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TYGERS OF PAN TANG @ Roma, Traffic Live – il graffiante ritorno delle tigri britanniche!

09-04-2017 01:01 - CONCERTI
Tygers Of Pan Tang
Lost Reflection
Lost Reflection: Max Moretti (batteria)
Lost Reflection: Piergiorgio Rocco (basso)
Lost Reflection: Fabrizio Fulco (voce e chitarra) e Piero Sorrenti (chitarra)
Lost Reflection: Fabrizio Fulco (voce e chitarra)
Lost Reflection: Piero Sorrenti (chitarra)
Angel Martyr
Angel Martyr: Tiziano Sbaragli (voce e chitarra)
Angel Martyr: Francesco Taddei (batteria)
Angel Martyr: Dario Rosteni (basso)
Angel Martyr: Tiziano Sbaragli (voce e chitarra)
Angel Martyr
Tractors
Tractors: Emiliano Natali (basso e voce)
Tractors: Paolo Nevi (chitarra)
Tractors: Giorgio Pioli (batteria)
Tractors: Emiliano Natali (basso e voce) e Michele Arnone (chitarra)
Tractors
Tygers Of Pan Tang
Tygers Of Pan Tang: Jacopo Meille (voce), Robb Weir (chitarra) e Micky Crystal (chitarra)
Tygers Of Pan Tang: Robb Weir (chitarra)
Tygers Of Pan Tang: Jacopo Meille (voce) e Micky Crystal (chitarra)
Tygers Of Pan Tang: Jacopo Meille (voce)
Tygers Of Pan Tang: Robb Weir (chitarra)
Tygers Of Pan Tang: Robb Weir (chitarra) e Gav Gray (basso)
Tygers Of Pan Tang: Jacopo Meille (voce)
Tygers Of Pan Tang: Micky Crystal (chitarra)
Tygers Of Pan Tang: Craig Ellis (batteria)
Tygers Of Pan Tang: Robb Weir (chitarra)
Tygers Of Pan Tang: Robb Weir (chitarra) e Micky Crystal (chitarra)
Tygers Of Pan Tang: Tygers Of Pan Tang: Robb Weir (chitarra), Gav Gray (basso) e Jacopo Meille (voce)
Tygers Of Pan Tang: Gav Gray (basso)
Tygers Of Pan Tang: Craig Ellis (batteria)
Tygers Of Pan Tang: Jacopo Meille (voce) e Micky Crystal (chitarra)
Tygers Of Pan Tang
Della serie "a volte ritornano", ipse dixit, eccoci nuovamente al cospetto di un colosso dell´hard´n´heavy mondiale, che ha segnato drasticamente il panorama musicale internazionale da quarant´anni e più ad oggi: stiamo parlando dei Tygers Of Pan Tang, una band storica per tutto quel filone che porta l´altisonante nome di NWOBHM, di cui ha condiviso e segnato le alterne vicende assieme ad act quali Grim Reaper, Angel Witch, Saxon, Iron Maiden e chi più ne ha più ne metta! A distanza di pochi mesi dalla pubblicazione del loro ultimo ottimo omonimo album (Tygers Of Pan Tang, uscito per la Mighty Music a fine 2016, di cui potete leggere la nostra recensione qui - n. d. r.), i felini della terra di Albione tornano nella nostra penisola per ben tre date (per la precisione Giovedì 30 Marzo al Traffic Live di Roma, Venerdì 31 all´Exenzia di Prato e per concludere Sabato 1 Aprile al Circolo Colony di Brescia - n. d. r.). Il rapporto che da sempre lega la band al nostro Bel Paese è ancor più rinvigorito dalla frizzante presenza di Iacopo "Jack" Meille alla voce, nel gruppo da ben 12 anni e con alle spalle due ottimi dischi che portano il nome di Animal Instinct (2008) e Ambush (2012), oltre che dal pregevole contributo profuso dal nuovo Micky Crystal alla sei corde! Insomma il combo capitanato dallo storico membro fondatore, Robb Weir (chitarra), grazie anche al prezioso apporto di una solida sezione ritmica composta da Craig Ellis (batteria) e da Gav Gray (basso), ci ha regalato ancora una volta delle indelebili emozioni nella loro prima data italiana di un primaverile Giovedì 30 Marzo presso il Traffic Live di Roma, che ancora una volta si dimostra una delle location più ricettive ad accogliere eventi di tale portata! Viste le premesse, la reazione del pubblico capitolino si è dimostrata nel complesso positiva, tenendo conto di un giorno infrasettimanale: diverse centinaia di presenti hanno riempito la sala, soprattutto orde di fan accaniti della band inglese, che hanno intonato a squarciagola tutte le hit regalateci durante l´esibizione dei loro eroi! Una serata lunga e intensa, nella quale abbiamo altresì avuto la possibilità di gustare anche le variegate proposte sonore degli act di apertura, che, con alterne vicende, sono riusciti complessivamente nell´arduo compito di rodare gli animi dei presenti.

Lost Reflection
Ad aprire questa serata ad alto tasso metallico ci pensa una nostra vecchia conoscenza, che abbiamo avuto modo già in passato di conoscere e recensire sulle pagine della nostra testata: il quartetto, proveniente dalla vicina Ostia, guidato dal leader Fabrizio Fulco (voce e chitarra) è sulle scene oramai da quasi vent´anni, fondati ufficialmente nel 1996, con alle spalle svariate demo e due release ufficiali (Florida del 2009 e Scarecrowd del 2014), oltre ad aver aperto per diversi celebri nomi della scena internazionale, non ultimo Geoff Tate e i suoi Operation: Mindcrime nel Dicembre 2015 sempre al Traffic Live! Anche la scaletta è pressochè simile a quella del loro set in apertura dell´ex voce dei Queensrÿche, tranne per due brani: la ricetta proposta è ovviamente anch´essa rimasta la stessa, a cavallo tra un hard rock stradaiolo dal gusto ottantiano in pieno stile L. A. Guns, Ratt e sfuriate thrash dal sapore Bay Area. Dall´iniziale "The Enemy U Know", proseguendo con "Here We R" e la graffiante "Faith Or Fear" il combo romano si dimostra sicuramente all´altezza della situazione, in particolare per i soli offerti da Fabrizio e da Piero Sorrenti (chitarra), anche se forse in questa occasione, complice l´arduo compito di aprire l´evento in questione, hanno perso un po´ di mordente nel prosieguo della loro esibizione. Anche la titletrack del loro ultimo lavoro, "Scarecrowd" e la melodica "Never Enough" pur dimostrando un buon impatto sul pubblico, avrebbero meritato maggior grinta nell´esecuzione: ovviamente questi sono solo consigli al fine di migliorare e di smussare alcuni piccoli difetti che nel complesso non hanno inficiato minimamente la loro performance abbastanza positiva. "Bad Love" ci offre un ulteriore assaggio della loro stoffa, prima di lasciarci con una loro personale rilettura di un classico di Neil Young, quasi in chiave punk rock, la celeberrima "Rockin´ In The Free Word", capace di scuotere soprattutto i cuori e le voci delle prime file: da rivedere!

Lost Reflection setlist:

"The Enemy U Know"
"Here We R"
"Faith Or Fear"
"Scarecrowd"
"Never Enough"
"Bad Love"
"Rockin´ In The Free Word" (Neil Young cover)

Angel Martyr
Mentre il locale inizia a riempirsi sempre più a macchia d´olio, passiamo adesso al secondo gruppo della serata, per l´esattezza un terzetto, originario di Piombino in Toscana, al debutto discografico con il dirompente "Black Book: Chapter One", di cui saranno riproposti tutti i brani presenti nel loro breve ma intenso set previsto: a capitanare il trio troviamo il simpatico Tiziano Sbaragli (voce e chitarra), già noto per i suoi trascorsi tra le fila degli Etrusgrave, che ci delizia con i suoi riff e soli al fulmicotone e con la sua voce, capace di raggiungere vette inaspettate! La loro proposta è alquanto attinente al contesto dell´evento, soprattutto se paragonata a quella di altri gruppi presenti: si tratta infatti di un heavy metal molto serrato, in pieno stile Angel Witch, senza compromessi ne fronzoli ma eseguito con tanta tanta energia. E ne è la dimostrazione l´opener "They... Among Us", che sin dalle prime battute ci mostra tutte le sopraffini capacità di questi ragazzi, in grado di tenere il palco come pochi, soprattutto se si pensa che, pur essendo solo in tre, riesco-no a regalarci sorprendenti scariche metalliche (Motörhead docet): pregevole anche il lavoro della sezione ritmica in grado di supportare al meglio l´arduo compito affidato a Tiziano, in particolare il drumming serrato di Francesco Taddei (batteria) su "Victims". La successiva "Turn On The Fire", come dice lo stesso titolo, è dinamite pura, complice anche il groove verace di Dario Rosteni (basso), capace di infiammare gli animi del pubblico romano, che, nonostante forse si trovi per la prima volta in assoluto di fronte a questi musicisti, non può che apprezzarne vistosamente la caratura. Intendiamoci, il loro sound è sicuramente debitore di band storiche, e non inventa alcunchè di nuovo e inascoltato, ma spesso è proprio in questo che si nota la bravura di un gruppo, capace per l´appunto di proporre un genere consolidato ma interpretandolo con tanta freschezza e verve inusuali. Galvanizzati dalla positiva reazione del pubblico, i ragazzi ci ringraziano calorosamente per il supporto mostratogli nel corso della loro breve ma intensa esibizione e ci salutano con la loro omonima "Angel Martyr", un autentico manifesto sonoro del loro hard´n´heavy tagliente e senza compromessi: una felice scoperta per chi, come il sottoscritto, non li conosceva, e che li ha apprezzati al primo ascolto, tastandone con mano tutta la bravura, peccato solo che il loro set sia stato di durata alquanto esigua e forse poteva essere leggermente allungato, soprattutto se si pensa cosa ci riserverà subito dopo la serata, ma nonostante tutto possiamo reputarci soddisfatti e pienamente appagati. Titanici!

Angel Martyr setlist:

"They... Among Us"
"Victims"
"Turn On The Fire"
"Angel Martyr"


Tractors
Risalendo sempre più verso la parte alta del bill arriviamo così adesso ai pre-headliner, ovvero i bucolici viterbesi pronti ad accompagnarci a suon di vanga e trattore! Ebbene si, per chi, come me, si aspettava un gruppo di apertura degno del nome altisonante dei Tygers Of Pan Tang, la delusione è a dir poco cocente: siamo infatti di fronte ad una proposta alquanto inusuale e "originale", lontana anni luce da quelli che sono I cliché dell´hard´n´heavy. Ma infatti è proprio questo l´intento paventato dai nostri cinque agricoltori, ovvero quello di scardinare tutti gli stilemi del metallo duro e puro, rallegrando tutto l´ambiente a suon di sano e campestre "Agri-Metal", come loro stessi lo definiscono. I nostri "Countryhouse Boys", come recita il titolo del brano di apertura, si districano su territori sonori a dir poco eterogenei, dove ad una base speed thrash vengono di volta in volta aggiunti spunti e derive tipiche del punk o dell´alternative metal; i testi urlati da Emiliano Natali (basso e voce) parlano della ridente vita campestre intorno alle champagne laziali, supportati dalle asce o per meglio dire dalle "vanghe" del duo composto da Paolo Nevi (chitarra) e da Michele Arnone (chitarra) in pezzi come "Falce Fienara" o "Sunday Morning". Il pubblico, come ci si poteva aspettare, è altamente diviso sull´attinenza o meno di questa proposta musicale che forse, sempre a parere di chi scrive, avrebbe meritato ben altro contesto. Grida di giubilo si odono durante l´esecuzione di uno dei loro cavalli di battaglia, "Il Silenzio Dei Pappataci", o sulla ironica "Arma Letame", dove spicca la prova di Giorgio Pioli (batteria). Insomma il sense of humor è sicuramente uno dei loro pregi e risultano essere anche dei discreti intrattenitori, ma ripeto, senza nulla togliere alla loro anomala e inusuale proposta, li ho trovati veramente poco attinenti al contesto generale dell´evento: il mio non è assolutamente un discorso inerente la tecnica o cose simili, bensì la proposta nel suo complesso che, per quanto possa andar bene ed essere godibile anche dai più tradizionalisti, ha fatto storcere il naso a più di qualcuno. Mi si perdoni dunque questa breve considerazione, ma essendo un appassionato di hard´n´heavy duro e puro ho avuto a più riprese la percezione di sentirmi fuori luogo durante la loro esibizione: ma si sa, il mondo è bello perchè è vario e ognuno ha la facoltà di suonare e di ascoltare quello che più gli aggrada! Giungiamo alla fine del loro set con le conclusive "Sale Marino" e la "coreografica" "Fucili A Sale", accolta da applausi e risa divertite sul finale, che chiudono questa piacevole "scampagnata metallica". I nuovi Nanowar Of Steel o più semplicemente braccia levate all´agricoltura?....Ai posteri l´ardua sentenza!

Tractors setlist:

"Countryhouse Boys"
"Falce Fienara"
"Sunday Morning"
"Il Silenzio Dei Pappataci"
"Chicken´s Life"
"Arma Letame"
"Sale Marino"
"Fucili A Sale"


Tygers Of Pan Tang
Terminata questa inusuale deriva agricola, passiamo dunque al momento topico della serata, che ci ha riuniti tutti nel segno della Tigre di Albione: il locale è colmo di metalhead giovani o più attempati, pronti a riabbracciare ancora una volta in terra romana il quintetto britannico alla sua prima tappa italiana di questo suo tour europeo in supporto del nuovo sfavillante omonimo album, l´undicesimo in studio per la precisione. La lunga attesa è subito ricompensata dall´entrata in scena della band che ci saluta calorosamente con il brano d´apripista del loro ultimo lavoro, la debordante "Only the Brave", che ci presenta un gruppo coeso e in gran forma sin dalle prime note: dopo il tagliente riff introdotto dal master-mind nonché membro fondatore Robb Weir (chitarra), eccoci subito ammaliati dalla fantastica ugola del buon Iacopo Jack Meille (voce), che si rivela ancora una volta l´autentico mattatore, sfoderando la sua inusuale carica! Il pubblico risponde a tutti gli incessanti inviti del nostro compatriota, cantando il ritornello della seguente "Love Don´t Stay", che ci catapulta indietro nel tempo di ben trentacinque anni (Crazy Nights del 1982), così come sulla seguente immancabile "Gangland" (da Spellbound del 1981), sulla quale si scatena tutto il Traffic a supporto degli assoli incisivi del nuovo entrato Micky Crystal (chitarra), che si dimostra all´altezza del difficile ruolo ricoperto, lo stesso che un tempo fu di un certo John James Sykes! Dopo questo breve ma intenso tuffo nel passato, si ritorna, anche se solo momentaneamente, al presente con l´apocalittica "Blood Red Sky", dal loro ultimo disco, e lo si fa a suon di riff taglienti e sinistri, magistralmente profusi dalla premiata ditta Weir/ Crystal alla sei corde, mentre il nostro Iacopo si conferma nuovamente fondamentale, sia nel cantato che nei testi, essendo un brano di sua composizione. Ma come dicevamo poc´anzi è solo un breve ritorno al presente, perché l´accoppiata successiva composta dalla rockeggiante "Do It Good" e dall´immancabile "Euthanasia" (dal loro esordio, Wild Cat del 1980) sono il toccasana ideale per qualsiasi fan sfegatato delle tigri inglesi che si rispetti: nonostante siamo di fronte a brani di oramai quasi quarant´anni di storia, la loro esecuzione e la grinta mostrata nel proporceli e a dir poco sconvolgente, facendoceli sentire freschi e arrembanti come non mai, merito soprattutto del caro Robb, che con il ritorno sulle scene poco più di dieci anni or sono con una nuova formazione, ha saputo sapientemente scegliere i componenti più adatti per questa nuova fantastica formazione dei Tygers, degna dei bei tempi che furono! Tornando ai giorni nostri per l´appunto, ci viene offerta l´esecuzione di uno dei loro ultimi singoli, probabilmente quello che ha avuto più successo grazia anche al simpatico videoclip con delle belle ragazze: "Glad Rags" si rivela un´ottima hit che probabilmente diventerà di diritto un must in tutti i futuri concerti dei tigrotti, capace di farci battere le mani a tempo oltre ad intonare il ritornello di facile presa, sul quale Jack si cimenta a più riprese in un cantato assai vicino al miglior Plant dei tempi d´oro, coadiuvato da tutti gli altri membri ai cori! Il nostro connazionale è perennemente partecipe in uno scambio di battute serrate con il pubblico ed in particolare con il suo amico Giovanni Loria (storico redattore di Classixx Metal - n. d. r.) presente tra le prime file, con il quale scherza a più riprese, mentre ci introduce ad uno dei brani indelebili per le orecchie di ciascuno di noi: "Take It", che come lui ci racconta è stato il brano con il quale fu scelto a suo tempo dalla band durante il provino. Si passa ora al secondo singolo dell´ultimo lavoro, ovvero la tagliente "Never Give In", supportata dai riff graffianti dello storico Robb, un autentico ideatore di riff, come ci conferma Iacopo in persona: il lavoro della sezione ritmica è come sempre notevole, soprattutto quello del dinamitardo Craig Ellis (batteria), con la band dal 2001, membro fondamentale sia per il drumming preciso e martellante, sia per essere spesso autore anche dei testi. Piccolo passo indietro e si torna al precedente Ambush (2012), da cui è riproposto il brano di apertura, "Keeping Me Alive" prima di rituffarci nel loro periodo aureo con un volo pindarico, sulle note della ruggente "Don´t Stop By", sulla quale il nostro Jack si dimostra come sempre all´altezza del posto che gli spetta meritatamente e che un tempo era ricoperto dal signor John Deverill.
Ma non vi è tempo per rifiatare che si ritorna a saltare sui giri travolgenti dell´ottantiana "Raised On Rock", uno dei pezzi preferiti del sottoscritto, come del resto tutto l´album Crazy Night, assai sottovalutato all´epoca e sicuramente tra i più rappresentativi di quegli anni nel suo genere, così come la seguente "The Devil You Know" è rappresentativa di quello che oggi sono i nuovi Tygers, pieni di energia, melodia e tanta classe!
E ci incamminiamo così verso l´epilogo di questo set indimenticabile, senza ovviamente dimenticarci dei classici storici, onnipresente in ogni scaletta del gruppo: si riparte con la celebre "Hellbound", che si dimostra infuocata come sempre, per poi proseguire con l´altra perla "Suzie Smiled" su cui apprezziamo più che mai il debordante ritmo architettato dal barbuto Gav Gray (basso), anche lui molto partecipe dall´inizio alla fine dello show. Gli ultimi due brani proposti sono invece come di consueto due storiche cover: la prima "Love Potion #9", ovvero una rilettura assai personale del brano dei The Clovers, mentre a conclusione della serata ci è riservata una veloce e devastante versione di "Tush" degli ZZ Top, che pone fine ad una performance difficile da dimenticare per quanto visto e apprezzato di persona! Gli applausi riservati ai nostri beniamini non si fanno attendere e vengono profusi a fiotti, assieme ad ovazioni di giubilo, mentre tutti e cinque i membri ci ringraziano sentitamente per tutto l´affetto e il supporto dimostratogli, dandoci appuntamento poco dopo per i saluti, gli autografi e le foto con tutti i fan!

Tygers Of Pan Tang setlist:

"Only the Brave"
"Love Don´t Stay"
"Gangland"
"Blood Red Sky"
"Do It Good / Euthanasia"
"Glad Rags"
"Take It"
"Never Give In"
"Keeping Me Alive"
"Don´t Stop By"
"Raised On Rock"
"The Devil You Know"
"Hellbound"
"Suzie Smiled"
"Love Potion #9" (The Clovers cover)
"Tush" (ZZ Top cover)

Altra serata fantastica, vissuta dall´inizio alla fine con intensità e passione, per documentare un evento più unico che raro nella Capitale, soprattutto se ci si trova innanzi un colosso dell´heavy mondiale quali sono appunto i Tygers Of Pan Tang che si sono dimostrati nuovamente dei musicisti eccezionali, degli intrattenitori invidiabili nonché delle persone speciali, vista l´affabilità e l´affetto riservatoci, sia prima che durante e dopo il concerto! Un ultimo ringraziamento speciale è rivolto al Traffic Live, alla Erocks Production e alla SoundsRocks che come sempre si sono rivelati sempre disponibili nei nostri confronti ma soprattutto un trio vincente in eventi di tale portata che tutti noi speriamo di vedere con più continuità nella Città Eterna!







Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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