INTERVISTA AGLI ONYDIA - La musica e l’arte vissute in un sogno mistico!

28-05-2020 23:04 -

Tra le proposte più interessanti del panorama underground metal tricolore, certamente i giovani Onydia si stanno poco a poco ritagliando un loro circuito di tutto rispetto. Entrati ufficialmente nel settembre scorso nel folto roster della Rock On Agency, i nostri sono artefici di un sound certamente già ampiamente sperimentato in lungo e in largo, ma che certamente provano a reinterpretare secondo una chiave di lettura personale ed accattivante!

Formati nel 2016 da Eleonora Buono, Daniele Amador e Luca Zamberti presentano un Melodic Prog Metal con sfumature dolci e aggressive. Il nome ONYDIA deriva dall'unione di due parole greche, oneiro (sogno) e diafanìs (trasparente), “è la rappresentazione di un sogno surreale nella vita reale, e delle nostre emozioni quando creiamo arte". Dopo aver rilasciato i primi due singoli “Dyaphany” e “A New Safe Path”, i nostri pubblicano il loro album d'esordio “Reflections” con la Revalve Records nel Febbraio 2019.

La nostra Chiara Giuliani ha così avuto modo di confrontarsi con la frontwoman della band, Eleonora Buono, sulle tematiche relative al loro album d'esordio "Reflections", nonché sulle tematiche presenti nei loro brani, sulle influenze principali del gruppo e sul "misticismo progressivo" a tinte metal che da sempre li contraddistingue. Buona lettura a tutti!


Buonasera Onydia! Un nome che rimanda a una concezione particolare e affascinante: quella del sogno mistico, il sogno surreale vissuto nella realtà. Ci spieghereste il significato che c’è dietro a questo incantevole concetto?

(Eleonora): buonasera a tutti e grazie per questa possibilità! Il nome della nostra band, come hai ben esplicitato, rappresenta la manifestazione nel mondo reale di qualcosa di surreale, nel nostro caso quindi si tratta di emozioni e immagini astratte che traduciamo sotto forma di suono, ovvero la nostra musica. Abbiamo dato sfogo a un modo di vedere l’arte senza limiti di genere o di forma, tanto da esprimere nei nostri testi il modo di vivere certe esperienze con connessioni sinestetiche in cui il suono diventa immagine tanto quanto il colore rappresenta un’emozione e si materializza nel suono stesso.


Come si forma la band e quando?

(Eleonora): la band si forma nel maggio 2016, a seguito del distacco dal nostro vecchio progetto di stampo death metal; nasce dall’esigenza di buttarci su altre sonorità e sperimentazioni che volevamo fare noi tre perché legati da esperienze personali molto forti che ci hanno unito molto in quell’anno.


“Reflections” il vostro debut album, pubblicato nel 2019, è un’opera “melodic progressive metal” composta da 8 tracce in cui si alternano canto melodico e complessi assoli strumentali. Potenza e melodia dunque si alternano rimandando a gruppi storici quali Dream Teather o Symphony X. La voce di Eleonora Buono incanta e ammalia l’ascoltatore nell’essere dolce e armoniosa ma anche fortemente “epica”. Ci potreste descrivere l’album menzionando anche l’ideazione e le caratteristiche peculiari?

(Eleonora): parlare del nostro debut album a un anno dall’uscita me lo fa considerare già un lavoro “datato”, passami il termine, la band ha subito numerosi cambiamenti, soprattutto come preferenze stilistiche. Essendo un debut album possiamo considerarlo uno schizzo di quello che questo progetto può veramente dare, siamo alla ricerca della nostra strada e identità forte, come la vita di ognuno in fondo. Se presti attenzione alla scelta della tracklist potrai notare l’evoluzione dei brani come se fossero un’evoluzione stilistica già all’interno del disco, e non è un caso, parte tutto da un brano tipicamente prog melodico vecchio stile, seppur con sonorità nuove, per poi finire con “The Colour of Nothingness” di stampo prettamente djent, caratteristica da cui vorremmo partire per il prossimo album.


E’ corretto identificare “Reflections” come un “concept” album? Qual è il filo conduttore che lega i brani?

(Eleonora): è un disco che richiama molto colori come il blu, l’indaco, il viola e tanta luce speranzosa, tutte sonorità a mio parere che lavorano sui chakra dell’intelletto e della spiritualità; questo disco è in pieno la manifestazione della nostra riflessione di quel dato periodo della nostra vita che porta a una consapevolezza di ciò che siamo e possiamo dare...il tutto tradotto in musica, credo che sia qualcosa di veramente magico; so che può risultare ambiguo e acerbo sotto certi aspetti, inconsciamente è voluto, altro non è che la manifestazione della riflessione stessa. Come si potrebbe esprimere in arte il pensiero e la riflessione di certi aspetti delle nostre vite fatte di passi indietro e avanti, tentativi, delusioni e vittorie? Ogni brano di questo disco è importante per questo.
La riflessione è il filo conduttore che porta a una consapevolezza e quindi crescita interiore.


Cosa c’è dietro al processo creativo della musica degli “Onydia”? Chi si occupa di scrivere i testi e come vengono adattate le parti strumentali e quelle melodiche?

(Eleonora): io mi occupo di scrivere i testi, solitamente Daniele parte con un’idea melodica ma nel caso di questo disco siamo partiti anche da idee ritmiche di Luca; le linee vocali che scrivo io arrivando per ultime e con Daniele lavoriamo anche su eventuali armonizzazioni. Ovviamente il tutto deve piacere alla band intera e chi ha idee le mette a tavola.


Vi identificate pienamente nel genere musicale “melodic progressive metal”? Come identifichereste il vostro stile?

(Eleonora): personalmente ho dei problemi in generale con le etichette ma nel caso del prog mi sento a mio agio e comoda perché con un nome solo puoi identificarti con le tante influenze che questo genere può avere.
Quello che mi è sempre piaciuto del progressive è la mancanza di limiti e la possibilità di sperimentazione, che è quello che ricerco anche nella vita.


Cosa significa che vi ispirate a tutte le forme d’arte per fare musica? Questo è un concetto molto affascinante, come riuscite ad esprimerlo concretamente?

(Eleonora): la “colpa” di questo concetto affascinante è mia, nella vita ho sempre disegnato e dipinto, fantasticato a tal punto, sin da piccola, da sentire il bisogno di mettere nero su bianco anche tramite le parole ciò che avevo dentro, tramite i miei disegni e in contemporanea con la voce; vedo davvero il colore delle mie emozioni e ho cercato di coinvolgere gli altri della mia band in questo mio modo di vedere il mondo e l’arte; quando ascolto le idee che ci manda Daniele, non posso non pensare alle immagini che mi suscitano certi suoni, determinate danze e corpi che si intrecciano tra loro, drappi di stoffa, specifici colori e immagini astratte…si apre il sipario e parte lo spettacolo.


Ci sono band che vi hanno ispirato e che continuano a farlo?

(Eleonora): per questo disco ci siamo ispirati tanto ai Disperse e agli Haken.


Se vi chiedessero un brano in particolare, al quale siete particolarmente legati,quale scegliereste per descrivervi al meglio?

(Eleonora): se parli del nostro album credo “Breath”, sia come sonorità che come testo mi rappresenta molto.
Se parli in generale...uhm...vista la mia situazione personale sono indecisa tra “Tell me” di Sabrina Claudio e “thank U, next” di Ariana Grande ahahahah! No scherzo. Per quanto mi riguarda non saprei risponderti con una sola canzone, è il problema di essere persone troppo complicate.


Cosa bolle in pentola? Ci sono nuovi progetti in ballo, nuovi lavori ai quali vi state dedicando? Quali obiettivi a breve e lungo termine?

(Eleonora): esatto! La quarantena ci ha permesso di iniziare a lavorare al nuovo disco e iniziare a pensare ad arrangiamenti acustici del nostro “Reflections”! il tutto in attesa di poter suonare live come preventivato, recupereremo tutte le date in programma appena la situazione mondiale ce lo permetterà.


Grazie per il tempo che ci avete dedicato! Volete lasciare un messaggio ai lettori di “Vero Rock”?

(Eleonora): tutti abbiamo tempi duri ma non durano per sempre, ecco perché sono dell’idea che “alla fine della pioggia c’è sempre l’arcobaleno”! XD









Fonte: Chiara Giuliani