontano 1989: il loro caratteristico look legato alle tematiche ispirate alle legende sull´Ordine Templare e ai romanzi epici è da sempre un segno tangibile della loro passione per la storia e le tematiche cavalleresche. Ne è la prova anche il loro ultimo lavoro, Massoneria del 2014, incentrato su temi esoterici, da cui sarà riproposta la maggior parte dei brani previsti in scaletta: ed infatti si parte con l´orientaleggiante "Hiram Abif", interpretata magistralmente dall´oscuro Giuseppe Cialone (voce), accompagnato dai cori dei suoi prodi nel ritornello. "Sancta Sanctorum" è un altro brano eseguito con una verve ed un carisma invidiabile, dove ancora una volta è l´accoppiata alle due asce a dettar legge: lo storico fondatore Andrea Magini (chitarra) e il suo scudiero Tiziano Marcozzi (chitarra) sono due arcieri a dir poco micidiali con le loro frecce metalliche, soprattutto negli arrangiamenti del bridge centrale. Si continua questo epico viaggio nella Terra Santa con la veloce "Militia Templi", altro brano intonato all´unisono dalle folte schiere di seguaci, giunti come sempre per rendere omaggio ai loro beniamini, nel coro centrale. E´ tutto pronto dunque per scatenare una "Guerra Santa", dopo una intro che vede ancora una volta le due chitarre spadroneggiare: i testi e soprattutto il cantato molto sentito sono indubbia-mente un trademark caratteristico della band romana; e non poteva assolutamente mancare uno dei loro cavalli di battaglia, da sempre amato e cantato da tutti i loro fan più accaniti, ovvero la superba "Fede Potere Vendetta" (dal loro omonimo storico album del 1997 – n. d. r.), che anche in questa occasione si rivela un´autentico inno per tutti gli amanti della Rosa Croce! E dallo stesso lavoro è tratta l´altrettanto attesa "Anno Domini", ideale scarica di metallo italico, dove è la sezione ritmica a dettare i tempi di un serrato headbanging: lavoro eccellente sia del monolitico Piero Arioni (batteria) e sia del massiccio e simpatico Daniele Cerqua (basso). Il gran finale è affidato alla cadenzata "Crociata", ideale per aizzare gli animi del numerosissimo pubblico, che adesso è presente in ogni dove del Jailbreak: altri applausi meritatissimi per una realtà forte e vitale come poche ce ne sono oggi nel nostro paese che, come lo stesso frontman ci ricorda, non ha nulla da invidiare anche in campo metallico...Maestosi!

Rosae Crucis setlist:

"Hiram Abif"
"Sancta Sanctorum"
"Militia Templi"
"Guerra Santa"
"Fede Potere Vendetta"
"Anno Domini"
"Crociata"

Ross The Boss
Prepariamoci così, dopo queste due gradite sfuriate metalliche di matrice italica, al fatidico incontro con uno dei personaggi più importanti e più influenti della storia dell´hard´n´heavy internazionale: Ross Friedman, che questa sera ci proporrà una setlist incentrata unicamente su brani tratti dai suoi immortali capolavori dei Manowar, di cui oltre che fondatore è stato uno dei principali compositori negli anni d´oro della loro carriera! E infatti per questo suo tour celebrativo dei suoi 35 onorati anni di carriera all´insegna del metallo duro, il rinomato musicista ha preparato una scaletta incentrata sui suoi sei album che sfornò negli anni ´80 con la band di New York. Non poteva dunque che rivelarsi eccezionale anche la nutrita presenza di pubblico che, mai come in questa occasione, ha fatto sentire fortemente la sua presenza, colmando all´inverosimile il rinomato locale della Capitale: le urla del pubblico sono tutte per Ross e i suoi quattro guerrieri, pronti a rendere il Jailbreak un vero campo di battaglia! Gli indugi vengono rotti dall´attacco devastante dell´ultimo brano dell´ultimo disco inciso con il gruppo di De Maio & co. (Kings Of Metal del 1988 – n. d. r.): "Blood Of The King" mette subito in chiaro quali saranno i propositi metallici che ci accompagneranno per quasi due ore in un viaggio nel tempo che fu! Il quintetto appare sin da subito in grande spolvero, soprattutto Marc Lopes (voce), che oltre a sfoderare un´ugola non indifferente, si rivela soprattutto un grandissimo intrattenitore di folle, dialogando perennemente con tutta l´audience. E dopo un´ovazione generale si passa così al primo pezzo del primo disco (Battle Hymns del 1982 – n. d. r.), "Death Tone", introdotta dallo storico riff iniziale di Friedman che, a dispetto dei suoi sessanta e più anni e di una forma fisica non propriamente scolpita come quella dei vecchi tempi, dimostra di essere ancora un vero maestro nello sfoderare riff di magnifica fattura metallica, così come nei suoi rockeggianti soli che mettono in luce tutta la sua classe e il suo background molto ´70s, vista anche la sua poliedrica carriera. Si passa così alla veloce "The Oath", dall´indimenticabile Sign Of The Hammer (1984), dove anche il più restio Mike LePond (basso) ci propizia ottime partiture musicali, dimostrando ancora una volta tutto il suo immenso valore di musicista che noi tutti conosciamo, soprattutto per i suoi servigi alla corte di Michael Romeo (Symphony X); dal glorioso Hail To England (1984) è tratto uno dei capisaldi di tutti i veri defender, l´anthemica "Blood Of My Enemies", il cui epico ritornello è cantato da tutti i presenti, dalla prima all´ultima strofa. E passiamo così da un brano più cadenzato ad uno più andante, "Kill With Power", sempre dallo stesso album, dove tocca ancora una volta al buon Kenny Earl "Rhino" Edwards (batteria) sfoggiare un drumming furioso ma preciso, degno appunto di un ex Manowar, mentre il pubblico sembra letteralmente rapito, rispondendo al ritornello con i celeberrimi "Die, Die"! Ma arriviamo adesso ad uno dei brani con i quali il sottoscritto conobbe oramai più di quindici anni or sono questa band immensa: "Thor (The Powerhead)" è accolta da grida di giubilo, ed è eseguita alla perfezione, facendoci rivivere le gesta epiche del gruppo di Eric Adams, il tutto sempre condito dalla maestria chitarristica del Boss, che a più riprese sembra letteralmente rapito da un´estasi metallica. "Each Dawn I Die" continua a mietere vittime sotto l´incedere quasi sabbathiano, sovrastato dai picchi di Lopes, protagonista indiscusso della serata; non poteva mancare ovviamente anche qualche assaggio dal bellissimo Into The Glory Ride (1983), ed infatti "Gloves Of Metal", altro must per tutti i fan, risulta assai apprezzato dalla platea, pronta a scapocciare per tutta la durata del brano così come sulla seguente immancabile "Sign Of The Hammer". E il basso possente di LePond ci introduce all´oscura e tenebrosa "Dark Avenger", dove Lopes riesce ad imprimere un´intepretazione alquanto luciferina, anche su tonalità più baritone; la scena ora è tutta per Rhino, che sfodera tutte le sue note capacità acrobatiche per stupirci ancora una volta in un assolo prolungato di batteria. Ci avviciniamo così alla fine di questa fantastica serata di puro metallo statunitense, ma lo facciamo nel migliore dei modi: "Fighting The World", titletrack dell´omonimo lavoro del 1987, risulta essere una panacea per tutti i cuori e le orecchie dei metalheads presenti in sala, che rispondono in coro al trascinante ritornello centrale, aizzati dal mai domo Marc; "Metal Daze" è una scarica di adrenalina metallica per tutte le centinaia di guerrieri presenti in sala, pronti a cantare all´unisono il noto ritornello! Arriviamo così ad uno dei momenti più alti della serata, l´esecuzione della lunga e variegata "Battle Hymn", sulla quale il quintetto ci regala più di un´emozione e forse qualche lacrima, soprattutto ai più attempati che hanno potuto vedere anni e anni or sono la band americana nella line up originale: ma ancora una volta non possiamo che apprezzare la prova di tutti e quattro i musicisti che hanno accompagnato Ross in questo suo tour mondiale, dimostrandosi all´altezza della situazione e capaci di eseguire alla perfezione tutti i brani storici. Sotto le richieste pressanti da parte di tutto il pubblico, i cinque guerrieri tornano sul palco per regalarci un ultimo sussulto: il canto del cigno è affidato infatti alla storica "Hail And Kill", introdotta da un lungo solo di Ross, e cantata da tutto il locale, a coronamento di una serata degna di tal nome, che ha saputo rendere un omaggio doveroso a questo artista di alto profilo, tornato in pista nell´ultima decade, dopo alcuni anni di silenzio. Gli applausi finali e prolungati sono per tutti quanti i cinque musicisti che hanno saputo farci rivivere, anche se solo per poche ore, la gloriosa epopea degli anni ´80, evitando al contempo di scimmiottare desueti cliché che, piaccia o meno, hanno comunque segnato un periodo storico fondamentale per tutta l´evoluzione del rock duro degli ultimi trent´anni: Hail To Warriors and Death To False Metal!

Ross The Boss setlist:

"Blood Of The King" (Manowar cover)
"Death Tone" (Manowar cover)
"The Oath" (Manowar cover)
"Blood Of My Enemies" (Manowar cover)
"Kill With Power" (Manowar cover)
"Thor (The Powerhead)" (Manowar cover)
"Each Dawn I Die" (Manowar cover)
"Gloves Of Metal" (Manowar cover)
"Sign Of The Hammer" (Manowar cover)
"Dark Avenger" (Manowar cover)
Rhino Drum Solo
"Fighting The World" (Manowar cover)
"Metal Daze" (Manowar cover)
"Battle Hymn" (Manowar cover)
"Hail And Kill" (Manowar cover)


Non ci rimane dunque che accomiatarci seppur tristemente da questo idilliaco momento di giubilo, come non se ne viveva da tempo: fortunatamente la serata ha riscontrato, come già evidenziato in precedenza un´ampia partecipazione da parte del pubblico romano e dei dintorni, capace finalmente di farsi sentire con una cospicua presenza degna di eventi come questo. Al termine della loro esibizione Ross e soci si sono dunque resi disponibili con tutte le diverse centinaia di sostenitori per autografi e foto di rito, rivelandosi molto simpatico e socievoli oltre che dei musicisti eccezionali! Un ringraziamento particolare e doveroso va fatto alla direzione artistica e a tutto lo staff del Jailbreak, sempre disponibili e cortesi, alla Eagle Booking e alla Hydra Productions per aver portato nella Città Eterna un nome che è da anni diventato Leggenda!




Fonte: Redazione



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