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SOUTHERN WOLVES FEST VII: giovani realtà del Sud di scena al Circolo Al Verde di Bernalda (Mt)

25-08-2015 23:48 - CONCERTI
A distanza di quasi un anno e mezzo dalla sua nascita, il Southern Wolves è giunto ormai alla sua settima edizione, dopo le ultime due che hanno visto esibirsi band del calibro dei potentini Ecnephias, lo scorso gennaio, e dei De La Muerte, nella penultima manifestazione tenutasi in aprile. E´ diventato quindi un ap-puntamento fisso per tutti i metalheads lucani ma anche per tutti gli amici e musicisti provenienti dalle re-gioni limitrofe, soprattutto dalla vicina Puglia: l´iniziativa, nata in collaborazione con "Basilicata Metal", in-tende dunque promuovere degli eventi di musica dal vivo, per far conoscere band underground di tutto il panorama hard´n´heavy. Anche per questa occasione, sabato 1 agosto, nonostante il periodo estivo, durante il quale si susseguono molti eventi musicali, l´affluenza degli appassionati non è stata da meno, soprattutto per sostenere le tre band previste per la serata: dai pugliesi Souzern, che hanno riscaldato l´ambiente con le loro monolitiche sonorità black metal, ai calabresi Ghost Booster, con una proposta alquanto variegata e di ampio respiro, per finire con gli headliner della serata, ovvero i leccesi Ghost Of Mary, che ci hanno deliziato con il loro sound caratterizzato da venature sinfoniche e progressive a sostegno di una base in pieno stile death svedese! Sicuramente una serata che ha saputo offrire molti momenti piacevoli, e che ci ha fatto conoscere tre band di ottimo livello tecnico e compostivo, a dimostrazione del fatto che anche da noi al sud c´è un grandissimo fermento di idee musicali più disparate, che hanno solo bisogno di essere conosciute e supportate!


Souzern

Nonostante il locale stia ancora riempiendosi, tocca alla giovane band proveniente dalla provincia di Bari aprire le danze: i tre ragazzi riescono subito a coinvolgere i presenti col loro suono grezzo e tagliente al punto giusto, con sfuriate veloci alternate ad altre più mid-tempate, quasi vicine al doom più cupo e oscuro. Si tratta di un interessante progetto raw black, fondato già dal 2009 da Tyrannos (basso e voce) e da Eversor (batteria) insieme all´ex chitarrista dei Nihilium Antonio Radogna, che però ha lasciato il posto pochi mesi fa. Il trio propone quindi un misto tra alcuni brani presenti già nel loro primo lavoro, "Rules Of War" (2012), e alcuni inediti che saranno inseriti nel prossimo album, previsto presumibilmente per la fine dell´anno. Dopo l´energica "Blessed By Fire Of War", brano di apertura, è la volta di "Noja 1815" e di "Dead Land King", che insieme alle successive "Frontiers of Terror" e "End Of Satyrs" offrono una più che buona prova di quelle che possono essere le peculiarità del loro suono. Soprattutto i cambi di tempi, dettati dalla sezione ritmica, tengono desta l´attenzione da parte degli ascoltatori, portandoli ad un headbanging sfrenato. Con la riuscitissima cover dei norvegesi Khold, "Blod Og Blek", influenzata da sonorità sabbathiane, caricano ulteriormente di adrenalina l´audience. Premetto di non essere un amante di queste sonorità, ma a prescindere dai gusti personali, devo ammettere che questi tre giovani pugliesi hanno sicuramente dimostrato di poter sviluppare un proprio discorso musicale, e speriamo di poterli rivedere presto in pista!

Souzern setlist:
"Blessed By Fire Of war"
"Noja 1815"
"Dead Land King"
"Frontiers Of Terror"
"End Of Satyrs"
"Setting Scorn"
"Blod Og Blek" (Khold cover)
"VII"


Ghost Booster

Dopo un breve break per montare gli strumenti, ecco finalmente giunto il turno del gruppo cosentino capitanato da Luigi Capristo (chitarra), Paolo Nardelli (voce), Piergiorgio Vercillo (chitarra) e alla sezione ritmica Gualtiero De Lio (basso) e Giuseppe Nardelli (batteria). La loro proposta spazia da sonorità più vicine al metal classico, a suoni più moderni, più vicini ai lidi dell´alternative o del nu metal: va sottolineato infatti l´ampio background musicale di tutti i componenti, che, sin dalla loro nascita nel 2010, hanno prediletto scegliere di cimentarsi non soltanto su di un unico genere, bensì di amalgamare tutte le loro influenze più disparate in una sintesi efficace, convincente e di forte impatto live! L´inizio è dunque affidato a "Monster", opener del loro ultimo lavoro "Freaks" (2014) e dopo pochi minuti riescono a catalizzare tutta la loro energia sonora sui presenti, che stanno sempre più riempiendo il locale: i riff taglienti, supportati da un buon lavoro da parte della sezione ritmica e da un cantato aggressivo sono il loro marchio di fabbrica. Con "Running With Scissors" siamo su lidi più vicini a band post-grunge come i Nickelback o Puddle Of Mudd, soprattutto nelle strofe e nel bridge centrale, dove ad una parte più sostenuta iniziale si alterna un arpeggio di basso con solo di accompagnamento. "Beer Yourself" parte con un intro di basso che ricorda vagamente "The Clairvoyant" dei Maiden: tutte le parti melodiche risentono molto dell´influenza della band di Harris & co. mentre la restante parte del brano riprende le sonorità moderne, a loro forse più consone. Si passa poi a "The X Zone", sempre introdotta da un arpeggio oscuro di basso e chitarra, che si trasforma subito dopo in un mid-tempo con improvvise sfuriate. "Energy Drunk" inizia anch´essa su toni più pacati, quasi sussurrati, per poi sfociare in un´autentica tempesta sonora scandita da cambi di tempo che ricordano i Pantera. Siamo giunti quasi alla fine del loro set con "God On Tv", che ci conferma nuovamente tutte le peculiarità del loro sound. Ci salutano con "De Gustiboost", accolta positivamente, che suggella una prestazione più che buona, nonostante alcuni problemi tecnici iniziali, facendoci conoscere una nuova interessante band che ha tutte le caratteristiche per poter ritagliarsi un seguito di tutto rispetto.

Ghost Booster setlist:
"Monster"
"Running With Scissors"
"Beer Yourself"
"The X Zone"
"Energy Drunk"
"God On Tv"
"De Gustiboost"


Ghost Of Mary

E´ giunto quindi il momento, dopo aver sentito e apprezzato sonorità più dure e grezze, di assistere final-mente alla performance dell´attesissimo combo salentino: la band, attiva ufficialmente dai primi mesi del 2014, è al lavoro sul concept album d´esordio che, per l´occasione, verrà riproposto interamente dal vivo. Il loro sound risulta alquanto ricercato ed elegante, un melodic death metal di matrice svedese, con elementi sinfonici ed orchestrali mutuati dalla musica classica: le composizioni, strutturate su architetture progressive ed immerse in un´atmosfera dark e decadente, rendono la loro proposta molto originale e sperimentale. Ovviamente sono abbastanza pertinenti tutti i riferimenti ai capostipiti del genere quali i Dark Tranquillity, In Flames, Soilwork: il songwriting risulta articolato e spiccatamente melodico, sostenuto da una sezione ritmica guidata da Nicola Lezzi (basso, ex Slow Death) e da Damiano Rielli (batteria, Burning Seas), mentre i riff taglienti di chitarra, in pieno stile swedish death, sono affidati al duo composto da Mauro Nicolì e da Gabriele Muja, entrambi ex membri dei Dark Unfathomed. Per tutto il lavoro inerente le parti orchestrali, la band si è avvalsa della maestria di alcuni musicisti classici: Andrea "Pinnella" Rizzo (piano e tastiere), Antonio Aprile (violoncello), Vincenzo Zecca (flauto traverso e ottavino), Joele Micelli (violino e viola), Nicola Lezzi (corno francese e contrabbasso). E sulle note della malinconica intro "The Moon and The Tree" il sestetto pugliese ci guida verso sonorità decadenti, oscure, ma sempre supportate dalla giusta dose di melodia, sia nel cantato di Daniele Rini (già con i Silvered, ex Terremoto), che alterna parti pulite ad altre in screaming e growling, sia negli arrangiamenti di chitarra. "Shades" e "Last Guardian" contribuiscono a rendere questa serata magica, con il pubblico in bilico tra il sognante e il partecipe, quasi in una dimensione onirica. Altre perle proposte sono "The Ancient Abyss", ma in particolare la successiva "Oblivaeon", dove il duetto tra la chitarra e il violino riesce a infondere un senso di dolcezza nell´animo dei presenti. Purtroppo, utilizzando in sede live molte parti pre-registrate per quanto riguarda tutti i suoni orchestrali (eccetto per il violino, suonato da Micelli in veste di ospite), la band ha sfortunatamente avuto diversi problemi tecnici tra un brano e l´altro, ma nonostante ciò, sono riusciti a suonare tutto il loro concept album per intero, sostenuti a gran voce dall´audience! "Black Star" e "Something To Know" sono la prova di come, pur essendo ancora al disco di esordio, la band è composta da strumentisti di grande spessore tecnico e di esperienza, maturata con altri progetti. Volgiamo al termine dello show, ed ecco la sublime "The End is The Beginning", ancora una volta interpretata in modo ineccepibile da tutti e sei i giovani musicisti, seguita dall´outro "Nowhere Now Here". C´è tempo per il bis, richiesto a gran voce da tutti, e ancora una volta con "Last Guardian" la band raccoglie applausi scroscianti da tutto il pubblico, appagato e deliziato dalla loro performance.

Ghost Of Mary setlist:
"The Moon and The Tree" (intro)
"Shades"
"Last Guardians"
"Nothing"
"The Ancient Abyss"
"Oblivaeon" (guitar/violin)
"Black Star"
"Something To Know"
"The End is The Beginning"
"Nowhere Now Here"

Encore:
"Last Guardians"


Anche questa edizione del Southern Wolves ha messo in luce e ha permesso di conoscere tre giovani gruppi del meridione, che, nonostante non fossero noti a tutti, sono riusciti a farsi apprezzare nel miglior modo possibile, offrendoci tanta buona musica ma soprattutto tanta energia e calore. Speriamo quindi che questo appuntamento con nuove realtà underground possa continuare e coinvolgere sempre più persone possibili, costituendo un canale interattivo al quale tutti noi appassionati di musica possiamo contribuire positivamente.



Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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