18 Giugno 2019

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STEF BURNS & C.R.T. @ Roma, Let It Beer – Rock’n’Roll Live Jukebox!

21-01-2019 19:00 - CONCERTI
Stef Burns & CRT
Run Chicken Run
Run Chicken Run
Run Chicken Run
Run Chicken Run
Run Chicken Run
Run Chicken Run
Run Chicken Run
Run Chicken Run
Run Chicken Run
Run Chicken Run
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT feat. Matteo Rossetti (chitarra)
Stef Burns & CRT feat. Matteo Rossetti (chitarra)
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Stef Burns & CRT
Come iniziare la propria stagione concertistica del nuovo anno 2019 se non nel miglior modo possibile, ovvero partecipando assieme a tanti amici ad un evento che si preannuncia già da mesi a dir poco allettante? Non potevamo dunque esimerci dal prendere parte al ritorno in terra romana del rinomato chitarrista americano, ma italiano di adozione ormai da anni, Stef Burns (nome d’arte di Stephan Birnbaum – n. d. r.), celebre al grande pubblico per le sue poliedriche collaborazioni con artisti internazionali del panorama rock (Michael Bolton, Y&T, Alice Cooper, solo per citare i più noti – n. d. r.) e nazionali, vista la sua oramai pluriventennale militanza nella band di supporto al Vasco! Insomma un comeback in terra capitolina a cui non si poteva di certo mancare, visto l’alto profilo artistico che il buon Stef da decenni ha dimostrato di possedere: dopo il recente tour pre-natalizio con l’altisonante progetto BGH, in trio col compagno di scuderia Claudio Golinelli (Steve Rogers Band, Vasco Rossi) e il batterista Will Hunt (Evanescence), che ha riscosso un ampio successo di pubblico e critica, il nostro beniamino ritorna in pista con una serie di date in veste solista, accompagnato da differenti band di supporto, a seconda dell’occasione e delle località. In questa circostanza, Stef è stato coadiuvato dai servigi della CTR – Classic Rock Tribe, gruppo con cui aveva già suonato in passato, dedito per l’appunto alla riproposizione e alla rilettura dei classici che hanno fatto la storia del nostro genere preferito. Ad aprire questa fantastica serata di Sabato 12 Gennaio 2019, organizzata presso il Let It Beer di Roma dalla Soundsrock Agency, ci hanno pensato i rockers marchigiani Run Chicken Run, oramai una nostra conoscenza di lungo corso, avendoli già apprezzati in precedenza sia con gli Oliver/Dawson Saxon e sia di recente lo scorso Novembre in occasione della data capitolina dei britannici Diamond Head: il loro appeal originale e il loro sound sanguigno e coinvolgente sono gli ingredienti giusti che hanno rapito e ammaliato il pubblico anche in questa serata! Insomma siamo pronti a narrarvi quello che è stato un autentico successo tanto a livello di pubblico, partecipe in massa a questo show imperdibile sold out già da diverse settimane, quanto a livello di qualità delle proposte musicali offerteci: come di consueto, buona lettura!


Run Chicken Run
Sono da poche passate le ore 21.30 e il locale inizia già a riempirsi di tantissimi fan e appassionati pronti a godersi una serata a dir poco fantastica: quale migliore occasione allora per iniziare a scapocciare e a far muovere il piedino a tempo con del “sano e ruspante” rock’n’roll? Niente paura ragazzi, ci pensano loro, gli impavidi Run Chicken Run, direttamente da Ancona e dintorni, con il loro rock-blues vintage ma dalle sonorità al passo con i tempi: se c’è infatti una cosa che più di altre mi ha infatti sempre stupito di questi giovani rockers è certamente la loro proposta sia a livello di look ironico e bucolico e sia per quanto riguarda il loro sound diretto, accattivante e senza troppi fronzoli e orpelli, oserei dire “genuino”, visto appunto anche le tematiche trattate nei loro testi! L’opener “We’re Gonna Rock You” o “Rust From Space” ci vengono sparate con la giusta dose adrenalinica, nonostante il palco non sia enorme, grazie all’arrembante carisma del frontman Michele Montesi (voce e chitarra), protagonista di un’altra prova ineccepibile nonostante alcuni problemi tecnici iniziali, e al suo alter ego Leonardo Piccioni (chitarra e cori), sempre pronto a supportare nei bridge melodici e nei soli, nonché negli allegri siparietti che i nostri da sempre ci riservano scendendo ad ogni show tra il pubblico mentre continuano imperterriti la loro esibizione. Anche questa sera, nonostante gli spazi un po’ più ristretti, non potevano mancare queste chicche a cui ci hanno giustamente abituato e viziato, questa volta addirittura offrendoci anche da bere, grazie al servizio gentilmente offertoci in sala dal nostro anfitrione Paolo Scarabotti (basso) a ciascuno di noi tra le prime fila. Il nostro Paolo è protagonista soprattutto per il suo groove profuso nelle successive “Black Shadow” e “Open The Grill”, accolte con tanto entusiasmo da tutto il pubblico, molti dei quali forse li hanno scoperti per la prima volta quest’oggi. “Dreaming Revolution” e “Final Rollercoaster” sono invece due brani di recente produzione che saranno inseriti nel loro terzo prossimo album, già ampiamente apprezzati lo scorso mese di Novembre al Traffic Live, mentre con “Blackout Out” ma soprattutto con la conclusiva e immancabile “Run Chicken Run” i nostri si congedano tra gli applausi di tutto il locale, grazie anche all’ultimo sussulto riservatoci con il consueto siparietto profuso dal nuovo arrivato Simone Medori (batteria), mascherato da gallo. Una gradevole conferma per i fan di vecchia data, come il sottoscritto, e una piacevole sorpresa per chi, forse come molti, non li conosceva: con la speranza di rivederli presto e di poter ascoltare quanto prima il loro terzo attesissimo full lenght, non possiamo che rinnovare nuovamente i nostri complimenti a questi quattro rockers incalliti!


Run Chicken Run setlist:

“We’re Gonna Rock You”
“Rust From Space”
“Black Shadow”
“Open The Grill”
“Dreaming Revolution” (new song)
“Final Rollercoaster” (new song)
“Blackout Out”
“Run Chicken Run”


Stef Burns & CRT
Il locale è a dir poco stracolmo all’inverosimile, come ci ha di recente abituati visti gli altisonanti nomi presenti in cartellone nell’anno solare appena passato (Oliver/Dawson Saxon, Vinny Appice, Vinnie Moore, Tony Franklin solo per citarne alcuni – n. d. r.), quando ecco salire sul palco la band di supporto che accompagnerà il nostro amato Stef nel suo lungo e appassionante viaggio musicale tra i classici del rock: la CTR – Classic Rock Tribe si presenta subito con un trittico mozzafiato, con la partenza affidata al classico di Mick Jagger & co. “Jumpin’ Jack Flash”, per poi passare subito dopo a “You Really Got Me” nella celebre rilettura dei Van Halen fino all’apprezzatissima “Highway To Hell” degli AC/DC! Sin da questi primi sussulti svetta certamente la prova eccezionale di Attilio “AttilaRock” Elia (voce e chitarra ritmica), dotato di una timbrica capace di destreggiarsi bene su più registri stilistici, senza mai però risultare eccessivamente emulativa. Il pubblico sembra dunque gradire la prova del quintetto e lo testimoniano i tanti applausi ricevuti tra un brano e l’altro, quando ecco passare tra i tavoli Stef Burns accolto da un’ovazione di giubilo e strette di mano di incoraggiamento da parte di tutti quanti i presenti: dopo il saluto di rito con l’audience, messi da parte i convenevoli, ci viene riservata un’apertura veramente assai gradita (visto anche il recente ritorno sulle scene cinematografiche con il film “Bohemian Rhapsody" – n. d. r.) con un’arrembante versione di “Tie Your Mother Down” dei Queen: pur evitando giustamente qualsivoglia confronto o paragone di sorta con l’originale, i nostri riescono nonostante tutto a fornirci una rilettura piacevole ed eseguita comunque con gusto. Si passa così prima a “Bad Is Bad”, del recente progetto a stelle e strisce di Stef con gli Huey Lewis & The News, e poi al sanguigno “Burns Blues”, due brani che ci mettono in mostra ancora una volta tutta la poliedricità e l’infinita capacità tecnica e improvvisativa del chitarrista americano: il suo ampio background stilistico riesce a spaziare dal blues al funky-jazz, al rock’n’roll e alla classica in uno stesso pezzo, senza alcuna forzatura di sorta ma anzi facendoci apprezzare il tutto proprio per la fluidità e l’apparente semplicità nel modo in cui approccia allo strumento. Ed infatti sono veramente tanti i volti dei presenti letteralmente estasiati e rapiti da cotanta classe, soprattutto sulla successiva “Hammerhead”, tributo doveroso ad uno dei suoi massimi riferimenti stilistici, ovvero Jeff Beck, mentre “Come Together” dei The Beatles è intonata da tutti in coro, mostrandoci anche l’ottima preparazione tecnica negli arrangiamenti da parte di Gianluca Broggi (chitarra) e Stefano Pettirossi (tastiere), bravi entrambi a destreggiarsi e a duellare ciascuno col proprio strumento assieme al nostro beniamino! Ma a proposito di citazioni ed artisti che lo hanno influenzato, non poteva di certo mancare Jimi Hendrix con la sua immortale “Little Wing”, classico che non ha certo bisogno di alcuna presentazione, eseguita anch’essa con maestria e la giusta verve soprattutto nell’alternarsi al microfono tra Attilio e Stef nelle strofe e nei ritornelli. L’orecchiabile “Going Down” dei The Alabama State Troupers, altra sua influenza innegabile, fa da apripista ad un’altra hit senza tempo, “Another Brick In The Wall (Part 2)” dei Pink Floyd, eseguita anch’essa con tutto il sostegno del pubblico che canta ogni singola parola di un inno generazionale: buona anche la prova di Giacomo Chiaretti (basso), soprattutto nelle improvvisazioni in coda al brano. Ma infatti una delle cose che più di altre ha stupito gli spettatori è certamente l’ampio spazio e visibilità concessa a ciascuno dei singoli musicisti coinvolti sul palco, ciascuno dei quali ha saputo degnamente ripagare questa occasione offerta loro, grazie ad una prova assai gradita da tutto il pubblico. Ci avviciniamo sempre più verso l’epilogo dello show ma lo facciamo sempre sull’onda di brani che hanno scritto intere pagine della storia della musica: l’introspettiva “Creep” dei Radiohead è il fiore all’occhiello di questo scorcio finale di serata, seguita a raffica da una versione sempre apprezzata del classicone “Money” della band di Waters e Gilmour. Ma, come spesso succede ai concerti, tra i fan presenti c’è sempre qualcuno assai esigente soprattutto perché, come il sottoscritto, forse un pò stanco di ascoltare un gradevole ma un po’ prolisso e a volte scontato jukebox live: la persona in questione, l’amico Captain John Lory (aka Giovanni Loria, rinomato e apprezzato redattore di Classix Metal, nonché accanito collezionista musicale – n. d. r.) non perde occasione per ricordare a più riprese a Stef il suo memorabile, seppur breve, passato alla corte del sempreverde Dave Meniketti e dei suoi storici californiani Y&T. E il simpatico Stef, oltre a gradire la vasta conoscenza dell’amico Giovanni, gli regala sul finale anche due accenni della sua ex band statunitense, ovvero l’intro di “Black Tigger” e la sognante parte arpeggiata dell’inizio di “Midnight In Tokyo”, apprezzate assai anche dal sottoscritto: peccato solo che aimé alla maggior parte degli spettatori (e secondo me anche a più di qualche musicista presente in sala e sul palco) questi brani fossero totalmente sconosciuti, a riprova che, come spesso avviene in questi contesti, spesso i musicisti sono costretti ad optare per una setlist incentrata principalmente su brani ultraconosciuti. Ovviamente la mia è semplicemente una constatazione, non una critica ci mancherebbe, anche se ad esempio il sottoscritto non avrebbe certo disdegnato l’esecuzione di una elettrizzante “Hey Stoopid”, spesso in varie scalette delle sue esibizioni da solista, vista soprattutto la sua indelebile quanto importante collaborazione con Mr. Alice Cooper a inizio anni ’90: ma il mio desiderio può certamente aspettare di fronte ad una versione da applausi di “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin, reinterpretata in chiave molto originale. C’è anche un breve spazio per la punkeggiante e fortunatamente veloce “American Idiot” dei Green Day, a riprova dell’assenza di barriere e pregiudizi negli ascolti di Stef, per poi grazie al cielo tornare su lidi a me personalmente più consoni grazie all’inno hard’n’heavy “Paranoid” di Ozzy e compagni capace di scatenare un headbanging serrato tra le prime file, a distanza di oltre quarant’anni dalla sua uscita, grazie anche alla prova ineccepibile di Danilo Simeoni (batteria)! A grande richiesta del pubblico, ancora affamato di buona musica nonostante l’ora tarda, il nostro Stef ci saluta, dopo una “finta” uscita di scena in tutti i sensi (non essendoci abbastanza spazio per muoversi tra il palco e i tavoli per raggiungere il backstage in fondo – n. d. r.), sulle note di un altro classico del rock’n’roll americano, forse anzi proprio la canzone simbolo di quell’epoca storica indimenticabile: “Johnny B. Goode”, trascinante come non mai, anche grazie ad un simpatico quanto inaspettato siparietto-duetto con la partecipazione alla chitarra “da seduto” di Marco Rossetti, noto chitarrista romano di origine marchigiane (leader assieme al figlio Matteo dei capitolini Rocksetti e con oltre quattro decadi di carriera nel mondo della musica – n. d. r.), presente al tavolo in prima fila! Insomma gli applausi per Stef e i suoi compagni di merende sono assolutamente più che meritati dopo quest’entusiasmante overture nella storia del rock internazionale, capace di rapirci e coinvolgerci come raramente capita: possiamo ancora una volta gioire nell’aver riabbracciato uno dei chitarristi più apprezzati a livello mondiale, con all’attivo svariate collaborazioni di qualsivoglia genere!



CRT – Classic Rock Tribe setlist:

“Jumpin’ Jack Flash” (The Rolling Stones cover)
“You Really Got Me” (The Kinks cover)
“Highway To Hell” (AC/DC cover)

Stef Burns & CRT setlist:

“Tie Your Mother Down” (Queen cover)
“Bad Is Bad” (Huey Lewis & The News cover)
“Burns Blues”
“Hammerhead” (Jeff Beck cover)
“Come Together” (The Beatles song)
“Little Wing” (Jimi Hendrix cover)
“Going Down” (The Alabama State Troupers cover)
“Another Brick In The Wall (Part 2)” (Pink Floyd cover)
“Creep” (Radiohead cover)
“Money” (Pink Floyd cover)
“Whole Lotta Love” (Led Zeppelin cover)
“American Idiot” (Green Day cover)
“Paranoid” (Black Sabbath cover)
“Johnny B. Goode” (Chuck Berry cover)

Un ringraziamento e apprezzamento finale va fatto alla Soundsrock Agency degli amici Giovanni Noè e Andrea Lanzillo nonché al Let It Beer per aver fortemente voluto questo evento che si è rivelato davvero ben riuscito sotto tutti i punti di vista: sia per la massiccia partecipazione e sia per la qualità musicale offertaci. Con la speranza come sempre di poter ripetere serate come questa di altissimo profilo con il nuovo anno, vi salutiamo augurandovi il meglio per questo 2019 da parte mia e di tutta la nostra redazione di VeroRock.it: alla prossima!



Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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