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VISION DIVINE: la storica band toscana in un indimenticabile show sul palco del Jailbreak

07-04-2015 23:27 - CONCERTI
Ecco finalmente ritornare nella città eterna, dopo l´ultima loro performance risalente all´ormai lontano 23 Gennaio 2011 all´INIT, una delle band italiane che più di altre ha saputo, nel corso della propria quasi ventennale carriera, interpretare in chiave personale un power/epic con variegate sfumature progressive. Questa volta lo scenario è quello del prestigioso Jailbreak Live Club, il "tempio rock della capitale" per eccellenza, che ancora una volta si rivela attento a una programmazione di qualità, regalandoci l´occasione unica di poter apprezzare band eccezionali, di fama anche internazionale come appunto sono i Vision Divine. La serata di venerdì 27 Marzo 2015 è stata sicuramente irripetibile per l´atmosfera che si è respirata, ma soprattutto per l´energia espressa da tutte e tre le band, che hanno regalato momenti unici ai numerosi fan accorsi per l´evento, che, come di consueto, hanno riempito tutto l´intero locale. Tutto il calore e l´affetto riservato alle band è stato poi ricompensato, a fine concerto, dalla loro disponibilità nei confronti del pubblico, e in particolare da parte degli headliner, che non si sono tirati indietro ma anzi si sono concessi non soltanto per foto e autografi ma anche per scambiare quattro chiacchiere con i presenti.
Di seguito il dettagliato report della serata, realizzato per Vero Rock Italia. Buona lettura!


De La Muerte


Il compito di fare da apripista a questo evento tanto atteso, tocca a questa giovane band, nata agli inizi del 2014, fresca del loro album di debutto, uscito per la Bakerteam Records lo scorso 31 Marzo. Questa nuova realtà musicale è nata da una collaborazione tra Gianluca Mastrangelo (voce) e Gianluca Quinto (chitarre) a cui si sono di seguito uniti Christian D´Alessandro (chitarra), Luca Ciccotti (batteria) e Claudio Michelacci (basso): il genere proposto è una sorta di "Hard ´n´ Heavy" moderno, con rimandi allo stoner e al grunge, il cui mix risulta assai corposo e tagliente! Si parte con la strumentale "Tequila Funeral", in cui a una prima parte pre-registrata con una marcia funebre, segue una reprise della stessa in chiave elettrica, dal carattere assai lento e decadente. Con l´ingresso sul palco del frontman, ecco uno stacco possente di batteria che introduce "Fallen Angel", condita da riff serrati e da cori nel pre-ritornello e nel bridge centrale: la band, nonostante sia nata da pochi mesi, mostra un notevole carisma di facile presa sulle decine di presenti che stanno iniziando a riempire il locale, oltre che su una nutrita schiera di amici e supporters giunti in particolare per assistere alla loro esibizione. Sicuramente l´esperienza musicale dei membri, e in particolare di Gianluca Quinto (già chitarrista della Symphonic Progressive band Solisia) riesce a valorizzare al meglio il loro sound, rendendo più accattivante la loro proposta. Si passa poi alla successiva "Silver Bullet", di cui è stato girato anche un videoclip: il groove,con vari rimandi allo stoner e con un bridge dai toni epici, é senza dubbio uno degli elementi vincenti, capace di far presa sui fan accorsi. Ottima in particolare la prova di Luca Ciccotti dietro le pelli, che contribuisce alla ritmica serrata, a supporto degli altri componenti. Con "I´m Not A Legend" si passa a registri stilistici più soft, con un solo di chitarra che ci introduce in questa sorta di semi-ballad elettrica: a differenza delle strofe, caratterizzate da un ritmo lento, il refrain centrale ripropone quanto già espresso in precedenza, con un muro corposo di chitarre a sostegno dell´ugola graffiante di Gianluca Mastrangelo. Viene poi fatto salire sul palco, come ospite, il fratello diciassettenne del batterista, il giovane Simon Ciccotti, che si rivela assai promettente come musicista, già dalle prime battute di "Desaparecido": veramente da apprezzare gli stacchi precisi e i cambi di tempo che il ragazzo ci offre, a supporto del coro centrale, intonato da tutti i componenti e dai loro amici presenti sotto il palco. "Secret Witness", a differenza della song precedente, é incentrata su un mid-tempo con cambi di ritmo repentini, ma sempre supportati da cori e arrangiamenti di chitarra che tengono desta l´attenzione del pubblico. Anche "I´m Alive" risulta essere un brano di facile presa, con riff serrati capaci di coinvolgere il pubblico: sono anche qui i cambi di tempo a regalare la giusta dose di adrenalina per un headbanging selvaggio, con il supporto di una giusta melodia nel ritornello, e con il cambio della timbrica vocale tra le strofe e i bridge, con un inizio assai aggressivo per arrivare a un cantato pulito nella parte centrale. Dopo un sentito ringraziamento verso tutti i loro sostenitori presenti e per la straordinaria accoglienza ricevuta, il gruppo ci saluta con la conclusiva "Die´n´Roll", dalla ritmica assai veloce, una speed-song, sempre con la presenza di cori di impatto: l´assolo finale è nuovamente apprezzato per tecnica e velocità di esecuzione. Alla fine la band riesce a strappare più di un applauso anche da chi non è un assiduo ascoltatore di queste sonorità più moderne. Sicuramente, a mio giudizio, tutti i brani proposti riescono a coinvolgere in modo accattivante il pubblico ed è stata dunque una buona prova che ci ha mostrato tutti i loro punti di forza (e non sono pochi) permettendoci di conoscere questa nuova realtà che speriamo di poter rivedere e apprezzare ancora al più presto!

De La Muerte set list:
Tequila Funeral
Fallen Angel
Silver Bullet
I´m Not A Legend
Desaparecido
Secret Witness
I´m Alive
Die´n´Roll



Perseus

Il secondo live act della serata sono invece i brindisini Perseus, che riescono a riscaldare tutta l´audience con la giusta dose di power/heavy, prima dei tanto attesi Vision Divine! La band pugliese, capitanata da Antonio Abate (voce) e dal duo alle chitarre composto da Cristian Guzzo e da Gabriele Pinto, è accolta da applausi sin dalle prime note di "Over The Horizon", in cui si percepisce subito tutto il gradimento da parte dei presenti per la loro proposta: un sound che prende a riferimento i capostipiti del genere, dai Priest e i Virgin Steele, fino al carattere sinfonico di band quali i Domine, solo per citarne alcune. Il cantato di Antonio infatti ricorda a tratti la voce di Morby (storico vocalist dei Sabotage e Domine), nonché dello stesso Halford, di David DeFeis (Virgin Steele) e di Eric Adams (Manowar): e la successiva "Memories" ne è la conferma, mettendo in luce tutta la potenza e l´estensione vocale del frontman di Brindisi. Di pregio anche gli stacchi della sezione ritmica, affidata ad Alex Anelli (basso) e a Feliciano Lamarina (batteria), oltre ovviamente ai soli veloci di matrice maideniana della coppia di chitarristi. Di seguito vengono presentati in anteprima due brani inediti, di prossima pubblicazione sul nuovo full-lenght, "Magic Mirror" e "Deceiver", in cui nuovamente ci vengono mostrate tutte le loro capacità nel riproporre in chiave personale tutti gli stilemi del "metallo rovente": dagli ottimi arrangiamenti e duelli tra le chitarre ai picchi vocali del carismatico Antonio. Forse unica pecca di una esibizione veramente positiva, è la stanchezza da parte dei componenti, dovuta di certo all´ora tarda, che è però sopperita da una prestazione sugli scudi da parte del loro frontman: anche "Bad Illusion" ci rivela tutta la perizia da parte dei musicisti, che, nonostante propongano un genere che ha più di quaranta anni di storia alle spalle, riescono comunque a dare la giusta interpretazione ai brani da loro eseguiti. E proprio a riprova della loro passione per l´heavy metal duro e puro, non potevano non eseguire una cover dei Judas Priest, la band che forse più di altre, a mio modesto parere di fan sfegatato, ha saputo ideare e sviluppare nelle sue più eterogenee sfaccettature il genere da noi ascoltato: indicando la mia t-shirt (dei Priest appunto) il buon Antonio dedica a tutto il pubblico la celeberrima "Riding On The Wind", tratta da uno dei Capolavori assoluti dell´Hard ´n´ Heavy, che porta il nome di "Screaming For Vengeance" (1982). In men che non si dica si scatena il delirio, con un pogo serrato, e l´intonazione all´unisono da parte di tutti i presenti del ritornello: è veramente difficile, come tutti ben sanno, riuscire a raggiungere le tonalità acute dell´ugola di Rob Halford, soprattutto di quello degli anni ´80, che, sempre a mio personale giudizio, aveva ben pochi rivali con cui competere! Ma ancora una volta il vocalist Antonio Abate si rivela un più che promettente discepolo del Metal God, offrendoci un´ennesima prova sublime delle sue doti canore, in particolare nel bridge dove riesce addirittura a raggiungere appieno i picchi dell´ormai sessantatreenne frontman dei Preti di Giuda. Anche il resto della band riesce a interpretare in modo ineccepibile questo classico senza tempo dell´Hard´n´Heavy: sia Cristian che Gabriele riescono a rendere giustizia ai soli dell´accoppiata Downing/Tipton, due autentiche leggende viventi! Il brano di chiusura del loro breve ma intenso set è la rocciosa "Icarus Creed", tratta dal disco d´esordio "The Mystic Hands of Fate" (2013), anch´essa dai rimandi ottantiani: sin dai riff iniziali si possono notare riferimenti a band storiche degli anni d´oro quali i Rage, i Tygers Of Pan Tang, Queensrÿche e gli stessi Maiden e Priest. Veramente da apprezzare anche i soli di chitarra che ci dimostrano ancora una volta tutta la classe di questa giovane band italiana, nata pochi anni or sono dalle ceneri di due storici gruppi locali: gli Hastings (prog-metal) e i Defenders Of The Faith (tribute dei Priest). Come ricordato già in precedenza, di certo non possono considerarsi degli innovatori del genere, ma d´altronde è normale e giusto che sia cosi, essendo passate ormai diverse decadi dalle origini della nostra musica tanto amata: sicuramente però riescono a dare il giusto carattere e la giusta carica nei brani originali, che tutti quanti i presenti hanno gradito e applaudito al termine dell´esecuzione. Speriamo quindi di poterli rivedere live a breve, con un nuovo disco in lavorazione sempre per la Nadìr Music, viste le buone premesse che hanno espresso in questa magica notte romana! A dimostrazione che, a discapito di quanti sostengono che sia oramai tramontato da un pezzo, l´"acciaio inglese" è ancora vivo e vegeto, ed è anche grazie a realtà nostrane come i Perseus che ancora oggi esistono schiere di giovani metalheads a cui non manca la possibilità di apprezzare e conoscere le sonorità che hanno portato il nostro genere al successo planetario degli anni d´oro. Alla prossima!

Perseus set list:
Over The Horizon
Memories
Magic Mirror
Bad Illusion
Deceiver
Riding On The Wind (Judas Priest cover)
Icarus Creed


Vision Divine

Ed arriviamo, dopo la gradevole esibizione delle due band di apertura, al tanto atteso combo toscano, capitanato dal celeberrimo Fabio Lione, tornato in pianta stabile nella band già da Maggio 2008, dopo la dipartita di Michele Luppi (oggi in forza ai Secret Sphere, che si esibiranno al Jailbreak il prossimo 24 Aprile). Altro ritorno assai gradito dai fan storici della band è sicuramente anche quello di Andrea "Tower" Torricini (basso), presente sin dal primo omonimo lavoro del gruppo fino a "The Perfect Machine" (2005). L´atmosfera è intensa e il locale è ormai stracolmo quando, sulle battute musicate (pre-registrate) in sottofondo del celebre sonetto duecentesco del poeta senese Cecco Angiolieri, "S´Io Fosse Foco", ecco fare l´ingresso sul palco la band tanto attesa: dopo uno stacco iniziale di Alessandro "Bix" Bissa, supportato da un riff puntuale di Federico Puleri (chitarra), eccoci catapultare nella veloce "The Dream Maker", tratta dal loro ultimo lavoro, " Destination Set To Nowhere" (2012), condita dagli ottimi arrangiamenti da parte di Alessio Lucatti (tastiere), che fanno da preambolo all´imminente entrata in scena del frontman pisano, che sin da subito sembra essere in gran forma per questa serata unica, che rimarrà sicuramente nel cuore e nelle orecchie dei tantissimi presenti! La sua bravura canora, oramai nota in tutto il mondo da anni, è unica non soltanto per i toni elevati che riesce a raggiungere con disarmante facilità, ma soprattutto per la sua poliedricità ed espressività, in grado di saper interpretare e rendere al meglio parti più aggressive, alternate ad altre più dolci, fino a momenti melodrammatici che rendono suggestive liriche e musiche dal sapore struggente! E oltre ad un eccezionale vocalist, il buon Fabio si riconferma nuovamente anche un ottimo frontman capace di interagire con l´audience, sia quando la incita a battere le mani e sia nei momenti più ironici e divertenti dello show. Dopo un´ovazione generale di tutti i presenti, assai gradita da tutta la band che saluta nuovamente il pubblico capitolino, dopo ben quattro anni di assenza,il leader storico ringrazia tutti, dai presenti ai gruppi di supporto,a Sabrina della Rock On Agency, al Jailbreak Live Club, e a tutti coloro i quali hanno contribuito alla buona riuscita dell´evento in questione. Si passa ad un altro estratto dall´ultima fatica discografica, " Beyond The Sun And Far Away", dove ad una prima parte arrembante fanno eco delle strofe più lente, interpretate in modo a dir poco sublime dalla voce di Lione, in grandissima forma: dopo il refrain centrale eccoci di fronte ad una delle peculiarità che rendono da anni unico il sound di questa band, ovvero uno dei tanti duelli chitarra/tastiera tra Alessio Luccatti ed il membro fondatore, Olaf Thorsen, capaci di creare atmosfere magniloquenti non soltanto in sfuriate veloci bensì anche in parti più introspettive come queste. Dal precedente album "9 Degrees West Of The Moon" (2009) viene eseguita la splendida "The Streets Of Laudomia", introdotta da un acuto da brividi del vocalist toscano, a cui segue un´esecuzione a dir poco perfetta da parte di tutti gli altri ragazzi: veramente di gran gusto le melodie del ritornello centrale che sono uno dei punti di forza del brano. Dopo un breve ma simpatico saluto ai suoi amici romani Nanowar Of Steel, con i quali scherza ricordando un episodio divertente del passato nel quale gli proposero di duettare con Hansi Kursch in "Trottolino Amoroso, Dudu dadadà " (titolo originale "Vattene Amore" di Amedeo Minghi e Mietta), eccoci presentare "Violet Loneliness" sempre dal loro penultimo album: questa volta la ritmica iniziale è sostenuta dal piano di Lucatti, rimanendo su un mid-tempo, con un ritornello dal carattere sinfonico e malinconico, che rende bene le atmosfere delle liriche. Al termine del brano, ecco Fabio invitare a salire sul palco Sabrina Agasucci, della Rock On Agency, organizzatrice dell´evento, per estrarre tra i biglietti presenti quelli dei vincitori di alcuni allettanti premi! Dopo questa breve ma simpatica pausa, si ritorna subito in pista con "The Secret Of Life", tratta da "Stream Of Consciousness" dell´ormai lontano 2004, primo lavoro con alla voce Luppi: nonostante non ne sia stato direttamente l´autore, Fabio ci riserva una prova veramente ottima, non soltanto nelle parti più alte ma anche e soprattutto nel cambio di tonalità, dalle parti con un cantato tenorile ad altre con un timbro più baritono. "Colours Of My World" prosegue sia nelle tematiche che nella musica il brano precedente (essendo estratti entrambi dallo stesso album), con un assolo di tastiera da capogiro: altra performance ineccepibile dello storico cantante dei Rhapsody Of Fire, che si conferma insuperabile anche nel reinterpretare e rendere personale il cantato. A metà del pezzo viene presentato Andrea Torricini, il bassista tornato dopo lo split del 2005, che ci regala un fantastico solo, seguito dal consueto duello tra Thorsen e Lucatti. Prima del brano successivo viene presentato anche il giovane tastierista, Alessio Lucatti, che ci introduce con un arpeggio di pianoforte a "Of Light And Darkness", dal primissimo lavoro della band, datato oramai 1999: durante l´intro Fabio coglie l´occasione per salutare il fan club, presente anche questa sera, a cui dedica il pezzo, caratterizzato da una parte iniziale più lenta e dolce, per poi passare ad una parte sempre soft ma condita da un solo strappalacrime dell´onnipresente Olaf. Senza poter rifiatare ecco eseguita la triste ma intensa "Message To Home", dove ancora una volta il tappeto di tastiere e piano sono a supporto della voce: di pregio anche gli arrangiamenti di chitarra che aggiungono sempre quel tocco di melodia in più alla composizione, fino alla parte finale del brano in cui si alternano stacchi repentini a soli più lenti. Da "Send Me An Angel" (2002) viene riproposta la bellissima "Taste Of A Goodbye", uno dei brani più attesi da parte del pubblico: nonostante siano passati quasi quindici anni dalla sua uscita, il pezzo viene eseguito magistralmente da tutti quanti, e in particolare dal frontman e da Thorsen che ci regala ancora un solo sublime. Fabio ci propone adesso un duetto con un suo vecchio amico, Titta Tani (ex batterista degli Astra, dei DGM e dei Claudio Simonetti´s Goblin) con cui avrebbe piacere ad eseguire un brano dei Maiden ("Wasted Years"?) ma non vedendo l´ospite rispondere all´appello (forse fuori a fumare) eccoci deliziare invece con un classico dei Judas Priest, tratto dal loro masterpiece "Painkiller" (1990), "A Touch Of Evil", introdotta dal synth di Lucatti: anche qui, come già premesso per la cover eseguita dai Perseus, è un arduo compito esprimere un giudizio su un brano di una band capostipite e simbolo dell´Heavy Metal, più di chiunque altra, ma nel complesso, sia per quanto riguarda le parti strumentali che il cantato non è un esperimento uscito male assolutamente, anche se certo la versione originale rimane insuperabile da parte di chiunque. Ritornando all´ultimo lavoro, Alessio Lucatti ci introduce "Mermaids From Their Moons", con un cantato iniziale quasi sussurrato, prima di una parte più andante, caratterizzata da acuti potenti e dalle consuete sfuriate tra i soli di chitarra e tastiera. Passiamo ora ad uno dei brani simbolo di tutta la loro carriera, che da appunto il nome alla band, "Vision Divine", dal loro omonimo debutto: ottima l´alternanza tra le strofe più aggressive e il ritornello più dolce, due ingredienti appunto che hanno da sempre caratterizzato le sonorità della band toscana. E con un salto temporale di circa sedici anni si ritorna all´ultimo lavoro del 2012, da cui viene presentata "The House Of Angels", un pezzo assai atipico per lo stile del gruppo, come ci ricorda Fabio, ed infatti sin da subito si registra uno stile più vicino al progressive metal di act del calibro dei Symphony X: gli arrangiamenti sono ancora una volta apprezzati da tutti quanti, soprattutto nelle parti soliste, dove tutta la bravura di ogni singolo musicista è esaltata al massimo delle sue potenzialità. Avviandoci verso la fine dello spettacolo, ecco Fabio duettare con l´audience nel ritornello di "Take On Me" (degli a-ha) ma, invece di eseguirla per intero, opta per un brano sempre di recente pubblicazione "The Lighthouse": nonostante gli inizi meno incalzanti eccoci invece di fronte a ritmiche da capogiro, con un ritornello di facile presa sul pubblico, stanco ma ancora affamato di musica! Dopo un ultimo divertente siparietto con un ragazzo messicano presente in prima fila, del quale nota una maglietta non ufficiale del gruppo e scherzando ricorda di come durante la loro tournée sudamericana di qualche anno fa si trovarono tutti i membri, ironia della sorte, a comprare dei gadgets fasulli della band, creati ad hoc per l´occasione dai fan messicani, eccoci presentare la title track del disco uscito oramai tre anni or sono, "Destination Set To Nowhere" appunto, nonostante alcuni problemi tecnici avvenuti inaspettatamente al tastierista e al chitarrista: l´inizio molto lento e arpeggiato sfocia poi in un bridge centrale dove viene esaltata tutta la potenza del cantato, e gli stacchi dei synth fanno da cornice ad un altro assolo da applausi. E, dopo un pezzo cosi dolce e cadenzato, ecco i saluti finali da parte di tutti i sei musicisti, che ci regalano la conclusiva e tanto richiesta "Send Me An Angel": sicuramente la degna conclusione di una performance quasi perfetta che ha regalato forti e intense emozioni a tutti quanti noi spettatori, che dalla prima all´ultima nota, per quasi due ore intense abbiamo sostenuto e intonato questi brani, in compagnia di tutta la band, rendendo questa serata veramente unica e difficile da dimenticare sia per noi che per loro stessi. Unico neo forse, ma anche qui è semplicemente un parere personale, mi sarebbe piaciuto ascoltare anche alcuni estratti da "The Perfect Machine" (2005) e dal successivo "The 25th Hour" (2007), due album che, almeno per me che li seguo da moltissimo tempo, hanno segnato un passo importante per la loro evoluzione musicale negli anni a venire, ma va bene lo stesso, perché come già ricordato, questi ragazzi ci hanno regalato una serata fantastica, con una prestazione eccelsa in tutti i sensi, nonché una "visione e un ascolto dvini", sperando di poterli apprezzare e riabbracciare quanto prima!

Vision Divine set list:
S´Io Fosse Foco (intro)
The Dream Maker
Beyond The Sun And Far Away
The Streets Of Laudomia
Violet Loneliness
The Secret Of Life
Colours Of My World
Of Light And Darkness
Message To Home
Taste Of A Goodbye
A Touch Of Evil (Judas Priest cover)
Mermaids From Their Moons
Vision Divine
The House Of The Angels
The Lighthouse
Destination Set To Nowhere
Send Me An Angel


Nonostante l´ora tarda, e la stanchezza soprattutto da parte della band che ci ha incantato per più di un´ora e tre quarti, tutti i membri del combo non si tirano indietro per abbracciare e ringraziare di persona ciascuno dei fan, che hanno reso questo evento veramente irripetibile per energia e feeling espresso! E´ come sempre un piacere infatti aver potuto riabbracciare persone uniche e disponibili come i due fondatori, Fabio Lione e Olaf Thorsen, con cui è veramente piacevole poter scambiare opinioni e pareri musicali, e che hanno accontentato tutti i presenti per le foto e gli autografi di rito. Un ultimo ringraziamento sentito va alla Rock On Agency di Sabrina Agasucci, che ancora una volta ci ha regalato una serata fantastica, con un nome tanto atteso da molti appassionati del gruppo qui di Roma e dintorni, ed infine anche al Jailbreak Live Club, che ha nuovamente supportato e ospitato un concerto di qualità e intensità, come già da tempo ci ha abituati!



Fonte: Raffaele Pontrandolfi



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